TRADIZIONI RELIGIOSE LEGATE A SOPRAVVIVENZE PAGANE ANTICHE E MEDIEVALI (parte 4 fine). IL MALOCCHIO E LA PRATICA DELLE ERBE (14)

02.07.2016 21:52
Rubrica EUROPA ellenofona di Filippo Violi  -  
 
Un' altra formula grecanica che si ripeteva spesso come una cantilena per tenere lontano dalle case il malocchio, era questa:
……………..
Ti purrì ti desthèra
ti purrì ti trìti
ti purrì ti tetràdi
ti purrì ti pèsti
ti purrì ti parasceguì
Ti purrì tu savàtu
ti purrì ti ciuriacì
Kàtha portammìa
Cnamme na chathì
……….
La mattina di lunedì
La mattina di martedì
La mattina di mercoledì
La mattina di giovedì
La mattina di venerdì
la mattina di sabato
La mattina di domenica
Ogni malocchio
si perda per terra.
………….
Avanzi di vecchie pratiche esorcistiche troviamo in particolare nel campo delle malattie. La malattia - soprattutto quella che non trovava spiegazioni logiche - era intimamente legata dal popolo alla fascinazione. Perciò, come abbiamo affermato prima, i grecanici cercavano la ragione dei loro problemi nel mondo del soprannaturale per cui ricorrevano alla sdokkiatìna. Quando i mali erano però passeggeri o facilmente intuibili si faceva ricorso alla pratica delle erbe. Ma nella maggioranza dei casi ci si affidava a formule di scongiuro. E' il caso della bulimìa o licoressìa, la grande fame, la fame da lupo che colpiva alcuni bimbi i quali si ingrassavano oltre misura.
Nel suo libro "In Calabria" Cesare Lombroso1 riporta una curiosa formula - non più in uso - che veniva adoperata contro la bulimìa. I bambini affetti dalla bulimìa venivano messi al centro di un cerchio formato da altri bimbi, loro coetanei, che tenevano in mano una ciambella e cantavano in coro a squarciagola:
…….
Fà ce pìe ce chortàsi,
Mangia e bevi e saziati,
ce àfe ta licopiàmmata!
e lascia il cibo del lupo!
……..
Dalle formule, abusate o no, che si riferivano più o meno ad antichi momenti di paganesimo, poi filtrate attraverso la religiosità bizantina e diventate vere e proprie pratiche di esorcismo, si differenziano le pratiche delle preghiere, le suppliche, le molteplici formule, i voti pronunciati davanti alle icone e destinati ad evitare i pericoli e le tentazioni, oppure a benedire la giornata del cristiano, il suo sonno e a liberarlo da ogni calamità. Le preghiere accompagnavano in ogni momento la vita dei greco-calabri.Ci basti ricordare la benedizione del cibo, le suppliche per allontanare le guerre e le calamità naturali, la benedizione del forno prima di cominciare a fare il pane, la benedizione dei campi, delle vigne, del baco da seta. Altre preghiere e benedizioni erano riservate nel corso dell'anno in determinate feste e in certi giorni dell'anno liturgico, ecc. Una preghiera per propiziare e salvaguardare il sonno, che ancora qualcuno recita a Bova, era la seguente:
……….
O Maria Middalinì
pò ciumàse manachì?
"Egò den ciumàme manachì;
echo Petro c'echo Paolo,
c'echo dòdeca Apostòlu".
Nghìri, nghìri tu spitìu
nnàca, nnàca tu pedìu.
T'agropìcciuna pìnnusi
's tin àjo thalassìa:
I Marta ce i Maria,
o Christò 's tin anglisìa
pu lèghi ti magni lutrujìa:
to vanghèlio aniftò
to meletài o Christò:
ecìno to meletài
ce i Patrùna mas avlogài.
I strata i macrìa,
i Patrùna ene glicìa;
i strata i kondì,
i Patrùna ene chrisì;
i strata i làrghi,
i Patruna i paramàgni;
i strata me to mèli,
i Patrùna ciòla to thèli.
……
O Maria Maddalena,
come dormi sola?
"Non dormo sola,
perchè ho Pietro e Paolo
e ho dodici Apostoli".
Intorno, intorno alla casa
culla, culla il bambino.
I colombi selvatici bevono
nel santo mare.
Marta e Maria,
Cristo in Chiesa
che dice la bella liturgia:
il vangelo è aperto
lo legge Cristo;
Cristo lo legge
e la Madonna ci benedice.
La strada lunga,
la Madonna è dolce;
la strada corta,
la Madonna è d'oro;
la strada larga,
la Madonna è bellissima;
la strada è di miele,
anche la Madonna lo vuole.
…….
Questo canto aveva comunque la funzione di ninna-nanna per cui potrebbe benissimo essere inserito anche nel paragrafo seguente.
Eratosthenis G. Kapsomènos ci suggerisce che il canto lo si ritrova identico a Creta2. Se infatti si fa bene attenzione ai primi versi, ci si accorge che la versione è quasi uguale:
Lo stesso canto è stato da me rinvenuto nell’isola di Eubèa in Grecia:
In un graffito protobizantino rinvenuto nella villa romana di Valerio a Lazzaro c’è una iscrizione che reca incise dodici righe in greco bizantino in caratteri maiuscoli, allineate disordinatamente e quindi di non facile lettura. La datazione paleografica ricade tra il VI e il VII sec. d.C. Il contenuto – a detta del prof. Mosino3 - sembrerebbe essere una preghiera a Dio e all’angelo Michele. Sebastiano Stranges sostiene che questa invece possa essere una forma rituale di esorcismo poiché viene citato il Signore come Dio ad Alessandro e Dio a Polidoro (nell’epigrafe, incompleta, viene citato l’angelo Michele che, come è noto, ha potestà contro il demonio). Comunque sia ne riportiamo il testo:
……
1. Il Dio ad Ales-
2. Sandro, il Dio a P
3. Olidoro e
4. L’angelo Mi-
5. chele… Dio
6. venne incontro…
7. l’angelo
8. del solo e
9. ……
10. ……
11. al demonio
12. ……
 
______________________________________________
1 C. Lombroso, In Calabria, Casa del libro, Reggio Calabria, 1980 (ristampa anastatica)
2 E. G. Kapsomenos, Interdipendenza tra lingua e cultura nel dialetto greco della Bovesìa calabrese, <<Italoellinikà>>, IV, Napoli, 1991-93, p.232
3 F. Mosino, Graffito protobizantino di Lazzaro, <<Archivio Storico della Calabria e la Lucania>>, anno LXII (1995), Roma, pp.237-239IL MALOCCHIO E LA PRATICA DELLE ERBE
Un' altra formula grecanica che si ripeteva spesso come una cantilena per tenere lontano dalle case il malocchio, era questa:
……………..
Ti purrì ti desthèra
ti purrì ti trìti
ti purrì ti tetràdi
ti purrì ti pèsti
ti purrì ti parasceguì
Ti purrì tu savàtu
ti purrì ti ciuriacì
Kàtha portammìa
Cnamme na chathì
……….
La mattina di lunedì
La mattina di martedì
La mattina di mercoledì
La mattina di giovedì
La mattina di venerdì
la mattina di sabato
La mattina di domenica
Ogni malocchio
si perda per terra.
………….
Avanzi di vecchie pratiche esorcistiche troviamo in particolare nel campo delle malattie. La malattia - soprattutto quella che non trovava spiegazioni logiche - era intimamente legata dal popolo alla fascinazione. Perciò, come abbiamo affermato prima, i grecanici cercavano la ragione dei loro problemi nel mondo del soprannaturale per cui ricorrevano alla sdokkiatìna. Quando i mali erano però passeggeri o facilmente intuibili si faceva ricorso alla pratica delle erbe. Ma nella maggioranza dei casi ci si affidava a formule di scongiuro. E' il caso della bulimìa o licoressìa, la grande fame, la fame da lupo che colpiva alcuni bimbi i quali si ingrassavano oltre misura.
Nel suo libro "In Calabria" Cesare Lombroso1 riporta una curiosa formula - non più in uso - che veniva adoperata contro la bulimìa. I bambini affetti dalla bulimìa venivano messi al centro di un cerchio formato da altri bimbi, loro coetanei, che tenevano in mano una ciambella e cantavano in coro a squarciagola:
…….
Fà ce pìe ce chortàsi,
Mangia e bevi e saziati,
ce àfe ta licopiàmmata!
e lascia il cibo del lupo!
……..
Dalle formule, abusate o no, che si riferivano più o meno ad antichi momenti di paganesimo, poi filtrate attraverso la religiosità bizantina e diventate vere e proprie pratiche di esorcismo, si differenziano le pratiche delle preghiere, le suppliche, le molteplici formule, i voti pronunciati davanti alle icone e destinati ad evitare i pericoli e le tentazioni, oppure a benedire la giornata del cristiano, il
1 C. Lombroso, In Calabria, Casa del libro, Reggio Calabria, 1980 (ristampa anastatica)
suo sonno e a liberarlo da ogni calamità. Le preghiere accompagnavano in ogni momento la vita dei greco-calabri.
Ci basti ricordare la benedizione del cibo, le suppliche per allontanare le guerre e le calamità naturali, la benedizione del forno prima di cominciare a fare il pane, la benedizione dei campi, delle vigne, del baco da seta. Altre preghiere e benedizioni erano riservate nel corso dell'anno in determinate feste e in certi giorni dell'anno liturgico, ecc. Una preghiera per propiziare e salvaguardare il sonno, che ancora qualcuno recita a Bova, era la seguente:
……….
O Maria Middalinì
pò ciumàse manachì?
"Egò den ciumàme manachì;
echo Petro c'echo Paolo,
c'echo dòdeca Apostòlu".
Nghìri, nghìri tu spitìu
nnàca, nnàca tu pedìu.
T'agropìcciuna pìnnusi
's tin àjo thalassìa:
I Marta ce i Maria,
o Christò 's tin anglisìa
pu lèghi ti magni lutrujìa:
to vanghèlio aniftò
to meletài o Christò:
ecìno to meletài
ce i Patrùna mas avlogài.
I strata i macrìa,
i Patrùna ene glicìa;
i strata i kondì,
i Patrùna ene chrisì;
i strata i làrghi,
i Patruna i paramàgni;
i strata me to mèli,
i Patrùna ciòla to thèli.
……
O Maria Maddalena,
come dormi sola?
"Non dormo sola,
perchè ho Pietro e Paolo
e ho dodici Apostoli".
Intorno, intorno alla casa
culla, culla il bambino.
I colombi selvatici bevono
nel santo mare.
Marta e Maria,
Cristo in Chiesa
che dice la bella liturgia:
il vangelo è aperto
lo legge Cristo;
Cristo lo legge
e la Madonna ci benedice.
La strada lunga,
la Madonna è dolce;
la strada corta,
la Madonna è d'oro;
la strada larga,
la Madonna è bellissima;
la strada è di miele,
anche la Madonna lo vuole.
…….
Questo canto aveva comunque la funzione di ninna-nanna per cui potrebbe benissimo essere inserito anche nel paragrafo seguente.
Eratosthenis G. Kapsomènos ci suggerisce che il canto lo si ritrova identico a Creta2. Se infatti si fa bene attenzione ai primi versi, ci si accorge che la versione è quasi uguale:
Lo stesso canto è stato da me rinvenuto nell’isola di Eubèa in Grecia:
In un graffito protobizantino rinvenuto nella villa romana di Valerio a Lazzaro c’è una iscrizione che reca incise dodici righe in greco bizantino in caratteri maiuscoli, allineate disordinatamente e quindi di non facile lettura. La datazione paleografica ricade tra il VI e il VII sec. d.C. Il contenuto – a detta del prof. Mosino3 - sembrerebbe essere una preghiera a Dio e all’angelo Michele. Sebastiano Stranges sostiene che questa invece possa essere una forma rituale di esorcismo poiché viene citato il Signore come Dio ad Alessandro e Dio a Polidoro (nell’epigrafe, incompleta, viene citato l’angelo Michele che, come è noto, ha potestà contro il demonio). Comunque sia ne riportiamo il testo:
……
1. Il Dio ad Ales-
2. Sandro, il Dio a P
3. Olidoro e
4. L’angelo Mi-
5. chele… Dio
6. venne incontro…
7. l’angelo
8. del solo e
9. ……
10. ……
11. al demonio
12. ……
2 E. G. Kapsomenos, Interdipendenza tra lingua e cultura nel dialetto greco della Bovesìa calabrese, <<Italoellinikà>>, IV, Napoli, 1991-93, p.232
3 F. Mosino, Graffito protobizantino di Lazzaro, <<Archivio Storico della Calabria e la Lucania>>, anno LXII (1995), Roma, pp.237-239

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