C'era una volta la 'Riviera dei Gelsomini', altrimenti nota come "la Costa del Gelsomino" di Bruzzano Zeffirio, Brancaleone e zone limitrofe

C'era una volta la 'Riviera dei Gelsomini', altrimenti nota come "la Costa del Gelsomino" di Bruzzano Zeffirio, Brancaleone e zone limitrofe

 

13 luglio 2016 -di Rosa Marrapodi-

Gli ultimi gelsomini sono stati raccolti negli anni ottanta. I francesi hanno trasferito l’attività sulla Costa d’Avorio con sfruttamento della manodopera locale, mentre in altre zone del mondo sorgevano altri gelsomineti.

Il Gelsomino a Bruzzano Zeffirio e dintorni

Rosa Marrapodi

Superato il Ponte Grande di Bruzzano, se si percorre l’argine destro dell’omonima fiumara, in fondo si noterà una struttura fatiscente.

Ebbene, essa è ciò che rimane della distilleria “Stazione Sperimentale di Stato”, costruita durante il “Ventennio”, per l’esattezza tra gli anni 1927/28, dipendente da quella di Reggio Calabria, sorta a scopo sperimentale per la lavorazione dei fiori di gelsomino, tuberose ed acacie.

Non tutti lo sanno, ma il nostro territorio, Bruzzano, Brancaleone e dintorni, fu in quegli anni il perno di quella civiltà contadina imprenditoriale, che ha colorato il lavoro di rosa ed alleviato il bisogno delle famiglie.

In ogni caso, la raccolta dei gelsomini rappresentò, in assoluto, per le donne della fascia jonica reggina, per circa 90 km di costa, da Punta Stilo a Capo Spartivento, la prima forma di lavoro organizzato, regolarmente retribuito e riconosciuto dagli organismi previdenziali.

E’ grazie, infatti, ai contributi versati dagli onesti proprietari terrieri dell’epoca, se le nostre donne hanno potuto beneficiare dell’indennità di disoccupazione prima e delle pensioni dopo.

Al suo sorgere la locale “Stazione Sperimentale”fu momentaneamente data in uso al barone Correale, sotto la cui gestione, su imput del Direttore della Stazione Sperimentale di Reggio Calabria, dr. Francesco La Face, molti agricoltori, i cosiddetti privati, trasformarono i loro terreni irrigui in gelsomineti, abbandonando le vecchie colture di agrumi ed ortaggi.

Il decennio 1930/40 per i braccianti e le raccoglitrici di fiori fu un periodo molto felice ed economicamente positivo, perché, grazie all’estesa ditta Correale in primis, ma anche agli altri piccoli e numerosi agricoltori, essi ebbero garanzia di lavoro continuo e proficuo.

Ma tale stato di grazia sarebbe vacillato proprio nel 1940, quando la ditta Correale decise di costruire nella sua proprietà una nuova distilleria, a poche centinaia di metri da quella statale, abbandonando quella dello Stato perfettamente funzionante.

Quest’ultima, in seguito alla scissione del più importante produttore di gelsomini, subì una grave crisi che comportò la cessazione della sua attività ed infine la chiusura. Fu allora che i piccoli produttori di gelsomino della zona furono costretti a consegnare i loro fiori- 1000 kg per 1 kg di essenza! – alla nuova privata distilleria, rimpiangendo la vecchia gestione statale.

Seguì un periodo di orgoglio e d’intelligente rivalsa da parte dei “privati”, i quali, riunitisi nel 1959 in Società Cooperativa, riottennero l’uso della vecchia Stazione Sperimentale dello Stato, ammodernando a loro spese i vecchi macchinari rimasti inattivi per 20 anni.

La messa in funzione degli impianti, potenziati anche da alcuni francesi- vedi Raimo- che compravano l’essenza per i profumi parigini, ripristinò solo per poco l’attività di trasformazione dei fiori per l’intervento negativo dei Sindacati.

Per le gelsominaie essi dichiararono lo sciopero, che dalla Piana di Milazzo si diffuse anche da noi con richiesta di aumento del costo della manodopera. In verità, le spese sostenute dai produttori erano superiori al profitto conseguito, per cui si arrivò alla crisi ed alla fine dei gelsomini, delle fioraie, del lavoro per le donne.

Gli ultimi gelsomini sono stati raccolti negli anni ottanta. I francesi hanno trasferito l’attività sulla Costa d’Avorio con sfruttamento della manodopera locale, mentre in altre zone del mondo sorgevano altri gelsomineti.

Si chiude qui la bella storia del gelsomino nella nostra fascia jonica reggina, terra ideale per la sua sopravvivenza naturale.

La vecchia Distilleria è un rudere e la grande scritta “ Stazione Sperimentale” che campeggiava sul frontespizio di essa si è cancellata da tempo.

Ancora il prof. Giuseppe Margariti, produttore di Bruzzano, conserva nostalgicamente un barattolino di odorosa “concreta”; mentre una bella scultura in bronzo, “La Madonna del Gelsomino” dello scultore di Bruzzano Rosario La Seta, posta sul basamento della “Croce Fiorita” a Grotterìa a Mare, all’inizio dello svincolo della superstrada Jonio/Tirreno, rappresenta il perenne ricordo di una delle più belle pagine di storia occupazionale al femminile del nostro territorio.

Rosa Marrapodi

 

 

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