Strage dei bambini di Nizza/ La testimonianza di alcuni connazionali calabresi di Montebello Jonico

Strage dei bambini di Nizza/ La testimonianza di alcuni connazionali calabresi di Montebello Jonico

16 07 2016 Terrore assoluto, quei corpi senza vita disseminati su una promenade simbolo del Mezzogiorno francese, in un giorno così importante per l’intera nazione in cui si celebra la Presa della Bastiglia.Uomini, donne e bambini, che qualche minuto prima battevano le mani con gli occhi estasiati, volti ad un Cielo di mezza estate illuminato a festa

ATTENTATO DI NIZZA TESTIMONIANZA DEL MONTEBELLESE  SANTO BRUZIO

di Claudia Pugliese

Terrore assoluto, quei corpi senza vita disseminati su una promenade simbolo del Mezzogiorno francese, in un giorno così importante per l’intera nazione in cui si celebra la Presa della Bastiglia.

Uomini, donne e bambini, che qualche minuto prima battevano le mani con gli occhi estasiati, volti ad un Cielo di mezza estate illuminato a festa.

D’un tratto, in un’atmosfera spensierata e leggera, i giochi pirotecnici lasciano il posto a colpi d’ama da fuoco senza controllo, scaricati su una folla innocente.

Una notte di festa macchiata di sangue, una guerra improvvisa che irrompe nella pace, senza un perché, un tir che miete vittime intenzionalmente e follemente, seminando una paura indescrivibile.

«Ricordo solo gente che urla, una folla in preda al panico che scappa da non si sa cosa, colpi d’arma da fuoco all’impazzata, e tutti che cercavano di ripararsi dentro i locali.

Un caos immane per le strade, e ciò stava accadendo a circa 500 metri da dove lavoro e da dove vivo, da pochi mesi a questa parte», questa la drammatica testimonianza di Santo Bruzio, cittadino di Masella, chef della brasserie “Le Magenta”, emigrato in Costa Azzurra dal febbraio scorso.

Anche il suo collega è cittadino montebellese, il pizzaiolo Domenico Calarco di Fossato Jonico, mentre Antonino Cilione di Bagaladi e Salvatore Laganà di Melito Porto Salvo lavorano nel locale a fianco “La Lorraine”.

Santo Bruzio quel giorno aveva coperto il turno del mattino, e come gli altri spettatori era sulla promenade a godersi i magnifici fuochi d’artificio.

Erano appena finiti i fuochi, quando d’improvviso si è generato il caos più totale, non si capiva cosa stesse succedendo.

«La “Promenade des Anglais” è lunga 6 km, gli ultimi 2 dei quali erano stati bloccati al traffico veicolare per permettere alla folla di guardare i fuochi indisturbata - racconta Santo - vi lascio immaginare la moltitudine di gente ammassata su quel tratto, il tir era lontano dalla mia visuale, ma le urla era chiare e strazianti, ho ancora l’eco nelle orecchie.

Immediatamente è intervenuta la Gendarmerie che da Febbraio, ovvero dal Carnevale, e subito dopo con gli Europei, è in continuo stato di allerta, proprio allo scopo di prevenire questi attentati, visto i recenti rischi corsi dalla Francia.

Ciò sembra non essere bastato a quanto pare, anche se per fortuna sono intervenuti subito uccidendo il conducente, mentre l’altro attentatore fuggiva sparando sulla folla.

Tutta la notte ambulanze a sirene spiegate hanno effettuato i soccorsi cercando di salvare più vite possibili».

«C’erano scarpe, borse, giocattoli e occhiali ovunque, oggetti personali di vita quotidiana, che la gente si perdeva nell’affannosa corsa per mettersi a riparo e salvarsi la vita.

In un istante si è passato dalla gioia del far festa all’angoscia più buia, non ho fatto in tempo, anzi probabilmente in molti non abbiamo fatto in tempo a renderci conto di quanto stesse accadendo, che la folla, divorata dal panico, ci aveva già travolti in un inquietante corsa alla ricerca di un riparo.

Le persone terrorizzate si rifugiavano ovunque. I locali sono stati letteralmente invasi da fiumi di gente, poi;esercito si è riversato sulle strade, eravamo circondati da soldati in assetto di guerra.

Devastanti le sensazioni di panico e impotenza. Non riesci a controllare il tuo corpo, figurati se sei in grado di controllare la mente sconvolta e in preda a mille pensieri e paure».

«Purtroppo ho dovuto fare i conti con ciò che ho visto dopo, con quel che è rimasto… immagini terribili, scene da incubo che non riesco a cancellare dalla mia memoria, corpi squarciati oramai inermi, un cimitero a cielo aperto e nell’aria un odore di morte difficile da spazzare via.

La cosa che da padre più mi dilania sono quei bambini e ragazzi che sull’asfalto hanno lasciato una vita ancora da vivere, strappati alle loro famiglie senza alcuna pietà, mi piange il cuore nel vedere quei giocattoli che non hanno più una mano innocente che li possa stringere, e mi chiedo come si possa accettare e perdonare tutto questo?

Me lo chiedo pur avendo una profonda fede cattolica, ma in questi casi la rabbia ha il sopravvento e rischia di offuscarti mente e cuore».

Ora più che mai è bisogno della preghiera affinché la luce di Dio accolga le innocenti vittime di un ingiusto sacrificio.

Resta l’indignazione e una palma divenuta luogo del pianto per coloro che vogliono omaggiare le anime cadute su quel tratto di lungomare.

A rompere il silenzio del lutto gli applausi e la Marsigliese in sottofondo». «Già la mattina dopo era tutto tranquillo, afferma Santo, tutto sembra essere tornato alla normalità; la zona è presidiata con l’esercito, ma i locali hanno ripreso la routine, anche perché c’è una gran folla di turisti, a riprova che la vita deve continuare».

Claudia Pugliese

 

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