Calcio in Calabria, Seconda Categoria girone E/ Un grande Grotteria, blocca il Melito Futsal al 'Saverio Spinella'

Calcio in Calabria, Seconda Categoria girone E/ Un grande Grotteria, blocca il Melito Futsal al 'Saverio Spinella'

11 febbraio 2018    11:32

Posted by Domenico Salvatore-

Grande prova di carattere dei padroni di casa che per ben due volte in svantaggio, hanno inseguito caparbiamente la remuntada . Gli ospiti, ottima prova in campo esterno, hanno colpito diversi legni e fallito grosse occasioni da rete. Ma anche i melitesi, hanno sciupato davanti a Tavernese. Arbitro Ivan Aliano, sostituto di Michele Laganà, colpito dalla ‘maledizione di Montezuma’

IL FUTSAL MELITO, IN QUESTO MOMENTO E’ ABBONATO AI PAREGGI, CHE COMUNQUE MUOVONO LA CLASSIFICA, MA IL GROTTERIA DEVE RECITARE IL MEA CULPA PER IL MANCATO COLPACCIO

 

MELITO PORTO SALVO-Nei preliminari le parole dei presidenti ed allenatori si sovrappongono:” Siamo in emergenza; sarà una partita difficile e dura, ma tenteremo di incamerare l’intera posta in palio. Il nostro obiettivo sarebbe la salvezza tranquilla ma sognare si può. Arrivare qui non è stato facile, né semplice. Servono grandi sacrifici economici, e spesso fisici, materiali, spirituali, morali. E’ importante avere un punto di riferimento per i giovani. Un ambiente immerso nel verde, nell’ossigeno, nella natura. Uno scenario dove si possano sviluppare il dialogo ed il confronto della idee, ma anche il rispetto delle regole, propedeutico alla pratica della legalità; per tenere i ragazzi lontano dalle tentazioni della strada. Perché lo sport è promozione sociale, culturale, spirituale e intellettuale” E via di questo tono. Si gioca in un pomeriggio gelido con spifferi siberiani e refoli etnei, conditi con una sottile e fastidiosa pioggerellina che rende viscidi prato artificiale e pallone. Arbitra il signor Michele Laganà di Reggio Calabria. Sebbene la ‘vendetta di Montezuma’ costringa il direttore di gara designato a dare forfait. Rimpiazzato mezz’ora dopo, da Ivan Aliano; uguale sezione. Formazioni rimaneggiate (Melito: F. Idà, Parisi, Battaglia, Laganà, Pizzi, Marof, A. Idà, Candito, Zaccone, Bruno Panzera, Zaccone Wahid; Trapani, Salvatore Pansera, Surace, Calabrò; allenatore Ciccio Scordo. Grotteria: Tavernese, D’Agostino, Iervasi, Commisso, Satta, Albanese, Fuda, Muriate, Marando, Logozzo, Parisi; Lupis, Fimognari, Ponente, Loccisano; allenatore Giovanni Scigliano) per infortuni, squalifiche, malattie, lavoro; ma i sostituti, non sono brocchi, né ronzini. Anzi.

Sul prato ghermito da Pulcinella, Arlecchino, il dottor Balanzone, Gianduia, Stenterello, Colombina, Brighella, Pantalone, Rugantino, Meo Patacca e Mastro Gilormo non si odono trombette arrotolate, né si vedono coriandoli variopinti sciorinati come fiocchi a Courmayeur, ma si sente l’aria di Messer Carnevale.

Pronti via e si vede da subito un signor Grotteria coi fiocchi, che parte lancia in resta. Chapeau, red carpet, clap clap! Un po’ leggero in difesa, ma fantastico a centrocampo e meraviglioso in attacco, che fa venire le vertigini all’arcigna difesa locale.

Quello visto al ‘Saverio Spinella’, è sicuramente uno dei migliori complessi del girone E. A nostro avviso è sicuramente bugiarda la classifica generale nei suoi confronti.

Questa è una formidabile squadra di alta classifica, ma purtroppo, sarà già un miracolo, se riuscirà ad arpionare il quinto posto finale; utile per poter disputare i play-off ed aspirare ad un eventuale repechage.

Ha perso troppo tempo. Ha perso troppi punti. Ha tardato a carburare. Ed ora sono guai per tutti. Lo stadio melitese porta bene. Quattro punti in otto giorni. Troppa grazia Sant’Antonio! E potevano essere sei.

Il team-dream di mister Scigliano, grande giocatore e grande allenatore, uno che mastica pallone e pratica un modulo tattico 4-4-2 duttile e malleabile, estremamente efficiente e funzionale, che può diventare 4-3-2-1 o 4-3-1-2, ma anche 4-3-3, dove le sovrapposizioni e le diagonali funzionano perfettamente, grazie al gioco sulle corsie laterali dei difensori esterni ed il lavoro prezioso dei tornanti di fascia.

Nonostante i capricci e le bizze del padre Giove, con la collaborazione di ‘suo compare’ e complice, il mitico re dei venti Eolo, che ha riversato pioggia a catinelle, si è visto un primo tempo degno di nota.

Con gli ospiti in passerella ed i padroni di casa, col freno tirato, a fare la parte della bella statuina ed a guardarsi la partita comodamente sprofondati sul divano-letto.

Anche perché i bombers, avevano le polveri bagnate; ma l’alabardiere Favasuli Riccardo ‘cuor di leone’, era stato appiedato dall’australiana’, tu chiamala se vuoi, lombo-sciatalgìa.

Ci voleva la freschezza atletica del Tarzan locale Fortunato Idà, che sulla liane si arrampica e vola meglio di Johnny Weissmuller, il mestiere del veterano Battaglia e la forza dell’incredibile Hulk, alias Peppe Laganà l’afghano, per arginare gli spit-fires grotteriani, che sbucavano da ogni dove, come Jerry inseguito da Tom.

Dall’altra parte della sponda Tavernese, D’Agostino, Iervasi, Commisso, Satta e Albanese innalzano le  barricate delle ‘Cinque Giornate di Milano’, off-limits per cannoni, mortai ed obici; non passerebbe nemmeno una formicola.

Il Melito, volenteroso ma stordito dalla tattica aggressiva degli avversari, deve rassegnarsi ai capogiri e smarrimenti da ‘Montagne Russe o Vascello del Pirata’; anche perché qualche giocatore è rimasto davanti al caminetto con pistacchi,  ‘ciciri’, noccioline, fave, arachidi semi di zucca e vino da dessert, un giornale sportivo e la radiolina.

Il Grotteria, giunto sulla ‘Riviera della Zagara’, senza complessi d’inferiorità, timori riverenziali o sudditanze psicologiche, ha fatto ciò che ha voluto, scheggiando perfino due o tre legni, ma deve recitare il mea culpa per non aver saputo ‘chiudere’ il match e mettere il risultato in cassaforte, quando avrebbe potuto e dovuto.

Merito dell’uomoragno Fortunato Idà che ha schiaffeggiato diversi palloni, allungando i tentacoli o salendo sull’ascensore delle torri Petronas. Spesso ha calato la saracinesca e se n’è andato a pesca sui monti Pallidi.

Demerito dei granatieri della Valle del Torbido o Trubbulu, che hanno mancato goal fatti, ora per eccesso di precipitazione nei tiri a rete ora per questioni di mira, ma anche per mera sfortuna.

Nella ripresa è venuto fuori il Melito, letteralmente preso per mano dal suo genio della Lampada, il top play Ciccio Candito, padrone e signore del centrocampo, ultimo dei mohicani di una generazione favolosa, che incanta meglio delle sirene di Ulisse.

Negli spogliatoi Carmelo Laganà, Domenico ‘Mimmo’ Tripodi, Saverio Pellicone e mister Ciccio Scordo, hanno alzato la voce,  come Luciano Pavarotti alla Scala di Milano, nei panni di Alfredo Germont (‘La Traviata’).

La carica dei 101, suonata con la tromba di Ninì Rosso, ha funzionato. Un rigore ingenuo, consente a Bruno Pansera di ristabilire la parità con il suo ‘piede sinistro di Dio’, ma alla mezz’ora Ponente, ridimensiona le ambizioni del Futsal; e la vittoria resta un tram che si chiama desiderio.

Sale in cattedra Salvatore Pansera: buon interdittore, miglior finalizzatore, ottimo goleador. Un repertorio notevole, che a suo tempo riempì gli occhi di Peppe Minniti (presidente del Palizzi).

La rete del pareggio, è un goal balistico da cineteca. Una ‘foglia morta’ alla Mariolino Corso, che batte sotto la traversa e per due volte travalica al di là della linea bianca.

Il signor Ivan Aliano  di Reggio Calabria, in mancanza dell’occhio di falco o della VAR, effettua un sopralluogo sulla linea di porta e ‘vede’ la zolla appena battuta dal pallone, più velenoso dell’amanita falloide. Convalida. A nulla valgono le vibrate proteste degli ospiti.

Nel secondo tempo, si è visto un altro Melito, svegliatosi dal letargo e scatenato come una iena del deserto, un coccodrillo del Nilo, una tigre del Bengala ed uno squalo bianco della Guadalupa. Proprio, come lo sognano hooligans, skinheads campesinos ed aficionados.

Gl’incontristi, come Marof, Pizzi e Parisi e poi Trapani, non perdono un takle, le geometrie sono fluide, costanti, devastanti. Redditizio, il contributo sulla fascia dei ‘mosquitos’ Angelo Idà e Wahid.

Nel periodo di pressing asfissiante però, arriva la doccia fredda di Ponente, che infuria sul settore di destra. La difesa locale va in bambola e nel dormiveglia, perde la memoria, dimentica di tutto come i compagni di Ulisse sull’isola dei lotofagi.

Ma va sottolineata la perla del nuovo entrato, sgusciante sulla fascia esterna come un’anguilla della Valli di Comacchio. Un goal alla Mortensen, che manda in brodo di giuggiole la panchina ospite.

Devastante come il gancio sinistro di Nino Benvenuti, doppiato da un montante destro alla mascella di Emile Griffith, al Madison Garden Square.

Risultati immagini per Melito Porto Salvo stadio

Roba da far saltare il tappo della valvola mitralica; da far venire l’emicrania, inappetenza, depressione, insonnia ed una scarica di adrenalina, che s’impenna come il Machu Picchu od un travaso di bile

Una partita bella. Una gara vera. Ma dove sono i tifosi, i soupporters, i contras, gli ultras, aficionados, peones, wariors, teen-agers, fans? Desaparecidos!

Inghiotti dal buco nero della Galassia Nana. La tribunetta inadeguata e la gradinata scoperta e gelida, sono off limits. Come sono lontani i giorni della Valle Grecanica, in serie D, con il pienone ogni domenica.

Ma quando verranno iniziati i lavori di rimozione e ricostruzione? ‘Francamente me ne infischio’, rispose Rhett Butler a Rossella O’Hara in ‘Via col vento’.

  

Ha un diavolo per capello e monta su tutte le furie Mimmo Tripodi, un qualificato addetti ai lavori di palato fine, che ha vinto tanto con il favoloso Bagaladi dei fratelli Ciancia e Giovanni Maesano (dalla Terza Categoria all’Eccellenza), ma ha allenato anche a Melito Porto Salvo e Bova Marina; pure lo stesso Futsal Melito; un personaggio leggendario.

Si vede sino alle cime del Karacorum e dello Himalaya se non alla ‘Fossa delle Marianne’, che non sia contento del verdetto del campo. Ha la cuccuma in corpo; storce il naso e stropiccia la coppola, che lo ripara da Barbabianca.

I suoi colleghi sull’altra sponda non ballano certo il rock and roll di Elvis Presley, né si danno alla pazza gioia carnevalesca; riescono a mala pena, a camuffare il loro disappunto.

Contavano d’incassare sei punti, in otto giorni, ma il diavolo ci ha mezzo la coda e pure lo zampino. Non bisogna mai fare i conti senza l’oste; e quel tiro della domenica da quaranta metri o del sabato, è più terribile della fortezza dello Spielberg in Moravia.

Nel giro di qualche minuto, si spengono le luci; gli atleti se ne vanno e la valle del Marosimone chiassosa e festaiola, si trasforma in una landa deserta e gelida; una banchisa glaciale, buona per girare gli esterni di ‘Zanna Bianca o Il richiamo della foresta’, se non ‘Il dottor Zivago’; e non c’è cappello, guanti, sciarpa, maglione, calzettoni e scaldacollo di lana merina o di kashemire e neppure una pelliccia di astrakan, che possa riparare dagli  spifferi monelli.

Domenico Salvatore

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