PASQUALE CASILE

27.05.2016 18:04

Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi  -  

Giovane bovese, laureato in Lettere, il Casile, ha dovuto anch’egli scegliere la via dell’emigrazione per insegnare la nord. Si avvicina presto al mondo della grecità calabrese e si capisce, fin da subito, che ha molto da dire su questa realtà e con particolare attenzione. Le sue frequentazioni giovanili con Bruno Casile – uno dei “bronzi di carne” dell’isola ellenofona – lo portano alla ricerca delle proprie radici e lo spingono all’amore per la lingua greca, come potenziale patrimonio dell’umanità.
Legato da profonda amicizia e frequentazione culturale agli studiosi greci e della grecità calabrese, come Filippo Violi, Costantino Nikas, Pasquino Crupi, Ioannis Sidirokastritis, il Casile si rende subito conto che non vi è letteratura che possa essere raccontata senza tenere conto di tutto il contesto che quella stessa letteratura esprime, per cui essa va pensata e organizzata come una ricostruzione storica. Quindi non storia soltanto degli eventi letterari in senso stretto, ma di tutti i fatti e gli accadimenti, comunque collegati ai fenomeni della comunicazione letteraria. E’ per questo che la letteratura grecocalabra finisce con l'essere una storia non solo della letteratura nel senso corrente del termine, ma, più in generale, della cultura letteraria, se non addirittura della civiltà greca di Calabria. Il principio fondamentale è che la letteratura è lo spazio privilegiato in cui si esprime non soltanto la cultura, ma l'identità stessa di un popolo. Questo è quanto ha compreso e ci ha offerto nel suo saggio «Dèi e Zangréi», Pasquale Casile, buon conoscitore della lingua grecanica. Lo scritto, che riprende ed amplia due veloci pubblicazioni dello stesso autore, «Gli Ellenofoni di Bova e l’etimo Zangrèo» e «Zangrèo Pitagorico», non si muove unicamente in ambito letterario e filologico, ma va oltre questa unica fonte di indagine, ed appare prezioso perché consente di allargare l’angolo di conoscenza che si era espresso in molti scritti di alcuni autori reggini. Il Casile, disserta con rigore scientifico su usi e costumi dei Greci di Calabria, rapportati, confrontati e dimostrati attraverso una indagine ed una attenta analisi di fatti antichi ed ancor oggi presenti nella società calabrese e, più in particolare, in quella grecanica. Tutto ciò può tranquillamente essere definito un serio tentativo di pianificazione della storia ellenocalabra e delle sue tradizioni. Si tratta dunque di un consistente e inedito contributo alla realtà effettuale della nostra storia, che si era fermata fino ad oggi alla indagine linguistica, non avendo consentito le “colonne” reggine correzione alcuna, prive come erano di vocazione all’umiltà. In ciò rischiando, esse stesse, la contaminazione più con l’errore che con la verità. Pasquale Casile non si limita al compito modesto, ancorché importante, di correggere le etimologie e gli errori, ma raddrizza alcune notizie inesatte che, al di là del valore etimologico, avevano ristretto e racchiuso la storia dei Greci di Calabria in spazi angusti e fuori dall’accertamento storico vero e proprio. I materiali analizzati dal Casile si arricchiscono poi di altri puntuali riferimenti nell’articolo su La viddhanèddha “ danza della colomba” , in Le nacàtole e i protàlia, in Il serpente spirito “guardiano” della casa, e ne Le pietre di Ermes.
Essi si pongono come continuità ed integrazione degli articoli precedenti. Non c’è soluzione di continuità, se pur così potrebbe sembrare ad una prima e veloce lettura. Tutto giova allo scopo, come dice lo stesso Casile in apertura: Ho scritto questo volume spinto dall’urgenza e dalla necessità di definire l’identità grecanica, rintracciandone gli elementi costitutivi (miti, culto degli dèi, ballo, cibi, bevande rituali, credenze religiose, ecc.)4. Difficilmente l’uomo fa parte del processo storico se a scriverne ed a parlarne sono i filologi, crudi e nudi. I fenomeni sociali sono assenti, essi trovano accoglimento soltanto sotto forma di indagine linguistica. Non v’è alcun interesse per l’andra
4 P. Casile, Dèi e Zangrèi, Associazione Culturale Magna Grecia, Pieve Emanuele, 2005 2
grecanico, per quel bronzo di carne che resiste sull’Aspromonte, cerchiato da superiore umiltà, ma lasciato nella oscurità della storia. Ciò nonostante non alza roghi il Casile, nella sua indagine, contro le vecchie opinioni, pianta invece più profonde le radici della identità grecanica, rimasta a volte indeterminata dagli scritti precedenti, negato com’è a trattare argomenti non verificabili secondo il senso, l’esperienza e la natura dell’uomo, animati da uno spirito pitagorico. Troppi sono gli appuntamenti con la storia nella società grecanica per immaginare che essi siano casuali. Gli interventi, che spaziano dall’esegesi letteraria alla speculazione filosofica, dall’indagine filologica alla riflessione antropologica, sono attraversati da una tale tensione che rende il problema non solo oggetto di revisiose storica, ma esso stesso verità storica. Quella stessa verità che, da pietra miliare di una prima, e comunque seria indagine, nello scavo dei testi, potrà godere di più vasti contributi che lo stesso studioso bovese saprà praticare, attraverso quegli slanci intuitivi che lo hanno fino ad aggi contraddistinto.

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