Villa San Giovanni/Tizaoui Rachid, calciatore di nazionalità marocchina, un uomo senza tempo, raro esempio di integrazione sociale

Villa San Giovanni/Tizaoui Rachid, calciatore di nazionalità marocchina, un uomo senza tempo, raro esempio di integrazione sociale

 

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LA STORIA. Rachid, una vita in area di rigore

 

rachid

15 08 2016-ore 22:20

"A quarantasei anni Rachid Tizaoui ha il fisico di un ventenne e la fame di chi non intende smettere di correre dietro a un pallone. La sua storia è una partita di calcio infinita, iniziata a Casablanca, in Marocco, e proseguita nell’area di rigore di un campo grande quanto la Calabria e un pezzo di Puglia. Dopo gli esordi nel Tabasport, Rachid decide di affrontare un lungo viaggio per raggiungere l’Italia. Sono i primi anni Novanta e le acque del Mediterraneo che lo separano dal nostro Paese nascondono meno insidie rispetto al mare lastricato di trafficanti di uomini, barconi capovolti e cadaveri a cui ormai inconsciamente abbiamo fatto l’abitudine.

Il ragazzo ha fame, ha bisogno di un lavoro e giocare a calcio è l’unica cosa che sa fare. Si presenta a Villa San Giovanni nel 1993 come un marziano sbarcato dalla Luna. Pelle nera e tecnica sopraffina, Rachid non passa inosservato. Mister Seby Fortugno, per quattordici anni osservatore della Reggina in Italia e all’estero, è stato il suo primo allenatore. “La prima cosa che ho pensato vedendolo toccare il pallone - racconta - è cosa ci facesse in quelle categorie minori. Nella mia carriera ho visto pochi giocatori avere a 17-18 anni le doti che a quell’età aveva lui. Veloce, resistente, colpiva indifferentemente con tutti e due i piedi, staccava bene di testa, difendeva il pallone e soprattutto aveva coraggio”.

Da allora Rachid non si è più fermato. Tre passaggi alla Villese, Polistena, Deliese, Boca Pellaro, Apricena, Bisceglie, Praia a Mare, Real Sersale, Serrese e Bagnarese. In tutto, ventisei anni di carriera tra la Promozione e l’Eccellenza, trofei e caterve di goal che gli sono valsi qualche soprannome esotico (“La Pantera” e “Racho”) e la stima incondizionata del pubblico che in questo lasso di tempo, nei confronti di un atleta di colore, ha dimostrato una maturità per certi versi inaspettata. 

Da giocatore più anziano in attività a questi livelli, Rachid si prepara adesso ad affrontare una nuova stagione. Ciò che più colpisce ogni domenica di campionato che passa è il contrasto surreale tra la sua professionalità e la sua determinazione e la decadenza del calcio calabrese. La sua classe cristallina dribbla erbacce e pozzanghere, si divincola tra distinte truccate, partite comprate per poche centinaia di euro, squadroni iscritti con i soldi della ’ndrangheta, società che falliscono, titoli svenduti, campi caldi dove non mettono piede nemmeno i carabinieri, arbitri bersagliati da insulti e minacce, risse dentro e fuori gli stadi.

Sandro Cotronei ha a che fare con il calcio e i giovani da venticinque anni. Ha incrociato il cammino di Rachid nell’estate del 2015 a Villa San Giovanni prima del suo trasferimento a Bagnara. “Il calcio in Calabria - spiega - è spaccato tra due generazioni. Da una parte ci sono i diciottenni, dall’altra quelli che vanno verso i quaranta. In mezzo non è rimasto più nulla. Oggi i ragazzi sono bollati come fuori quota e la loro permanenza nella squadre dipende dai rimborsi spese che gli vengono promessi. Soffriamo non solo un gap infrastrutturale rispetto ad altre regioni ma anche culturale. Di giocatori come Rachid non ce ne sono più. Lui appartiene al calcio di una volta. Mai una lamentela, mai un gesto fuori posto. Gli avversari entrano duro, lui cade, si rialza e riprende a giocare”.

Nel racconto della sua vita calcistica Rachid entra in punta di piedi. Ha due figli e, oltre il calcio, un lavoro in una ditta di pulizie. Non è un tipo di molte parole. Ricorda perfettamente ogni istante passato sui campi calabresi e pugliesi. Ma se il discorso vira sul personale o sul come vive la sua religione, l’Islam, in un momento in cui il terrore e l’ignoranza rischiano di compromettere le possibilità di una normale convivenza anche nel nostro Paese, lui si limita a un sorriso sincero e a dire che, comunque, va tutto bene. “Sono grato a Villa San Giovanni e alle altre città in cui in questi anni sono sempre stato trattato con rispetto - dice -. Vivo la mia religione in modo semplice e il terrorismo e l’ISIS non hanno nulla a che fare con i musulmani”. Anche sul bilancio tra soddisfazioni e rimpianti di una vita passata nelle categorie minori, la normalità del personaggio prevale sui possibili traguardi a cui, considerato il talento a disposizione, Rachid avrebbe potuto e dovuto aspirare. “C’è stato un periodo in cui ero vicinissimo al Messina, ho avuto contatti anche con il Lecce, ma poi non ho firmato nessun contratto. Non ho rimorsi. In Calabria e Puglia mi hanno sempre permesso di lavorare giocando a pallone”.

Chissà cosa sarebbe potuto diventare quel ventenne in cerca di fortuna nel calcio italiano di oggi. “Considerato l’abbassamento generale del livello tecnico - spiega mister Fortugno - il Rachid di allora avrebbe fatto a occhi chiusi la Serie A di oggi. Il goal di Eder agli Europei contro la Svezia me lo ha ricordato. Anche Rachid spesso partiva da sinistra, poi si accentrava, saltava un paio di avversari e la infilava all’angolino lontano alle spalle del portiere. Purtroppo la necessità di strappare buoni ingaggi non gli ha permesso di temporeggiare e cogliere occasioni migliori”.  

Sliding doors, treni persi e possibilità sfumate non fanno però parte dell’immaginario di Rachid, ormai pronto ad affrontare a tempo pieno forse la partita più difficile della sua lunga e vittoriosa carriera, quella della quotidianità senza calcio giocato. Il ritorno in Marocco resta un miraggio, la possibilità di insegnare calcio ai più giovani è invece una seconda avventura in cui chi lo ha allenato lo vedrebbe sicuramente a suo agio. Ma serve una società che dopo aver puntato sul calciatore decida adesso di investire anche sull’uomo. C’è ancora tempo per pensarci, almeno qualche altra stagione. Ad agosto arriverà l’offerta giusta e Rachid la coglierà al volo. Preparerà il borsone, luciderà gli scarpini e con passo felpato andrà a sistemarsi al centro del suo mondo: l’area di rigore".

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