PIETRO MARZANO

08.04.2016 23:01

Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi

           Uno dei primi studi lessicali 

La piena persistenza della lingua greca nella Bovesìa, nell'Ottocento, viene  attestata da un documento  rinvenuto nell'archivio capitolare di Bova, steso il 2 gennaio del 1813. E' una relazione manoscritta  redatta dal canonico della Cattedrale di Bova, Pietro Marzano, e indirizzata al sig. Giacinto Martines,  prima Autorità della Provincia. Quest'ultimo, nel visitare la Calabria Ulteriore, aveva constatato che  nel territorio della Bovesìa tutta la popolazione parlava la lingua greca. Di ciò sorpreso, ne chiese  spiegazione al Marzano. Il Marzano, uomo di chiara cultura, inviò al sig. Martines una relazione  esplicativa, unitamente a un Dizionario da lui stesso elaborato e di cui purtroppo non ne rimane  traccia. Scrive il Marzano: Chiunque andrà a leggere il Dizionario che per vostro comando ho  compilato, resterà sorpreso come Voi, Sig. Cavaliere, incaricaste la mia persona a compilarlo, cioè,  intendo dire, un uomo confinato all'ultimo angolo dell'Italia e senza quei lumi ad una così fastidiosa  fatica, (...). Certamente quest'opera è riuscita imperfetta per la mia imperizia che chiaramente  confesso (...)... non lasciando indietro alcun angolo della Provincia, passaste dalla mia Patria e come  che i vostri talenti niuna cosa resta occulta, vi osservai che restaste sorpreso come nell'ultimo angolo  della Provincia a Voi affidata, notaste paesi che tutt'ora parlano la lingua greca volgare, già morta  da molto tempo nel Regno di Napoli e nella Magna Grecia e restaste meravigliato come nel solo  Bova, mia Patria, e pochi paesi dell'interno mantengono il loro primigero linguaggio e qualche  barbaro rito della greca antichità. (...). Le vostre vaste cognizioni, e perchè amico della Patria fecero  sì che quando ci tornammo a rivedere nella città di Reggio vi compiaceste di ordinarmi di compilare  un Dizionario Italo-Greco tutto formato di caratteri latini (...) Bisogna dunque che pazientate a  sentire l'origine di Bova, chi siano stati i loro primi fondatori e tutte le altre circostanze onde Bova  sostenne fino al presente l'idioma greco antico, le circostanze insieme come l'istesso Idioma trovasi  in molte parti oggi italianizzate. 

  Questa è parte della relazione del Marzano che, ad un certo punto - quanta diversità oggi! - lamenta  e deplora che non solo si sia passati, con atto proditorio, dal rito greco al rito latino, ma che anche la  popolazione bovese stava, se pur lentamente, passando dalla parlata greca a quella italiota. E quanto  importante fosse lo studio della lingua greca lo sa bene il Marzano che così prosegue nella sua  relazione:...Il ravvivare in una contrada di questo floridissimo Regno una lingua già morta e che con  poco disagio e dispendio potrebbe salire al suo antico splendore, sarebbe una delle cose grandi ed  apporterebbe un gran vantaggio allo studio ed alla Repubblica letteraria. Quanti vasti dominii  dell'Europa vorrebbero una popolazione simile in mezzo ai loro stati e quanta fatica devono oggi per  farvi insegnare questa lingua, una delle primigene della scienza.   Non erano le stesse parole che avevano detto i maggiori autori latini e, dopo di loro, lo stesso Petrarca  e il Boccaccio? Ma il Marzano non si limita soltanto a chiedere, continua con una proposta: è  opportuno che questo Seminario diocesano sia fornito almeno da due maestri di lingua greca, dove  insieme con le altre scienze possa liberamente apprendere una lingua dai greci medesimi col suo  vero idioma e dialetto. Ed ancora, pur sapendo che ormai difficilmente si sarebbe potuto ripristinare  l'antico rito greco, il Marzano aggiunge: Non è che si pretenda che questo Clero torni ad abbracciare  il rito greco, na sotto il Vescovo, sia esso greco o latino, vi concorra ad apprendere le regole della  lingua dei suoi antenati. (...)  

Bova 11 gennaio 1813. 

La relazione del Marzano continua con qualche spunto storico veramente interessante, soprattutto  quando egli accenna alla presenza (in territorio locrese, di cui facevano parte) di Peripoli, Panaghia,  Delia, di cui egli stesso aveva visitato i ruderi di antichi caseggiati di struttura greca. Anzi il Marzano  aggiunge di aver fatto eseguire degli scavi nell'agosto del 1810, su incarico dell'allora Ministro dell'Interno.

Cerca nel sito