Operazione 'Reghion', Quella fioritura di Comitati d'affari in riva allo Stretto di Reggio Calabria! C'azzecca sempre la 'ndrangheta?

Operazione 'Reghion', Quella fioritura di Comitati d'affari in riva allo Stretto di Reggio Calabria! C'azzecca sempre la 'ndrangheta?

12 luglio 2016  -  Operazione  ‘Reghion”. L’attività d’indagine, avviata sin dal 2013 dal Ros dei Carabinieri, ha rivelato un modus operandi del gruppo, che si muoveva, attraverso gare truccate, estorsioni e mazzette.  Il C d’a, riusciva ad orientare, aggirando ed eludendo la normativa antimafia, la concessione di appalti multimilionari in favore di holding imprenditoriali riconducibili alla ‘ndrangheta.

I dirigenti pubblici infedeli, 10 indagati tra Reggio Calabria, Roma, Milano, Brescia e Crotone un filone della recentissima indagine Fata Morgana, sono ritenuti responsabili, a vario titolo  di concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa, corruzione, induzione indebita intestazione fittizia di beni e estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Erano riusciti anche ad aggirare le norme sulla certificazione antimafia per le aziende.

REGGIO CALABRIA, IL SOLITO, PERIODICO, CICLICO COMITATO D’AFFARI SCOPERTO DAI CARABINIERI…IMPRENDITORIA, MASSONERIA, ‘NDRANGHETA, PEZZI DELLA BUROCRAZIA

Domenico Salvatore

Una joint-venture italo-spagnola nella città della Fata Morgana?... Acciona Agua Servicios S.L. ed Idrorhegion S.c.a.r.l. S.r.l., che grazie agli accordi corruttivi aveva potuto presentare il minimo ribasso dello 0,1%.

Nel mirino della magistratura, un project financing, da 250 milioni di euro che per gli organi inquirenti ha raffigurato l’esempio paradigmatico del mercimonio delle funzioni pubbliche e della sottomissione dell’interesse pubblico.

Dove c’ è profumo di soldi, c’è il naso della mafia, suole ripetere il giudice De Raho.

C’è nella ‘Città del Bergamotto’ e dei ‘Bronzi di Riace’, un’associazione segreta, di cui facciano parte politici, imprenditori, massoni e mafiosi?

Marcello Cammera, era il deus ex cathedra del comitato d’affari reggino,  che avrebbe consentito a imprese legate alle cosche l’ottenimento di appalti, schivando o raggirando la normativa antimafia, veicolando contratti multimilionari in favore di alleanze imprenditoriali.

C’azzecca l’opera dell’avvocato Romeo?

Il trasformismo gattopardesco della malavita dello Stretto? Il funambolismo camaleontico della ‘Piovra’?

Il machiavellismo doppiogiochista della classe dirigente, al servizio della ‘ndrangheta?

Tutto cambi, purchè resti come prima, senza scomodare Giuseppe Tomasi di Lampedusa?

Chi domina in Calabria ed a Reggio, i signori dell’economia e della finanza più o meno occulta oppure i mammasantissima della ‘ndrangheta, padrini, boss e capibastone?

E che c’azzecca in tutto questo bailamme la massoneria, più o meno deviata?

Chi c’è, dietro l’onorevole Paolo Romeo? L’avvocato è il nero protagonista di questa storia e di questa pagina, oppure un comodo alibi, se non un capro espiatorio?

Ed i servizi segreti deviati? La posta in palio è altissima. Enorme. Smisurata.

Ma la mafia, non è il braccio armato della massoneria e dei servizi?  

La capacità riconosciuta “legittima” con la forza di persuasione e convincimento, quasi sempre violenta; di stabilire regole per tutti, di imporre a tutti il rispetto di queste regole.

In nome dei soldi, della ricchezza, della violenza e del potere fine a se stesso.

Riguarda anche e soprattutto, la dominazione ideologica, sociale, culturale delle masse, che continuano a dormire il sonno dell’oscurantismo pre-illuminista.

Dell’ignoranza, dell’analfabetismo strumentale e di ritorno, della sottomissione, dell’arretratezza socio-economica, dell’anonimato storico e geografico.

Dalle grinfie di uno Stato assente, lontano, cedevole, remissivo, arrendevole ed accomodante, agli artigli di un antistato aspro, torvo, burbero, scorbutico, lunatico, violento e vessatorio.

Non parliamo soltanto di schiavitù, peggiore dell’oppressione degli sgherri e degli aguzzini sulle piantagioni di cotone, caffè, tabacco e canna da zucchero, della Virginia, Mississippi, Lousiana e Texas.

Ma chi comanda, l’alta finanza, la massoneria, i servizi segreti deviati o la ‘ndrangheta?

La rivoluzione tecnologica, in grado di scardinare qualsiasi sistema o trend; di sovvertire qualsiasi uso, costume e tradizione, c’è in atto, ma procede ancora con la velocità della tartaruga, della lumaca e del bradipo.

Sebbene i sudditi, stiano prendendo coscienza e consapevolezza del loro status.

Ma il giudice Giovanni Falcone, diceva che…” La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”.

Lo Stato, non dice…Lasciamo che si “scannino” tra di loro, come sibilano i bamboccioni, fannulloni e mammoni, fiancheggiatori e simpatizzanti della malavita, alla ricerca di un posto al sole…Adda passà ‘a nuttata!

Lo Stato, non fa il padre-padrone, ma sorveglia, guarda, vigila, controlla, bada e tiene d’occhio.

Per difendere e garantire la libertà e la democrazia, bene supremo, deve muoversi con la dovuta cautela.

Non può ostentare, il braccio violento della Legge; esercitare l'autorità di agire,  per fini collettivi.

Il potere, bene materiale o una relazione tra individui? La capacità di ottenere obbedienza? Logora chi non ce l’ha?

Non riguarda solamente la montagna di miliardi di euro, che ballano con i ‘lupi luporum’.

Non va in onda l’operazione ”Fata Morgana 2”, ma ‘Reghion’ gli assomiglia. Ne sembra quasi, la naturale prosecuzione.

I Carabinieri del Comando Provinciale, diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, coordinati dal procuratore capo della DDA reggina, Federico Cafiero  de Raho, vogliono capire anche, se al Comune di Reggio Calabria, sciolto per mafia, dirigenti e funzionari comunali legati ai clan, come a una loggia massonica segreta continuassero ad occuparsi degli appalti più importanti in città.

Se fossero gl’imprenditori selezionati, anche durante la gestione commissariale, a gestire gli appalti.

Il lancio dell’Ansa:” Un'operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria è in corso nelle province di Reggio, Roma, Milano, Brescia e Crotone, per l'esecuzione di 10 fermi emessi dalla Dda e di numerose perquisizioni.

Tra gli indagati dirigenti e funzionari pubblici e imprenditori.

I reati, sono concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa, corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni e estorsione aggravata dal metodo mafioso.

A Reggio Calabria operava un "comitato d'affari" composto da dirigenti e funzionari pubblici e imprenditori, capace di gestire la "macchina amministrativa comunale" nell'interesse della 'ndrangheta.

Il comitato, aggirando la normativa antimafia, riusciva ad orientare la concessione di appalti multimilionari in favore di holding imprenditoriali riconducibili alle cosche.

Nell'operazione, a due società operanti nel settore della depurazione delle acque e di fornitura di servizio idrico integrato, è stata contestata la responsabilità amministrativa da reato.

Beni per un valore di circa 42,5 milioni di euro sono stati sottoposti a sequestro preventivo.

In particolare sono state sequestrate 15 società, con relativo patrimonio aziendale o quote societarie, e due esercizi pubblici riconducibili ad alcuni degli indagati.”.

E dell’agenzia Adnkronos:” Sequestrati beni per un valore che sfiora i 43 milioni di euro.

E' quanto emerge dall'operazione 'Reghion' del comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria che ha portato all'arresto di dieci persone, otto in carcere e due ai domiciliari.

La maxi operazione è in corso da questa mattina tra Reggio Calabria, Roma, Milano, Brescia e Crotone.

Tra i fermati funzionari pubblici, dirigenti e imprenditori con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e turbativa d'asta.

L'operazione dei carabinieri di Reggio Calabria ha infatti scoperto che un comitato d'affari gestiva la macchina amministrativa comunale nell’interesse della 'ndrangheta e riusciva a orientare appalti multimilionari di lavori pubblici, eludendo la normativa antimafia, in favore di holding imprenditoriali riconducibili alla ‘ndrangheta.

Tra i principali appalti finiti nel mirino del comitato d'affari quello che riguardava la gestione della fornitura e depurazione dell'acqua a Reggio Calabria.

Sono state sequestrate preventivamente 15 società e due attività commerciali per un valore di 42.500.000 circa di euro.”

Il provvedimento di fermo, sottoscritto dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho e dal sostituto Stefano Musolino, ha colpito anche l’ex senatore di An Domenico Kappler, gli imprenditori reggini Domenico e Vincenzo Barbieri, Antonio Franco Cammera, Sergio Lucianetti di Roma, Luigi Patimo di Milano; Alberto Scambia di Roma e Mario Scambia.

Adesso, la parola passa al Gip, che dovrà o meno convalidare i fermi, dopo l’interrogatorio di garanzia, alla presenza dei legali di fiducia degl’indagati.

Si parla anche in questa vicenda di Teresa Munari, giornalista del Garantista il quotidiano oggi fallito e all’epoca diretto da Piero Sansonetti. Che cosa c’entra lei con questa storia? Relativamente all’operazione “Reghion”, è stato disposto il sequestro preventivo delle seguenti società, con relativo patrimonio aziendale o quote societarie:

 Il comunicato stampa ufficiale del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio calabria:” All’alba del 12.07.2016, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato  esecuzione a provvedimento di “fermo di indiziato di delitto” e contestuale decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia – nell’ambito dell’attività d’indagine convenzionalmente denominata “Reghion”.

Le indagini, avviate nel 2013 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Reggio Calabria, hanno portato all’acquisizione di concordanti elementi indiziari a carico degli odierni fermati:

  1. BARBIERI Domenico, di anni 52, da San Ferdinando (RC);
  2. BARBIERI Vincenzo Carmine, di anni  54, da Reggio Calabria;
  3. CAMMERA Antonio Franco, di anni 56, da Reggio Calabria;
  4. CAMMERA Marcello Francesco Antonio, di anni 60, da Reggio Calabria, dirigente Settore Cultura–Turismo–Istruzione e Sport del Comune di Reggio Calabria, all’epoca delle indagini Dirigente del settore Servizi Tecnici;
  5. FORTUGNO Bruno, di anni 62 da Reggio Calabria, funzionario del Settore Servizi Tecnici e Alta Professionalità per il Servizio Idrico Integrato del Comune di Reggio Calabria;
  6. KAPPLER Domenico, di anni 56, da Roma;
  7. LUCIANETTI Sergio, di anni 70, da Roma;
  8. PATIMO Luigi, di anni 44, da Milano;
  9. SCAMBIA Alberto, di anni 66, da Roma;
  10. SCAMBIA Mario, di anni 76, da Reggio Calabria,

indagati a vario titolo per concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata dal metodo mafioso. Contestata, inoltre, a carico di due società operanti nel settore della depurazione delle acque e di fornitura di servizio idrico integrato, la responsabilità amministrativa da reato, ai sensi del D.L.vo n. 231 del 2001.

Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo delle seguenti società, con relativo patrimonio aziendale o quote societarie

  1. ALLUMINIO CONDUTTORI s.r.l. con sede a Brescia ed unità locali a Reggio Calabria e San Ferdinando (RC)
  2. ASTEM s.r.l. con sede a Roma ed unità locali a San Ferdinando (RC)
  3. ASTER CONSULT s.r.l., con sede a San Ferdinando (RC);
  4. ESSEVU s.r.l., con sede a Colonna (RM);
  5. GEAR s.r.l., con sede a Reggio Calabria
  6. GLOBAL BUSINESS SERVICE S.r.l., con sede a Roma;
  7. IDRORHEGION s.c.a.r.l. con sede a Roma ed unità locali a Reggio Calabria;
  8. IDRORHEGION SERVIZI s.r.l. UNIPERSONALE con sede a Reggio Calabria;
  9. IDROSUR S.r.l. con sede a Roma;
  10. PROG.IN. s.r.l., con sede a Roma;
  11. RHEGION-AGUA s.c.a.r.l. con sede a Milano;
  12. S.O.P. di BARBIERI Domenico & C. s.a.s con sede a San Ferdinando (RC);
  13. SMECO LAZIO srl a socio unico, con sede a Roma;
  14. TEC.AL.CO. s.r.l., con sede a San Ferdinando (RC) ed unità locali a Brescia

 

e di due esercizi pubblici, il Bar “Winner” e il ristorante pizzeria “Naos” siti a Reggio Calabria frazione Gallico, ritenuti riconducibili a soggetti indagati per associazione mafiosa, per un valore economico complessivo stimato in € 42.500.000 circa.

L’indagine “Reghion” – dal nome greco della città che la storia vuole fondata intorno al 730-720 a.c. sulla riva destra del Calopinace – mirata a verificare il buon andamento del settore lavori pubblici del comune di Reggio Calabria, ha dimostrato l’esistenza di un “comitato d’affari” capace di gestire la “macchina amministrativa comunale”, nell’interesse della ‘ndrangheta: posizione verticistica è occupata dall’Avv. Paolo ROMEO, di recente coinvolto in altra operazione di P.G., e dal dirigente pro tempore del settore “Servizi Tecnici” del comune di Reggio Calabria Arch. Marcello CAMMERA, a cui viene contestata l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa e le cui condotte si sono sostanzialmente concretizzate in una serie di azioni poste in essere al fine di consentire a imprese mafiose l’ottenimento di appalti, aggirando o eludendo la normativa antimafia, veicolando contratti multimilionari in favore di alleanze imprenditoriali nelle quali l’Avvocato ROMEO aveva significativa influenza e co-interessenze, creando condizioni pretestuose per orientare, illecitamente, l’aggiudicazione di appalti pubblici.

Il modus operandi dell’Arch. CAMMERA si sostanziava nella capacità di creare, artatamente, veri e propri stati di necessità e urgenza, tali da porre chi si trovava nella posizione di dover decidere innanzi a una situazione in cui le alternative erano la sospensione dei lavori col rischio di vedere perduti milioni di euro di investimenti, oppure la loro prosecuzione che finiva con l’assecondare il piano criminale fraudolento, congegnato dal dirigente; in tale scenario - reso ancora più ostico dalla pressione mediatica e politica creata ad arte da componenti dell’associazione segreta coordinata da Paolo Romeo - tra la possibilità di creare un danno a un’economia locale già indebolita, attuando scelte ortodosse che avrebbero potuto generare gravi ripercussioni, anche sociali, chi aveva la responsabilità delle decisioni finiva per prediligere necessariamente la seconda ipotesi.

Tra le numerose opere pubbliche oggetto di indagine, particolare attenzione è stata riservata all’aggiudicazione della gara d’appalto pubblico[1] integrato, in project financing, avente ad oggetto il completamento e l’ottimizzazione del sistema di  depurazione delle acque, nonché la gestione delle risorse idriche nella città di Reggio Calabria, del valore di oltre € 250.000.000, il cui coordinamento era demandato al settore progettazione ed esecuzione LL.PP del Comune di Reggio Calabria. Le vicende connesse dapprima alla predisposizione del bando di gara, quindi all’aggiudicazione, infine alla stipula della conseguente convenzione tra l’ente pubblico e l’aggiudicatario del predetto appalto per la  gestione pluriennale del servizio idrico a Reggio Calabria, hanno costituito esempio paradigmatico del mercimonio delle pubbliche funzioni e della sottomissione dell’interesse pubblico a quello privato che sono gli elementi emergenti in maniera tanto disarmante e desolante, quanto eclatante dall’intera indagine.

Le investigazioni hanno evidenziato come Marcello CAMMERA, Luigi PATIMO, i cugini Alberto e Mario SCAMBIA, nonché Domenico BARBIERI e Paolo ROMEO, con l’ulteriore complicità del responsabile del servizio idrico del comune di Reggio Calabria, ingegnere Bruno FORTUGNO, sulla base di accordi corruttivi, abbiano posto in essere azioni volte a pilotare il bando del servizio idrico integrato in favore dell’unica impresa partecipante. Sarà proprio il fratello del dirigente Marcello CAMMERA, Franco Antonio CAMMERA a fornire uno spaccato inquietante degli accordi corruttivi evocando esplicitamente, in una conversazione intercettata, della questione “mazzette”. Si riporta un breve passaggio del dialogo captato: “Allora questo incontro, …è dovuto per un lavoro molto importante! …abbiamo deciso io e mio fratello di farlo, …perché, è venuta fuori di nuovo, …il discorso, “mazzette”….

 La procedura si è sviluppata durante il periodo in cui il Comune di Reggio Calabria aveva visto disciolti, per il pericolo d’infiltrazioni mafiose, i consessi elettivi – rappresentativi, sicché il governo dell’ente pubblico era stato assegnato ad una triade prefettizia. L’istruttoria, la progettazione e le vicende coeve e successive all’aggiudicazione erano state affidate al Comune di Reggio Calabria, mentre la gestione delle operazioni relative allo svolgimento della gara ed all’aggiudicazione erano affidate alla SUAP provinciale.

A seguito di due successive proroghe, proposte dal R.U.P. del Comune di Reggio Calabria e disposte dalla SUAP cui era affidata l’esecuzione della gara, l’aggiudicazione avveniva in favore dell’unico offerente, il Raggruppamento Temporaneo di Imprese composto dalla spagnola Acciona Agua Servicios S.L. ed Idrorhegion S.c.a.r.l. S.r.l., che grazie agli accordi corruttivi aveva potuto presentare il minimo ribasso dello 0,1%. I cugini Alberto e Mario SCAMBIA sono tra i principali referenti di “IDRORHEGION SCARL S.r.l.”, società sorta all’esito di scissione di ramo d’azienda dalla “ACQUEREGGINE SCARL S.r.l.”. Quest’ultima ha gestito per lunghi anni il sistema di depurazione delle acque, appaltatole dal Comune di Reggio Calabria; mentre, la prima è sorta dalla scissione della seconda, con novazione della relativa partecipazione sociale. Le indagini hanno permesso di accertare che il dominus delle scelte imprenditoriali fosse Alberto Scambia, il cui rilievo dominante emerge, tra l’altro, durante un dialogo intercorso tra Marcello CAMMERA e BARBIERI Domenico che affermerà: “…La conv, la convenienza di  …” “… SCAMBIA, mettiamola così, poi pure la mia perché io poi ho il 26% quindi se guadagno centomila euro in più 26 sono miei, settanta sono i suoi ma venti trenta sono i miei insomma…”.

L’altro socio di fatto e, comunque, soggetto gerente la Idrorhegion S.c.a.r.l., è proprio il citato Domenico BARBIERI, cugino dell’Avv. Paolo ROMEO, attraverso il controllo delle restanti quote sociali, pari al 24,4% del totale, intestate alla GEAR S.r.l. Nella Idrorhegion S.c.a.r.l., il BARBIERI svolge il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione e ha investito nella società – sin da quando il ramo d’azienda era ancora incorporato nella Acquereggine – notevoli risorse finanziarie, svolgendo anche una significativa attività di ristrutturazione organizzativa che aveva ridato vigore all’azienda, superando talune difficoltà registrate sotto la presidenza MALLAMACI (espressione della IAM S.p.a.), allorquando la gestione ed organizzazione aziendale era dominata da Alberto SCAMBIA.

Altro protagonista della vicenda, come detto, è l’Avvocato Paolo ROMEO. Le indagini hanno accertato come il ROMEO, seppur non rivesta alcun ruolo formale nella vicenda, oltre a palesare cointeressenze imprenditoriali con BARBIERI Domenico, vantasse uno speciale rapporto di solidarietà ed influenza nei riguardi di Marcello CAMMERA, sicché era messo a parte dal BARBIERI dei progressi delle trattative per il mercimonio dei pubblici ufficiali e delle conseguenti loro attività abusive. Ed in questo contesto, il ROMEO interveniva, reiteratamente, per sollecitare CAMMERA e FORTUGNO ad aderire alle pretese degli imprenditori privati, ma anche per comprendere talune dinamiche amministrative connesse al pagamento delle “mazzette”.

Ulteriore personaggio cardine della vicenda corruttiva è Domenico KAPPLER, ancorché – anch’egli – privo di cariche formali che giustificassero il suo coinvolgimento nella vicenda. Si tratta di un manager, legato da stretti rapporti imprenditoriali con Alberto SCAMBIA. Le indagini hanno dimostrato come KAPPLER palesasse evidenti interessi ed attiva partecipazione nella gestione operativa di Acquereggine S.c.a.r.l. e Idrorhegion S.c.a.r.l., significativa capacità d’influenza presso ACEA S.p.a., ma soprattutto svolgesse il ruolo di amministratore delegato della società pubblica “RISORSE PER ROMA” S.p.a. [2], attraverso la quale era conferito al CAMMERA un incarico professionale che costituiva una porzione del prezzo  della sua corruzione.

Sergio LUCIANETTI è l’amministratore unico e socio di maggioranza (detenendo il 60% delle quote) della PROG.IN S.r.l., l’impresa a cui il R.T.I. aggiudicatario dell’appalto investigato aveva affidato la concreta esecuzione della progettazione delle opere appaltate.

Luigi PATIMO è il rappresentante della società spagnola ACCIONA AGUA SERVICIOS S.L. (filiazione della ACCIONA AGUA S.A., società leader del settore, con sede ad Alcobendas - Madrid, dei cui requisiti economici e strutturali si è avvalsa la prima, per partecipare alla selezione indetta dal Comune di Reggio Calabria) che con la citata Idrorhegion S.c.a.r.l., ha costituito dapprima il R.T.I. unico partecipante e, quindi, aggiudicatario del bando di gara per la depurazione delle acque ed il servizio idrico della città di Reggio Calabria, quindi, sempre in compartecipazione con Idrorhegion S.c.a.r.l., ha costituito la società di progetto RHEGION AGUA S.c.a.r.l. tramite la quale doveva essere gestito l’appalto, intorno al quale ruotano le vicende corruttive oggetto d’indagine.

Per come emerso dalle indagini, all’inizio del 2014 si approssimava la scadenza dei contratti di gestione dei servizi di depurazione e dell’idrico, e il comune di Reggio Calabria per sopperire alle carenze del settore, ricorreva al sistema del project financing. Alberto SCAMBIA e Domenico BARBIERI, grazie alle informazioni riservate fornite da CAMMERA e FORTUGNO, si adoperavano con largo anticipo nel predisporre le condizioni economico-finanziare necessarie per poter partecipare al bando di gara. L’obiettivo è quello di creare “ad arte” condizioni tali da escludere la concorrenza di altre imprese o raggruppamenti temporanei di imprese, e una volta certi di concorrere “in solitudine”, ricorrendo all’istituto della proroga dei termini di scadenza del bando di gara, aggiudicarsi la stessa con il minimo del ribasso. Il bando, quindi, è stato viziato ab origine dagli accordi corruttivi preesistenti tra l’impresa e i dipendenti pubblici CAMMERA e FORTUGNO i quali, al fine di creare una sorta di  “sbarramento” e impedire la partecipazione delle piccole/medie imprese alla gara, innalzavano i parametri dei requisiti economici di partecipazione.

Nello stesso bando, al fine di massimizzare i profitti del concessionario, CAMMERA e FORTUGNO indicavano un fatturato di volumi d’acqua difforme, da quello realmente consumato nel capoluogo reggino, creando le condizioni, affinchè il RTI aggiudicatario potesse conseguire fraudolente restituzioni milionarie da parte del Comune di Reggio Calabria.

Inoltre il dirigente Marcello CAMMERA si determinava a richiedere due proroghe della scadenza del termine ultimo di presentazione delle offerte al fine di consentire alla cordata “ACCIONA-IDRORHEGION” di acquisire la matematica certezza di non incontrare la concorrenza di altre partecipanti, riuscendo così ad aggiudicarsi l’appalto con un ribasso assolutamente irrisorio, pari allo 0,1%.

       E gli atti contrari dei pubblici ufficiali corrotti proseguivano anche in relazione alla predisposizione dello schema di convenzione che avrebbe dovuto essere sottoscritto dalla Giunta Comunale di Reggio Calabria. L’atto di regolamento del rapporto, infatti, era redatto in maniera completamente sbilanciata in favore del concessionario, prevedendo che dei maggiori risparmi di spesa che da ciò le imprese avrebbero conseguito si sarebbero fatti carico gli unici soggetti indifesi nella perniciosa progettazione del piano criminale: i cittadini di Reggio Calabria. Era stato, infatti, previsto che tali maggiori costi avrebbero zavorrato le bollette dell’utente finale

 

 

     

Alla data odierna la convenzione per la gestione del servizio idrico e depurazione non risulta essere stata ancora firmata dalla Giunta Comunale.

Le condotte corruttive del gruppo ACCIONA, rappresentato da  Luigi PATIMO, nei confronti del dirigente del settore servizi tecnici del comune di Reggio Calabria Marcello CAMMERA e dell’Ing. Bruno FORTUGNO, possono essere sintetizzate efficacemente:

  • nella promessa di assunzione di Paolo CAMMERA, figlio di Marcello, da parte di una società collegata ad ACCIONA AGUA;
  • nell’assegnazione di un incarico ad Antonio CAMMERA, fratello di Marcello, nell’ambito della materia di depurazione delle acque connesso al nuovo appalto di gestione;
  • nell’assunzione del figlio del compare d’anello di Marcello CAMMERA, già dipendente di IDRORHEGION, all’interno della nuova società di gestione del servizio di depurazione;
  • nell’instaurazione di un rapporto di collaborazione professionale tra Giandomenico FORTUGNO, figlio di Bruno, e lo studio di progettazione PROG.IN. di Sergio LUCIANETTI in Roma;
  • nella promessa di Domenico KAPPLER, per conto del gruppo ACCIONA-IDRORHEGION, di assunzione di Giandomenico FORTUGNO in ACEA S.p.a. o in una società ad essa collegata.

 

Marcello CAMMERA risulta inoltre aver ricevuto altre utilità e promesse anche da Domenico BARBIERI, Alberto SCAMBIA, Domenico KAPPLER e Paolo ROMEO come di seguito sintetizzato:

  • BARBIERI Domenico versa la propria “mazzetta” all’architetto Marcello CAMMERA ancor prima della pubblicazione del nuovo bando di gara. In relazione alla vecchia gestione del servizio di depurazione svolto da ACQUEREGGINE, il dirigente comunale aveva ottenuto dal BARBIERI un posto di lavoro per il fratello Antonio CAMMERA. Quest’ultimo percepisce reddito sin dal 2013 dalla società “ALLUMINIO CONDUTTORI”, società riconducibile a Domenico BARBIERI utilizzando tale rapporto di lavoro solo quale fonte di reddito e comunque solo saltuariamente quale occasione di effettiva prestazione lavorativa.
  • Antonio CAMMERA ha ricevuto da Alberto SCAMBIA un’offerta lavorativa per un incarico da svolgere a Cosenza, offerta rifiutata dal CAMMERA in quanto ritenuta poco remunerativa.
  • Alberto SCAMBIA ha prima prospettato al CAMMERA un potenziale ricorso alla giustizia amministrativa per farsi riconoscere gli interessi moratori relativi ad alcune fatture non pagate in tempo dal comune ad ACQUEREGGINE. Marcello CAMMERA, che ha firmato un documento che riconosce tali interessi a carico del comune, usa tutta la sua influenza su SCAMBIA, PATIMO e BARBIERI affinché Alberto SCAMBIA rinunci al contenzioso col comune, che avrebbe potuto esporlo ad un procedimento innanzi alla Corte dei Conti.
  • Alberto SCAMBIA e Domenico KAPPLER hanno concesso a titolo di tangente un incarico professionale a Marcello CAMMERA del valore di 11.600 euro per il tramite della società “RISORSE PER ROMA S.p.a.”;
  • Paolo ROMEO ha offerto, unitamente a Teresa MUNARI, appoggio “mediatico” a Marcello CAMMERA quando questi rischiava di perdere la “poltrona” di dirigente del settore servizi tecnici del comune di Reggio Calabria, permettendogli comunque al cambio di incarico di mantenere una branca attinente ai lavori pubblici; nel corso delle indagini sono state registrate infatti “campagne di mutuo soccorso” poste in essere tra i sodali, per difenderne la rispettiva onorabilità e immagine di fronte all’opinione pubblica, tra le quali la più evidente quella condotta da Paolo ROMEO e dalla giornalista Teresa MUNARI, prodigatisi nel difendere Marcello CAMMERA dagli attacchi della politica locale, che a più riprese aveva annunciato pubblicamente di voler procedere alla rotazione dei dirigenti comunali. La predetta giornalista utilizzerà tutta la sua influenza sulla stampa locale, e le proprie aderenze con esponenti politici, al fine di rintuzzare gli attacchi mediatici al dirigente, concedendogli interviste tese a riabilitarne l’immagine pubblica e attaccando i suoi oppositori
  • Domenico BARBIERI ed Alberto SCAMBIA, durante la riunione tenutasi a casa di Marcello CAMMERA, hanno offerto ulteriori vantaggi al dirigente al fine di ottenere la seconda proroga ai termini di scadenza di presentazione delle offerte del bando;

 

In sintesi, gli imprenditori indagati hanno costituito una stabile organizzazione con predisposizione di fondi neri e ripartizione degli incarichi corruttivi in un contesto organizzato tipico di soggetti professionalmente dediti a sviluppare la propria attività aziendale ed incrementare la propria capacità economica e di accaparramento di flussi economici pubblici, praticando professionalmente la corruzione. E’ lo stesso Toni CAMMERA a descrivere Alberto SCAMBIA quale “stabile corruttore”, mentre BARBIERI si muoveva sul mercato grazie alle relazioni privilegiate con Paolo ROMEO ed i legami che lo stesso vanta nel sistema imprenditoriale, politico ed amministrativo, grazie al suo ruolo di membro della componente riservata della ndrangheta e di un’associazione segreta funzionale ad agevolare gli interessi quest’ultima. Ed a tale associazione pare del tutto integrato anche Marcello CAMMERA.

Quello di cui fanno parte gli imprenditori e professionisti indagati è un collaudato sistema, organizzato per la consumazione di una pluralità di corruzioni.

Benché provenienti da diverse realtà imprenditoriali e diverse esperienze professionali, Alberto SCAMBIA, Luigi PATIMO e Domenico BARBIERI avevano costituito un fondo nero, che fungeva da “stanza di compensazione” per la ripartizione dei proventi delle attività delittuose e delle spese extracontabili, molte delle quali funzionali alla corruzione dei pubblici ufficiali. “Portare in conto” era il termine utilizzato per riferirsi alla citata stanza di compensazione delittuosa. Inoltre, tutti avevano co-interessenze dirette o indirette in più ampie strutture imprenditoriali, nelle quali godevano di credito personale e relazioni privilegiate, all’interno delle quali chiedere ed ottenere - in funzioni di stabili relazioni personali di tipo sinallagmatico – utilità connesse all’occultamento del mercimonio di pubblici ufficiali ovvero alla creazione di fittizie relazioni economiche nelle quali occultare i flussi illeciti generati dalle condotte accertate.

Un vero e proprio sistema funzionale ad intercettare ed orientare flussi di spesa pubblica, per acquisire relazioni privilegiate ed illecite con la Pubblica Amministrazione, acquisendo enormi profitti a danno della stessa.

Sono state altresì accertate, nel corso delle indagini, gravi irregolarità commesse da CAMMERA Marcello in favore di BARBIERI Vincenzo Carmine, che hanno di fatto favorito l’impresa individuale di quest’ultimo, in quanto non immediatamente esclusa, ancorché gravata da interdittiva antimafia, con conseguente risoluzione del contratto, nei lavori inerenti gli “interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico nel bacino della fiumara Gallico”.

BARBIERI Vincenzo Carmine è infatti titolare di impresa operante nel settore delle costruzioni edili, opere stradali, acquedotti, fognature ed impianti idraulici, destinatario di certificato interdittivo antimafia emesso dalla Prefettura di Reggio Calabria, poiché indagato – unitamente al fratello, anch’egli imprenditore edile – nel procedimento penale scaturito dall’indagine c.d. “META” per associazione di tipo mafioso ed altro.

L’impronta d’illegalità funzionale a privilegiare gli interessi privati, in pregiudizio di quelli pubblici, di cui CAMMERA aveva permeato la sua gestione del proprio Ufficio aveva indotto gli imprenditori collusi con la ‘ndrangheta che quella fosse la prassi ordinaria, al punto che il BARBIERI arrivava a minacciare gravemente il R.U.P. e il Direttore dei lavori – interpretando il rispetto delle regole da parte di questi come malevola intenzione di danneggiamenti nei propri confronti – al fine di indurli a adeguare il proprio comportamento all’atteggiamento “comprensivo” del CAMMERA, grazie al quale era riuscito ad ottenere extra-profitti, derivanti dai tempi più lunghi di formalizzazione della risoluzione contrattuale dei lavori relativi al bacino del Gallico.”

Domenico Salvatore

 


[1] Il bando relativo al citato appalto, con il titolo: “Citta' di Reggio Calabria - Piano Nazionale per il  Sud  - Project Financing - ATO 5 RC - completamento ed ottimizzazione dello schema  depurativo  dell'agglomerato  di  Reggio  Calabria", è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europea (G.U.C.E. - 02.04.2014) e successivamente sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U.R.I. 5a Serie Speciale - Contratti Pubblici n.41 del 09.04.2014)

[2]        RISORSE PER ROMA S.p.a., con sede legale a Roma in Piazzale degli Archivi n.34-35-36, già coinvolta nell’attività d’indagine “Mafia Capitale” condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Roma in relazione alla vicenda relativa all’affidamento del servizio di vigilanza del campo nomadi sulla Pontina, in epoca in cui presidente della società era proprio l’odierno indagato Domenico KAPPLER.

 

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