L'angolo della satira, a cura di Francesco Iachino. Gonzalo Higuain è costato un occhio della testa... 'Pecunia non olet'

L'angolo della satira,  a cura di Francesco Iachino. Gonzalo Higuain è costato un occhio della testa... 'Pecunia non olet'

7.08.2016  -  

(QUASI)  TRAGEDIA  PARTENOGRECA

 

Francesco Iachino

 

“Fu vera gloria? Ai posteri/ l'ardua sentenza: nui/ chiniam la fronte al Massimo/ Fattor, che volle in lui/ del creator suo spirito/ più vasta orma stampar./…”.   

Così scrisse per Napoleone, Alessandro Manzoni e la tifoseria partenopea.

Questo davvero pensava per Gonzalo Higuain.                                                                                           

Neppure Eris, malgrado tutto lo sconquasso, che scatenò tra gli Dei dell'Olimpo e tra i mortali sulla terra, s'immaginava,  che potesse disintegrarsi cotanto idillio assurto ormai a cotanta novella Divina Trinità, che nessun essere osava neppure guardare.  

Primo San Gennaro. Seguivano a ruota e appaiati, Diego Armando e Gonzalo ( non ancora santi ma lì lì per diventarlo ).

Ma l'inimmaginabile è accaduto. Fulmine a ciel sereno, anche Zeus pare incazzato: Gonzalo saluta e se ne va!!!!!!                                 

Ecco che, a tambur battente, volano gli stracci, imbevuti di veleno tra il Presidentissimo e il quasi beato ".

Ma come???!!! " Ci si  chiede con ansia estrema, tipo destini umani in gioco"

Quei due, non erano pappa e ciccia o culo e camicia, che dir si voglia?

" Vuoi vedere, che l'idillio paradisiaco, fosse tutta una pulcinellata da gettare in pasto al volgo sbraitante del San Paolo?”

Per cui ora, dall'alto della sacralità dei massimi altari, Higuain Gonzalo, rotola nella polvere più becera degli insulti immondi e sguaiati.                    

Ma cosa è successo? L'ansia di sapere è spasmodica; ma niente di più banale.

Vespasiano, l'ha azzeccata un paio di secoli addietro:" Pecunia non olet ".

Certo, i soldi non puzzano, ma emanano un fascino e un'attrattiva irresistibili.                                        

" Se Atene piange Sparta non ride "; si diceva così dalle parti del Peloponneso nel IV secolo AC .

Qui però, non è così.

Nel golfo partenopeo, s'impreca e si stramaledice. E sotto la mole, festeggiandosi sbellicano di grasse risate; immagine di orde uguali e speculari: a parti invertite.

Un uragano di beceraggini sabaude partirebbe da Torino verso la Napoli festante a tammuriate, tricchetracche, tupitù e fuochi d'artificio.                                                                                                                                                                  

Napoli novella Medea, ferita nell'intimo e nell'amor proprio più caro: la maglia azzurra da quel Gonzalo novello Giasone del nostro tempo avido, scaltro e ingrato.                                                                                                                                                            

Euripide, fa dire al coro che in Grecia si è perso il pudore. Nel calcio attuale, è solo una voce spenta del tempo trapassato. Sono  ormai morti e sepolti, i sani principii di lealtà sportiva: nessuno ucciderà i propri figli ( per fortuna ).

 

Solo lunghi bhuuu, insulti irriguardosi, fischi e striscioni farloccanti, faranno da cornice al ritorno di " core 'ngrato ", in quel San Paolo, che fu il suo regno. 

 

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