Condofuri, la lectio magistralis del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, moderatore il giornalista Paolo Toscano

Condofuri, la lectio magistralis del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, moderatore il giornalista Paolo Toscano

21.08.2016-23:59

Condofuri(rc)-Il magistrato, che da quasi trent’anni, vive sotto scorta, si è soffermato sui temi di grande attualità inerenti la famiglia, la scuola, la società, la droga, la ‘ndrangheta, il Parlamento. Sono intervenuti nel dibattito, il giornalista Pippo Diano per l’Ansa, ospite d’onore e Paolo Toscano caposervizio della Gazzetta del Sud per Reggio Calabria, che ha moderato i lavori. Ed inoltre, Arturo Demetrio, consigliere comunale ad Aulla (Massa e Carrara), sottufficiale della Marina, delegato alla legalità, oggetto di minacce mafiose, originario di Melito Porto Salvo, che ha portato la sua testimonianza della lotta alla ‘ndrangheta. Sul palco, anche il dottor Giuseppe Bombino, presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, oggetto di numerosi attentati malavitosi

LA LECTIO MAGISTRALIS DEL PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI CATANZARO, NICOLA GRATTERI, A LIMMÁRA

Domenico Salvatore

 

Una delle bugìe più subdole, viscidamente confezionata per il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri è sicuramente, “Promoveatur ut amoveatur”.

Clamorosa, dato anche, lo spessore giuridico e culturale del personaggio in questione. Scrittore, saggista, storico, antropologo ed archeologo.

In coppia con il professore Antonio Nicàso, docente universitario in America. La bestia nera della Piovra calabrese. Nemico giurato dei narcotrafficanti. Da quasi trent’anni, vive sotto scorta.

Non è vero, che sia stato promosso per…essere rimosso; come purtroppo, può dirsi per altri magistrati, cascati loro malgrado, nel buco nero della Galassia Nana degl’incarichi allettanti, seducenti ed adescanti; se non, nell’imbuto della carnivora nepenthes alata, trappola vischiosa ed adesiva in cui ci rimettono lo zampino insetti ingenui, gonzi ed allocchi; ammanniti da mantidi religiose navigate.

Artifici giuridici e prebende fumose, affascinanti ed ammaliatrici, che non cambiano la vita di nessuno. Ma che possono sgombrare il campo  di perniciosi guastatori d’assalto. Polpette  più velenose dell’amanita falloide , ‘generosamente’ offerte dai professionisti dell’antimafia, cerchiobottisti e ben mimetizzati.

Ma non chiamatele tortuose trame dei faccendieri, maneggioni e traffichini della politica locale e nazionale. Pater, dimitte illis, quia nesciunt quid faciunt.

Lui, non si scompone più di tanto, 'Tiremm innanz'; e risponde come Rhett Butler a Rossella O'Hara, in "Via col vento"..."Francamente me ne infischio".

Anzi, al contrario, per avere più carichi di lavoro. Una bestia da soma, che nemmeno Teofilo Patini, saprebbe dipingere così bene.

Ma non siamo nei pressi del paese di Rocca Pia alle porte dell'Altopiano delle Cinquemiglia od a Castel di Sangro. Piuttosto, nella zona jonica; la stessa, da cui proviene (Gerace in provincia di Reggio Calabria).

Siamo in Calabria a Catanzaro. Sopra la Fiumarella ed il Corace. Sul Golfo di Squillace, nel Mar Ionio, dove secondo alcuni studiosi, si trovava il porto del regno dei Feaci, nel quale, come racconta Omero nell'Odissea, Ulisse fu accolto e raccontò la sua storia. Sotto i colli di San Rocco e San Giovanni.

Il che vuol dire, che neuroni, assoni e dendriti, funzionino ottimamente; e, che ipotalamo, ippocampo, amigdala ed ipofisi siano efficienti ed efficaci.

Il magistrato reggino, avrebbe concorso per l’assegnazione della Procura di Reggio Calabria, ma il CSM, gli ha preferito un altro valente, magistrato; che, detto per inciso, ha professionalità competenza ed esperienza da vendere. Ha piegato la Camorra; e, ci sta provando con la ‘ndrangheta.

Da Via Falcone e Borsellino, dovrà coordinare la DDA di Catanzaro, che ha giurisdizione sui Tribunali di: Catanzaro, Cosenza, Crotone e Vibo Valentia. Ed inoltre, su quelli di: Lamezia Terme, Paola e Castrovillari.

Gratteri a Condofuri? Dejà vu! Non ha attraversato venti mila leghe sotto i mari. Niente Gatto con gli stivali.

Lo spirito d’avventura però, è quello di Jim Hawkins ed Indiana Jones, se non di Sandokhan e Yanez de Gomera.

Uno habituè. Sebbene ogni volta, riesca ad emozionare la folla; ad ammaliare il pubblico variegato. E soprattutto ad essere attuale. Con il suo stile inimitabile; l’incedere solare, semplice, fruibile.

Serata asciutta, agostana. Giove Pluvio e suo compare Eolo, mitico re dei venti, sono anch’essi in vacanza. Forse a Copacabana a godersi le Olimpiadi di Rio.

Il pubblico, che ha preso posto sulle comode poltroncine a bordo pista, sul sagrato della chiesa intitolata a Santa Maria della Pace, non si è perso, nemmeno una battuta.

E di tanto in tanto, sono partite scroscianti e spontanee salve di applausi a scena aperta. Come ‘Alla scala’, quando vada in scena La Traviata, la Turandot od il Rigoletto. Non tanto per gratificare l’illustre ospite, quanto per sottolineare l’alto gradimento.

Per la soddisfazione anche del Comitato civico ‘Pro Condofuri’, diretto da Nino Iacopino (alla fine, ‘tutti sul palco’, per la foto ricordo con il magistrato e gli altri ospiti).

Ha moderato i lavori, come di consueto, con efficienza, funzionalità ed efficacia, l’autorevole giornalista professionista Paolo Toscano, caposervizio da Reggio Calabria della pagina della ‘Gazzetta del Sud’.

In zona operazioni, anche Giuseppe Toscano, corrispondente locale dello stesso giornale, fratello del primo.

Gratteri, a titolo di cronaca, da parecchi lustri, va nelle scuole a spiegare agli studenti, perché non convenga delinquere; a tenere dibattiti, conferenze ed incontri.

Consapevole che fare indagini e scrivere sentenze sia pur sempre la routine istituzionale quotidiana; ma non sufficiente per fare antimafia.

Riesce a mettere in fila, folle oceaniche meglio del ‘Pifferaio magico’. Non racconta le favole di Cappuccetto Rosso, La bella addormentata nel bosco o Biancaneve

Il Procuratore, mette alla gogna i professionisti dell’antimafia; batte sul tasto delle associazioni di parata, che fanno antimafia artificiosa; e però,  incassano ingenti somme di denaro; generosamente elargite da funzionari compiacenti.

Soldi sprecati. Per tenere i ragazzi lontani dalle tentazioni della strada, Nicola Gratteri ha una ricetta, se non una proposta.

“Quelle cifre, sentivo di un finanziamento addirittura di 250 mila euri, mi sembrano una somma eccessiva.

 

Facendo un accordo con l’Ufficio Scolastico Regionale, si potrebbero assumere degl’insegnanti precari, per tenere lezione anche di pomeriggio.

Non mi sembra legale, la contestazione e le proteste, contro gl’insegnanti, in merito alla valutazione degli alunni.

Non è etico e produttivo, che i genitori vadano a scuola, a fare la sceneggiata, perché il figliolo o la figlia, hanno ricevuto un bel ‘sei’ in pagella, invece di ‘sette’.

Faccio un plauso alle donne di una volta, che allevavano una batteria di quattro-cinque figli, con l’umiltà, l’educazione religiosa, il rispetto per il prossimo e così via.

Tante cose, le conosco perché me le dice mia moglie; insegnante delle scuole pubbliche. Il telefonino da 7-800 euri, il tablet, internet, la rete vanno bene. Bisogna istruirsi e tenere il passo dei tempi. Ma occhio ai pedofili, ai maniaci sessuali”.

La grandezza di certi magistrati, sta in quel che fanno ed operano, nel loro Ufficio; nelle loro funzioni; ma anche, in quel che dicono nei convegni, nelle interviste, nelle conferenze; alla radio, in televisione, on line e sui giornali cartacei. Sebbene vada tenuto in gran conto, ciò che scrivono sui libri. Questa è la nostra opinione sic et simpliciter.

Gratteri, come Falcone…

“Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare. Ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare.

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.

Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili.

In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato, che lo Stato non è riuscito a proteggere.”

Magistrati coraggiosi e valenti, spesso ingiustamente avversati dalle stesse istituzioni; oltre che dalla mafia e dalla criminalità organizzata e comune, gangsterismo.

 

Salvatore Boemi, Ezio Arcadi, Enzo Macrì, Salvatore Di Landro, Giuseppe Pignatone, Carlo Macrì, Alberto Cisterna, Franco Neri, Agostino Cordova, Giuseppe Creazzo, Bruno Caccia, Rocco Lombardo, Giuseppe Tuccio, Manlio Minale, Saverio Borrelli, Giandomenico Lepore, Armando Spataro, Giancarlo Caselli, Piero Grasso, Giovanni Ferrara, Francesco Cozzi, Francesco Lalla, Antonino Caponnetto, Giuseppe Ayala, Giovanni Colangelo, Pierluigi Vigna, Federico de Raho, Roberto Alfonso, di quelli che ci vengono in mente, ma anche quelli, dipinti come ”Figli di un dio minore”.

Nel dibattito, è intervenuto il presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte, Giuseppe Bombino, personaggio di spessore culturale.

Bombino, un genio incompreso, ha difeso il Parco, la ginestra ed il bergamotto. Gli scandalosi attacchi, sono un insulto alla bellezza.

Interessante la sua riflessione sullo stratagemma della mafia, diventata liquida. Liquidità, vuol dire contiguità.

Bisogna rimuovere le cause che impediscono di comprendere che cosa sia la ‘ndrangheta e che cosa lo‘ndranghetista; su un terreno pieno di trappole, inganni, trabocchetti e traditori. Ogni giorno, bisogna testimoniare, da che parte si stia.

“Scusate, vorrei togliermi la giacca, non per perché faccia caldo, ma per far vedere come ho già fatto a San Luca, che sotto, ci sia una camicia bianca, simbolo di pulizia e legalità.

Bombino racconta un episodio della sua vita. “In una circostanza un non meglio precisato faccendiere, traffichino, di quelli che frequentano la Reggio bene, mi fece capire, con un linguaggio mellifluo, insinuante e subdolo, se non giro di parole doppiogiochiste, che se avessi deciso di candidarmi al Parlamento, non solo non avrei trovato ostacoli, ma grazie ai suoi buoni uffici ed entrature in alto loco, sarei stato sicuramente eletto.

Una persona, che si trova seduto sul sagrato di questa chiesa, mi ha consigliato di andare subito dal Questore a denunciare la cosa.

 

Quella persona è mio padre, che non finirò mai di ringraziare. Il giorno dopo andai in Questura a fare il mio dovere.

E’ andato in onda un curioso duetto, che non era dualismo, contrasto, rivalità o dicotomia. Bombino, ribattendo, ha sibilato di non avere i mezzi e gli strumenti di un magistrato, per poter contrastare la mafia.

Gratteri, che si è lamentato della scomparsa del ‘punto e virgola’, ha chiarito che per condannare un soggetto indiziato di reato, foss’anche un magistrato, finanziere, carabinieri o poliziotto corrotti servano, capacità, tempo, risorse e prove tecnico-giuridiche.

Fermo restando la differenza fra mafia, criminalità organizzata, criminalità comune, gangsterismo. Comunque, la ‘ndrangheta non è un corpo estraneo, ma vive dentro la società.

Gli ‘ndranghetisti, non sono marziani. Vivono, mangiano, bevono e si comportano come noi. Vestono e calzano come noi. Talora, il nostro comportamento è mafioso e favorisce il mafioso e la mafia.

Poi è salito in pedana il sottufficiale della Marina, Arturo Demetrio, consigliere comunale ad Aulla (Massa e Carrara), delegato alla Legalità, che conosce bene la ‘ndrangheta.

Per averla combattuta e per aver subìto pressioni, minacce ed attentati. Lui è originario di Melito Porto Salvo, regno del clan degli Iamonte, alleato con il clan dei Roghudesi.

A suo dire, le due ‘famiglie’ di ’ndrangheta (Iamonte e Romeo), sono radicate anche in terra di Liguria e Toscana. Il patriarca ‘don Natale’ Iamonte, recentemente scomparso, ‘a piedi scalzi’, quasi novantenne, era stato al soggiorno obbligato a Pontremoli.

Demetrio, è andato a briglia sciolta:”Dicevano che la Liguria e la Toscana, fossero esenti da mafie. I fatti, dicono il contrario. ‘Giri’ vorticosi, di cocaina, traffico di armi, business dei migranti, e  rifiuti di ogni tipo, filiera del cemento e così via.  Conferme, arrivano anche dalle forze di polizia e dalla magistratura. A parte i processi della DDA, passati in giudicato”.

Insomma Demetrio la sua parte la fa e bene. Diversamente dai dottor dulcamara ed i ciarlatani di piazza, sempre indecisa da che parte stare. ‘Color che vissero sanza lode e sanza infamia’.

Il divino Dante, li relegherebbe nel girone degl’ignavi condannati a correre perennemente dietro un’insegna anonima; punzecchiati sulla chiappe da mosconi famelici e vespe inferocite.

In mezzo al pubblico anche il giornalista Filippo Diano, vaga rassomiglianza con Peter Arnettt, anchorman della CNN, colonna portante dell’Ansa a Reggio Calabria & dintorni; tirato per la giacca dal procuratore e dal giornalista Paolo Toscano, pezzo forte della ‘Gazzetta del Sud’.

Il giornalista reggino, non si è sottratto ed è intervenuto nel dibattito sul tema della legalità, aprendo su Tommaso Campanella e citando un aforisma  « Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia; […] / Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno, / tutti a que' tre gran mali sottostanno, / che nel cieco amor proprio, figlio degno / d'ignoranza, radice e fomento hanno »

(da Delle radici de' gran mali del mondo)

Filippo Diano, è un giornalista di lungo corso, che ha combattuto e combatte la mafia sin dai tempi dei sequestri di persona; prima della conversione agli appalti e sub-appalti in autostrada ed alla cocaina.

A suo dire per finirla con questa melassa negli enti locali, serve tornare al CORECO o qualcosa del genere.

In conclusione della serata, Gratteri convocato in Parlamento spesso e volentieri, ha spiegato perché sia contrario alla liberalizzazione della così detta ‘droga leggera’: Si vocifera che in Olanda, la droga sia libera.

Niente di più falso. E’ tollerata, non liberalizzata. Vorrei smentire anche il luogo comune dell’impoverimento delle mafie. Un grammo di cocaina costa cinquanta euri; un grammo di marijuana costa invece 4 euri…Celiando, Gratteri sibila...A Condofuri quanto costa una bustina?

Vorrei smentire pure, la credenza, che le droghe leggere, non facciano male alla salute; che non portino disturbi pesanti.

Si comincia con lo ‘spinello’ e poi, si finisce nell’abisso del tossicodipendente. Siete stati mai in una casa di recupero per cocainomani o comunità terapeutica, ma non chiamatelo inferno del drogato?

Ogni dieci interni, solo quattro ce la fanno dopo un percorso di recupero durissimo e rigorosissimo. La loro corteccia cerebrale di regola sei millimetri, si riduce in questi soggetti da recuperare, a soli due millimetri.

Riusciamo a recuperare solamente il 20% della cocaina prodotta dai cocaleros e smerciata dai narco-trafficantes.

E’ chiaro che la magistratura, non possieda la bacchetta magica o la Lampada di Aladino. Deve fare i conti intanto con le ristrettezze economiche la scure dei tagli, la spending review e la crisi economica.

“C’è qualcosa, che non funziona nella prevenzione; gli strumenti non sono adeguati. L’Onu? Interviene, quando non ci sono più morti. Vedi Bosnia.

Per debellare questa piaga che condiziona la salute ed il pensiero del mondo occidentale, basterebbe integrare quel 60%, da aggiungere alla base del 40%. “

Alla domanda sulla prossima fatica letteraria, Gratteri, libero docente universitario della ‘Mediterranea’ di Reggio Calabria, dove insegna “Economia della criminalità”, anticipa:” Stiamo lavorando con Antonio Nicàso ad un libro sulla corruzione. Un percorso storico, come di consueto.. Abbiamo scoperto, che il voto di scambio, esistesse già da tempo. Parlamentari, che con lettera si rivolgevano alla mafia.  

“Nicola Gratteri, (Gerace, 22 luglio 1958), fonte Wikipedia, è un magistrato e saggista italiano; dal 21 aprile del 2016 è il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, capoluogo della Regione Calabria.

Biografia

Nicola Gratteri nasce il 22 luglio 1958 a Gerace (Locride), terzo di cinque figli. Dopo aver conseguito la maturità scientifica si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza all'Università di Catania. Si laurea in quattro anni e due anni dopo entra in magistratura.

Attualmente, è uno dei magistrati più conosciuti della DDA. Impegnato in prima linea contro la 'Ndrangheta, vive sotto scorta dall'aprile del 1989.

Il 21 giugno 2005, il ROS dei Carabinieri ha scoperto nella P-iana di Gioia Tauro un arsenale di armi (un chilo di plastico con detonatore, lanciarazzi, kalašnikov, bombe a mano) che sarebbe potuto servire per un attentato ai danni di Gratteri.

Nel 2009 è nominato procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria.

Il 18 giugno 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta, nomina Gratteri, componente della task force per l'elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità organizzata.

Nel febbraio 2014 per il nuovo Governo Renzi si fa con insistenza il suo nome per il ruolo di Ministro della giustizia ma alla fine prevale Andrea Orlando, già Ministro dell'ambiente del Governo Letta.

Il 27 febbraio 2014 Rosy Bindi, in qualità di presidente della Commissione parlamentare antimafia, annuncia la nomina di Gratteri a consigliere della commissione.

In quest'occasione, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha sottolineato la sua stima nei confronti di Gratteri affermando che «i politici fanno i politici ed i magistrati fanno i magistrati.

I migliori di noi devono continuare a fare i magistrati, poi ognuno è libero di fare le proprie scelte» e ribadendo che «quando un magistrato entra in politica non può poi tornare a fare il magistrato». Gratteri ha accettato l'incarico compatibilmente al suo ruolo in procura.

Il 1º agosto 2014, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nomina Gratteri Presidente della commissione per l'elaborazione di proposte normative in tema di lotta alle mafie.

Il plenum del Csm, con una pratica d'urgenza, il 21 aprile 2016, a larga maggioranza, l'ha nominato Procuratore di Catanzaro, andando ad occupare il posto lasciato da Antonio Lombardo, andato in pensione.

Riconoscimenti

Ha partecipato a programmi televisivi di Raitre per la presentazione dei suoi libri: Fratelli di sangue, La Malapianta e La giustizia è una cosa seria e dove ha evidenziato come alcuni piccoli cambiamenti (senza grossi costi) possano far ridurre drasticamente gli inconvenienti connessi alla trasmissione delle notifiche e all'uso strumentale delle intercettazioni.

È stato anche ospite di Presa Diretta, sempre su Rai 3, il 17 febbraio 2014. In quest'occasione ha parlato dell'operazione "New Bridge", che ha portato all'arresto di 26 persone tra Italia e USA, e dei tesori della Mafia che sono nelle mani dello stato.

Nel novembre 2011 ha pubblicato un altro libro (assieme al giornalista Nicaso) ‘La mafia fa schifo’, dove sono raccolti pensieri e lettere di ragazzi sul tema mafia.

Gratteri da sempre è molto sensibile all'utilizzo dello strumento di educazione dei giovani e giovanissimi come valida prevenzione nella lotta alla mafia e a tal fine viaggia nel mondo della scuola e dell'università, in Italia e all'estero, per incontrare i giovani e spiegar loro il perché non "conviene" essere ‘ndranghetisti.

Il 10 agosto 2010 a Sant'Alessio in Aspromonte è stato vincitore del prestigioso Premio del "Tiglio d'oro".

Il 20 ottobre 2011 a Rosarno è stato insignito del Premio Giuseppe Valarioti dedicato alla memoria del giovane professore di lettere, segretario sezionale del Pci, ucciso in un agguato mafioso il 10 giugno 1980.

Il 22 aprile 2012 al teatro "La Nuova Fenice" di Osimo è stato insignito del Premio Renato Benedetto Fabrizi.

Il 12 agosto 2012 presso la villa "Angelo Frammartino" a Caulonia è stato insignito del Premio Angelo Frammartino, dedicato alla memoria del giovane pacifista.

Il 28 gennaio 2014 presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma è stato insignito del prestigioso Premio Colosseum - Roma Art Meeting.

Opere pubblicate

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, 'Ndrangheta Le radici dell'odio, Aliberti Editore, 2007, p.203, ISBN 978-88-7424-294-8.

    Nicola Gratteri, Il grande inganno. I falsi valori della 'ndrangheta, Luigi Pellegrini Editore, 2007. Con Antonio Nicaso e Michele Borrelli

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Fratelli di sangue, Luigi Pellegrini Editore, 2007, p.320, ISBN 88-8101-373-8.

    Fratelli di sangue, Arnoldo Mondadori Editore, 2009. Con Antonio Nicaso (nuova edizione)

    Nicola Gratteri, Cosenza 'ndrine sangue e coltelli. La criminalità organizzata in Calabria, Luigi Pellegrini Editore, 2009. Con Antonio Nicaso e Valerio Giardina

    Nicola Gratteri, La Malapianta, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2010. Con Antonio Nicaso

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, 'Ndrangheta Le radici dell'odio, Aliberti Editore, 2010, p.221, ISBN 978-88-7424-608-3. (nuova edizione)

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, La mafia fa schifo. Lettere di ragazzi da un paese che non si rassegna, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2011, p.137.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, La giustizia è una cosa seria, Arnoldo Mondadori Editore, 2011, p.192, ISBN 88-04-60657-6.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Dire e non dire. I dieci comandamenti della 'ndrangheta nelle parole degli affiliati, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2012, p.208.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Acqua santissima, Arnoldo Mondadori Editore, 2013, p.204, ISBN 978-88-04-63214-6.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Male lingue, Pellegrini Editore, 2014, p.248, ISBN 978-88-6822-183-6.

    Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Oro Bianco, Mondadori, 2015, ISBN 978-88-04-65299-1

Un ‘globe trotter’ delle magistratura; mancato Ministro della Giustizia (tuttavia, i suoi estimatori, ritengono che, se avesse accettato quella carica, prestigiosa, ma a tempo determinato, sarebbe stato veramente “rimosso”)”. Domenico Salvatore

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