PAN IL DIO DELLA NATURA SELVAGGIA (prima parte)

05.10.2016 23:10

Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi

 

Il nome Πάν deriva dal greco paein, cioè "pascolare", e infatti Pan era il dio pastore, il dio della campagna, delle selve e dei pascoli.

Secondog la mitologia, egli vagava per i boschi inseguendo le ninfe, mentre danzava e suonava un piffero, detto appunto la «siringa di Pan». Il flauto di Pan(chiamato anche siringa o zampoña) è uno strumento musicale aerofono, costituito da più canne, il cui numero può variare, di lunghezza diversa e legate o unite tra loro. Per ottenere il suono si soffia trasversalmente sulle aperture superiori delle canne.

In Grecia la sua provenienza era l'Arcadia, dove possedeva le greggi che pascolava, pur essendo un dio vagabondo senza una dimora specifica; pertanto è il dio dei campi, delle selve e dei pascoli (specialmente nell'ora meridiana), e più in generale della pastorizia ma presiede anche alla sessualità, che in lui ha una connotazione nettamente maggiore che presso gli altri dèi: sempre a caccia di ninfe, ma amava tranquillamente anche uomini, come il pastore Dafni cui insegnò a suonare il flauto; i racconti che lo legano alle ninfe ed alle loro eventuali trasformazioni per sfuggirgli sono molteplici, il più famoso riguarda la Ninfa Siringa.

Il dio Pan è una divinità ellenica, parte uomo e parte capra, che il mito vuole figlio di Zeus e della ninfa Callisto, mentre un'altra versione lo vuole figlio di Penelope e di tutti i suoi pretendenti, con cui avrebbe avuto rapporti durante l'attesa del marito.

Secondo Omero, infine, la versione più accreditata: nato dall'unione di Hermes e della ninfa Driope, ninfa della quercia; la madre lo abbandonò subito dopo la nascita poiché il suo aspetto era talmente brutto che ne rimase terrorizzata; Hermes allora lo raccolse e, dopo averlo avvolto in una pelle di lepre, lo portò sull'Olimpo per far divertire gli dei, causando così l'ilarità di Dionisio, che lo accolse nel suo seguito.

È raffigurato con gambe e corna caprine, con zampe irsute e zoccoli, mentre il busto è umano, con due corna in fronte, il naso schiacciato, il volto ornato da una barba caprina e dotato di un'espressione terribile, a dispetto della quale Pan è un dio gioviale e generoso, sempre pronto ad aiutare quanti chiedono il suo aiuto.

Dio solitario, non risiede sull'Olimpo ma vive specialmente nei boschi e con la sua voce spaventosa incute in chi ode una grande paura, che da Pan prende appunto il nome di timor panico
Racconta Plutarco che sotto il regno di Tiberio, un vascello romano si trovò a passare nei paraggi di un'isola del mar Egeo, quando il vento cessò improvvisamente e nel silenzio si udì una voce gridare: "Il Grande Pan è morto". A quella notizia da ogni parte dell'isola scoppiarono pianti, gemiti e singhiozzi di cui non si seppe mai la provenienza.

Un altro tratto caratteristico di Pan è che non sopportava di essere disturbato durante il suo riposo pomeridiano, e se ciò accadeva emetteva urla terrificanti che scatenavano appunto il timor panico.

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Ma veniamo al Mosino.

Pan è una divinità legata soprattutto al mondo della pastorizia: "cantare Pan" significa dedicarsi alla poesia pastorale. Egli stesso conduce la pascolo le sue greggi o le sorveglia dall'alto ( quanta attinenza col mondo dei pastori dell'area grecanica: nota F. Violi). I pastori gli offrono latte e miele, e, almeno secondo i poeti bucolici, invocano continuamente il suo nome. Nella letteratura e nel culto, egli è il dio dei pastori per eccellenza. Il Roscher ha studiato minutamente i suoi attributi, e i particolari del mito (la propensione per la musica, il riposo quotidiano, etc. ) e ha dimostrato che essi rispecchiano la vita quotidiana del pastore. Tuttavia Pan non dimora tra i suoi fedeli. Essi odono talvolta la sua voce o il suono della sua "siringa" (flauto), ma non desiderano incontrarlo, perché sanno che è un dio capriccioso e turbolento (fine prima parte).

 

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