Dionisio Solomòs

Dionisio Solomòs

20.07.2016 19:51  -  INIZIA UNA NUOVA RUBRICA - 

MONDO GRECO - 

RUBRICA LETTERARIA “DI FIORE IN FIORE” di Daniele Macris

 

 

Mi è gradita occasione riprendere il dialogo con i lettori della Bovesia, grazie alla cordialità e all’amicizia di Elio Cotronei, Pippo Violi e Salvatore Dieni. Pertanto curerò una rubrichetta “di fiore in fiore” sui più importanti poeti greci dei secoli XIX e XX .

 

Dionisio Solomòs

Il nostro discorso non può non partire dal Dante neogreco, Dionisio Solomòs(Zacinto, 1798-Corfù, 1857) , poeta di rara e sublime ispirazione, fondamento della lirica greca moderna. La sua formazione avvenne tutta in Italia settentrionale e italiani sono i suoi primi versi, fino ai vent’anni. Le poesie greche del primo periodo(1818-1823) risentono della leggiadria arcadica della tradizione italiana ("tin eida tin ksanthoula/ tin eida pses arga/ pou empike sti varkoula/ na paei stin ksenitia”)

dove la commozione si lega al ritmo cantato in modo assolutamente naturale.

Lo scoppio della Rivoluzione nel 1821 e le operazioni di guerra, che si svolgono non lontane da Zacinto, colpiscono vivamente la fantasia e l’ispirazione del poeta, che si avvicina sempre più coscientemente alla lingua del popolo e ai suoi problemi. Così, in un mese di continua e profonda esaltazione, fenomeno molto raro, come vedremo, compone l’ “Inno alla Libertà” (maggio 1823), inno nazionale greco dal 1864, con musica di Nikolaos Mantzaros. Una poesia immediata, nativa, coinvolgente, che addita il giovane poeta come sommo interprete della Rivoluzione e del popolo che la combatte tra luminose speranze e cupa disperazione: “ Ti riconosco dalla lama terribile della spada/ ti riconosco dal volto che in fretta misura la terra/ tirata fuori dalle sacre ossa dei Greci/ e come prima valorosa/ Ave, o ave,  Libertà”  

Dopo un tentativo di un poema lirico ”Per la morte di lord Byron”(1825), la sua ispirazione è catturata dal dramma degli assediati di Missolungi, che a lungo coverà dentro di lui prima dell’esplosione poetica, e dai drammatici episodi di Psarà (1825). 

Al primo periodo appartengono anche il “Dialogo”, di argomento linguistico, opera di somma importanza, e “La donna di Zacinto”, di carattere morale, ispirato alla realtà di Zacinto.

Nel “Dialogo” il poeta identifica lingua e libertà e nazione e verità, per evitare le illusioni non fondate sulla realtà e sulla Storia.

 Nel 1828 il poeta si trasferisce a Corfù, dove vivrà fino alla morte. Gli anni tra il 1833 e il 1839 sono angustiati da un processo intentatogli dal fratello di secondo letto Ioannis Leondarakis, col sostegno della madre Diamantina Spathì, ma l’ispirazione non cessa e il poeta concepisce “Il Cretese” e “ I liberi assediati”, ambedue frammentari ed incompiuti, ma da annoverare tra le sue più alte creazioni per profondità di concezione e maturità linguistica e metrica. Lo sguardo del poeta investe gli uomini e la natura, romanticamente intesi tra forti contrasti, tra realtà e idealità, tra delusione ed illusione, con effetti poetici molto innovativi e di grande profondità.

Ne “I liberi assediati” Solomòs abbandona la rima e il verso assume una sua autonoma ed interna musicalità, che accompagna la vertigine dei concetti: “ Chi muore oggi, muore mille volte” osserva malinconico nel tripudio primaverile in cui “ Amore muove in danza col biondo Aprile”, mentre la fame miete vittime tra i Greci assediati a Missolungi, “ Sulla pianura regna il silenzio estremo della tomba: un uccello cinguetta, prende il chicco e la madre ne prova invidia”. Nell’ultimo decennio di attività Solomòs abbozza molte liriche, che postilla in italiano e non porta mai a compimento: “L’albero mistico”, “Lo squalo” e liriche di carattere patriottico .

Solomòs non metterà mai piede nella Grecia liberata, che nessuno più di lui ha saputo, da incompreso, comprendere ed esaltare. L’ambiente intellettuale ed accademico di Atene, in preda a spettri puristi, non amerà la poesia di Solomòs, che non ebbe altro per la testa se non libertà e lingua, ambedue tenute in non grande considerazione dai dotti di corte, volti ad un ideale fuori dal tempo e dalla Storia.    

 

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