STUDIOSI GRECI. TSOPANAKIS, KARATZAS, KAPSOMENOS, KARANASTASIS, ANDRIOTIS (1/4)

06.06.2016 18:23
AGAPITOS G. TSOPANAKIS
 
Forte e qualificata e stata la presenza degli studiosi greci dentro le maglie della disputa filologica. Convinto assertore del fatto che i dialetti greco-calabri, nella loro specificità totale - quella arcaica - rappresentavano elementi di una zona dorica nella Koinè prebizantina, lo Tsopanakis pubblica, un interessante articolo dal titolo <
In particolare il nostro studioso fa notare come nel caso di influenza di una lingua straniera - come il latino o il romanzo - la lingua originaria ( in questo caso il dialetto greco) ne subisce l'influsso. Però il trapianto delle forme e l'assimilazione di un nuovo sistema non può essere così rapido come nel caso di elementi omoglotti. Cioè come nel caso in cui alla lingua greca prebizantina si fosse sovrapposta quella bizantina.
 
Ma come si spiega, dice lo Tsopanakis, allora quel senso di smarrimento linguistico, quelle forme ibride e bizzarre, quel crescere "selvatico" nei dialetti dell'Italia meridionale? Questo risultato è evitato negli ambienti omoglotti per l'influenza mutua e continua delle parlate vicine o di una Koinè dialettale. Appare a tutti evidente che i dialetti greci dell'Italia meridionale danno l'impressione di non
aver subito l'influenza della lingua greca per parecchi secoli; anzi, per chi ha il senso dei dialetti neogreci e la conoscenza dei pochi testi bizantini in lingua volgare dei secolo X-XI, quelli dell'Italia meridionale danno l'impressione di essere rimasti molto remoti nel tempo. E oltre i fatti grammaticalI e linguistici che adduce a sostegno della sua tesi, lo Tsopanakis fa anche notare come nella poesia dei dialetti greci dell'Italia meridionale sia completamente assente, sconosciuto anzi, il verso “Politikòs o Decapendasìllabos” , che caratterizzava i canti in epoca bizantina.
Abbiamo assunto questo esempio tra le teorie dello Tsopanakis non a caso. In realtà nell'area grecanica persiste un canto di Rumelia e di Zacinto, un canto da cui spira l'odio contro i Turchi, che parrebbe, per la sua presenza, consigliare un'immigrazione più recente delle colonie greche presenti
in Calabria. Il canto, “I Romeopùlla”, appunto, contiene qualche verso decapentasillabo, ma esso è completamente estraneo, come già detto, alla tradizione linguistica bovese. Un altro contributo alla storia linguistica dei dialetti greci, l’autore lo offre, infine, con Contributo alla conoscenza dei dialettigreci dell’Italia meridionale3.
 
STAMATIS KARATZAS
 
Pur con diverse interpretazioni, dialogando e polemizzando a distanza con diversi studiosi, e ridimensionando il numero dei dorismi avvertiti dal Rohlfs, presenti nei dialetti greci dell'Italia meridionale, il Karatzas si avvicina, per molti aspetti, alle conclusioni dello studioso tedesco. Spesso preso a prestito dai sostenitori delle teorie sul bizantinismo della lingua, il Karatzas aveva pubblicato nel 1958 <
Il Karatzas in questa sua opera riprende la dibattuta questione dell’origine di queste isole grecofone. Dopo una breve esposizione delle tesi contrastanti ed una discussione di carattere metodologico sull’indagine degli altri e sulla propria, l’autore passa ad esaminare le testimonianze storiche su cui i fautori dell’origine bizantina, in particolare il Parlangeli, si erano appoggiati. Il Karantzas ammette che nel Medioevo vi siano state immigrazioni di funzionari, soldati e schiavi dalla Grecia, non solamente dove ancora oggi si parla greco, ma anche in molte altre regioni dominate da Bisanzio. A suo avviso, però, i documenti storici esistenti mostrano che le correnti migratorie, di dubbia omogeneità grecofona, non erano talmente fitte da poter imporre sugli abitanti di un territorio alloglotto la propria lingua. Conclude quindi che, in mancanza di altre testimonianze e prove di emigrazioni più massicce, non ci resta che lo studio della lingua delle popolazioni che sono attualmente grecofone. 
 
STILIANOS G. KAPSOMENOS
 
Vicino alle tesi del Rohlfs troviamo pure un altro studioso greco, Stilianos Kapsomenos, docente presso l’Università di Salonicco e redattore del <> ( dal 1937 al 1942/44), che non si sottrae alla disputa filologica, soprattutto nella minuziosa e nutrita recensione che gli fa alla prima edizione della Grammatica del Rohlfs5 e anticipa le conclusioni dello Tsopanakis nell'esame della contrazione dorica ea>ita nel greco moderno con la quale lo Tsopanakis cercava di dimostrare la lentezza della penetrazione della Koinè a Rodi e la sopravvivenza di elementi dialettali. Le sue osservazioni sull’argomento possono essere rintracciate in Ellinikà ek Megàlis Ellàdos 6, e ancora in Apò to Lexilòghio ton Ellìnon tis Kalavrìas7. Abbastanza interessante, infine, il suo intervento su Le insule di lingua greca nell’Italia meridionale dal punto di vista storico - linguistico.8
 
ANASTASIOS KARANASTASIS
 
La schiera degli ultimi superstiti di questa lunga disputa registra la presenza di Anastasios Karanastasis che, fin dall'inizio degli anni sessanta, avvia una ricerca sul campo, in territorio grecocalabro, spesso insieme al Falcone. Dobbiamo certamente all’opera indefessa di questo studioso la conservazione del nostro lessico e di quello salentino. L'interesse per gli studi filologici del Karanastasis ha radici lontane e ben salde sin da quando pubblica alcuni studi sui dialetti di Patmo << To idìoma tis Patmù >> é9, di Astipalea << To Idìoma tis Astipalèas 10>> ), di Kos << I fonitikì ton idimàton tis nìsu Kò>> 11).
Sul quotidiano <>12 il Karanastasis pubblica un notevole articolo sui Greci di Calabria <>, e, successivamente, un altro interessante articolo dal titolo <
Nel 1997 riprende i suoi studi sulla grecità meridionale operando uno scavo grammaticale della lingua, quale risultava al tempo in cui egli aveva raccolto il lessico e la fraseologia che riempiva il suo dizionario, e pubblica la <>, completando così di fatto tutto il suo impegno per gli studi grecanici. In tutti quegli anni il Karanastasis aveva vissuto in forma ideale il suo rapporto con la ellenofonia superstite della Calabria, in particolare con quella di Roccaforte del Greco (Vunì) che stava lentamente avviandosi alla consunzione. Forse una ricerca più approfondita nell’area di Roghudi, dove davvero la lingua era viva e vitale, gli avrebbe consentito il recupero di qualche altro centinaio di lemmi.

 
NICOLAOS ANDRIOTIS
 
E' soprattutto nella sua pubblicazione, <>, che l'Andriotis riporta - come ci avvisa F. Mosino19 quei materiali lessicali e grammaticali che sopravvivono nei dialetti greci, ignoti al neogreco: "Tutti i dialetti neogreci - riferisce l'autore greco in premessa - possiedono in maniera varia, ma sempre elevata, parole antico, tardo e mediogreche sconosciute alla koinè neogreca. Scopo di questo libro è la raccolta e la pubblicazione di tali arcaismi dialettali". Dalla pubblicazione di questi arcaismi, presenti solo nel bovese, si ricava una ulteriore conferma della tesi del Rohlfs. Le parole controllate e pubblicate dall'Andriotis devono essere considerate esclusive della lingua bovese e, perciò stesso, sopravvivenze dell'antica Magna Grecia. Nel libro sono contenuti anche alcuni arcaismi onomastici come “màrathon”, che il bovese conserva nel toponimo Marasà e Marathà.
Per l'Andriotis quindi ha perfettamente ragione il Rohlfs quando afferma e attribuisce origine antica alla lingua grecanica.
 
 
___________________________________________________________________________________
 
 1 A. Tsopanakis, in «Italia dialettale», vol.XXXI, Pisa,1968, pp. 1-23
2 A. Tsopanakis, Eine dorische Dialektzone im Neugriechischen, in «Byzantinische Zeitschrift», 48, 1955, pp. 49-72
3 A. Tsopanakis, Contributo alla conoscenza dei dialetti greci dell’Italia meridionale, in «Italia dialettale», vol.XLIV (Nuova Serie, XXI), Pisa,1981, pp. 233-282
4 Parigi, Les Belles-Lettres. (Collection de l’Insitut d’Etudes byzantines et néo-helléniques, fasc. 18)
5 S.G. Kapsomenos, Beitragë zur Historischen Grammatik der griechischen Dialekte Unteritaliens, in Byzantinische Zeitschrift, vol. 46, 1953, pp. 320-348
6 In: Lexicografikòn Deltìon, (Accademia di Atene), Atene, vol. 3, 1941, 92-132
7 Tessalonica, 1949
8 In: Magna Grecia bizantina e tradizione classica. Atti XVII Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Taranto, 9 - 14 ottobre 1977. Taranto 1978 [1982] 289 - 302
9 In: Lexicografikòn Deltìon, (Accademia di Atene), Atene, 1956-1957
10 In: Lexicografikòn Deltìon, ( Accademia di Atene), Atene, vol. 8, 1958, 21-104
11 In: Lexicografikòn Deltìon ,(Accademia di Atene), Atene, vol. 10, 1963
12 To Vìma, 12.2.1972
13 In: «Italia Linguistica Nuova e Antica», vol. I, pp. 337-351, Congedo, Galatina, 1976
14 A. Karanastasis, Alcuni nuovi dorismi nei dialetti Greci dell’Italia Meridionale, «Rivista Storica Calabrese», vol.1-2, 1982. In «Scritti linguistici offerti a G. Rohlfs nonagenario», pp.147-150
15 A. Karanastasis, Origine e sviluppo dei dialetti italogreci, in Studi linguistici e filologici offerti a Girolamo Caracausi, Palermo, p. 177-183., 1992
16 A. Karanastasis, Istorikòn Lexikòn Ton Ellinikòn Idiomàton tis Kao Italìas., vol. I, II, III, IV, V Athìna, Akadimìa Athinòn,1984- 1993
17 Karanastàsis A., Grammatikì ton Ellinikòn idiomàton tis Kato Italìas, Athìna Akadimìa Athinòn, 1997.
18 N. Andriotis, Lessico degli arcaismi dei dialetti neogreci, «Österreichische Akademie der Wissenschaften», Vienna, 1974
19 F. Mosino, Note e ricerche linguistiche, cit. p. 191 e segg.
 
 
.AGAPITOS G. TSOPANAKIS
 
Forte e qualificata e stata la presenza degli studiosi greci dentro le maglie della disputa
 
filologica. Convinto assertore del fatto che i dialetti greco-calabri, nella loro specificità totale - quella
 
arcaica - rappresentavano elementi di una zona dorica nella Koinè prebizantina, lo Tsopanakis
 
pubblica, un interessante articolo dal titolo <
 
il trapianto delle forme e l'assimilazione di un nuovo sistema non può essere così rapido come nel
 
caso di elementi omoglotti. Cioè come nel caso in cui alla lingua greca prebizantina si fosse
 
sovrapposta quella bizantina.
 
Ma come si spiega, dice lo Tsopanakis, allora quel senso di smarrimento linguistico, quelle
 
forme ibride e bizzarre, quel crescere "selvatico" nei dialetti dell'Italia meridionale? Questo risultato
 
è evitato negli ambienti omoglotti per l'influenza mutua e continua delle parlate vicine o di una Koinè
 
dialettale. Appare a tutti evidente che i dialetti greci dell'Italia meridionale danno l'impressione di non
 
aver subito l'influenza della lingua greca per parecchi secoli; anzi, per chi ha il senso dei dialetti
 
neogreci e la conoscenza dei pochi testi bizantini in lingua volgare dei secolo X-XI, quelli dell'Italia
 
meridionale danno l'impressione di essere rimasti molto remoti nel tempo. E oltre i fatti grammaticali
 
e linguistici che adduce a sostegno della sua tesi, lo Tsopanakis fa anche notare come nella poesia dei
 
dialetti greci dell'Italia meridionale sia completamente assente, sconosciuto anzi, il verso “Politikòs
 
o Decapendasìllabos” , che caratterizzava i canti in epoca bizantina.
 
Abbiamo assunto questo esempio tra le teorie dello Tsopanakis non a caso. In realtà nell'area
 
grecanica persiste un canto di Rumelia e di Zacinto, un canto da cui spira l'odio contro i Turchi, che
 
parrebbe, per la sua presenza, consigliare un'immigrazione più recente delle colonie greche presenti
 
in Calabria. Il canto, “I Romeopùlla”, appunto, contiene qualche verso decapentasillabo, ma esso è
 
completamente estraneo, come già detto, alla tradizione linguistica bovese. Un altro contributo alla
 
storia linguistica dei dialetti greci, l’autore lo offre, infine, con Contributo alla conoscenza dei dialetti
 
greci dell’Italia meridionale3
 
>>.
 
. Nei lavori citati l'autore, con un dotto e interessante
 
.

 

 

Cerca nel sito