Scalea - Il Presidente Oliverio a Scalea per la Conferenza sul turismo dell’Alto Tirreno Cosentino.

02.07.2016 11:06

Ampia e qualificata partecipazione di sindaci, amministratori locali ed operatori turistici della provincia di Cosenza e, in particolare, della Riviera dei Cedri alla "Conferenza sul turismo dell’Alto Tirreno cosentino" che si è tenuta presso un noto villaggio turistico di Scalea.

Hanno introdotto i lavori i Dirigenti Generali dei Dipartimenti "Turismo" e “Infrastrutture e Lavori Pubblici”, Pasquale Anastasi e Domenico Pallarìa, che hanno illustrato programmi, opportunità e risorse inserite nella nuova programmazione regionale.  E’ seguito un ampio dibattito nel corso del quale hanno preso la parola amministratori, imprenditori, operatori turistici e  rappresentanti di categoria e che è stato concluso dal Presidente della Regione Mario Oliverio.

"Scopo di queste iniziative –ha detto il Presidente della Giunta regionale- è quello di acquisire un metodo di lavoro comune, finalizzato a far crescere una forte sinergia tra i diversi attori che operano in questo settore e ad affermare un atteggiamento nuovo nel rapporto tra territori, attività economiche, istituzioni ed enti locali.  Abbiamo nelle nostre mani un patrimonio inestimabile che in tanti ci invidiano e  che dobbiamo assolutamente mettere a frutto, costruendo una nuova cultura della rete e della cooperazione che metta definitivamente da parte improvvisazione, superficialità ed individualismo. Dobbiamo finirla con i piagnistei e le lamentele. Continuare a piangerci addosso non serve a nessuno. Così come è assolutamente inutile continuare a scaricare le responsabilità sempre sugli altri. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità rispetto ai problemi e farsene carico, dalla Regione ai Comuni, agli operatori turistici. Va compiuta, pertanto, una vera e propria inversione culturale, determinando un approccio nuovo e diverso con le problematiche che, di volta in volta, ci troviamo ad affrontare. Non possiamo più accontentarci di un turismo che si riduce solo ai mesi di luglio e agosto che restano, comunque, i periodi di punta massima della nostra offerta turistica. La nostra proposta deve allargarsi, andare oltre, estendendosi a tutti i mesi dell'anno. Settori importanti come il turismo culturale, naturalistico, sportivo e religioso devono essere valorizzati al massimo per promuovere, attraverso di essi, una Calabria positiva, terra di accoglienza e ospitalità, ricca di risorse naturali e paesaggistiche, di storia, arte, giacimenti culturali e di straordinarie tradizioni eno-gastronomiche. Per far questo dobbiamo metterci in gioco tutti, facendo ognuno fino in fondo il proprio dovere  e compiendo, insieme, un decisivo salto di qualità”.

“Come Giunta regionale -ha aggiunto Oliverio- ce la stiamo mettendo tutta per creare le condizioni affinchè tutto questo si concretizzi. Le risorse ci sono. Dopo un anno e mezzo di ascolto e di lavoro intenso, nel corso del quale abbiamo dovuto recuperare ritardi pesanti accumulati dalle precedenti amministrazioni ed una perduta credibilità sul piano nazionale ed europeo che non è stato facile riconquistare, è appena partita la fase cruciale del passaggio dai programmi alle realizzazioni, dalle parole ai fatti. Con la sottoscrizione del “Patto per la Calabria” avvenuta il 30 aprile scorso abbiamo dato, insieme al Governo nazionale, un quadro di certezza alle risorse. Abbiamo destinato e programmato nuove risorse del FSC (Fondo di Sviluppo e Coesione) e dei PON (Programmi Operativi Nazionali) per oltre 3 miliardi di euro; abbiamo siglato la priorità nazionale dei problemi infrastrutturali calabresi (autostrada, statale ionica, linea ferroviaria). Stiamo lavorando per togliere dall’isolamento la nostra regione potenziando e migliorando i collegamenti interni ed esterni, l’accoglienza, la ricettività, la qualità delle acque, ecc.. L’obiettivo è quello di intercettare nuovi flussi turistici e rendere sempre più attrattiva questa nostra terra. Contestualmente abbiamo recuperato e messo sul binario della operatività strumenti importanti che la Commissione Europea pone come “conditio sine qua non” per accedere alle risorse: penso, per esempio, al nuovo Piano dei rifiuti e al Piano Regionale dei Trasporti, di cui la Regione è priva dal 1995 e che entro il mese di ottobre diventerà operativo. In questi giorni abbiamo pubblicato i primi bandi del Psr e del Por a cui, in sequenza, ne seguiranno tantissimi altri che riguardano i diversi settori. Abbiamo fatto un lavoro importante che ci consente ora di utilizzare le risorse sulla base di obiettivi precisi”

 

 

.REGIONE CALABRIA

UFFICIO STAMPA DELLA GIUNTA

02.06.2016

Presidenza

 
“Mai come in questa fase -ha concluso il Governatore della Calabria- è decisivo l’apporto di tutti: operatori economici, intellettuali, università, organizzazioni rappresentative del mondo produttivo e del lavoro. Noi continueremo ad andare avanti ascoltando le esigenze dei territori e tentando di rispondere ad esse utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione con rapidità ed intelligenza, eliminando ritardi e pastoie burocratiche, che sono elementi che ostacolano la crescita. A tutti e ad ognuno chiedo, però, di mettersi in gioco favorendo questo nuovo processo di cooperazione e di rete e recuperando l’orgoglio della nostra identità e della nostra cultura, che sono gli unici  fattori che, nel mare della globalizzazione, potranno assicurarci un futuro di crescita. I segnali di una inversione di tendenza, sia pure timidi, cominciano ad intravvedersi. Su questa strada bisognerà andare avanti con determinazione, sapendo che nessuno ci regala niente e che tutto quello che riusciremo a costruire dipende esclusivamente da ciascuno di noi. I nemici del cambiamento sono tanti. Moltissimi sono quelli che non vogliono mollare rendite di posizione acquisite da anni. La sfida del cambiamento non è facile, ma vincerla è la condizione necessaria  per assicurare a noi stessi e ai nostri figli una prospettiva di speranza e di fiducia in un domani migliore”. f.d. IL MALOCCHIO (O Artammò)
E se è bello il figlio della civetta, figuriamoci se le altre mamme non sentono il bisogno di salvaguardare i propri figli, che certo più brutti del figlio della civetta non sono, davanti ad uno “jettatore”. Appare perciò evidente che, essendo l'invidia una cattiva pianta che alligna in ogni dove, in ogni ceto sociale e quindi strumento di notevole diffusione, si rende d'obbligo "guardarsi" dal malocchio. Per cui la prima regola è quella di “accettare” alcuni simboli culturalmente imposti, nella ipotesi di poter così allontanare quegli eventi che sfuggono alla prevedibilità della ragione. V’è perciò la necessità assoluta di prevenire l’evento, tenendolo lontano o controllandolo attraverso alcuni rituali quali:
………….
 piantare davanti casa, per terra o in un vaso, la pianta dell' aloe, l’ aeizon, la sempre viva, la pianta contro il malocchio;
 appendere un bel paio di corna di capra o di altro animale sulla soglia della porta, magari con un bel fiocco di stoffa rossa;
 appendere un ferro di cavallo in una parete della casa;
 recitare formule di scongiuro;
 toccare un pezzo di ferro o affidarsi al classico gesto delle corna o, meglio ancora, alla più compensativa anche se imbarazzante, "toccatìna"; soprattutto nei rapporti quotidiani e, durante determinati incontri;
 guardarsi dalle persone che sono unanimemente riconosciute come dotate di malocchio;
 tornare indietro quando attraversa la strada un gatto nero;
 non ostentare le proprie “ricchezze”, ecc..
……….
Ma da chi bisognava guardarsi? Intanto da quelli riconosciuti universalmente come jettatori. In particolare venivano giudicate maggiormente temibili le donne gobbe ( gli uomini gobbi invece erano portatori di fortuna) e le donne dagli occhi "gazzi", cioè sottili e penetranti in grado quasi di osservare, invidiare e quindi portare il malocchio alle cose altrui.
I più soggetti al malocchio erano naturalmente i bambini perché incapaci di "difendersi". Bisognava perciò munirli di qualche filatterio (amuleto) che li difendesse: un santino appeso, una bustina con sale, un nastro rosso, un cornetto rosso, ecc..
I sintomi del malocchio erano ben evidenti: affari che andavano male, mal di testa, sbadigli continui, dolori ripetuti e tutto ciò a cui si era incapaci di dare una spiegazione logica. La cura migliore non era certamente il medico, ma una donna esperta e capace di togliere il malocchio. E spesso non bastava nemmeno una sola donna, bisognava fare ricorso all'intervento di tre momenti diversi di "sdokkiatìna", con tre donne diverse.
Una interminabile serie di sbadigli, pratiche rituali, segni di croce su un piatto con acqua e olio, preghiere ed esorcismi, recitati sottovoce e in maniera incomprensibile. Una commistione incredibile insomma tra mondo pagano e mondo cristiano nel tentativo di allontanare il malocchio, soprattutto attraverso la "sfumicatura" (to cànnima - To Kànnima). Molte erano le pratiche adoperate, ma qui ne ricorderemo alcune presenti nelle nostre zone con le relative formule. Il "dokkiàto", per sdocchiarsi (na ton cànni), si recava da una donna - a volte presente nella sua stessa famiglia - e chiedeva di essere sdocchiato dicendo:
………….
Mu efèrasi to artammò!
Mi hanno fatto (portato) il malocchio!
……………..
La donna iniziava subito le pratiche della “sdokkiatìna” che ella aveva, nel corso di tanti anni di esperienza, tesaurizzato, e che l’avevano perciò resa rispettabile agli occhi del popolino. Ed una delle pratiche più in voga era quella delle foglie di olivo benedetto:
………..
I jinèka èchi na piài ena surèo ce na vali càrvuna, fìddha azze alèa avvroghimèni ce ala. An to ala espàreggue ecìno ito portammèno; an to ala den espàreggue, den iche tìpote.
An ito portammèno i jinèka èleghe: na tu guàlusi ta lùkkia pìnon eportàmmie!
…………
La donna doveva prendere un tegolo (riscaldato) e mettere su di esso carbone, foglie di ulivo benedetto e sale. Se il sale scoppiettava, l'uomo era “docchiato”;
se il sale non scoppiettava, non c'era nulla.
Se era docchiato la donna diceva: che possano cavare gli occhi a chi ha docchiato!
………….
Non sempre però tutto questo era sufficiente per cui, a mali estremi, estremi rimedi. E il rimedio estremo era rappresentato dal “chamoròpi”, un tronco di quercia diviso in due per buona parte della sua lunghezza, e poi piantato per terra a forma di V capovolta. I tegoli riscaldati a questo punto erano due e venivano messi alle estremità del tronco d’albero sotto cui veniva fatto passare il “docchiato” per essere liberato dal malocchio.
La “fascinazione” (il malocchio) e tutto il suo rituale era da sempre demandato ad una donna che, a seconda dei casi, appariva nella veste di fascinatrice oppure capace di officiare il rituale misterico, esorcizzando coloro i quali si ritenevano “dokkiati”. Un vecchio canto grecanico ben definisce questo ruolo della donna:
……….
Pùcciati stin pòrtasu èrizza to lùkkio,
òla ta passemmèna ta addismònia.
I ùmbra i dikìsu m’èpiae àndo lùkkio,
c’egò esuperèzza òla ta demònia.
Ma sìrma pu su mu èpiae to lùkkio,
den cànni jà ‘mma plène i cirimònia.
M’èdese jà panda esù me tùndo lùkkio,
jà na scattèzun òla ta demònia.
……………
Dacchè gettai l’occhio alla tua porta
Ho dimenticato tutte le cose passate.
L’ombra tua mi ha preso per l’occhio
Ed io superai tutti i demoni (rivali).
Ma tosto che mi hai preso l’occhio
Non fanno più per noi le cerimonie.
Mi legasti per sempre tu con codesto occhio
Perché schiattino tutti i demoni.
………………
Era quindi importante cercare di non "dare all'occhio", dimostrare cioè di non avere nulla che potesse essere oggetto di attenzioni particolari. La povertà - pur essendo presente nella quasi totalità della popolazione - era perciò quasi ostentata, altrimenti, come si diceva a Chorìo di Roghudi:
I christianì ma portammìzu La gente ci fa il malocchio
Naturalmente poteva capitare di docchiare anche senza volerlo spesso meravigliandosi dell'abbondanza di qualcosa, della particolare bellezza di un bimbo, di un bene oggetto di desiderio, ecc.. Era allora la stessa persona, che involontariamente stava per portare il malocchio, che ripeteva la formula augurale contro il malocchio:
……….
Kàtha portammìa chàmme na chathì!
Ogni malocchio si perda per terra!
………..
Fora malòkkiu, fora malòkkiu!
Via il malocchio, via il malocchio

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