La poesia di Teresa Carmine Romeo si estrinseca in tenero sentimento, in lieve e dolce rappresentazione della vita, quella che fu, levigata dal nostalgico ricordo, e quella in essere dinamico, in un presente sempre diverso

La poesia di Teresa Carmine Romeo si estrinseca in tenero sentimento, in lieve e dolce rappresentazione della vita, quella che fu, levigata dal nostalgico ricordo, e quella in essere dinamico, in un presente sempre diverso

13 08 2016     04:18 - 

 

L'angolo della recensione

 

 

                                                                                       La Campana dell’ultimo treno

di Teresa Carmine Romeo- Aletti Editore

Villanova di Guidonia (RM)  - 

 

Recensione di Rosa Marrapodi

La poesia di Teresa Carmine Romeo si estrinseca in tenero sentimento, in lieve e dolce rappresentazione della vita, quella che fu, levigata dal nostalgico ricordo, e quella in essere dinamico, in un presente sempre diverso e, nonostante tutto, lusinghiero.

Il senso del vivere ed il mistero della morte costituiscono, infatti, in uguale misura, l’alternanza più frequentemente espressa nelle liriche prese in esame.

La vita appare sentita e vissuta come luce, sorriso e canto, su cui scende, implacabile, e non sempre al tramonto, la morte, la fine traumatica di un rapporto affettivo, da cui scaturisce il pianto, la solitudine, lo struggimento, il senso della disperazione, mitigato ed addolcito dalla convinzione che quello vero è sempre “un amore intramontabile”, che lega oltre il tempo ed oltre lo spazio.

Il dolce e l’amaro della vita si compendiano in una girandola mossa dalla forza dei sentimenti e dalla speranza, quella speme di ungarettiana memoria che rende “soldato e cittadino” di essa chiunque la professi, abbia anche i connotati della biblica ”Sarah. principessa della speranza”.

L’uomo, pur nel “naufragio dell’esistenza”, non perde mai il senso dell’”allegria”, dal sapore “delle caramelle, quelle colorate delle bancarelle… con le loro strane forme”, che addolciscono il nostro viaggio alla ricerca della “terra promessa”, là dove, in ogni caso, “la vita si burla di noi / regalando raggi di sole/ tra la pioggia,/ come pezzi di cristallo tra le lacrime./ “

La vita va accettata per quello che è, nelle sue sfaccettature liete ed in quelle dolorose, “senza paura e senza smarrimento” per l’uomo, zingaro e nomade nel suo “ errare senza meta”, certo di essere “un albero senza radici”.

Gli affetti familiari e l’amicizia occupano tanta parte dell’attenzione dell’autrice: due salde ancore a cui si aggrappa nel suo iter poetico alla ricerca della vera essenza della vita; due sentimenti che ancorano in quanto danno certezze affettive.

Ed essi, comunque, non rappresentano l’unico suo centro d’interesse, dal momento che la Romeo può spendere un’altra sua creativa risorsa, la pittura, con cui colorare la vita inventandosi “ un’altra primavera/ tingendo il pennello nell’arcobaleno”, passione che arricchisce e completa la sua fantasia poetica.

E’ con questo messaggio di vita e di libera invenzione che la rassegna lirica della Romeo si chiude. Le auguriamo, davvero, che essa non sia “La campana dell’ultimo treno”, ma il campanello di pascoliana memoria, quello che trilla nel nostro animo per svegliare la musicalità della nostra fantasia e della creatività. Ad maiora !

Bruzzano Zeffirio, 30 Maggio 2016 Rosa Marrapodi

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