PIETRO CATANEA

18.04.2016 15:23
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi
Con l'Autelitano, il Mesiani e il Viola era finalmente nata una ricerca assidua sullo studio della grecità che non si arresterà nemmeno in tempi meno fervidi, anzi gli interpreti più vivi della situazione culturale ellenofona individueranno, successivamente, un nuovo cammino agli studi grecanici. Su questa stessa strada si incamminerà successivamente Pietro Catanea. Nato a Bova il 14 febbraio del 1857, egli iniziò a coltivare la sua passione per gli studi grecanici ponendo gli accenti sulla storia delle origini bovesi. Era questo, in realtà, un tema che appassionava tutti gli scrittori della Bovesìa e che denunciava il tentativo mai sopito di offrire diverse soluzioni al problema. Negli scritti del Catanea continua infatti la tradizione degli studi ellenistici con un'ampiezza di respiro considerevole. Ma risulta opera vana cercare nel suo lavoro il respiro dell'uomo grecanico. Il Catanea non perfora mai il muro di un mondo che solo farisaicamente si dichiara filoellenico. Il "primo movens" della realtà ellenofona continua a rimanere assente anche se gli apporti dati a questo mondo nascondono in sé esiti decisamente positivi. Gli aspetti immediati dell'umana esistenza non appartengono comunque al Catanea, e, come per tanti, anche la sua storia su Bova è storia di regine e di feudatari che nulla possono contro la poltroneria morale di quanti vedevano nella lingua grecanica solamente il mondo arretrato e agropastorale dei contadini. Scriveva infatti il Catanea : E' da tenersi in gran conto il fatto che il linguaggio greco è usato, alternato col dialetto italiano, dai soli agricoltori coi loro familiari, ovvero con alcuni signori (padroni) che lo hanno appreso: ma questi son ben pochi; fu sempre, a memoria d'uomo, così!1.
3.1 QUASI UN DE PROFUNDIS
Con queste parole il Catanea avviava alla conclusione una breve monografia sul Linguaggio greco di Bova2. E credo che non vi sia bisogno di commenti. Resta da fare una sola considerazione quando egli afferma che il greco di Bova era parlato soltanto dai contadini e dai pastori. Quanti erano a Bova, al tempo in cui egli scriveva quelle poche righe - decisamente in ossequio al nuovo regime (1924)- i contadini e i pastori? Probabilmente il Catanea avrebbe fatto meglio e prima a contare i "signori" o padroni, come egli li definisce! Ma con molta probabilità anche quest'ultima affermazione del Catanea lascia il tempo che trova. Infatti, in un documento dell'Archivio di Stato3 abbiamo la prova che non soltanto i contadini ma anche i possidenti dell'area della Bovesìa parlavano, come prima lingua, il greco e la intendevano correttamente.
In altra parte del libro il nostro autore sostiene l'origine moderna dell'attuale linguaggio bovese, ritenendo con questo che le teorie formulate dal Rohlfs e dal Morosi fossero errate. Egli afferma che, se qualche frammento rimane dell'antico greco, esso è dovuta al fatto che nessuna civiltà è tramontata senza lasciare traccia del suo passaggio. Ed ecco risolto il problema! Ma sentiamo il Catanea:...Gli studiosi che con ottime intenzioni vengono da lontano per analizzarci, e a far conoscere noi a noi stessi, per la brevità della loro permanenza in questi luoghi, per la diversità di vita e di temperamento, talora smarriscono la diritta via, e sono tratti a valutare non secondo la loro vera essenza i fatti osservati 4.
Tra questi studiosi c'era naturalmente il Rohlfs del quale tutto si poteva dire meno che la sua permanenza era, e sarebbe stata poi, breve ed affrettata! Noi non vogliamo entrare nel merito del problema filologico già sufficientemente dibattuto da esperti in materia, ma non sarebbe inopportuno segnalare come, dall'unità d'Italia in poi, durante il fascismo e dopo, si sacrificò tanta parte della nostra storia alla romanità incalzante.
Più interessante appare invece un'altra opera del Catanea di taglio prevalentemente storico: Bova. E' un'opera che contiene elementi di testimonianza universale, un lavoro di recupero di tante notizie sparse per una nuova indagine sulle origini di Bova. Una costante che si ricollega, in tempi non ancora
sospetti (la pubblicazione è del 1920), al solco della tradizione storiografica in un clima di partecipato
interesse per un piccolo paese che racchiudeva in sé un grande passato. L'indagine non si ferma alle
notizie già conosciute ma reca in sé una precisa intenzione documentaria, non condizionata da quei
campanilismi di sorta che spesso vanificano le ricerche di storici di "paese". I tempi erano ancora
adatti per l'osservazione da "vicino" della storia di questo angolo della grecità che aveva interessato
gli studiosi fin dalla nascente cristianità. Servendosi di strumenti adatti, come le carte del vescovato
che racchiudevano tanta parte della storia di questi paesi, Il Catanea si era fatto interprete di
quell'ansia di conoscenza delle proprie origini e di quei continui tentativi di arricchimento culturale
che covavano in terra di Bova.
Il 18 luglio del 1937 il Catanea moriva a Bova Marina.
LA CRITICA
F. Violi, Storia degli studi e della letteratura popolare grecanica, C.S.E., Bova, 1992; F. Violi, Storia e Letteratura Greca di Calabria, Rexodes-Magna Grecia, Reggio Calabria, 2000
 
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1 P. Catanea, Linguaggio Greco di Bova, Tip. L'Avvenire, Reggio Cal., 1924,p.11.
2 P. Catanea, Linguaggio Greco di Bova, cit.
3 Archivio di Stato di Reggio Calabria, Inv.34, busta 219, fascio n.8683. Il documento porta la data del 1.6.1787
4 P. Catanea, Linguaggio greco di Bova, cit.p.2
 

 

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