Sculco: Non fermarsi allo status quo, c'è la richiesta di un nuovo modo di governare. Salvo i punti di eccellenza la Calabria e fuori dai processi di innovazione e dalla modernità.

Sculco: Non fermarsi allo status quo, c'è la richiesta di un nuovo modo di governare. Salvo i punti di eccellenza la Calabria e fuori dai processi di innovazione e dalla modernità.

“Alla Calabria occorre, se non vogliamo che la situazione precipiti ancor di più, una svolta decisa e coraggiosa. Non polemiche,  ma collaborazione e presenza fattiva delle istituzioni sui territori, per discutere con i cittadini dei loro problemi. Il voto amministrativo del 5 giugno boccia la politica degli spot, verticistica e autoreferenziale, perciò occorre una svolta rapida che sia, allo stesso tempo,  il risultato di una riflessione approfondita, condivisa,  e di un confronto leale tra le rappresentanze politiche e sociali interne alla regione”. Lo ha sostenuto la consigliera regionale di Calabria in Rete Flora Sculco nel corso di un incontro svoltosi a Catanzaro (dove - ha annunciato - ‘Calabria in Rete’ sta per aprire due sedi)  con alcuni esponenti del Comitato ‘Salviamo l’Ospedale Pugliese’ dopo che la terza Commissione di Palazzo Campanella ha chiesto l’audizione del commissario per il Piano di rientro. “Non possiamo, pur rendendoci conto che le cose in Calabria non vanno per il verso giusto,   mandare tutto a catafascio. Ci sono troppi  problemi irrisolti e troppe le esigenze a cui dare risposte. Basterebbe smetterla con la politica degli  spot o ai telegrammi di solidarietà a profusione e unificare gli sforzi per rilanciare le questioni dello sviluppo che non arriverà mai, se non saremo noi a spiegare di quale progettualità disponiamo e come intendiamo finalizzare le risorse per fare sviluppo e non clientela e assistenzialismo. Tutte queste cose le dovremmo fare noi, qui e subito. Non altri e altrove. E pubblicamente  e non tra pochi e al chiuso dei palazzi. Si è già sperimentato - ha spiegato la consigliera regionale -  come finiscono, ogni qual volta si è giunti a un punto di criticità, le svolte annunciate ed elaborate altrove: sono sempre fallite, proprio perché assunte anteponendo ai problemi della Calabria altri obiettivi di ordine squisitamente politico, quando non addirittura partitico o ancor peggio legate agli interessi di gruppi di potere. Il 23 novembre di due anni or sono, è stato annunciato un progetto di cambiamento che oggi non dà i risultati sperati ed appare depotenziato e privo dell’entusiasmo necessario. Perciò, abbandonando ogni intento polemico, sono del parere che la risposta all’immobilismo di questa fase che coincide con uno dei peggiori frangente per l’economia del Paese e con un affaticamento grave del progetto Europa, possa e debba essere una svolta sostenuta  da una analisi  puntuale delle criticità e che abbia  specifici  obiettivi di cambiamento che le consentano di affiancarsi, il più rapidamente possibile,  con quanto accade in altre parti più lungimiranti del Mezzogiorno, dell’Italia e dell’Europa”. Ancora Flora Sculco: “Limitarsi, invece, ad affrontare le emergenze alla giornata, improvvisando risposte insoddisfacenti, consumando il tempo in polemiche da cui non si evince alcuno sbocco come sulla sanità, al momento del tutto priva di una strategia, o riducendo l’azione politica a mera erogatrice di risorse pubbliche la cui virtù sembra essere quella di  spendere comunque senza monitorare, con rigore e serietà,  l’effetto della spesa sul sistema produttivo e sul rilancio dell’occupazione duratura,  rischia di trattenere ancora la Calabria in una condizione sociale divenuta ormai insopportabile e di esporla, irresponsabilmente, ad ogni turbolenza economica e sociale senza alcuna rete di protezione.  Comprendo - asserisce Flora Sculco - che dopo i risultati delle amministrative la discussione politica sia incentrata su una pur necessaria ristrutturazione dei punti di responsabilità che obiettivamente non funzionano, ma limitarsi ad operazioni di  aggiustamenti organigrammatici o ad operazioni di maquillage che possano legittimare la prosecuzione della legislatura, non basta. Non basta più!  Un’impostazione politica che ritenesse di poter andare avanti arroccandosi nella difesa dello status quo senza tener conto della richiesta di un diverso modo di governare la Regione, come hanno chiesto il 5 e il 19 giugno i calabresi, non avrebbe vita facile e servirebbe soltanto ad accrescere la sfiducia dei cittadini nell’Istituzione Regione che, così com’è, non funziona, non dà le giuste risposte ed anzi appare come un ostacolo per ogni progetto innovativo. Perciò sostengo che - finisce la consigliera regionale -  giunti a questo punto, serve uno scatto di orgoglio politico e un’assunzione supplementare di responsabilità, per mettere al primo posto gli interessi generali, per la cui difesa sono  indispensabili sia  una guida saggia e condivisa, dotata di una visione del futuro, sia il pieno coinvolgimento delle istanze più rappresentative del sistema-regione.  Senza queste due  condizioni si finisce col restare impelagati in una vecchia visione della politica decisamente fuori corso e che non ha in sé la possibilità di spostare la montagna di problemi che fanno della Calabria una regione che, salvo i punti di eccellenza, è rimasta tagliata fuori da ogni processo d’innovazione e distante da ogni laboratorio di modernità. Occorrono dunque  chiari obiettivi su cui concentrarsi, per rendere proficua la legislatura regionale, che vanno coniugati con le risorse disponibili e con la piena valorizzazione dei nostri giovani da coinvolgere non solo per dare concretezza al diritto al lavoro, ma anche per costruire l’identità complessiva di una regione che oggi si presenta disunita e frammentata e che ha davanti a sé la sfida della rivoluzione digitale in atto che aprirà scenari inediti e opportunità che non ci debbono vedere assenti”. 

 

cc                                                                                                                                                          

Fonte Ufficio StampaRegione Calabria

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