Vincenzo De Angelis/BRANCALEONE e la sua storia attraverso il catasto onciario, Recensione a cura di Rosa Marrapodi

14.01.2017 22:03

14 gennaio 2017    22:09

Posted by Domenico Salvatore

 

Le recensioni a cura del critico d'arte Rosa Marrapodi

BRANCALEONE e la sua storia attraverso il catasto onciario

Risultati immagini per Brancaleone il catasto onciario

  Nella foto il dottor Vincenzo De Angelis ed il frontespizio della sua opera ultima

 

Dal grande orgoglio di appartenenza che nutre per Brancaleone, paese in cui è nato, appunto, ed in cui vive, esercitando l’attività di medico di base, il dr. Vincenzo De Angelis ha tratto motivo e stimolo a scrivere “BRANCALEONE e la sua storia attraverso il catasto onciario”, un’opera di ricerca mirata, effettuata nelle opportune, autorevoli sedi.

L’autore, attraverso questa interessante pubblicazione, con ordine e metodo, si cala nella storia remota del suo paese per ricostruire l’iter cronologico di quello che fu il marchesato di Brancaleone, passato, nel corso del 1600, dalla famiglia Stayti-D’Aragona al casato dei Carafa con Vincenzo Carafa, figlio di Fabrizio, duca di Bruzzano e primo principe di Roccella.

Dalla famiglia Stayti, di origini messinesi, il Comune di Brancaleone, l’Universitas civium, l’aggregazione dei cittadini, ha derivato anche il suggestivo emblema, un leone rampante al centro di una corolla di margherita.

 

Nell’opera, prettamente tecnica, l’anima dello scrittore e quella dello storico si fondono in un unico narratore, che, tra once catastali ed alberi genealogici, colloca Brancaleone, come entità paesaggistica, su un piatto della bilancia affettiva e sull’altro piatto pone, comodamente, tutta la comunità, dai baroni ai popolani, dai borghesi ai nullatenenti.

Egli, infatti, tratta con la stessa cura e considerazione ogni classe sociale, in quanto “censisce”, in uno o nell’altro modo, sia gli uni che gli altri, nel rispetto del contesto giuridico-tributario  del tempo.

L’opera si articola in argomenti diversi, armonizzati, comunque, dal comune centro d’interesse, Brancaleone, con la sua storia e la sua economia, attraverso gli eventi che hanno determinato la crescita e lo sviluppo del suo territorio non solo dal punto di vista finanziario ma anche umano e culturale.

Dall’indagine, diligente ed approfondita, condotta dall’autore, viene fuori l’immagine di un paese attivo, onesto e laborioso, dedito con sistematicità al lavoro dei campi ed alla pastorizia, una comunità religiosa, pia, rispettosa della leggi, che pagava le tasse, modesta o facoltosa che fosse, i tributi stabiliti dalla stima, il cosiddetto “apprezzo” , di beni immobili, effettuata obbligatoriamente da “deputati ed estimatori”, ed anche dalle dichiarazioni, “le rivele”, presentate da tutti i capi-famiglia, i capi-fuoco.

Da questi atti estimativi, apprezzo più rivele, scaturì il catasto onciario. I comuni, pertanto, arrivarono a tale tipo di esazione delle imposte fin dal 1741, anno in cui Carlo III di Borbone mise in atto una rivoluzionaria riforma fiscale che, quindi, approderà nel 1745 alla creazione del catasto onciario, oggetto di studio della presente opera.

La storia del paese ha origini remote, fin dall’inizio del VII secolo a. c., sullo sfondo della realtà magnagreca, fondata dai locresi ozoli di Grecia, sbarcati a Capo Bruzzano, oggi in agro di Bianco; Brancaleone, dunque, ha respirato fin d’allora quell’aria di civiltà che le spirava intorno, importata dai nuovi arrivati. Sul suo territorio, inoltre, sono stati rinvenuti fossili del cenozoico, di era geologica terziaria, oltre che tracce delle varie dominazioni subite, come l’esistenza di alcune ville romane, di cui è stata censita, ma non del tutto scoperta, una in località “Stracozzara”.

Le grotte-chiese ed i monasteri presenti rappresentano le impronte indelebili della presenza in loco dei monaci basiliani, provenienti dall’Armenia e dalla Cappadocia. Nella storia risorgimentale di Brancaleone anche atti di eroismo, taciuti dalla storiografia nazionale, degni, in ogni caso, di essere ricordati.

Il moto insurrezionale contro i Borboni, nel 1847, registra, infatti, la figura di Giovanni Medici, appartenente ad antica e nobile famiglia di Brancaleone, collegato al più noto martire di Gerace Rocco Verduci. Il giovane, arrestato dopo il fallimento del moto, ha subito il martirio nel carcere di Procida, dove in seguito alle torture inflitte, spirò nel 1852.

Brancaleone non avrà neanche il conforto della restituzione del suo corpo, rimasto a Procida. Terra di eroi, di illustri sacerdoti, di emigrati che avevano inseguito il sogno di ricchezza oltre Oceano, ma anche di filantropi dotati di non comune carisma e di grande passione morale e civile per il loro paese, i quali hanno creduto nell’importanza dell’informazione e della cultura al fine di arrivare ad una credibile evoluzione ed a sicuro riscatto territoriale.

Dopo il terremoto del 1908, ad opera del dr. Vincenzo De Angelis, nasce, infatti, un giornale dal significativo titolo, “Resurrezione”.

Dopo il sisma, la devastazione e la morte da crollo di case ed edifici, la rinascita e la vita nella ricostruzione sulle macerie e nella resurrezione della speranza e dei valori umani.

Il dr Vincenzo De Angelis d’allora in poi sarà per Brancaleone il perno, il pilastro paesano, intorno al quale ruoteranno nobili attività ed interessi culturali ed educativi, nel campo sanitario, politico, massonico, sociale, che serviranno a collocare Brancaleone al centro dell’attenzione provinciale, regionale, nazionale, senza millantato credito.

Prestigiosa figura di benefattore del sud, appassionato interprete dei bisogni degli umili, degli analfabeti e dei contadini indigenti e senza terra, egli farà del socialismo umanitario la sua bandiera ideologica. Personalità poliedrica, di grande spessore umano e politico, fondò il partito socialista in Calabria in collaborazione con il farmacista Giovanni Sculli di Ferruzzano.

Nel 1919, dalla sua opera di proselitismo politico, dalla stima e considerazione di cui godeva presso i suoi concittadini, scaturì l’elezione dell’avv. Pietro Leggio a primo sindaco socialista del paese.

Nel 1911 costituì una loggia massonica con sede in contrada Marambolo, collegata con la massoneria americana attraverso il fratello Giuseppe, maestro venerabile di una loggia di Philadelphia.

Una famiglia, quella dei De Angelis, celebrata con rispetto di verità storiche documentabili e con grande rigore da parte del giovane autore, da essa discendente; una famiglia importante, il cui capofuoco, per restare in tema , il medico Vincenzo De Angelis, segna per tutti i membri la strada da percorrere, pur tra le difficoltà, nella luce,  nella fede costante di imprescindibili valori etico-morali, di cui fu il primo appassionato, convinto osservatore.

Imparentati  con le nobili famiglie dei baroni De Lorenzo  e dei Bologna, sono presenti nella storia di Brancaleone fin dall’esordio del 1700, ma a fare la storia del paese in tempi più recenti è soltanto lui, il patriarca, il venerato e “venerabile” medico di tutti, dr. Vincenzo De Angelis, generoso come tutti i grandi, poeta nell’animo, arrestato ed internato nelle carceri di Gerace per motivi politici.

Per capire che cosa fosse la sua persona per Brancaleone, basti dire che alla sua morte la cittadinanza, durante le esequie durate tre giorni, gli ha riservato ben 33 discorsi funebri e, successivamente, un’iscrizione di lode alla memoria. E’storia d’altri tempi, non poesia!

Vero, non verosimile! Una società, quella di Brancaleone, fatta di cuori ardenti e di nobili  azioni, ma, ahinoi, anche di soprusi e d’ intollerabili steccati sociali. Nel primo Novecento, infatti, ai poveri era proibito passeggiare oltre una trave di legno che segnava, in luogo pubblico, il limite dello spazio a loro consentito. Oltre la trave, i notabili, i ricchi, i professionisti!

Tale divieto, vivaddio, venne abolito nel 1902, quando alcuni giovani d’estrazione popolare, di fede  socialista, capeggiati da Giuseppe De Angelis, fratello del più famoso Vincenzo, durante il passeggio, organizzarono una rissa, nel trambusto della quale l’infervorato Giuseppe colpì con una bastonata in testa uno dei gendarmi accorsi a bloccarli.

Il violento fendente fu il motivo per cui Giuseppe, temendo l’arresto, partì per l’America, terra di libertà, rifugio sicuro per ogni perseguitato.

La rissa, però, era servita a raggiungere l’obiettivo, giacché da quell’anno la trave divisoria tra le classi sociali venne rimossa.

E non fu una conquista da poco, in quanto, simbolicamente, quel successo rappresentò una pietra miliare nella lotta paesana per la parità sociale, dal quale sarebbero scaturite, nel tempo, vittorie ben più importanti ed incisive per i ceti  ritenuti inferiori.

  Didascalia- Nella foto una veduta di Brancaleone (RC)

 

Battagliera, scatenata, la gioventù di Brancaleone, ma tanto aperta all’evoluzione, al desiderio di migliorarsi attraverso attività sostenibili come l’allevamento del baco da seta, molto diffusa per l’abbondante presenza di gelsi sul territorio, indispensabili per alimentare il baco, di cui lo stesso Edward Lear  parla nei suoi diari di viaggio attraverso il territorio circostante.

Tutti, in effetti, cercavano affermazione economica nel lavoro, uomini e donne, in una girandola di mestieri d’epoca, dalla filatrice allo stagnino, dalle tessitrici al barillaio.

Successi connotati al femminile anche nel campo dell’istruzione: nel 1926 a Brancaleone la prima donna laureata, Lilia Medici!

Un autentico successo, se consideriamo che risale al 1924 la prima laurea in gonnella in Calabria.

Nel 1952, Luce De Angelis, figlia del noto medico Vincenzo, fu eletta, prima donna in Italia, Consigliere provinciale, ovviamente per il P.S.I., seguita, nel 1982 dalla signora Ermelinda Romano, punta di diamante della D.C. paesana e provinciale, prima donna eletta Sindaco a Brancaleone.

Gradualmente, grazie all’intraprendenza di tutti i cittadini, impegnati a tutti i livelli ed in vari settori, l’economia di Brancaleone andò incrementandosi, in particolar modo grazie alla coltura del bergamotto prima e dl gelsomino dopo, che investì l’area e l’aria di Brancaleone non solo di nuovi profumi ma anche di un flusso di denaro sacrosanto, sudato e pulito, che gratificava le fatiche del corpo e gli affanni dell’animo nel conseguirlo.

 Didascalia-Nella foto Brancaleone in provincia di Reggio Calabria, veduta aerea

 

E se in passato, per i suoi verdi pascoli, Brancaleone costituiva una meta ambita per i pastori di Fabrizia, paese delle serre, i quali vi portavano i loro animali, oggi l’attrattiva principale di Brancaleone è rappresentata dal suo mare, da quelle “sacre acque” del mare Ionio che nel 1935 videro Cesare Pavese, confinato politico, passeggiare sulla propria spiaggia, lo stesso lido scelto dalle tartarughe caretta-caretta per deporvi le uova e fare nascere i loro piccoli.

Motivo, quest’ultimo, di grande richiamo turistico in ogni stagione, in quanto, ah hoc, è sorto un centro di recupero ed un’Associazione di tutela, presieduta da Filippo Armonio, un  giovane di Brancaleone che si prodiga nell’interesse del proprio paese.

A Vincenzo De Angelis, infine,  va riconosciuto il merito di essere non solo il custode della glorie familiari ma anche il divulgatore culturale, attento e credibile, della memoria storica di Brancaleone e dintorni.

Rosa  Marrapodi

Bruzzano  Zeffirio, 7 gennaio 2017    

 

 

Risultati immagini per Brancaleone il catasto onciario

 Brancaleone (RC) il paese che ospitò il poeta Cesare Pavese, inviato al confino

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 Il dottor Vincenzo De Angelis ed il critico letterario Rosa Marrapodi

 

 

Nota biografica su Vincenzo De Angelis

                                                                                                                                                                                  

Membro della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Vincenzo De Angelis, medico di base a Brancaleone (R.C.), dove è nato il 2 agosto del 1958, riesce a conciliare con la sua impegnativa professione l’attività di studio e di ricerca della storia territoriale e regionale. Oltre ad essere scrittore e storico, possiede anche una buona vena poetica, passione ereditata dal nonno, dr Vincenzo De Angelis, noto fondatore del socialismo in Calabria. Al suo attivo le seguenti opere:  “Brancaleone tra cronaca e storia; Le poesie di Vincenzo De Angelis - Pioniere del socialismo in Calabria; Il sole nel buio; Sfantasiando con il dialetto; Mondo antico a Brancaleone; Dal Vangelo secondo la ‘ndrangheta; Brancaleone e la sua storia attraverso il catasto onciario.”

Rosa   Marrapodi

 Didascalia- Foto panoramica di Bruzzano Zeffirio in provincia di Reggio Calabria

 

 Didascalia-Bruzzano Zefffirio in provincia di Reggio Calabria, visto dall'alto

 

 Nella foto, i resti dell'antica Bruzzano Zeffirio, Vetere od anche Vecchio
 

 

 

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