BOVA MARINA - “Archeo-trekking: Capo S. Giovanni D’Avalos tra mito e realtà”

BOVA MARINA  - “Archeo-trekking: Capo S. Giovanni D’Avalos tra mito e realtà”

24.07.2016  22.00

di Marilena Avenoso - 

Il nostro viaggio, dedicato agli appassionati di trekking, partirà con la visione delle bellezze storico-archeologiche custodite all’interno dell’Area Archeologica “Archeoderi”.

Ultimata la visita guidata all’interno dell’Area stessa, la cui durata prevista è di 2 ore circa, si andrà avanti in direzione del promontorio Capo S. Giovanni D’Avalos.

Mai del tutto sicura in quanto terra di confine, la costa jonica è sempre stata al centro di aspre contese, anche tra Angioini e Aragonesi. Di questa rimane testimonianza nelle fondamenta della torre, la quale aveva la funzione di presidio di avvistamento contro le invasioni turche.

Prima che la violenta mareggiata del 1677 la distruggesse, in un’insenatura sottostante Capo S. Giovanni esisteva una chiesa dedicata dai pescatori alla Madonna di Porto Salvo, all’interno della quale troneggiava un’icona con la Vergine tra S. Giovanni e S. Costantino. L’intitolazione della chiesa alla Madonna di Porto Salvo sottolineava la “funzione” del promontorio quale approdo sicuro per le imbarcazioni dalle avverse condizioni metereologiche in mare, ma anche dalle invasioni turche, vera e propria minaccia fino al ‘700 lungo il litorale jonico. Accanto alla torre, possiamo vedere la cappella di famiglia Marzano, dove sono presenti le lapidi di Antonio e Caterina, morti rispettivamente nel 1891e nel 1911.

Sappiamo che a partire dal ‘700 Bova Marina era indicata con il nome di Fundaca o Marina Piccola, dato che il nucleo abitativo di questo villaggio era sostanzialmente costituito dai braccianti e dai contadini che lavoravano la terra, al fine di distinguerla da quella attraversata dalla fiumara del S. Pasquale, identificata come Marina Grande appartenente quasi esclusivamente alla famiglia Nesci di Sant’Agata.

Sul promontorio di Capo S. Giovanni D’Avalos, messa in posa il 2 maggio 1965, è anche visibile la colossale statua bronzea della Madonna del Mare raffigurata nell’atto di benedire i pescatori. Il calco in gesso dell’opera realizzata dallo scultore Celestino Petrone, fu donato alla città di Delianuova, al fine di mantenere vivo il legame che la univa alla Marina Piccola[1].

Il panorama che si staglia all’orizzonte, con l’imponente e maestoso gigante siculo. l’Etna, è davvero mozzafiato, e darà l’opportunità agli appassionati di fotografia di realizzare degli scatti davvero unici.

Continuando la nostra passeggiata e scendendo in riva al mare, in compagnia dello Studioso e Ricercatore del Territorio Labrini Angelo, sarà possibile ammirare sulla rupe di Capo S. Giovanni D’Avalos le bellissime quattro figure zoomorfe.

 Nel particolare il volto zoomorfo più grande posto al centro, rivela i chiari tratti felini di un leone. Il secondo volto di leone è più piccolo rispetto a quello centrale ed il suo sguardo è orientato verso Sud-Est. L’assenza di criniera induce a ritenere che la figura in questione rappresenti una leonessa. Il terzo volto, avente sembianze di leone con criniera, a differenza degli altri è scolpito solo di profilo ed è orientato in direzione opposta all’altro, verso Nord-Ovest. Alla sua sinistra, sempre di profilo, appare un uccello che rivela le sembianze di un rapace, molto probabilmente un’aquila, di cui sono ben visibili la testa con il becco ricurvo e le ali ripiegate in posizione di riposo, pronto a spiccare il volo.

La rappresentazione di queste colossali figure zoomorfe può avere diversi significati:

1-    la presenza sulla rupe di queste ciclopiche presenze dalle sembianze feline, può significare l’appartenenza di questo territorio alla Polis di Rhegion, mente la figura avente le sembianze di un’aquila indicava che quello era un approdo sicuro;

2-    i tre volti con sembianze di leone potrebbero anche servire da monito del latente pericolo insito nel prospicente specchio di mare disseminato di scogli;

3-    il diverso orientamento di queste figure zoomorfe forniva al nocchiere precise indicazioni sulla rotta da seguire: navigando nella direzione indicata dal leone più grande, posto al centro, si giungerà sulla costa orientale della Sicilia; seguendo la direzione indicata dalla leonessa si giungerà nella penisola ellenica; seguendo la direzione opposta, indicata dalla  testa di leone più piccola, costeggiando, si giungerà a Reggio. Proseguendo da qui lungo la costa tirrenica, come sembra indicare l’adiacente aquila, si giungerà infine a Hipponium (Vibo Valentia)[2].

La Cooperativa Sociale Clevers, in collaborazione con la Voce del Sud, ci tiene a ricordare ai partecipanti di avere il massimo rispetto per l’ambiente circostante.

 



[1] Pasquale Faenza, Bova Marina storia, arte e natura nella Calabria Greca, iiriti editore, pp. 42-46.

[2]  Angelo Labrini, La Voce del Sud periodico dell’Area Grecanica, pag. 3, Aprile 2016.

 

Cerca nel sito