TRADIZIONI RELIGIOSE LEGATE A SOPRAVVIVENZE PAGANE ANTICHE E MEDIEVALI (parte 1^) (11. cont)

24.06.2016 17:50
TRADIZIONI RELIGIOSE LEGATE A SOPRAVVIVENZE PAGANE
 
ANTICHE E MEDIEVALI
 
I pericoli insiti nelle credenze e nelle superstizioni sono da sempre state oggetto
 
di attenzione da parte della Chiesa, sia essa latina che greca.
 
I rituali, le pratiche legate alla religiosità, la venerazione smodata di oggetti sacri,
 
di reliquie e di icone, al punto da rasentare l'idolatria, hanno portato spesso la gente a
 
confondere la religione con la magia o la superstizione, varcando così i confini di
 
distinzione tra i due campi. Alcune pratiche rituali, mutuate dai riti pagani, sono state
 
accettate anche dalla religione cristiana, probabilmente al fine di poter bene incanalare
 
le forze soprannaturali buone. E' questo forse il caso delle pratiche esorcistiche.
 
Leggiamo ad esempio nella Vita di S. Elia Speleota che un sacerdote di nome
 
Epifanio scriveva lettere di scongiuro (eggràmmata) e di incantesimi (epàsmata).
 
Di altre pratiche si legge pure nella Vita di San Luca d'Isola, il primo a lasciarci la
 
descrizione di un “filatterio” (filaktìria - amuleto) atto a scacciare i demoni1
 
vasta gamma di filatteri: qualsiasi cosa ricordasse o facesse parte della Crocifissione,
 
le ossa dei santi, i capelli, gli abiti, icone, olio, pezzi di tomba, frammenti della croce
 
del Cristo, ecc.
 
Riporto qui la traduzione italiana di un filatterio, il cui testo scritto in greco, era
 
“graffiato con sottilissima punta su una rozza lamina di piombo in parte ossidata” ed è
 
stato rinvenuto a Reggio nel 1886. "In nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.
 
Porto lo Spirito Santo; solo investito del Figlio Unigenito e scongiuro ogni spirito
 
maligno. Fuggi dall'ancella di Dio o sittisma (conturbazione), spirito che hai ogni
 
malvagità ed ogni gravame, ed ogni bruttura ed ogni lubricità, ed ogni mondezza, per
 
virtù del Corpo e del Sangue del Signore Nostro Gesù Cristo"2
 
Altre testimonianze ci provengono dalla Vita di S.Nilo Iuniore dove vi è
 
descritto l'ambiente in cui il santo viveva nel primo trentennio del sec.X, cioè a
 
Rossano. Fin dalle prime pagine Bartolomeo, probabile agiografo di Nilo, afferma che
 
il Santo rifuggiva dalle riunioni (Diatrivè) tenute in casa degli alti funzionari del luogo
 
(ton archonton) . Detestava le superstizioni (perierghìa), disprezzava le pratiche
 
magiche (filaktà) e gli scongiuri (exorkismì). Formule magiche di esorcismo troviamo
 
ancora nel già citato Luca d'Isola, ma in realtà le formule non sono mai riportate, e,
 
quando lo sono, le troviamo accorciate. Prendiamo ad esempio la Vita di S. Nicodemo
 
di Cellerana dove la formula viene sì espressa, ma in maniera ridotta : "Esci da lui
 
odioso e impuro demonio”.
 
Tutto questo non è in fondo che il rituale delle pratiche "magiche" esercitate in vari
 
modi dalle donne calabro-greche quando tentano di scacciare il malocchio o la jettatura
 
(vaskanìa, in grecanico, oggi, artammò o portàmmena) da una persona, tra recite
 
sommesse di parole incomprensibili, segni di croce, "sfumicature" col sale, unzioni con
 
olio, ecc..
 
 
 
1 Vita di S.Luca d'Isola, 22 2 cft. Cozza-Luzi, Di un antico filatterio trovato a Reggio Calabria, <>,VI, 1898, pp.20-27
 
Nell'area della Bovesìa è importante notare ciò che è riportato nel testamento spirituale
 
di S. Luca di Bova il quale - come egli stesso afferma - si affannò nella vita a
 
combattere gli usi pagani, greci o saraceni di cui erano infarcite le usanze degli
 
ellenofoni di Calabria e dei bovesi in particolare. Sia pure in misura ridotta o moderata
 
nelle loro esternazioni, queste usanze continuano a persistere ancora oggi, al punto che
 
possiamo affermare che non v'è mai stata soluzione di continuità tra il passato e il
 
presente. Molte di queste pratiche infatti le ritroviamo ancora in uso e qui riportate3
 
Del tutto ignota è ormai una usanza di cui parla Luca di Bova, quella del vaglio, della
 
macinazione del grano, della confezione del pane e dei canti recitati sulla grande
 
ciambella. Il tutto avveniva tra canti e suoni di "crotali", strumenti musicali che
 
facevano rumore come le nacchere o le clocche pasquali. La traslitterazione del greco
 
medievale l’ho fatta nella pronuncia del greco moderno:
 
.....
 
(...Ti kè to sìse kè alìse ke metà krotàlon artopiìse kè efchìn ioi metà tis megàlis kollìru)
 
Sarebbe veramente interessante per la storia del nostro folklore trovarne l'origine e
 
studiare le più intime motivazioni di queste pratiche.
 
Leggiamo ancora nel “bios” di San Filareto che ad una donna che aveva perso la vista
 
in seguito ad una emorragia cerebrale, appare in sogno il beato Elia il Giovane che la
 
consiglia di andare al sepolcro del santo Filareto per avere la guarigione degli occhi.
 
Ma nessuno sapeva in quella zona di un santo con questo nome. Finché qualcuno si
 
rese conto che ormai, dopo la morte, l’umile monaco Filareto era diventato santo e così
 
“ la donna, guidata da quelli che conoscevano il posto, giunse al sepolcro del santo,
 
prese un po’ della polvere che era sulla tomba e se la mise sugli occhi...”.4
 
In seguito le stesse vesti del santo, rimaste integre, verranno ridotte a pezzetti ed
 
adoperate come reliquie per essere usate poi come rimedi salutari per tutte le malattie
 
e le infermità5
 
 
 
Sappiamo infatti che “i sudari degli Apostoli, così come i loro “semicinctia”
 
scacciavano i demoni, e il sudore del loro corpo curava mali inguaribili 6
 
Ed ancora nel bios di Elia il Giovane a proposito della guarigione di Malachia il
 
prete di Gerace, così si legge: “Egli allora mise nella mano destra dell’infermo il
 
bastone che egli usava per sorreggersi e disse: “Nel nome di Gesù Cristo, figlio di Dio,
 
prendi questo bastone, alzati e cammina! 7
 
 
 
3 Ancora nel 1813 il canonico della Cattedrale di Bova, Pietro Marzano, in una relazione inviata alle Autorità della
 
Provincia, e più precisamente al Sig. Giacinto Martines, affermava che in Bova e nei paesi dell’interno dove si parlava la
 
lingua greca, si era mantenuto “qualche barbaro rito della greca antichità” (carte dell’Archivio Capitolare della Cattedrale
 
di Bova). 4 Nilo, Vita di San Filareto di Seminara, (traduzione, testo e note di Ugo Martino), Falzea, Reggio Calabria, 1993, p.128 5 Nilo, Vita di San Filareto di Seminara, (traduzione, testo e note di Ugo Martino), Falzea, Reggio Calabria, 1993, p.132 6 Nilo, cit. ivi 7 Elia il Giovanedi Monaco Anonimo, ed. Akritas, Atene, 1993, p.172
 
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” .TRADIZIONI RELIGIOSE LEGATE A SOPRAVVIVENZE PAGANE
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi  -  
I pericoli insiti nelle credenze e nelle superstizioni sono da sempre state oggetto
 
di attenzione da parte della Chiesa, sia essa latina che greca.
 
I rituali, le pratiche legate alla religiosità, la venerazione smodata di oggetti sacri,
 
di reliquie e di icone, al punto da rasentare l'idolatria, hanno portato spesso la gente a
 
confondere la religione con la magia o la superstizione, varcando così i confini di
 
distinzione tra i due campi. Alcune pratiche rituali, mutuate dai riti pagani, sono state
 
accettate anche dalla religione cristiana, probabilmente al fine di poter bene incanalare
 
le forze soprannaturali buone. E' questo forse il caso delle pratiche esorcistiche.
 
Leggiamo ad esempio nella Vita di S. Elia Speleota che un sacerdote di nome
 
Epifanio scriveva lettere di scongiuro (eggràmmata) e di incantesimi (epàsmata).
 
Di altre pratiche si legge pure nella Vita di San Luca d'Isola, il primo a lasciarci la
 
descrizione di un “filatterio” (filaktìria - amuleto) atto a scacciare i demoni1
 
vasta gamma di filatteri: qualsiasi cosa ricordasse o facesse parte della Crocifissione,
 
le ossa dei santi, i capelli, gli abiti, icone, olio, pezzi di tomba, frammenti della croce
 
del Cristo, ecc.
 
Riporto qui la traduzione italiana di un filatterio, il cui testo scritto in greco, era
 
“graffiato con sottilissima punta su una rozza lamina di piombo in parte ossidata” ed è
 
stato rinvenuto a Reggio nel 1886. "In nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.
 
Porto lo Spirito Santo; solo investito del Figlio Unigenito e scongiuro ogni spirito
 
maligno. Fuggi dall'ancella di Dio o sittisma (conturbazione), spirito che hai ogni
 
malvagità ed ogni gravame, ed ogni bruttura ed ogni lubricità, ed ogni mondezza, per
 
virtù del Corpo e del Sangue del Signore Nostro Gesù Cristo"2
 
Altre testimonianze ci provengono dalla Vita di S.Nilo Iuniore dove vi è
 
descritto l'ambiente in cui il santo viveva nel primo trentennio del sec.X, cioè a
 
Rossano. Fin dalle prime pagine Bartolomeo, probabile agiografo di Nilo, afferma che
 
il Santo rifuggiva dalle riunioni (Diatrivè) tenute in casa degli alti funzionari del luogo
 
(ton archonton) . Detestava le superstizioni (perierghìa), disprezzava le pratiche
 
magiche (filaktà) e gli scongiuri (exorkismì). Formule magiche di esorcismo troviamo
 
ancora nel già citato Luca d'Isola, ma in realtà le formule non sono mai riportate, e,
 
quando lo sono, le troviamo accorciate. Prendiamo ad esempio la Vita di S. Nicodemo
 
di Cellerana dove la formula viene sì espressa, ma in maniera ridotta : "Esci da lui
 
odioso e impuro demonio”.
 
Tutto questo non è in fondo che il rituale delle pratiche "magiche" esercitate in vari
 
modi dalle donne calabro-greche quando tentano di scacciare il malocchio o la jettatura
 
(vaskanìa, in grecanico, oggi, artammò o portàmmena) da una persona, tra recite
 
sommesse di parole incomprensibili, segni di croce, "sfumicature" col sale, unzioni con
 
olio, ecc..
 
Nell'area della Bovesìa è importante notare ciò che è riportato nel testamento spirituale
 
di S. Luca di Bova il quale - come egli stesso afferma - si affannò nella vita a
 
combattere gli usi pagani, greci o saraceni di cui erano infarcite le usanze degli
 
ellenofoni di Calabria e dei bovesi in particolare. Sia pure in misura ridotta o moderata
 
nelle loro esternazioni, queste usanze continuano a persistere ancora oggi, al punto che
 
possiamo affermare che non v'è mai stata soluzione di continuità tra il passato e il
 
presente. Molte di queste pratiche infatti le ritroviamo ancora in uso e qui riportate3
 
Del tutto ignota è ormai una usanza di cui parla Luca di Bova, quella del vaglio, della
 
macinazione del grano, della confezione del pane e dei canti recitati sulla grande
 
ciambella. Il tutto avveniva tra canti e suoni di "crotali", strumenti musicali che
 
facevano rumore come le nacchere o le clocche pasquali. La traslitterazione del greco
 
medievale l’ho fatta nella pronuncia del greco moderno:
 
.....
 
(...Ti kè to sìse kè alìse ke metà krotàlon artopiìse kè efchìn ioi metà tis megàlis kollìru)
 
Sarebbe veramente interessante per la storia del nostro folklore trovarne l'origine e
 
studiare le più intime motivazioni di queste pratiche.
 
Leggiamo ancora nel “bios” di San Filareto che ad una donna che aveva perso la vista
 
in seguito ad una emorragia cerebrale, appare in sogno il beato Elia il Giovane che la
 
consiglia di andare al sepolcro del santo Filareto per avere la guarigione degli occhi.
 
Ma nessuno sapeva in quella zona di un santo con questo nome. Finché qualcuno si
 
rese conto che ormai, dopo la morte, l’umile monaco Filareto era diventato santo e così
 
“ la donna, guidata da quelli che conoscevano il posto, giunse al sepolcro del santo,
 
prese un po’ della polvere che era sulla tomba e se la mise sugli occhi...”.4
 
In seguito le stesse vesti del santo, rimaste integre, verranno ridotte a pezzetti ed
 
adoperate come reliquie per essere usate poi come rimedi salutari per tutte le malattie
 
e le infermità5
 
Sappiamo infatti che “i sudari degli Apostoli, così come i loro “semicinctia”
 
scacciavano i demoni, e il sudore del loro corpo curava mali inguaribili 6
 
Ed ancora nel bios di Elia il Giovane a proposito della guarigione di Malachia il
 
prete di Gerace, così si legge: “Egli allora mise nella mano destra dell’infermo il
 
bastone che egli usava per sorreggersi e disse: “Nel nome di Gesù Cristo, figlio di Dio,
 
prendi questo bastone, alzati e cammina! 7
 
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1 Vita di S.Luca d'Isola, 22
2 cft. Cozza-Luzi, Di un antico filatterio trovato a Reggio Calabria, <<Rivista Storica Calabrese>>,VI, 1898, pp.20-27
3 Ancora nel 1813 il canonico della Cattedrale di Bova, Pietro Marzano, in una relazione inviata alle Autorità della Provincia, e più precisamente al Sig. Giacinto Martines, affermava che in Bova e nei paesi dell’interno dove si parlava la lingua greca, si era mantenuto “qualche barbaro rito della greca antichità” (carte dell’Archivio Capitolare della Cattedrale di Bova).
4 Nilo, Vita di San Filareto di Seminara, (traduzione, testo e note di Ugo Martino), Falzea, Reggio Calabria, 1993, p.128
5 Nilo, Vita di San Filareto di Seminara, (traduzione, testo e note di Ugo Martino), Falzea, Reggio Calabria, 1993, p.132
6 Nilo, cit. ivi
7 Elia il Giovanedi Monaco Anonimo, ed. Akritas, Atene, 1993, p.172
 
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