Il disastro ferroviario di Corato nelle Puglie, 25 morti e cinquanta feriti, forse un errore umano all'origine della sciagura

Il disastro ferroviario di Corato nelle Puglie, 25 morti e cinquanta feriti, forse un errore umano all'origine della sciagura

 

12 luglio 2016-La procura di Trani indaga per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario per la tragedia che si è verificata oggi in Puglia dove due treni si sono scontrati frontalmente a Corato. Al momento il fascicolo è stato aperto a carico di ignoti.

PUGLIA DISASTRO FERROVIARIO NELLO SCONTRO FRA DUE TRENI DELLA SOCIETÀ PRIVATA FERROTRAMVIARIA SPA. BILANCIO PROVVISORIO 25 MORTI E 50 FERITI

Domenico Salvatore

Non era una ‘tradotta’, ma per venticinque pendolari morti e cinquanta feriti si è rivelata la tomba…

“La tradotta che parte da Torino/ a Milano non si ferma più/ ma la va diretta al Piave,/ ma la va diretta al Piave./ La tradotta che parte da Torino/ a Milano non si ferma più/ ma la va diretta al Piave/, cimitero della gioventù/. Siam partiti, siam partiti/ in ventisette,/ solo in cinque siam tornati qua,/ e gli altri ventidue?/ e gli altri ventidue?/ Siam partiti, siam partiti/ in ventisette,/ solo in cinque siam tornati qua,/ e gli altri ventidue?/ sono morti tutti a San Donà./ A Nervesa, a Nervesa c'è una croce/ mio fratello è sepolto là,/ io c'ho scritto su Ninetto,/ io c'ho scritto su Ninetto./ A Nervesa, a Nervesa c'è una croce/ mio fratello è sepolto là,/ io c'ho scritto su Nineto,/ che la mamma lo ritroverà./ Cara suora, cara suora son ferito/ a domani non c'arrivo più,/ se non c'è qui la mia mamma,/ se non c'è qui la mia mamma./ Cara suora, cara suora son ferito/ a domani non c'arrivo più,/ se non c'è qui la mia mamma,/ un bel fiore me lo porti tu./ “

Viaggiare in treno è una grossa comodità per milioni di viaggiatori che ogni giorno si spostano su e giù per l’Italia.

Intere generazioni per andare al lavoro nei campi, nelle fabbriche, negli uffici, nei negozi, nelle scuole, nelle ferrovie, spesso si alzano di buon mattino e rientrano a sera.

Che cosa si fa in treno? Chi ha la prenotazione per la cuccetta, si sdraia e dorme per quasi tutto il tempo del percorso. Specialmente se dovesse capitare di notte.

E gli altri? Intanto, c’è la caccia al posto a sedere. I più fortunati trovano un comodo sedile e non lo mollano mai, se non per andare a bagno, ma mettono sempre una borsa per segnalare ‘occupato’.

Ci si presenta e si fa amicizia con gli altri occupanti, che a quel punto, diventano sacri, santi ed inviolabili. Se il tragitto è lungo, si spazia negli argomenti. In questo momento si parla di sport.

La discreta figura della nazionale italiana ai Campionati Europei di Francia. La sorpresa Portogallo che li ha vinti, battendo la Francia ai tempi supplementari con una rete di Eder.

Pellè per …il ‘cucchiaio’ sbagliato ai calci di rigore è stato ingaggiato da una squadra cinese per una cifra vicina ai 40 milioni, per due anni.

Nibali al Tour de France, ha incassato mezz’ora di ritardo nelle prime tappe. Poi si passa ai fatti del giorno. Brexit, le elezioni americane, la Russia, l’Isis, il razzismo e così via.

Quindi si scivola verso la convenienza dell’euro: restare in Europa od uscire’; la crisi economica, il femminicidio.

E sulle temperature alte, spazio a Caligola, Virgilio, Caronte, Flegetonte, Scipione, Nerone, Ulisse e Minosse.

Si parla liberamente dopo un centinaio di chilometri. Si disputa sull’aria condizionata, sui finestrini, sulle tendine sulla porta dello scomparimento.

Ad ogni stazione il bigliettatio o controllore urla, Villa San Giovanni, Gioia Tauro, Paola, Maratea, Napoli, Roma…

La discussione scivola inevitabilmente sui fatti personali. Vicende di carcere o galera, di matrimonio, di fidanzamento, di malattia, di avventure ecc.

E sulla droga ovviamente: a scuola o sulle piazze. La marijuana e la sua liberalizzazione :è bene, è male.

La scuola così com’è va bene o dev’essere riformata? I professori sono severi o arrendevoli? Il peso della bocciatura ecc.

I passeggeri che non hanno argomenti, si dedicano alle parole crociate oppure schiacciano un pisolino.

Alcuni dei viaggiatori sono stati colti nel sonno. Altri, hanno visto la morte con gli occhi. C’è tranquillità. Nessuno, pensa allo scontro frontale sul binario unico.

I lanci dell’Ansa:”Lo scontro tra due treni nel percorso Corato - Andria, in Puglia, è avvenuto su una tratta delle Ferrovie del Nord Barese che fanno capo alla Ferrotramviaria SpA, azienda con capitale interamente privato costituita nel 1937 dal Conte Ugo Pasquini che nello stesso anno acquisì dalla "Société des Chemins de Fer Economiques" di Bruxelles, la tramvia Bari Barletta continuandone la gestione.

Durante gli anni Cinquanta la Ferrotramviaria dette un forte incremento al progetto di ammodernamento della linea: il nuovo tracciato a singolo binario elettrificato venne inaugurato nel 1965 e contestualmente venne iniziato il servizio autobus integrativo parallelo alla ferrovia, in funzione ancora oggi.

Nel 1965 l'azienda ha attivato la linea ferroviaria Bari-Barletta, che collega a Bari importanti Comuni del nord barese: Bitonto, Terlizzi, Ruvo, Corato, Andria, Barletta e il quartiere di Bari Palese con due fermate ai margini periferici.

Si snoda su un percorso lungo 70 Km su linea elettrica, a binario unico sul tratto Bari-Fesca San Girolamo e Ruvo-Barletta, e doppio binario sul tratto Fesca San Girolamo-Ruvo.

Dal 2008 Ferrotramviaria SpA ha avviato un progetto di sviluppo, ammodernamento e rafforzamento del proprio servizio sul territorio, a partire dal progetto per la Ferrovia Metropolitana San Paolo che collega il quartiere residenziale San Paolo all'area centrale della città di Bari, garantendo il collegamento diretto con l'Ospedale San Paolo.

A questo progetto si unisce la creazione di nuove fermate intermedie, sulle tratte già esistenti, come quella inaugurata in Via La Pira a Bitonto, e il raddoppio della tratta ferroviaria tra Ruvo di Puglia e Corato, sulla linea Bari-Barletta.
    La ferrovia, spiega il sito di Ferrotramviaria SpA, negli anni è diventata un riferimento nel panorama del trasporto pubblico locale Pugliese per il numero costantemente crescente di pendolari. 

E' salito a 23 il numero delle vittime dello scontro fra i due treni che viaggiavano lungo la linea ferroviaria Bari nord, fra Corato e Andria.

Sono, invece, una cinquantina i feriti, ricoverati negli ospedali della zona, la maggior parte dei quali ad Andria, Corato, Barletta, Bisceglie, alcuni a Terlizzi, al policlinico di Bari.

Il numero delle vittime dello scontro tra i due treni di   potrebbe essere destinato a salire ulteriormente.

La procura di Trani indaga per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario. Al momento il fascicolo è stato aperto a carico di ignoti.

"Bisogna fare piena luce su questa inammissibile tragedia: occorre accertare subito e con precisione responsabilità ed eventuali carenze".

E' quanto chiede il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione. 

Il governo riferirà sullo scontro dei treni in Puglia. Lo ha annunciato all'Assemblea di Palazzo Madama il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti. 

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è giunto sul luogo del disastro ferroviario, accompagnato dal ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio.

Nella collisione uno dei due macchinisti è morto mentre non si hanno, al momento, notizie della sorte del collega che era sull'altro convoglio.

Lo ha reso noto una fonte della società ferroviaria. L'impatto frontale, avvenuto all'inizio di una curva su binario unico, è avvenuto in aperta campagna.

Uno dei due convogli era partito da Corato ed era diretto ad Andria e l'altro, viceversa, proveniva da Andria e andava in direzione Corato. 

A bordo di quel treno, ogni giorno, oltre ai pendolari e agli studenti, ci sono anche molti viaggiatori che devono raggiungere l'aeroporto di Bari Palese.

La zona è sorvolata da numerosi elicotteri e sul posto è stato allestito un campo per i soccorsi sanitari.

Viene distribuita acqua. "E' una scena surreale", racconta chi è sul posto. "Una scena spaventosa, allucinante", dice un agente di polizia, con la divisa impolverata e i guanti sulle mani impegnato a scavare tra i detriti. L'uomo è tra i primi giunti sul posto dopo l'impatto e racconta all'ANSA: "Ho visto persone morte, altre che chiedevano aiuto, persone che piangevano. La scena più brutta della mia vita".

Papa Francesco ha espresso la "sua sentita e cordiale partecipazione al dolore che colpisce tante famiglie" coinvolte nell'incidente ferroviario avvenuto in Puglia.

E' quanto afferma un telegramma inviato a nome del Pontefice dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, al vescovo di Bari, mons. Francesco Cacucci Papa Francesco ha assicurato "fervide preghiere di suffragio per quanti sono tragicamente morti" e, ha invocato dal "Signore per i feriti una pronta guarigione". 

Non c'è ancora il numero definitivo delle vittime di quella che il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha definito "un'inammissibile tragedia".

L'ultimo conto è fermo a venti morti ed oltre cinquanta feriti, ma i soccorritori sono ancora al lavoro sulla tratta a binario unico tra Andria e Corato, dove questa mattina si sono scontrati due treni della società privata Ferrotramviaria Spa.

La scena dell'incidente e' surreale, alcune carrozze dei due convogli che si sono letteralmente sbriciolate nel violentissimo impatto frontale e pezzi di lamiera sparsi ovunque nella campagna al lato dei due binari.

E' subito iniziato il faticoso lavoro di estrarre i corpi dalle ferraglie. I vigili del fuoco hanno tirato fuori vivo un bambino di pochi anni, portato via con un elicottero.

Non ce l'ha invece fatta uno dei feriti che era stato trasportato all'ospedale di Barletta.

Il macchinista di uno dei due treni è morto, mentre non si hanno notizie di quello dell'altro convoglio.

Numerose persone sono rimaste incastrate tra le lamiere dei due treni per molto tempo perchè i soccorsi sono stati resi difficili dal fatto che l'impatto frontale, avvenuto all'inizio di una curva del binario unico, è avvenuto in aperta campagna.

I corpi abbracciati di una madre e di sua figlia sono stati trovati dai primi soccorritori sul luogo dove questa mattina si è verificato lo scontro tra due treni che ha causato vittime e feriti. 

La Croce Rossa Italiana, tramite il Comitato regionale e la Sala operativa regionale della Puglia, ha mobilitato 50 volontari e alcuni mezzi.

Le Infermiere Volontarie CRI degli Ispettorati II.VV. di Bari e Andria hanno raggiunto l'ospedale di Andria dove stanno arrivando i numerosi feriti per fornire supporto psicologico.

Sono inoltre attive le Sale Operative Provinciali della Croce Rossa Italiana di Bari, Andria e Barletta.

La procura di Trani indaga per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario per la tragedia che si è verificata oggi in Puglia dove due treni si sono scontrati frontalmente a Corato.

Al momento il fascicolo è stato aperto a carico di ignoti.

I precedenti

Incidenti ferroviari italiani piú gravi

2 mar 1944

Balvano (PZ)

Incidente in galleria

526 morti

23 dic 1961

Catanzaro

Deragliamento

70 morti e 27 feriti

31 mag 1962

Voghera (PV)

Scontro tra treni

63 morti e 40 feriti

15 apr 1978

Murazze di Vado (BO)

Scontro tra treni

48 morti e 76 feriti

21 nov 1980

Curinga ed Eccellente (CZ)

Scontro tra treni

20 morti e 112 feriti

7 gen 2005

Crevalcore (BO)

Scontro tra treni

17 morti e 15 feriti

29 giugno 2009

Viareggio (LU)

Deragliamento

ed esplosione di gpl

32 morti

12 aprile 2010

Laces (BZ)

Deragliamento

9 morti e 28 feriti

Lo scontro è avvenuto non lontano da Corato, in curva ed in aperta campagna. I soccorsi, non sono stati tempestivi. Scoppia la polemica.

Gli ospedali hanno fatto il pieno. Alcune carrozze dei due convogli che si sono letteralmente sbriciolate nel violentissimo impatto frontale e pezzi di lamiera sparsi ovunque nella campagna al lato dei due binari.

 Numerose persone sono rimaste incastrate tra le lamiere dei due treni per molto tempo.

Non c'è ancora il numero definitivo delle vittime di quella che il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha definito "un'inammissibile tragedia".

Lira la rabbia e la collera, ribollono come il magma sotto i campi flegrei a Pozzuoli.

I feriti gridano, urlano, strepitano e scalpitano come i lapilli, cenere e lava nella Valle del Bove.

Arrivano un po’ tutti, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Polizia urbana, volontari, parenti, amici e conoscenti dei feriti e delle vittime.

Si poteva evitare, non si poteva evitare. I morti sono tanti, tantissimi e i feriti almeno il doppio.

Un’immane tragedia. Sul posto anche il procuratore aggiunto Francesco Giannella.

Arrivano gli operai della ditta del caro estinto, medici, infermieri, medici legali e tante ambulanze; a parte le

Macchine dei soccorritori e quelle dei parenti, informati della sciagura dai telegiornali e dai telefonini.

L’ultimo bollettino è agghiacciante:Venticinque i morti recuperati finora tra i rottami, mentre i feriti sono oltre cinquanta. "

Si teme che il bilancio possa assumere dimensioni ancora più tragiche.

Domenico Salvatore

AGGIORNAMENTO DISASTRO FERROVIARIO IN PUGLIA 13 LUGLIO 2016, FONTE ANSA

 

BINARIO MORTE-"Quel rumore, non lo dimenticherò mai. E poi il buio, i lamenti. Le grida, tante grida. Riesco ad alzarmi, comincio a camminare, mi accorgo che sotto di me ci sono dei cadaveri. Li pesto, vado avanti. Cerco Matteo, mio marito. Urlo il suo nome, ma lui non mi sente. Poi riesco a trovarlo: è incastrato nelle lamiere. Scavo con le mani, cerco di togliergli di dosso quei pezzi di ferro. Alla fine ci riesco, non so neanche io come, e attraverso un buco del treno lo porto fuori. Restiamo lì, abbracciati. Poi qualcuno ci separa e ci porta in ospedale. L'ho rivisto ora".

Giuseppina Rutigliani accarezza la mano di Matteo Mascoli: stanno insieme da 40 anni e stavano andando a Corato all'istituto dove è ricoverato il loro figlio disabile. Dovevano pagare la retta. Ora invece sono ricoverati all'ospedale Bonomo di Andria, assieme ad altri 26 sopravvissuti dello 'Scontro'. Loro ce l'hanno fatta, possono raccontare l'incubo che hanno vissuto e l'orrore che si porteranno dentro per sempre, dopo aver visto certe immagini. Ad esempio quelle che descrive con le lacrime agli occhi Enza, l'operatrice del 118 di Corato. "Quando siamo arrivati c'erano pezzi di corpi ovunque. Ad un certo punto abbiamo visto una donna che era come rannicchiata su se stessa, con le braccia incrociate sul petto. Ci siamo avvicinati e abbiamo capito: tra le braccia stringeva la sua bambina, ha cercato di proteggerla in tutti i modi. Enza non riesce ad andare oltre, dice solo: "le lamiere, le lamiere l'hanno dilaniate". Al Bonomo i sopravvissuti li riconosci dallo sguardo perso nel vuoto. Dalla labbra che ancora tremano per la paura. Monica Gigantiello sta andando a fare una tac, ha 24 anni. "Ero seduta di spalle, ho sentito soltanto un boato invadere tutto il vagone e poi mi sono ritrovata a terra. Tra noi c'era un signore che lavorava per il 118 e ci ha salvato, è riuscito a farci uscire".

Cosa hai visto Monica? "Non voglio ricordare, ma non riesco a mandare via tutte le urla". Sabino, invece, ricorda. Lui è il figlio del vecchio primario del pronto soccorso dell'ospedale di Andria. "Mai avrei pensato di essere testimone di quello che papà mi ha raccontato tante volte, mai avrei creduto di poter vedere così tanto orrore". E invece non è andata così. "Per miracolo, sono vivo per miracolo. Non mi ricordo nulla, sono vivo per miracolo" butta fuori con un filo di voce Michele, 35 anni. A lui gli è andata bene, solo qualche ferita lieve. Si aggira per il pronto soccorso come uno zombie, qualcuno che è tornato da laggiù. Ognuno di quelli che ce l'ha fatta, dicono i medici, è sotto choc. Continuano a ripetere di aver visto decine di cadaveri, di sentire ancora le urla della gente attorno a loro. Oppure stanno in silenzio. Samuele ha 6 anni, è in un lettino del reparto pediatria con una serie di schegge di vetro nel corpo.

"Gliele stanno ancora togliendo" dicono i medici che cercano in tutti i modi di proteggere questo cucciolo: era sul treno con la nonna, con cui era in vacanza in Puglia. Tornavano da una gita a Bari. Ora è solo nella stanza: della nonna non c'è più traccia e i genitori devono ancora arrivare da Milano. L'unica speranza è che non abbia visto troppo. E chissà cosa ha visto, cosa ha pensato, Giuseppe Acquaviva. Chissà se ha fato in tempo a pronunciare qualche parola. Perché la sua morte è pura follia, un maledetto sbaglio. Giuseppe faceva il contadino, era nel suo campo questa mattina. Stava raccogliendo il frutto del suo lavoro. Poi è arrivato lo schianto, le lamiere che si contorcono, i finestrini che esplodono, i pezzi di ferro lanciati a velocità folle in tutte le direzioni. Uno di questi lo colpisce in piena testa. E' un attimo. "Non aveva alcun segno sul corpo - raccontano i medici del Bonomo - solo un buco impressionante in testa. Non c'era nulla da fare". Tranne che inserire il nome di Giuseppe nella lista dei morti del treno.

BINARIO MORTO, PAROLE E MUSICA DI...C'ERA ANCHE FULVIO SCHINZARI, VICEQUESTORE AGGIUNTO DELLA POLIZIA DI STATO, CAPO DELL'UFFICIO DEL PERSONALE DELLA QUESTURA DI BARI, CHITARRISTA PER HOBBY, STAVA RIENTRANDO A LAVORO DALLE FERIE

Poliziotto col grado di vicequestore aggiunto ma anche chitarrista, compositore, appassionato lettore, regista di spettacoli in cui fondeva musica e parole. Era tanto e di più Fulvio Schinzari, il poliziotto morto nella corsa fra due treni finita l'uno contro l'altro nel binario unico della linea Bari nord, che va da Corato ad Andria. Quel treno lo prendeva tutti i giorni per andare a lavorare a Bari.

L'aveva scelto, come racconta la sua amica Mirella Caldarone, perché così "poteva leggere, si sentiva tranquillo". Schinzari stava tornando al lavoro dopo le ferie. Da Andria, dove viveva con la moglie e due figlie (in un primo momento si era diffusa la notizia, poi smentita, che anche una di loro si trovasse sul treno). Quattro anni fa aveva assunto l'incarico di dirigente dell'ufficio del personale della questura di Bari.
Nato a Galatina (Lecce) 59 anni fa, nell'85 si era laureato in giurisprudenza e per quattro anni aveva fatto l'avvocato.

Nell'ottobre del 1989 la divisa da poliziotto, con vari incarichi. Il primo, per circa un anno, nel capoluogo pugliese come funzionario addetto alla Squadra mobile. Da fine '91 a inizio 2000 era stato funzionario al commissariato di Barletta come responsabile della squadra di polizia giudiziaria e, dal 2000 al 2002 aveva diretto il commissariato di Canosa.


Dal 2002 al 2005 è stato responsabile del settore Sicurezza e Protezione Civile presso il Comune di Andria e a seguire, per due anni, ha diretto il Commissariato di Corato. A Canosa, come dirigente del Commissariato, è tornato nel febbraio 2007: qui è rimasto fino al giugno 2012, quando ha assunto l'incarico di Dirigente dell'Ufficio del Personale della Questura di Bari. "Ad Andria molti non sapevano nemmeno che fosse un poliziotto", continua l'amica. Lei lo conosceva da sempre. Poi si erano persi e ritrovati grazie all'arte. ''Era un grande lettore - ricorda - appassionato dei principali autori di impegno civile ma non solo. E amava molto la musica. Suonava la chitarra, scriveva le musiche''.

Ad Andria aveva realizzato parecchi reading e spettacoli di musiche e testi. ''Ma ripeteva che non era un professionista e quindi non lo faceva per soldi o per mestiere, ma per passione''. Non a caso, le aveva detto che si sarebbe dedicato all'arte non appena fosse andato in pensione. L'ultima volta l'aveva incontrato per strada, uscendo dal cinema. ''Era un poliziotto anomalo se così si può dire ed era una bella persona'', aggiunge Caldarone. Nella città dove abitava, il passaparola si è diffuso velocemente, accompagnato dalla notizia del treno della morte.

Del resto la Bari nord è quasi nel dna di Andria. ''Si può dire che quel treno è come la metropolitana per chi abita a Roma. A tutti è capitato di prenderlo - fa notare l'amica di Schinzari - In fondo quei binari dividono la città in due, l'attraversano e ora per sempre. Ora è ancor di più una linea maledetta''.

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