LE TRADIZIONI POPOLARI GRECOCALABRE. TO NERO’ (La Pioggia). I Santi Pluviali: San Leo, patrono di Bova, in processione (10. cont)

24.06.2016 09:13
 
(La Pioggia). I Santi Pluviali
San Leo, patrono di Bova, in processione
Il Santo patrono di Bova è ricordato tra i santi pluviali. Tra quei santi cioè che venivano invocati e portati in processione affinché, nei periodi di forte e lunga siccità, per loro intercessione sopraggiungesse la pioggia. Identica, anche nelle forme delle parole, la troviamo a Riace, terra dei Bronzi. Qui vengono portati in processione fino al mare i Santi Cosma e Damiano ed, invocando ad alta voce, gli accompagnatori gridavano “Santi Cosma e Damiano, o ci bagnate o vi bagniamo”, mentre i santi anarghiri vengono avvicinati alle onde.
Dalle nostre parti le precipitazioni atmosferiche sono molte rare per cui non è difficile avere lunghi periodi di siccità. Mesi e mesi di caldo e di sole ardente, senza acqua, rendono le campagne aride mettendo in pericolo ogni tipo di raccolto e la vita stessa delle piante e della gente. E così ogni tanto le reliquie di San Leo, beato ed onorato santo italo-greco di Bova, venivano portate a spasso fino alla marina per essere immerse nelle acque del mar Jonio. Qui giunti, i devoti imploravano la grazia della pioggia e, lambendo il mare con il braccio reliquario, si rivolgevano al loro santo con questa espressione:
Ajaddhèo o mas palèni o su palènome
San Leo, o ci bagni o ti bagniamo
Era naturalmente una “mezza” minaccia che spesso otteneva i risultati voluti. Il santo Patrono infatti esaudiva le preghiere dei bovesi e quasi sempre il miracolo della pioggia si verificava. Riportiamo, in proposito, la memoria e la testimonianza di un manoscritto rimasto inedito che ha trovato poi ospitalità nello scritto di E. Lacava1 dedicato a San Leo:
………………
“Alli 19 del mese di aprile fece ritorno dalle marine la grandiosa processione di penitenza, fatta allo scopo d’implorare da Dio per intercessione di San Leo la pioggia, cotanto necessaria alle povere campagne.
Alle ore 10 fu giunta in contrada Bucissà, colà spettava il procuratore, dove fece una bicchierata alle confraternite e populo, di vino ed ai canonici e cantanti caffè e marsala e biscotti.
Giunti alla chiesa di San Leo alle ore 12,30 dove fu la benedizione col Santissimo e quindi due parole di ringraziamento e di incitamento di maggiore fede a Dio mediante buone pratiche da cristiano fatte da Monsignor Vicario.
Le confraternite erano precedute da due tamburai Munziu e Pantaleo ai quali si complimentarono “ (19.4.1922)
…….
Alla stessa maniera si comportavano anticamente i Greci di Chio quando il dio Libero non mandava la pioggia. “Libero” era un’antica divinità romana e italica, che insieme con “Libera” formava una coppia di antiche divinità della fecondità della natura tanto vegetale, quanto animale, e quindi anche della vita familiare.
Secondo Varrone in un mese di primavera non precisato si celebrava a Lanuvio in onore di Libero una festa agraria con una processione particolare. Data la forma arcaica del culto si doveva
1 E. Lacava, San Leo: Storia e Fede, La Fonte, Reggio Calabria, 1985, p.43
trattare di un'antica divinità indigena, anteriore all'assimilazione di Libero con Dioniso, distaccatasi da tempo da Giove che alla fecondità presiedeva col nome di Iuppiter Libertas o Iuppiter Liber.
Per alcuni invece Libero non sarebbe altro che Dioniso pervenuto a Roma nel secolo VI a.C. da Cuma della Campania. Per altri sarebbe avvenuta l'assimilazione con Dioniso al principio del secolo V a.C. In conseguenza di una carestia (496 a.C.) i Libri Sybillini interrogati avrebbero ordinato di introdurre in Roma la triade greca eleusina Demetra, Dioniso e Core, importata nella forma latina di Cerere, Libero e Libera, in quanto divinità protettrici dell'agricoltura.TO NERO’
(La Pioggia). I Santi Pluviali
San Leo, patrono di Bova, in processione
Il Santo patrono di Bova è ricordato tra i santi pluviali. Tra quei santi cioè che venivano invocati e portati in processione affinché, nei periodi di forte e lunga siccità, per loro intercessione sopraggiungesse la pioggia. Identica, anche nelle forme delle parole, la troviamo a Riace, terra dei Bronzi. Qui vengono portati in processione fino al mare i Santi Cosma e Damiano ed, invocando ad alta voce, gli accompagnatori gridavano “Santi Cosma e Damiano, o ci bagnate o vi bagniamo”, mentre i santi anarghiri vengono avvicinati alle onde.
Dalle nostre parti le precipitazioni atmosferiche sono molte rare per cui non è difficile avere lunghi periodi di siccità. Mesi e mesi di caldo e di sole ardente, senza acqua, rendono le campagne aride mettendo in pericolo ogni tipo di raccolto e la vita stessa delle piante e della gente. E così ogni tanto le reliquie di San Leo, beato ed onorato santo italo-greco di Bova, venivano portate a spasso fino alla marina per essere immerse nelle acque del mar Jonio. Qui giunti, i devoti imploravano la grazia della pioggia e, lambendo il mare con il braccio reliquario, si rivolgevano al loro santo con questa espressione:
Ajaddhèo o mas palèni o su palènome
San Leo, o ci bagni o ti bagniamo
Era naturalmente una “mezza” minaccia che spesso otteneva i risultati voluti. Il santo Patrono infatti esaudiva le preghiere dei bovesi e quasi sempre il miracolo della pioggia si verificava. Riportiamo, in proposito, la memoria e la testimonianza di un manoscritto rimasto inedito che ha trovato poi ospitalità nello scritto di E. Lacava1 dedicato a San Leo:
………………
“Alli 19 del mese di aprile fece ritorno dalle marine la grandiosa processione di penitenza, fatta allo scopo d’implorare da Dio per intercessione di San Leo la pioggia, cotanto necessaria alle povere campagne.
Alle ore 10 fu giunta in contrada Bucissà, colà spettava il procuratore, dove fece una bicchierata alle confraternite e populo, di vino ed ai canonici e cantanti caffè e marsala e biscotti.
Giunti alla chiesa di San Leo alle ore 12,30 dove fu la benedizione col Santissimo e quindi due parole di ringraziamento e di incitamento di maggiore fede a Dio mediante buone pratiche da cristiano fatte da Monsignor Vicario.
Le confraternite erano precedute da due tamburai Munziu e Pantaleo ai quali si complimentarono “ (19.4.1922)
…….
Alla stessa maniera si comportavano anticamente i Greci di Chio quando il dio Libero non mandava la pioggia. “Libero” era un’antica divinità romana e italica, che insieme con “Libera” formava una coppia di antiche divinità della fecondità della natura tanto vegetale, quanto animale, e quindi anche della vita familiare.
Secondo Varrone in un mese di primavera non precisato si celebrava a Lanuvio in onore di Libero una festa agraria con una processione particolare. Data la forma arcaica del culto si doveva
1 E. Lacava, San Leo: Storia e Fede, La Fonte, Reggio Calabria, 1985, p.43
trattare di un'antica divinità indigena, anteriore all'assimilazione di Libero con Dioniso, distaccatasi da tempo da Giove che alla fecondità presiedeva col nome di Iuppiter Libertas o Iuppiter Liber.
Per alcuni invece Libero non sarebbe altro che Dioniso pervenuto a Roma nel secolo VI a.C. da Cuma della Campania. Per altri sarebbe avvenuta l'assimilazione con Dioniso al principio del secolo V a.C. In conseguenza di una carestia (496 a.C.) i Libri Sybillini interrogati avrebbero ordinato di introdurre in Roma la triade greca eleusina Demetra, Dioniso e Core, importata nella forma latina di Cerere, Libero e Libera, in quanto divinità protettrici dell'agricoltura.

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