Una messa ricca di significato, presieduta da don Giovanni Gattuso, pastore delle comunità di Masella e Montebello, che da due mesi sta sperimentando in prima persona l’accoglienza di due ragazzi egiziani ospiti nella canonica di Masella.

Una messa ricca di significato, presieduta da don Giovanni Gattuso, pastore delle comunità di Masella e Montebello, che da due mesi sta sperimentando in prima persona l’accoglienza di due ragazzi egiziani ospiti nella canonica di Masella.

 

 

 

-09 08 2016-Messa del migrante a Masella

 

Claudia Pugliese

Una domenica speciale quella appena trascorsa nella comunità di Masella, la celebrazione eucaristica è stata dedicata al “migrante”.

Una messa ricca di significato, presieduta da don Giovanni Gattuso, pastore delle comunità di Masella e Montebello, che da due mesi sta sperimentando in prima persona l’accoglienza di due ragazzi egiziani ospiti nella canonica di Masella.

«L’evento – sostiene il parroco don Giovanni Gattuso – ha voluto rappresentare la festa dell’incontro e dell’accoglienza, dedicata al rispetto delle differenze e alla solidarietà nei confronti del nostro prossimo, straniero, immigrato e rifugiato che sia.

L’Italia, da sempre terra di emigranti, è ora – paese di grande umanità e accoglienza nei confronti di flussi di migranti che scappano dalla guerra, dalla fame in cerca di speranza».

Don Giovanni ha invitato i fedeli ad aprire il cuore praticando l’accoglienza, non solo per quei migranti che hanno dovuto lasciare la loro terra per motivi lavorativi, perseguendo la strada di un futuro più roseo, ma anche per quei fratelli che rischiano la loro vita, nelle difficili traversie dei cosiddetti viaggi della speranza.

 

Questi ultimi, certamente i primi agli occhi di Dio, si aggrappano all’unica speranza di vita che, spesso, rischia di andare in frantumi tra il deserto e l’oceano, testimonia Alessandro Cartisano, volontario del coordinamento sbarchi.

 

Alessandro ha emozionato tutti i presenti raccontando della missione accoglienza, soffermandosi sulle tragedie del mare che hanno lasciato il segno in chi li ha vissuti.

«Come dimenticare il 28 maggio scorso, il giorno del Corpus Domini, una Dio incidenza importante, data che ha visto il recupero di 45 corpi annegati in mare, e che ora riposano nel cimitero di Armo a Gallina di Reggio Calabria, ci consola solo il fatto che almeno hanno avuto degna sepoltura, in un luogo che sembra cullarli dolcemente».

Di grande intensità l’intervento del sindaco di Montebello Jonico, Ugo Suraci, che ha sottolineato l’importanza della giornata trascorsa, e ha ringraziato don Giovanni Gattuso per aver riempito di significato un momento di festa, momento che certamente resterà impresso nella memoria del cuore.

Il sindaco Suraci dichiara: «l’importanza di questa giornata sta nel fatto che richiama il dramma dell’emigrazione che i calabresi e i nostri compaesani hanno dovuto vivere in varie epoche per cercare migliori condizioni di vita, sopportando immani difficoltà e spesso anche umiliazione, a causa di carenza della cultura dell’accoglienza».

Il primo cittadino montebellese ha voluto ricordare, inoltre, che l’iniziativa, non caso, ha anticipato la giornata nazionale dell’8 Agosto, dedicata al sacrificio del lavoro italiano nel mondo.

Suraci invita a prendere coscienza delle odierne migrazioni provenienti da paesi sfortunati, a causa di guerre e di miseria, che oggigiorno si riversano sulle nostre coste: «onoriamo la memoria di quanti giacciono in fondo al mare, vittime di corrieri della morte».

Il primo cittadino conclude l’intervento rivolgendo un appello alla comunità, affinché anche per il pensiero cristiano che la guida, si faccia trovare pronta a manifestare il sentimento pieno di accoglienza a questa lunga fase di migrazione, senza farsi frenare da timori e paure».

«La giornata del migrante sui sentieri della memoria - sostengono gli organizzatori – è stata realizzata per ricordare i migranti di ieri del nostro paese, che tornano nella propria terra per un breve periodo di vacanza, e i nuovi migranti di oggi che sbarcano sulle nostre coste in cerca di speranza.

Queste iniziative vogliono essere un messaggi d’amore in risposta alle migliaia di vite che si sono spente nel viaggio della speranza attraverso il Mediterraneo, e all’aumento crescente dei pregiudizi nei confronti degli stranieri in Italia e in Europa». Claudia Pugliese

Cerca nel sito