Pasquino Crupi, l'uomo, il politico, l'esponente di cultura, come lo ricorda Rosa Marrapodi

Pasquino Crupi, l'uomo, il politico, l'esponente di cultura, come lo ricorda Rosa Marrapodi

 14 07 2016 - di Rosa Marrapodi - 

Il professore di Bova Marina ha saputo brillantemente essere docente, politico, studioso, letterato, profondamente umano, ma anche giornalista, scrittore e saggista

PASQUINO CRUPI, QUELLA LEGGENDARIA FIGURA DI MERIDIONALISTA CONVINTO

Erano gli Anni Novanta. Io ero al mio primo mandato di Sindaco. Seduta al tavolo del mio ufficio municipale, intenta ad aprire la posta come ogni giorno, fui attratta da una lettera con mittente Pasquino Crupi, Bova Marina.

Ed io che sapevo che di Pasquino Crupi ce n’era uno solo, l’aprii immediatamente per leggerne il contenuto. Non mi sbagliavo: il prof. Pasquino Crupi con parecchio anticipo mi chiedeva l’uso della piazza per il 25 Aprile per un discorso di carattere storico-culturale.

“ Il prof. Crupi a Bruzzano Zeffirio per la ricorrenza del 25 Aprile? Ma è un evento eccezionale! “ mi dissi, poiché , per quanto io ricordassi , mai nessuno era venuto a parlare al mio paese per quella importante festa civile.

Con la lettera in mano, feci il numero di telefono indicato in calce, con la mente alle recenti elezioni, non ricordo se provinciali o regionali, a cui il Prof. si era candidato nell’area di sinistra, ovviamente.

Mi rispose proprio lui: “ Professore, che piacere incontrarvi di persona! La piazza è tutta vostra per il 25 Aprile.

Ho appena letto la vostra istanza, siete stato l’unico ed il primo in assoluto ad averne fatto richiesta. Per me e per il paese che rappresento è un onore avervi a Bruzzano Zeffirio per quella data!

“ Vi ringrazio, signora gentilissima, per la squisita cortesia di avermi chiamato personalmente. Ci vediamo a Bruzzano.”

L’imprevisto arrivo a casa mia di parenti lontani in quella giornata m’impedì di recarmi in piazza a salutarlo e ad ascoltarlo, ma mio marito e mio figlio che gli portarono i miei saluti e le mie scuse furono tra i non molti presenti ad applaudirlo.

Ed io, io mi potevo perdere del tutto un evento del genere ed il discorso di tanto dottore della cultura calabrese?

Feci ad hoc quel che potei: allungai il brodo all’arrosto e mi posizionai in cima alla scalinata di via Principe Umberto, ad un passo da casa mia, con l’orecchio teso ad ascoltarlo fidando nella vicinanza della piazza in linea d’aria.

“ Uomini di ricotta, amici miei, venite fuori! Dove siete, uomini di ricotta ! Venite fuori , traditori!”, esordì il prof. Pasquino con una voce che aveva la potenza di un tuono e la luminosa trasparenza di un fulmine. Avevo intuito già da quando gli avevo telefonato che non a caso la sua scelta di parlare era caduta su Bruzzano e che il suo discorso doveva avere uno scopo che andava oltre il 25 Aprile.

Avevo fatto centro! E chi si spostò più dalla scalinata dopo quell’esordio tempestoso! Mi allontanai solo un attimo per riempire la pentola d’acqua e ritornai alla mia postazione di ascolto, attenta a non perdermi una sola parola.

“ Uomini di ricotta!” , tuonava spesso la sua voce ferma e vibrante, rivolgendosi a chi non aveva mantenuto gl’impegni assunti per le recenti elezioni.

E “ Gli uomini di ricotta”, disinvolti amici suoi di sinistra, erano lì, a dieci metri da lui, ad ascoltarlo, nascosti dietro l’angolo della casa degli Oliva di via Vittorio Emanuele, infastiditi che io, avversaria vincitrice delle ultime amministrative, li osservassi dall’alto in così poco onorevole atteggiamento.

Addossate l’una all’altra, sette-otto persone stavano attaccate alla parete, attente a non farsi scoprire ma determinate a sentire cosa il Prof. dicesse.

Fu un discorso memorabile; un’arringa degna di Cicerone; una filippica di demosteniana memoria.

Parlò di Resistenza, di Fascismo, di Americani e di Tedeschi e, naturalmente, di Socialismo. E poi per chiusa tornò agli “ Uomini di ricotta!” con una ferma condanna del tradimento ed un elogio della lealtà e del valore della vera amicizia come il più nobile dei sentimenti umani.

“ Che lezione di storia, mamma! Gliele ha cantate e cantate il prof. Crupi ai nostri avversari!”, disse mio figlio, allora studente liceale, tornando a casa alla fine del comizio.

E mio marito: “ E’ un dio della parola, Rosa! Che forza nelle sue parole, che coraggio nel dire le cose e nel chiamarle per nome! Non sai cosa ti sei persa! Vuoi sapere come ha incominciato a parlare? “ .

Ed io di rimando , “ Con Uomini di ricotta!”. Padre e figlio si guardarono rendendosi conto di ciò che avevo fatto per non perdermi il discorso. “Ma, hai cucinato?”. “ Anche! “, li tranquillizzai.

Grande e coraggioso il prof. Crupi! Non le mandava a dire, lui, certamente no! Schietto e sincero, disinvolto fino all’inverosimile nell’affrontare di petto la situazione!

Gli diedi il tempo di rientrare a Bova e lo chiamai sul tardi. Fu felice di sentirmi.: “ Vedete, signora, non brucia tanto la sconfitta, quanto il tradimento, da parte di chi mi ha anche incoraggiato a candidarmi.

Capitemi, Sindaco, per me questo è intollerabile ed offende il mio sentire umano e civile. Comunque, aver parlato in piazza da voi, mi ha fatto bene; infatti, ora sto molto meglio.” Il senso dell’amicizia e del dovere umano erano parte costitutiva del suo essere persona!

E’ nata, così, la nostra amicizia, vera e sincera, fatta di stima e di rispetto reciproci. D’allora in poi, anche se non ci si vedeva spesso, in genere ci s’incontrava alle presentazioni di libri di poesia di autori paesani.

Mi bastava sapere che lui fosse tra i relatori per accorrere agl’incontri solo per il piacere di salutarlo e di ascoltare i suoi interventi, trasformati in lezioni di letteratura calabrese.

Qualche volta, anch’io mi ritrovai indegnamente accanto a lui tra i relatori e la sua capacità di farmi sentire a mio agio fu sensazionale.

Sapeva farsi semplice tra i semplici, nonostante l’elevatezza della sua cultura, ma, anche acuto, pungente con gl’ignoranti presuntuosi.

Uomo di grande caratura intellettuale,  studioso attento ed appassionato delle origini della letteratura calabrese, scrittore instancabile ed incisivo, oltre che “ Testis temporum”, scrupoloso testimone di questi nostri non facili tempi, il prof. Crupi fu anche uomo di grande umanità, al di là delle barriere ideologiche,

pronto ad accorrere là dove un amico soffrisse, qualunque fosse il suo credo politico, a dare conforto, ad esprimere solidarietà, a condividere sofferenze e pene con sentita partecipazione spirituale.

 Lo ricordo a Motticella, a Luglio dell’anno scorso, ai funerali dell’amico poeta Luciano Nocera, a cui ha voluto essere presente per porgergli l’estremo saluto, nonostante fosse febbricitante e molto provato fisicamente.

E, solo pochi giorni prima della sua scomparsa, mi volle sentire per esprimermi, con un fil di voce, la sua vicinanza per la morte di mia madre e l’uccisione del mio cane.

“ Coraggio, signora! “, il suo ultimo saluto. Il prof. Pasquino Crupi ha saputo brillantemente essere docente, politico, studioso, letterato, profondamente umano, per cui il “ tempus edax rerum “, il tempo tiranno, che tutto consuma ed oscura, non cancellerà il suo nome; ma, lo preserverà, avendo egli lasciato una “ eredità di affetti “, che lo consegna, a pieno titolo, alla storia della Calabria e dei grandi Calabresi .  Rosa Marrapodi

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