Attacco a Renzi dal senatore della minoranza Dem, Miguel Gotor, dopo l'annuncio di ieri del premier sui 500 milioni risparmiati con la riforma che andranno ai poveri.

Attacco a Renzi dal senatore della minoranza Dem, Miguel Gotor, dopo l'annuncio di ieri del premier sui 500 milioni risparmiati con la riforma che andranno ai poveri.

-10 08 2016-"Attacco a Renzi dal senatore della minoranza Dem, Miguel Gotor,fonte Ansa, dopo l'annuncio di ieri del premier sui 500 milioni risparmiati con la riforma che andranno ai poveri.

"Matteo Renzi dovrebbe rispettare di più i parlamentari del proprio partito, che in due anni hanno votato al Senato oltre 50 fiducie all'esecutivo, alcune delle quali dolorosissime come quella sulla scuola. Invece di preoccuparsi di tenere unito il partito di cui è segretario egli continua a seminare veleno accusandoci di voler "bertinotteggiare"", ha detto Gotor.

"Attenzione però: siamo sicuri - aggiunge - che Renzi sia la persona più indicata ad accusare qualcuno di voler far cadere il premier del proprio partito?

Crede forse che gli italiani si siano dimenticati la storia del governo Letta e il suo ormai proverbiale #Enricostaisereno?

Evidentemente il premier, a corto di argomenti più convincenti e al netto della bufala populista sul taglio dei 500 milioni da distribuire ai poveri, pensa di riproporre anche per la campagna referendaria lo schema del "nemico interno".

Ma allora è proprio vero che la sconfitta delle amministrative non gli ha insegnato nulla: della serie, continuiamo così, facciamoci del male".

 

Tre anni fa Matteo Renzi scelse la Festa dell'Unità di Bosco Albergati, nel Modenese, per lanciare la sua conquista del Partito Democratico, che poi lo avrebbe portato a Palazzo Chigi.

Tre anni dopo ci torna alla vigilia di una campagna per il referendum già incandescente. "A chi vuole cambiare segretario dico che il congresso si fa ogni 4 anni e non ogni giorno, a chi dopo aver votato sì vuole fermarsi dico che noi non ci fermeremo", è l'altolà alla minoranza ad un passo dal votare no.

Pur ammettendo che personalizzare "è stato un errore", il premier tira dritto e promette che i 500 mln risparmiati con la riforma andranno ai poveri. Poi nell'intervista con Mentana altro tema caldissimo, le nomine Rai: "Sfido chiunque a sostenere il contrario, sulle nomine non ho messo bocca", ha rimarcato Renzi manifestando stima per la "grande professionista" Bianca Berlinguer.

Il premier, rientrato da Rio, prova a sondare gli umori dei militanti Pd in vista del referendum di novembre, come lascia capire anche Renzi in un botta e risposta con gli elettori. Convinto dei vantaggi della riforma, il leader dem avverte i parlamentari "che hanno votato sei volte sì ora vogliono votare no": "Noi siamo pronti a camminare con voi, ma se ci dite di fermarvi, noi non ci fermeremo, se volete fermarvi vi fermate da soli.

Dopo trent'anni c'è qualcuno che le cose le sta facendo, questo li manda fuori di testa e dicono no a prescindere".

Uno stop a chi, anche dentro il Pd, sostiene il no chiedendo di ricominciare da capo in Parlamento è arrivato anche dal ministro per le riforme Maria Elena Boschi. "Abbiamo scelto di rispettare in toto la procedura prevista dall'articolo 138 della Costituzione per modificarla - ha detto - e questo ha significato scegliere la strada più dura.

Ma ora è un elemento di forza anche rispetto a chi propone di votare No buttando via due anni di lavoro e ricominciare daccapo immaginando che ci sia una maggioranza per una riforma diversa.

Ma questo vuol dire non rispettare il lavoro che il Parlamento ha fatto: sei votazioni con maggioranze che hanno sfiorato il 60%". Parole che hanno provocato la reazione delle opposizioni, criticate, fra gli altri, da Roberto Calderoli e da Gaetano Quagliariello, ma anche della minoranza Pd che, peraltro, non gradisce il fatto di utilizzare le feste dell'Unità come uno strumento di propaganda per il sì.

"C'è un terzo circa di elettori di centrosinistra - ha detto Federico Fornaro - che sono orientati per il No al referendum costituzionale. Ignorarli o peggio finire per demonizzarli non credo sia utile, sia in vista del referendum sia delle prossime elezioni politiche".

Matteo Renzi e Miguel Gotor

La strategia di Renzi in vista del referendum, ha detto parlando davanti ai militanti che hanno affollato la storica festa modenese, è quella di spiegare i contenuti del referendum, puntando tutto sui risparmi e sulle efficienze del sistema politico italiano, "che permetteranno di mettere 500 milioni nella lotta alla povertà".

Ma prevede anche correzioni tattiche: "Anche io ho sbagliato a dare dei messaggi - ha detto - questo referendum non è il mio referendum, perché questa riforma ha un padre che si chiama Giorgio Napolitano.

Ho fatto un errore a personalizzare troppo, bisogna dire agli italiani che non è la riforma di una persona, ma la riforma che serve all'Italia". Renzi ha invitato ad andare a convincere gli elettori di Lega e M5s, ma ha anche invitato chi dentro il Pd non è convinto a non farsi prendere da quella che ha definito la "sindrome Bertinotti".

"Se qualcuno ha la sindrome Bertinotti per cui chiede sempre di più per non ottenere nulla, io dico che noi dal questa sindrome siamo immuni: basta con la rissa continua".

E su Twitter Matteo Renzi ha pubblicando quattro foto della Festa dell'Unità di Villalunga alla quale ha preso parte ieri sera: "Tanta gente anche a Villalunga - scrive -. Il nostro popolo crede nella buona politica, non nelle polemiche".  "E adesso #bastaunsi", aggiunge citando lo slogan della campagna per il sì al referendum costituzionale".

 

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