Staiti, la Chiesa di Santa Maria dei Tridetti ritorna a nuova vita

Staiti, la Chiesa di Santa Maria dei Tridetti ritorna a nuova vita

17.08.2016  8:53 - 

di Francesca Martino - 

 

E’ stata approvata la richiesta di intervento e valorizzazione della Chiesa normanna – bizantina dei Tridetti, sita nel Comune di Staiti.

 

Il Direttore Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, la Dott.ssa Caterina Bon Valsessina, ha accolto prontamente la proposta lanciata dal vicesindaco Bruno Altomonte.

 

“Con riferimento alla nota del Gabinetto, prot. n. 17202 del 7/06.2016,  - spiega nella nota - si comunica che per quanto di competenza di questo servizio, si provvede ad inviare la richiesta di fondi del vicesindaco di Staiti, inerente alla riqualificazione della Chiesa Santa Maria dei Tridetti, alla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Calabria per procedere all’eventuale inserimento degli interventi di conservazione e valorizzazione del bene nella programmazione triennale”  

 

Le origini della Chiesa di Santa Maria dei Tridetti sono molto antiche, è il monumento più rappresentativo dell’influenza bizantina - normanna nell’Area Grecanica.

Per raggiungere la storica abbazia bisogna percorrere la strada comunale da Brancaleone fino alla contrada Badia. Le absidi della piccola Chiesa scorgono tra le selvagge distese di ulivi dal tratto stradale.

 

Al visitatore, la costruzione dichiarata Monumento Nazionale e datato al nono secolo, si presenta dal lato posteriore. La facciata principale è rivolta verso la montagna (chiamata così dal Conte Ruggero) coperta da elici e querce. Più a valle lo sguardo si perde tra la coltivazione di agrumi e oleandri.
 

Nel suo insieme la Chiesa presenta un'architettura in cui coincidono una serie di elementi di diversa provenienza: greche, l'arco a sesto acuto, che divide la navata del presbiterio, le finte colonne ai lati dell'abside, le due porte laterali destinate all'ingesso dei fedeli separati per sesso, la mancanza di sculture; arabe, la forma acuta dell'arco trionfale; bizantine e la decorazione con laterizi.
 

Per quanto riguarda la fondazione e la leggenda del Monumento sono state avanzate diverse teorie. Una leggenda racconta che un tempo sulla stessa area sorgeva un piccolo tempio, edificato dai Lo Cresi Zefhiri nel quinto - sesto secolo a.C., elevato per ringraziare il Dio Nettuno, per averli salvati da una tempesta.

Secondo il racconto la sua statua era stata coperta da un prezioso mantello gemmato, poi trafugato da Annibale, durante la sua permanenza sulla costa Ionica calabrese, per punire i Lo Cresi, alleati di Roma.

 

Ad avvalorare l'ipotesi di un preesistente tempio dedicato al dio Nettuno fu il ritrovamento, nei pressi dell'attuale chiesa, di una moneta recante l'immagine di Nettuno col tridente e la leggenda greca Pose-Jeno che si spiega col nostro “come ti salvo”.

 

L'unico documento pervenuto sulla Chiesa risale al 1060, con cui il Conte Ruggiero d'Altavilla dispose l'assegnazione di parte delle rendite della badia al Capitolo di Bova dal quale la stessa dipendeva.

Gli studiosi ritengono che per procedere a un operazione del genere non soltanto il monastero brasiliano doveva esistere prima del Mille, ma a quella data doveva aver raggiunto già una certa importanza.

 

Paolo Orsi, Archeologo Sovrintendente alle Antichità e alle Belle Arti della Calabria, scoprì la struttura nel 1912 e ne fissa l'origine al nono secolo, accettando l'ipotesi di un piccolo tempio preesistente.

 

 

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