Cosa scrivono gli Arabi.

Cosa scrivono gli Arabi.

25.07.20116  18:50 - 

posted  by Elio Cotronei - 

 

Zouhir Louassini. Osservatore Romano (16/07/2016)

È «difficile affrontare il terrorismo di matrice islamista se l’occidente non riesce ancora a distinguere un imam da un prete». Molti intellettuali arabi insistono che per lottare efficacemente contro questo cancro che ci sta divorando bisogna partire da una conoscenza più profonda di una realtà descritta spesso sulla base di immagini stereotipate.

Bichara Khader, docente emerito all’università cattolica di Lovanio in Belgio, insiste sulla mancanza di strumenti per capire l’islam. In un’intervista televisiva afferma che «gli europei non hanno le chiavi per decifrare la complessità del mondo arabo islamico».

Il terrorismo non sarà fermato con titoli a sette colonne che insultano e offendono tutta una religione. Una tale reazione, al di là della sua inutilità, può essere controproducente.

Nella Gestione della barbarie, vero e proprio Mein Kampf dei jihadisti, si legge: «L’unico vero ostacolo sulla via dell’istituzione del dominio di Allah sul mondo intero è costituito da quei musulmani che si concedono delle debolezze e che invece dovrebbero condurre il jihad con il massimo della forza e della violenza». Nel libro si spiega bene come bisogna agire per polarizzare le differenze tra jihadisti e islamici moderati, radicalizzando alcuni di questi e, soprattutto, per alimentare il ciclo delle violenze e delle ritorsioni con un conseguente incremento del caos: più chiaro di così impossibile.

Nella logica della propaganda dei fanatici, colpire una qualsiasi città occidentale risulta così incisivo, perché genera un livello di odio maggiore. Distruggere ogni possibilità di convivenza civile tra culture e religioni è il fine ultimo del jihadismo.

 

(Agenzie). 

All’Arab Media Forum di Dubai, iniziato ieri martedì 12 maggio 2015, il dibattito si è incentrato su come i media devono fare riferimento a Daesh o ISIS o Stato Islamico, sottolineando che il gruppo non è né realmente islamico, né uno stato. Diverse agenzie di stampa hanno evitato di usare il termine Stato Islamico ...

 

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (17/07/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Il recente tentativo di colpo di Stato da parte di una fazione militare in Turchia ha scatenato non poca preoccupazione. Ed è stata una sorpresa, perché qui il regime politico ha fatto già un lungo cammino per consolidare i suoi pilastri. Il tentato golpe può essere visto come una falla nella struttura del regime e nella sicurezza dello Stato. Molti pensano che il colpo sia fallito a causa della mobilitazione contro di esso inscenata nelle strade turche. Questo è in parte vero, ma la ragione principale è l’esercito, la cui maggior parte non ha appoggiato la ribellione. L’esercito turco è così esteso e onnipresente che potrebbe prendere il potere.

Questo golpe mancato ha costituito un’importante prova per la Turchia, che il regime ha passato. Ciononostante, il tentativo preoccupa quanti sono interessati dalla lotta interna al paese. Le ripercussioni di quanto accaduto influenzeranno il futuro di tutto lo Stato. Esso potrebbe accelerare il processo del presidente Erdogan, che vuole trasformare la Turchia in un sistema presidenziale simile a quello vigente negli Stati Uniti.

Ora come mai, dopo essersi salvato dal golpe, la proposta di Erdogan è assai appropriata. Il presidente avrà completa giurisdizione e la pluralità delle presidenze finirà. Questo è un bene. Ma il male sta nel fatto che il tentato colpo di Stato potrebbe aggravare le profonde ferite tra le potenze politiche turche e risultare in atti vendicativi in un momento in cui il paese sta vivendo un momento di estremo pericolo.

La Turchia sta combattendo contemporaneamente diverse guerre: contro i curdi separatisti, che hanno imbracciato le armi e sono sostenuti dall’Iran; contro Daesh (ISIS), le cui operazioni di terrore minacciano il turismo e la stabilità statale. Ci sono poi le continue minacce della guerra in Siria, le dispute nel sud della Turchia e il sabotaggio delle relazioni tra le diverse componenti della società turca.

Non sappiamo che tipo di influenza potrà avere quanto accaduto sulla visione di Erdogan del mondo intorno a lui, soprattutto con riguardo alla Siria. Potrebbe scegliere di concentrarsi sulle minacce interne contro di lui, e quindi riconciliarsi con il regime siriano e con i suoi alleati, Iran e Russia. Se così fosse, il tentato golpe avrebbe mancato l’obiettivo di rovesciare Erdogan, ma riuscirebbe a fargli cambiare politica. Dall’altro lato, potrebbe scegliere di intensificare il confronto con la Siria e potenziare la sua posizione sia a livello regionale che interno.

 

Di Soumaya Ghannouchi. Middle East Eye (28/06/2016). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

L’Islam durante la sua storia è stato oggetto di molteplici interpretazioni: religione chiusa o aperta, letterale o razionale, spirituale/ascetica o militante/politicizzata, per citarne alcune.

Il carattere esplosivo e violento di numerose espressioni contemporanee dell’Islam non potrebbe essere più in contrasto con il lungo passato di tolleranza e di diversità che ha conosciuto all’epoca dei califfi e dei sultani.

Non esiste un Islam in sé al di fuori della pratica storica, ma diverse forme di Islam che sono plasmate dall’ambiente politico e sociale dove sono concepite.

Ad esempio in Malaysia, Brunei o Indonesia, paesi che beneficiano di un livello di stabilità politica, l’Islam sembra rivestire un carattere calmo e pacifico e contribuire a stimolare lo sviluppo politico ed economico, diversamente dall’Afghanistan, l’Iraq e la Siria, terre di scismi, di interventi militari brutali e di conflitti politici dove si manifesta in forme tese e conflittuali.

Cercare di limitare l’Islam alla sfera privata e all’interno delle moschee è un’impresa molto difficile. La sfida è sapere come questa religione possa giocare un ruolo positivo in uno spazio aperto a diverse espressioni religiose, libero da fanatismi e da qualsiasi forma di violenza.

È solo attraverso un’equazione che associ il rispetto della cultura collettiva alle libertà individuali e alle esigenze d’identificazione con la realtà del pluralismo che le società musulmane possono sperare di ritrovare l’equilibrio e la stabilità che hanno perso.

 

MONDO ARABO si intende l'insieme dei Paesi che hanno l'arabo come lingua prevalente.

Stato Nome in arabo Popolazione (numero di abitanti) Superficie (in km²) Capitale
Flag of Algeria.svg Algeria الجمهورية الجزائرية الديموقراطية 32.930.091 2.381.740 Algeri
Arabia Saudita Arabia Saudita المملكة العربية السعودية 29.195.895 1.960.582 Riyadh
Flag of Bahrain.svg Bahrein مملكة البحرين 698.585 665 Manama
Flag of the Comoros.svg Comore اتحاد القمر 690.948 2.170 Moroni (Comore)
Egitto Egitto جمهورية مصر العربية 78.887.007 1.001.450 Il Cairo
Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti الإمارات العربية المتحدة 7.511.690 82.880 Abu Dhabi
Flag of Djibouti.svg Gibuti جمهورية جيبوتي 486.530 23.000 Gibuti (città)
Giordania Giordania المملكة الأردنية الهاشمي 5.906.760 92.300 Amman
Iraq Iraq الجمهورية العراقية 26.783.383 437.072 Baghdad
Kuwait Kuwait دولة الكويت 2.418.393 17.820 Madinat al-Kuwait
Libano Libano الجمهورية اللبنانية 3.874.050 10.400 Beirut
Libia Libia الجمهورية الليبية 5.900.754 1.759.540 Tripoli
Marocco Marocco المملكة المغربية 33.241.259 446.550 Rabat
Flag of Mauritania.svg Mauritania الجمهورية الإسلامية الموريتان 3.177.388 1.030.700 Nouakchott
Flag of Oman.svg Oman سلطنة عمان 3.102.229 212.460 Muscat
Flag of Palestine.svg Stato di Palestina السلطة الوطنية الفلسطينية 3.889.249 6.220 n/d[2]
Flag of Qatar.svg Qatar دولة قطر 885.359 11.437 Doha
Siria Siria الجمهورية العربية السورية 18.881.361 185.180 Damasco
Somalia Somalia جمهورية الصومال 8.863.338 637.657 Mogadiscio
Flag of Sudan.svg Sudan جمهورية السودان 30.894.000 1.886.068 Khartum
Tunisia Tunisia الجمهورية التونسية 10.175.014 163.610 Tunisi
Flag of Yemen.svg Yemen الجمهورية اليمنية 21.456.188 527.970 Sa

 

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