Reggio Calabria, Ma Buddha è sbarcato in riva allo Stretto? -Domenico Salvatore-

Reggio Calabria, Ma Buddha è sbarcato in riva allo Stretto? -Domenico Salvatore-

06.07.2016 -  

Il buddhismo o buddismo (sanscrito: buddha-śāsana) è una delle religioni più antiche e più diffuse al mondo. Originato dagli insegnamenti dell'asceta itinerante indiano Siddhārtha Gautama (VI, V sec. a.C.), comunemente si compendia nelle dottrine fondate sulle Quattro nobili verità (sanscrito: Catvāri-ārya-satyāni).

Con il termine buddhismo si indica quindi quell'insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali, individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni di queste dottrine, che si sono evolute in modo anche molto eterogeneo e diversificato.

Sorto nel VI-V secolo a.C. come disciplina spirituale assunse nei secoli successivi i caratteri di dottrina filosofica e di religione "ateistica".

A partire dall'India il buddhismo si diffuse nei secoli successivi soprattutto nel Sud-est asiatico e in Estremo Oriente, giungendo, a partire dal XIX secolo, anche in Occidente.

I BUDDHISTI SBARCANO A REGGIO CALABRIA ?

Domenico Salvatore

In tempi di società multirazziale e multietnica, non costituisce più sorpresa, il diffondersi nelle nostre contrade di questa e quella religione diversa dalla nostra.

Ma la Storia è piena di martiri del Cristianesimo, ingiustamente uccisi, sterminati e massacrati, in ogni angolo del pianeta Terra. Senza scomodare la triste epoca imperiale.

Religióne s. f. (dal lat. religio -onis, prob. affine a religare «legare», con riferimento al valore vincolante degli obblighi e dei divieti sacrali.

Libertà  s. f. (dal lat. libertas –atis). – 1. a. L’esser libero, lo stato di chi è libero: amo la mia liberta; non posso rinunciare alla mia liberta;

L’art. 19  della Costituzione recita:” Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.”.

Legato al comune senso del pudore, al limite generale dell’ordine pubblico ecc.

Affinché una confessione religiosa possa avviare la procedura per la stipula di un’intesa, la prassi prevede il previo riconoscimento della personalità giuridica della confessione stessa da parte del Ministero dell’interno, ai sensi della legge 24 giugno 1929, n. 1159 (cfr. paragrafo 2.4 – Il riconoscimento della personalità giuridica degli enti di culto).

Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri“  e  con  il  decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n.  303,  “Ordinamento  della  Presidenza  del  Consiglio  dei  ministri,  a  norma  dell’articolo  11  della  legge 15 marzo 1997, n. 59”. Affinché una confessione religiosa possa avviare la procedura per la stipula di un’intesa, la  prassi  prevede  il  previo  riconoscimento  della  personalità  giuridica  della  confessione  stessa da parte del Ministero dell’interno, ai sensi della legge 24 giugno 1929, n. 1159 (cfr. paragrafo 2.4 – Il riconoscimento della personalità giuridica degli enti di culto).

La  competenza  ad  avviare  le  trattative  spetta  al  Governo:  le  confessioni  interessate,  dopo aver ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica, devono rivolgersi tramite istanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, che affida l’incarico di condurre le trattative con  le  rappresentanze  delle  confessioni  religiose  al  Sottosegretario  alla  Presidenza  del  Consiglio, con funzioni di Segretario del Consiglio dei Ministri.

Il Sottosegretario si avvale di  un’apposita  Commissione  interministeriale,  incaricata  di  predisporre  una  bozza  di  intesa unitamente alle delegazioni delle confessioni religiose richiedenti.

 La Commissione interministeriale  per  le  intese  con  le  confessioni  religiose, fonte presidenza.governo.it  è  composta  da  rappresentanti  delle  Amministrazioni  maggiormente  interessate  ai  contenuti  dell’intesa,  quali  i  Ministeri  dell’interno,  della  giustizia,  dell’economia  e  delle  finanze,  della  difesa,  dell’istruzione  università  e  ricerca,  dei  beni  ed  attività  culturali,  della  salute. 

La  delegazione  della  confessione religiosa è liberamente designata, ed è presieduta da un suo rappresentante con  mandato  a  condurre  le  trattative.  Sulla  bozza  di  intesa  messa  a  punto  dalle  parti  esprime un parere la Commissione consultiva per la libertà religiosa (istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 marzo 1997), composta da esperti e accademici e avente il compito di esaminare eventuali problemi relativi alla preparazione delle intese e  di  elaborare  orientamenti  di  massima  per  la  loro  stipula. 

Dopo  la  conclusione  delle  trattative il testo dell’intesa, siglata dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e dal rappresentante della confessione religiosa, è sottoposto all’esame del Consiglio dei Ministri ai fini dell’autorizzazione alla firma da parte del Presidente del Consiglio.

Dopo la firma del Presidente del Consiglio e del rappresentante della confessione religiosa, il disegno di legge di approvazione dell’intesa è trasmessa al Parlamento.

L’iter descritto, previsto prima dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 aprile 1985 e poi dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 marzo 1992, si conclude con l’emanazione, da parte del Parlamento, di una legge di approvazione che, a differenza delle leggi di esecuzione dei trattati internazionali – solitamente costituite da un articolo unico recante la formula di esecuzione del trattato che è allegato alla legge – sono costituite da un articolato che, salvo alcune modifiche formali, riproduce il testo dell’intesa, peraltro anch’esso allegato alla legge

- E' stato consacrato a Reggio Calabria il Tempio Buddhista "Santha Buddha Vihara".

Scandita da canti di sutra in lingua pali, da meditazioni, insegnamenti di alta filosofia buddhista e da Buddha pooje (offerte rituali accompagnate da canti sacri), due sono stati i momenti particolarmente emozionanti della cerimonia: l'apertura della sacra reliquia del Buddha, un frammento del Sacro Cranio del Perfettamente Illuminato, donata al tempio reggino da un monastero dello Sri Lanka; e la processione della monumentale statua del Buddha sul Lungomare Falcomatà, anch'essa donata al Santha Buddha Vihara ed arrivata a Reggio alcuni giorni fa dallo Sri Lanka dopo un viaggio in mare di circa quaranta giorni.
   

Numerose sono state le presenze nel tempio, fonte Ansa, e poi alla processione da vari luoghi della Calabria e della Sicilia.

Il tempio, situato al numero 58 di Viale Messina e aperto a tutte le fedi, sarà regolarmente aperto e svolgerà le sue attività di meditazione, insegnamenti e rituali con cadenza settimanale.

Un buddha (in italiano anche budda) è, secondo il Buddhismo, un essere che ha raggiunto il massimo grado dell'illuminazione (bodhi).

Etimologia

In sanscrito e pāli Buddha (बुद्ध); cinese Fotuo (佛陀S, FótuóP), abbreviato Fó (佛S); giapponese Butsuda (仏陀?) abbreviato Butsu (仏?); coreano Bulta (불타) abbreviato Bul (불); vietnamita Phật-đà abbreviato Phật - tibetano Sangs-rgyas. Buddha è il participio passato del sanscrito budh, prendere conoscenza, svegliarsi. Significa quindi "risvegliato".

Il Buddha, fonte Wikipedia, secondo le scuole del Buddhismo dei Nikāya e secondo il Buddhismo Theravāda

Un buddha, secondo le scuole che non accolgono le dottrine Mahāyāna e i relativi sutra ovvero che ritengono canonici solo gli insegnamenti contenuti negli Āgama-Nikāya, negli Abhidharma e nei Vinaya, è un essere che dopo aver trascorso diverse vite come bodhisattva si è progressivamente liberato dagli attaccamenti e dal saṃsāra, conseguendo la liberazione nel corso della sua ultima vita, ed è entrato nel nirvāṇa.

Nonostante la liberazione dal saṃsāra, egli è soggetto alla malattia, alla vecchiaia e alla morte. Il corpo fisico di un buddha è contraddistinto dai Trentadue segni maggiori (o "Trentadue caratteristiche della perfezione", sanscrito Dvātrimāśadvaralakṣaṇa) che tuttavia sono visibili solo a chi ha purificato in modo sufficiente il proprio karma.

Quando un buddha muore (entra nel parinirvāṇa), non è più individuabile nel mondo, ma lascia delle reliquie del suo corpo (śarīra), che divengono oggetto di venerazione in particolar modo per i praticanti laici (upāsaka), i quali, per mezzo di questa pratica di venerazione, acquisiscono dei meriti per le rinascite future.

Ma ciò che rimane di un buddha dopo il suo parinirvāṇa è soprattutto il corpo del suo insegnamento (dharmakāya), contenuto nelle dottrine che ha tramandato e nelle raccolte dei suoi sermoni (Āgama-Nikāya).

Non tutti i buddha espongono necessariamente le stesse identiche dottrine.

Queste scuole, oltre che riconoscere il buddha storico (Gautama Buddha), accettano la passata esistenza di buddha precedenti (vedi più avanti) e di un buddha futuro, Maitreya.

Il Buddha secondo le scuole del Buddhismo Mahāyāna

Negli insegnamenti mahāyāna il buddha storico (Gautama Buddha, qui spesso denominato come Buddha Śākyamuni) si è manifestato sulla nostra terra con il suo "Corpo di apparizione" (nirmāṇakāya); quindi, secondo queste dottrine, il Buddha Śākyamuni era già "illuminato" prima ancora di manifestarsi come tale.

Il Buddha Śākyamuni, come qualsiasi altro buddha, ha completato il cammino lungo le dieci terre (bhūmi) dei bodhisattva ottenendo il corpo assoluto (dharmakāya) e, per il bene degli esseri senzienti, ha acquisito anche i "corpi della forma" (rūpakāya) che consistono del saṃbhogakāya ("Corpo della fruizione", dotato dei Trentadue segni maggiori di un Buddha, percepito tuttavia solo dai bodhisattva che hanno raggiunto le ultime tre terre) e il nirmāṇakāya (Corpo di apparizione) percepito invece da tutti esseri senzienti.

I buddha appaiono quindi con il nirmāṇakāya che è un corpo di sola apparenza con cui si manifestano nei mondi dimostrando la loro illuminazione e insegnando il Dharma. Questo insegnamento si compone di "Tre giri della Ruota del Dharma" (tridharmacakra):

il primo giro della Ruota del Dharma corrisponde agli insegnamenti delle Quattro nobili verità ed è destinato agli śrāvaka e ai pratyekabuddha dello Hīnayāna;

 il secondo giro della Ruota del Dharma corrisponde agli insegnamenti contenuti nei Prajñāpāramitā Sūtra e riguardano in particolar modo la dottrina della vacuità (śunyātā);

il terzo giro della Ruota del Dharma corrisponde agli insegnamenti relativi al tathāgatagarbha ovvero sulla Natura-di-Buddha presente in tutti gli esseri senzienti.

Gli insegnamenti del secondo e del terzo giro della Ruota del Dharma sono riservati ai soli bodhisattva, ovvero a coloro che sono in grado di comprenderne le rispettive dottrine profonde.

La figura del Buddha, ivi compreso quello storico, va per il Mahāyāna oltre la sua presenza spazio-temporale di questo mondo. Per questa ragione il Mahāyāna e il suo successivo sviluppo, il Buddhismo Vajrayāna, hanno elaborato un complesso pantheon di Buddha cosmici (vedi più avanti).

Tuttavia Paul Williamsnota come negli stessi insegnamenti Mahāyāna tutti questi buddha sono vuoti di esistenza intrinseca a tal punto che, citando il Ratnakūṭasūtra, per evitare che alcuni bodhisattva fossero prigionieri delle credenze sulla esistenza intrinseca dei Buddha, il bodhisattva della saggezza Mañjuśrī cercò di uccidere lo stesso Buddha Śākyamuni con la sua spada affilata.

Tipologie di Buddha

Samyaksaṃbuddha (pāli: Sammāsaṃbuddha), spesso semplicemente Buddha.

È il Buddha completo, che guadagna il bodhi con i propri sforzi, comprende il Dharma senza un maestro a guidarlo nel suo cammino e poi si dedica a diffondere la conoscenza e la saggezza predicando il Dharma; nella tradizione Mahāyāna sono chiamati a volte Bodhisattvabuddha perché per raggiungere un simile livello di illuminazione essi sono dovuti rinascere numerose volte come Bodhisattva.

Il Dharma può essere compreso con la "saggezza" (prajñādhika), con la "diligenza" (vīryādhika) o con la "fede" (śraddhādhika). Gautama Buddha apparteneva alla prima di queste categorie e fu quindi un Prajñādhika Buddha, mentre il Bodhisattva Maitreya diventerà un Vīryādhika Buddha.

È simile al precedente per il modo in cui ottiene il bodhi, ma non predica il Dharma e quindi non ha discepoli o sangha; sono a volte chiamati "Buddha Solitari" o "Buddha per sé" o "Realizzatori Solitari".Śrāvakabuddha (pāli: Sāvakabuddha), nel Buddhismo dei Nikāya e nel Buddhismo Theravāda Arhat (pāli: Arahant).

È un Buddha che ha ottenuto il bodhi grazie all'insegnamento di un Samyaksaṃbuddha; è considerato inferiore ai primi due anche se, secondo i Mahāyāna e i Vajrayāna, ha la capacità di predicare il Dharma e di elevare così altri esseri al suo stesso livello.

Tuttavia ogni appartenente a questa categoria deriva la sua conoscenza da un Buddha che lo ha preceduto e non può quindi esistere in tempi in cui il Dharma sia stato dimenticato, come si dice che avverrà prima dell'avvento di Maitreya, il prossimo Samyaksambuddha.

A questa categoria appartengono i discepoli diretti di Gautama Buddha.

Buddha precedenti

Il Buddha Śikhin in una xilografia tibetana.

Il Buddha Viśvabhuj in una xilografia tibetana.

Nella tradizione del Buddhismo dei Nikāya e nel Buddhismo Theravāda, ma anche nel Buddhismo Mahāyāna e Vajrayāna, si riconoscono sei Buddha del passato che avrebbero preceduto Gautama Buddha.

Essi sono considerati tutti buddha umani (mānuṣibuddha).

Vipaśyn Buddha (pāli Vipassi; 毘婆尸 Pípóshī): Il "Buddha chiaroveggente", raggiunse l'illuminazione sotto un albero di pāṭali (Bignonia suaveolens).

È spesso rappresentato nell'atto di toccare la terra con ambedue le mani (bhūṃisparśa).

    Śikhin Buddha (pāli Śikhī; cinese 尸棄 Shīqì): l'origine del suo nome viene dal nodo dei capelli (śikhā) che porta sopra la protuberanza cranica (uṣṇīṣa).

Raggiungse l'illuminazione protetto da un gigantesco fiore di loto bianco (puṇdarīka). Viene rappresentato con la mano destra nel "gesto della esposizione" (vitarka) mentre la mano sinistra nel grembo ha il medio e il pollice che si toccano.


Viśvabhuj Buddha (pāli Vessabhū; cinese 毘舍浮 Píshèfú ): "L'Onnigaudente", si illuminò sotto un albero di śāla (Shorea robusta).

Krakucchanda Buddha (pāli Kakusandha; cinese 拘留孫 Jūliúsūn): il significato del suo nome non può essere tradotto. È il primo buddha del nostro kalpa indicato come bhadra (felice) perché ospiterà ben cinque buddha (Krakucchanda, Kanakamuni, Kaśyapa, Gautama e Maitreya). Krakucchanda raggiunse l'illuminazione sotto un albero di śīriṣa (Acacia sirissa).

Kanakamuni Buddha (pāli Konagāmana; cinese 拘那含牟尼 Jūnāhánmóuní) "Saggio d'Oro", in quanto la tradizione vuole che la sua nascita fosse accolta da una pioggia d'oro.

Raggiunse l'illuminazione sotto un albero di udumbara (Ficus racemosa). Secondo la tradizione singalese visitò lo Sri Lanka.

Kāśyapa Buddha (pāli Kassapa; cinese 迦葉 Jiāshě ) è l'ultimo dei buddha prima di Gautama Buddha.

Nacque, secondo la tradizione, nel Bosco delle Gazzelle di Ṛṣipatana (Sārnāth) dove Gautama Buddha terrà il suo primo sermone. Raggiunse l'illuminazione sotto un albero di banyan (Ficus indica).

Questi sei, più il Buddha storico (denominato Gautama Buddha o anche Buddha Śākyamuni) sono noti tradizionalmente come i Sette Buddha del passato (sanscrito: sapta-tathāgata; 過去七佛 cinese: guōqù qīfó; giapponese: kako shichibutsu; coreano: kwagŏ ch'ilbul) e raffigurati collettivamente sia in ambito Mahāyāna che nella tradizione Theravāda.

Talora nell'iconografia del Buddhismo Vajrayāna sono invece portati a otto, includendo così Maitreya e spostando la devozione dal passato a una dimensione atemporale.

A questa lista di sei buddha antecedenti, una tradizione posteriore ne precede ulteriori 18, tutti buddha umani.

    Dīpaṃkara (pāli Dīpankara);

    Kauṇḍinya (pāli Koṇḍañña);

    Maṃgala (pāli Maṃgala);

    Sumanas (pāli Sumana);

    Raivata (pāli Revata);

    Śobhita (pāli Sobhita);

    Anavamadarśin (pāli Anomadassi);

    Padma (pāli Paduma);

    Nārada (pāli Nārada);

    Padmottara (pāli Padumuttara);

    Sumedha (pāli Sumedha);

    Sujāta (pāli Sujāta);

    Priyadarśin (pāli Piyadassi);

    Arthadarśin (pāli Atthadassi);

    Dharmadarśin (pāli Dhammadassi);

    Siddhārtha (pāli Siddhattha);

    Tiṣya (pāli Tissa);

    Puṣya (pāli Phussa).

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Buddha cosmici

Bhaiṣajyaguru, il Buddha della medicina in una antica versione tibetana. La mano destra è posta in basso nel "gesto di accoglienza" (varadamudrā) e tiene un ramo con il frutto del mirobalano (Terminalia bellirica, sans. harītakī) il cui succo è un lassativo.

Nella mano sinistra regge un mortaio per preparare le medicine. Viene indicato anche come Bhaisajyaguruvaidūryaprabha, "Buddha della medicina dalla luce dei lapislazzuli" per il colore della sua pelle blu intenso.

 

 Abhijñaprāpta: un nome del Buddha Sāgarabuddhidhārī.

Ādibuddha: rappresenta la personificazione del dharmakāya ovvero il corpo assoluto di tutti i buddha.

Questa dottrina compare nel X secolo nell'universita di Nālandā ed è presente nel Buddhismo Vajrayāna. In Asia orientale viene spesso identificato con Vairocana.

    Ādinātha: uno dei primi nomi con cui venne indicato l'Ādibuddha.

    Ajita: uno dei nomi del futuro buddha Maitreya.

    Akṣobhya: "Buddha immutabile"; uno dei Cinque buddha trascendenti riportati nei maṇḍala del Buddhismo Vajrayāna. È il buddha del cielo d'Oriente.

    Amitābha: "Buddha della Luce infinita"; è il buddha trascendentale più antico, si ritiene sia la resa trascendente del Buddha Śākyamuni.

Il suo culto appare fin dal II secolo d.C. Nel maṇḍala dei Cinque buddha trascendenti occupa la regione occidentale.

    Amitāyus: "Buddha della Vita infinita"; è, nella tradizione sino-giapponese, uno dei nomi del Buddha Amitābha, mentre nella tradizione tibetana è uno degli aspetti di questo buddha.

    Amoghasiddhi: "Colui che realizza gli scopi"; uno dei Cinque buddha trascendenti riportati nel maṇḍala, occupa la regione settentrionale.

    Bahularatna: uno dei nomi del Buddha Prabhūtaratna che compare nel Sutra del Loto.

    Bhaiṣajyaguru, "Buddha della medicina"; è uno dei principali Buddha del Mahāyāna.

È considerato il buddha che guarisce, con la sua compassione, da ogni tipo di malattia, fisica o spirituale. Compare già nel Sutra del Loto come un bodhisattva che cura spiritualmente gli esseri senzienti con i suoi insegnamenti.

    Bhīṣmasvara: o Bhīṣma-garjita-ghoṣa-svara-rāja, uno dei Buddha che compare nel Sutra del Loto.

    Brahmadhvaja: ottavo figlio del Buddha Mahâbhijñā Jñānâbhibhū. Il suo regno cosmico è Sud-Ovest del nostro.

    Candrasūryapradīpa: "Splendore del sole e della luna"; compare nel I capitolo del Sutra del Loto.

    Dharmaprabhāsa: "Raggio del Dharma"; è un buddha che compare nel nostro universo durante il kalpa Ratnāvabhāsa nel mondo di Suviśuddha dove gli esseri non hanno alcuna differenza di genere e si nascerà in base solo alla trasformazione. È il buddha della luce.

    Divyadundubhimeganirghoṣa "Scrosciante suono del tamburo celeste"; è uno dei cinque buddha del Garbhadhātu maṇḍala dove occupa la regione settentrionale. È considerato un dharmakāya di Gautama Buddha.

    Indradhvaja; settimo figlio di Mahâbhijñā Jñānâbhibhū, vive nel cielo Sud-occidentale e fu contemporaneo di Gautama Buddha.

    Jaladhara-garjita-ghoṣa-susvara-nakṣatra-rāja-saṅkusumitā-bhijña; Buddha dalla "Voce musicale del suono del tuono nelle nuvole e che possiede la reggenza delle 28 costellazioni ( nakṣatra)".

 

    Jāmbūnadaprabhāsa: "Luce e boato di Jambu"; è nel Sutra del Loto la rinascita buddhica del discepolo di Gautama Buddha Mahā-Kātyāyana.

    Mahâbhijñā Jñānâbhibhū: "Suprema intuizione e saggezza"; grande buddha che regnò nel mondo di Saṃbhava, durante il kalpa Mahārūpa. Trascorse dieci kalpa medi in meditazione prima di divenire un buddha e si ritirò successivamente per altri 84 000 kalpa durante i quali i suoi sedici figli, anch'essi buddha, continuarono la predicazione del Dharma.

I sedici figli-buddha di Mahâbhijñā Jñānâbhibhū sono nell'ordine: Akṣobhya, Merukūṭa, Siṃhaghoṣa, Siṃhadhvaja, Ākāśapratiṣṭhita, Nityapaṛvrtta, Indradhvaja, Brahmadhvaja, Amitâbha, Sarvalokadhātūpadravodvegapratyuttīrna, Tamālapatra-candanagandha, Merukalpa, Meghasvara, Meghasvararāja, Sarvalokabhayastambhitatva-vidhvaṃsanakāra e Śākyamuni. Questo buddha compare nel VII capitolo del Sutra del Loto.

    Mahāvairocana: "Il grande Uno con il Sole", il grande Buddha onnisciente (sarvavid) posto al centro nei maṇḍala dell'Asia orientale.

È raffigurato con la pelle bianca e, spesso, una ruota viene posta sulle sue mani, ruota che non rappresenta la Ruota del Dharma ma il disco del sole.

Le mani posso anche essere poste nel bodhyagrimūdra con l'indice della mano destra avvolto dalle dita della mano sinistra come ad indicare che l'Assoluto (l'Uno) è avvolto dal molteplice (dai fenomeni).

    Merukalpa: (Kalpa di Meru) o anche Merudhvaja, vive nei mondi posti a Nord-Ovest rispetto al nostro. Figlio del Buddha Mahâbhijñā Jñānâbhibhū è citato nel VII capitolo del Sutra del Loto.

    Merukuta: (Simile al Monte Meru) vive nel mondo di Abhirati (Gioia) posto ad Oriente rispetto al nostro. Figlio del Buddha Mahâbhijñā Jñānâbhibhū è citato nel VII capitolo del Sutra del Loto.

    Padmaprabha: "Loto Splendente"; è la rinascita dello śrāvaka Śāriputra annunciata nel III capitolo del Sutra del Loto.

    Raśmiprabhāsa: "Luce Raggiante" nel campo buddhico Avabhāsaprāptā (Pieno di Luce) durante il kalpa Mahavyūha (Manifestazione trascendente); è nel Sutra del Loto la rinascita buddhica del discepolo di Gautama Buddha Mahā-Kāśyapa.

    Śaśiketu: "Luna splendente" nel campo buddhico Ratnasaṃbhava (Fatto di gioielli) durante il kalpa Ratnāvabhāsa (Luce dei gioielli); è nel Sutra del Loto la rinascita buddhica del discepolo di Gautama Buddha Subhūti.

    Siṃhaghoṣa: "Ruggito del Leone", vive nei mondi posti a Sud-Est rispetto al nostro. Figlio del Buddha Mahâbhijñā Jñānâbhibhū è citato nel VII capitolo del Sutra del Loto.

    Tamālapatracandanagandha: "Profumo di sandalo e di garcinia" del campo buddhico Manobhirāma (Delizia per la mente) durante il kalpa Ratiprapūrṇa (Ricolmo di gioia); è nel Sutra del Loto la rinascita buddhica del discepolo di Gautama Buddha Mahā-Maudgalyāyana interpretazioni, la natura di un Buddha è identica a quella di tutti gli altri esseri senzienti; il corpo del Buddha Gautama era mutevole e instabile come quella di ogni essere umano, ma egli aveva realizzato e reso manifesta la natura immutabile e perfettamente pura e priva di oscurazioni della sua Mente come dhammakāya, che è invece senza limiti e senza tempo, e il suo insegnamento è quindi definitivo.

Natura permanente (Buddha eterno)

Nel Buddhismo Mahāyāna il Buddha, nel suo kāya di Saggezza Suprema (sanscrito: dharmakāya), è al di là dell'espressione concettuale ed è la Natura Ultima o Fondamentale della propria mente nonostante le varie oscurazioni che coprono questa natura e ha la caratteristica della permanenza; nel Sutra del Loto viene sostenuto che il Gautama abbia ottenuto l'Illuminazione innumerevoli kalpa prima e che la sua vita sia senza fine (Natura Permanente e non-composta); questo è un punto fondamentale della dottrina Mahāyāna e nel Tathāgatagarbhasūtra si dice che non comprendere questo concetto sia un grave ostacolo all'ottenimento della bodhi.

Natura-di-Buddha

In molte scuole di derivazione Mahāyāna ogni essere senziente (sanscrito: sattva) è permeato dalla Natura di Buddha (sanscrito: tathāgatagarbha o sugatagarbha o buddhagarbha), una potenzialità innata e permanente che può manifestarsi nella realizzazione della Buddhità, cioè si diventa un Buddha come conseguenza delle condizioni necessarie e favorevoli.

Ogni essere senziente, quindi, è dotato naturalmente della Natura di Buddha e su tale base potrebbe effettivamente diventare un Buddha sotto la Guida di un buddha o di un guru qualificato, ma questo non è dato per scontato in quanto, se uno non prende Rifugio nei Tre Gioielli (Buddha, Dharma e Saṃgha) e se non pratica appropriatamente, non avrà occasione di diventarlo né di liberarsi dal Saṃsāra.

I Corpi del Buddha

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trikāya.

I Trentadue segni maggiori di un Buddha

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dvātrimāśadvaralakṣaṇa.

I dieci poteri di un Buddha

Tutte le scuole buddhiste attribuiscono ai buddha, oltre che i Trentadue segni maggiori, anche dieci poteri denominati:

    in sanscrito daśa-balāni;

    in pāli dasa-balāni;

    in cinese 十力 shílì;

    in coreano 십력 simnyeok o simnyŏk;

    in giapponese 十力 jūriki;

    in vietnamita thập lực;

    in tibetano stobs bcu.

Questi dieci poteri consisterebbero in:

    sthānāsthāna-jñāna-bala: potere di distinguere i fatti reali dalle illusioni;

    karma-vipāka-jñāna-bala: potere di conoscere gli effetti del karma;

    nānādhimukti-jñāna-bala: potere di conoscere i rispettivi desideri e aspirazioni degli esseri senzienti;

    nānā-dhātu-jñāna-bala: potere di conoscere i differenti temperamenti degli esseri senzienti;

    indriya-parāpara-jñāna-bala: potere di conoscere le capacità intellettive dei differenti esseri senzienti;

    sarvatra-gāminī-pratipaj-jñāna-bala: potere di conoscere le vie e gli obiettivi delle pratiche;

    dhyāna-vimokṣa-samādhi-samāpatti-jñāna-bala: potere di conoscere tutte le pratiche di liberazione, di meditazione e di assorbimento;

    pūrve-nivāsānusmṛti-jñāna-bala: potere di conoscere le esistenze precedenti;

    cyuty-upapatti-jñāna-bala: potere di conoscere la morte e le rinascite degli esseri senzienti;

    āsrava-kṣaya-jñāna-bala: potere di conoscere come si realizza l'estinzione delle contaminazioni e degli attaccamenti.”

LA LIBERTA’ DI RELIGIONE

“La libertà religiosa, è la libertà di cambiare religione e di manifestarla nell'insegnamento, nella pratica, nell'adorazione e nell'osservanza, senza limitazioni o ritorsioni da parte di autorità costituite, conservando gli stessi diritti dei cittadini che hanno fede differente.

Comprende quindi, fonte Wikipedia, anche il diritto, per i gruppi religiosi, di testimoniare e diffondere il proprio messaggio nella società, senza per questo essere oggetto di disprezzo o di persecuzione.

Storia

La prima attestazione di una legge che sancisse la libertà di culto, ma più in generale che sancisse un qualunque diritto fondamentale, è forse il dodicesimo editto su pietra di Ashoka, che risale al 250 a.C. ca. e recita: Sua Maestà il re santo e grazioso rispetta tutte le confessioni religiose, ma desidera che gli adepti di ciascuna di esse si astengano dal denigrarsi a vicenda.

Tutte le confessioni religiose vanno rispettate per una ragione o per l'altra. Chi disprezza l'altrui credo, abbassa il proprio credendo d'esaltarlo.

Nell'Europa occidentale il primo documento legislativo emesso sulla libertà religiosa è l'editto di Milano, promulgato dagli imperatori Costantino I e Licinio nel febbraio 313, con cui si concedeva libertà di culto ai cristiani e a tutte le altre religioni.

Tutela internazionale

Le Nazioni Unite hanno tutelato espressamente la libertà religiosa nell'art. 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

A livello convenzionale europeo, va rilevato come il principio della libertà religiosa sia scrutinato nella sentenza Refah Partisi (Parti de la prospérité) e altri v. Turchia, con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo respinse il ricorso contro lo scioglimento del Refah Partisi, perché esso non poteva essere considerato una violazione degli artt. 9, 10, 11, 14, 17, 18 della Convenzione e degli artt. 1 e 3 del Protocollo n. 1 della stessa: un partito che viola nei fatti principi democratici essenziali (nello specifico la laicità dello stato, in quanto ingrediente essenziale del pluralismo politico) non possa avvalersi della protezione della Convenzione.

In particolare, lo scioglimento era avvenuto dopo che il Procuratore generale aveva accusato il Refah di essere il centro nevralgico di attività contrarie al principio del secolarismo. Attività, peraltro, costituite esclusivamente da dichiarazioni pubbliche, rilasciate dal Presidente del partito o da altri esponenti, a favore dell'instaurazione di una pluralità di sistemi giuridici basati sulle diverse credenze religiose, in particolare del regime della legge islamica (sharia) alla comunità musulmana.

Per la Corte europea «non si ha una democrazia laddove la popolazione di uno stato, anche a maggioranza, rinuncia ai suoi poteri legislativo e giudiziario a vantaggio di una entità che non è responsabile davanti al popolo che essa governa, sia che questa entità sia laica o religiosa».

Situazione in Italia

In Italia la Costituzione tutela questo diritto agli articoli 3, 7, 8, 19, 20, 21, 117 co. 2 lett. c e attraverso il principio di laicità dello Stato. Inoltre concorrono leggi apposite, come il Concordato fra Stato e Chiesa cattolica (chiamato nella sua prima stesura col nome di Patti Lateranensi), e intese analoghe fra lo Stato ed altre religioni, nonché un certo contenzioso giurisdizionale.

Poiché la società italiana sta conoscendo un rapido cambiamento alcuni autori evidenziano alcuni potenziali rischi per la libertà religiosa e la necessità di sforzi adeguati per salvaguardarla.

Nell'Italia repubblicana, il primo disegno di legge sulla libertà religiosa fu presentato nel 1990 dal VI Governo Andreotti, ma finora le iniziative governative e di natura parlamentare non hanno avuto alcun esito”.

Domenico Salvatore

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