TRADIZIONI RELIGIOSE LEGATE A SOPRAVVIVENZE PAGANE ANTICHE E MEDIEVALI (parte 2^) (12. cont) O ARTAMMO’ CE I ARRUSTIA - IL MALOCCHIO e LA MALATTIA

01.07.2016 11:44
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi   -  
 
 
Ton efàgai me tu llùkkiu
L’hanno mangiato con gli occhi
………………
Ogni epoca ha sempre avuto un patrimonio comune di credenze ed anche gli esseri più razionali, trovandosi di fronte a certi fenomeni che non riescono a spiegare attraverso la comune razionalità, ricorrono a rituali e miti che si potrebbe pensare limitati a pochi individui, ma che, in realtà, sono talmente diffusi da assumere quasi un ruolo di legittimazione nel tempo e nello spazio. Le magare hanno il loro ben da fare a togliere il malocchio inoculato dagli “jettatòri”, senza un buon rituale elaborato e senza il massimo della professionalità, creando situazioni che in massima parte si rifanno a riti pagani o cristiani.
Il malocchio o la “jettattura” – pur essendo ben distinti tra di loro1 - dai grecanici vengono chiamati artammò, oppure, come veniva chiamato in periodo bizantino, ”I Vaskanìa” un frutto cioè dell’azione del demonio e della cattiveria dell’uomo.
La jettatura, il malaugurio, la fascinazione determinavano, a parere della gente, malattie varie e ribelli ad ogni cura: anuria, vomito, infiammazioni, febbri, lesioni traumatiche, ma anche e soprattutto una serie di accadimenti inspiegabili.
In questi casi bisognava prevenire questi fattori e neutralizzarli attraverso i mezzi suggeriti da esperti in materia di fascinazione.
Negli Eucologi più antichi2 sono contenuti esorcismi di un certo interesse sia per la storia della religiosità bizantina che per quella laica e popolare3. Questi riferimenti naturalmente sono indirizzati agli esorcismi che si conservano scritti e, in realtà, oggi da noi non più in uso, quantomeno nella formula originale. Alcuni di questi esorcismi infatti sono attribuiti a Padri della Chiesa come S. Basilio o San Giovanni Crisostomo.
Mi sembra utile riportare un testo inedito, pubblicato da A. Pertusi4 in cui l’esorcismo lo ritroviamo in forma di filastrocca numerica, progressiva da uno a dodici. Naturalmente il testo nel codice è scritto in caratteri greci5:
………….
Che unu su’ lu Diu che regnìa
Dui su’ li tavuli di Moises
Unu su’ lu Diu che regnìa
Che su’ tri li patriarchi:
Abbraam, Esaac e Giacop
Dui su’ li tavuli di Moises
Unu su’ lu Diu che regnìa
Che su’ quattru li Vangelista:
1 Il malocchio è un influsso malefico che viene generalmente portato in maniera volontaria attraverso l’occhio invidioso. La jettatura è invece l’effetto di una condizione oggettiva in cui spesso la volontà del soggetto portante è un fatto accidentale, involontaria ed inconsapevole.
2 Vedi soprattutto il Vat. Barb.gr.336 del sec. VIII
3 Si può trovare un’abbondante messe di notizie sugli esorcismi in D.Pi. De Meester, Rituale-benedizionale bizantino, Roma, 1930, pp. 255-267 e 282-290. In questo volume vengono esaminati alcuni esorcismi che sembrano essere di due categorie: per esorcizzare le cose contaminate (pozzi, case, campi, ecc.) o per le persone vittime della fascinazione, del demonio, del malocchio, ecc.
4 AA.VV. Calabria Bizantina, tradizione di pietà e tradizione scritoria nella Calabria greca medievale, Casa del libro, Reggio Cal.-Roma, 1983, p.28
5 Si trova nel Vat. gr. 1538, ff. 15r-18v
Marcu e Luca e Giuanni e Mathteu
Tri su’ li patriarchi:
Abbraam e Isaac e Giacop
Dui su’ li tavuli di Moises
Unu su’ lu Diu che regnìa
Che su’ cinqui li chiaghi di Cristu
Sei su’ li candileri che allumaru a Gerusalem
Setti su’ li candili che allumaru in Galilea
avanti alla Virgini Maria quando so filliu parturìu
Otto su’ li animi giusti all’arca di Noè
Nove su’ li ordini di li Angeli
Dieci su’ li comandamenti di Ddiu
Undici foru li disipuli di Cristu
Dodeci li apostoli...
Unu su’ lu Diu che regnìa
Su tredeci cun tredeci non l’algiu che udigiru:
schiatta farauni cu’ ttutti soi companiuni
………………
Ma passiamo dalla tradizione scritta degli esorcismi, a quella orale, ancora esistente presso i grecanici. Il modo migliore per liberare una persona dal malocchio era quello di esorcizzarlo con l’ulivo benedetto:
…………
Kannièteto me ton ajonalèa / affumicatelo con l’ulivo benedetto
che era poi la frase più ricorrente in questi casi. E il ricordo va alle Domenica delle Palme quando veniva benedetto l’ulivo in Chiesa.
Una delle pratiche rituali che si trascina dai tempi antichi, passando anche attraverso forme di religiosità, soprattutto quando si trattava di scacciare il demonio, è certamente la pratica “dell'antijattùra” attraverso varie forme di esorcismo.
Qui, più che in ogni altro campo, la comune identità con la Grecia si rivela evidente. La gente ama dire che il malocchio non c'è, però ci crede, anche perché a nessuno verrebbe in mente di pensare di non avere nulla che possa essere oggetto di "dokkiatìna", ricco o povero che egli sia, bello o brutto che possa apparire. D'altronde se anche la civetta era arrivata a dire che il proprio figlio era il più bello di tutti, vuol dire che in ognuno di noi c’è qualcosa che può essere “dokkiàto”:
….…….
Ipe i pìgula: o jòmmu ene o plè magno!
disse la civetta mio figlio è il più bello
…………
 
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1 Il malocchio è un influsso malefico che viene generalmente portato in maniera volontaria attraverso l’occhio invidioso. La jettatura è invece l’effetto di una condizione oggettiva in cui spesso la volontà del soggetto portante è un fatto accidentale, involontaria ed inconsapevole.
2 Vedi soprattutto il Vat. Barb.gr.336 del sec. VIII
3 Si può trovare un’abbondante messe di notizie sugli esorcismi in D.Pi. De Meester, Rituale-benedizionale bizantino, Roma, 1930, pp. 255-267 e 282-290. In questo volume vengono esaminati alcuni esorcismi che sembrano essere di due categorie: per esorcizzare le cose contaminate (pozzi, case, campi, ecc.) o per le persone vittime della fascinazione, del demonio, del malocchio, ecc.
4 AA.VV. Calabria Bizantina, tradizione di pietà e tradizione scritoria nella Calabria greca medievale, Casa del libro, Reggio Cal.-Roma, 1983, p.28
5 Si trova nel Vat. gr. 1538, ff. 15r-18v
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
…………o ARTAMMO’ ce i ARRUSTIA
IL MALOCCHIO e LA MALATTIA
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Ton efàgai me tu llùkkiu
L’hanno mangiato con gli occhi
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Ogni epoca ha sempre avuto un patrimonio comune di credenze ed anche gli esseri più razionali, trovandosi di fronte a certi fenomeni che non riescono a spiegare attraverso la comune razionalità, ricorrono a rituali e miti che si potrebbe pensare limitati a pochi individui, ma che, in realtà, sono talmente diffusi da assumere quasi un ruolo di legittimazione nel tempo e nello spazio. Le magare hanno il loro ben da fare a togliere il malocchio inoculato dagli “jettatòri”, senza un buon rituale elaborato e senza il massimo della professionalità, creando situazioni che in massima parte si rifanno a riti pagani o cristiani.
Il malocchio o la “jettattura” – pur essendo ben distinti tra di loro1 - dai grecanici vengono chiamati artammò, oppure, come veniva chiamato in periodo bizantino, ”I Vaskanìa” un frutto cioè dell’azione del demonio e della cattiveria dell’uomo.
La jettatura, il malaugurio, la fascinazione determinavano, a parere della gente, malattie varie e ribelli ad ogni cura: anuria, vomito, infiammazioni, febbri, lesioni traumatiche, ma anche e soprattutto una serie di accadimenti inspiegabili.
In questi casi bisognava prevenire questi fattori e neutralizzarli attraverso i mezzi suggeriti da esperti in materia di fascinazione.
Negli Eucologi più antichi2 sono contenuti esorcismi di un certo interesse sia per la storia della religiosità bizantina che per quella laica e popolare3. Questi riferimenti naturalmente sono indirizzati agli esorcismi che si conservano scritti e, in realtà, oggi da noi non più in uso, quantomeno nella formula originale. Alcuni di questi esorcismi infatti sono attribuiti a Padri della Chiesa come S. Basilio o San Giovanni Crisostomo.
Mi sembra utile riportare un testo inedito, pubblicato da A. Pertusi4 in cui l’esorcismo lo ritroviamo in forma di filastrocca numerica, progressiva da uno a dodici. Naturalmente il testo nel codice è scritto in caratteri greci5:
………….
Che unu su’ lu Diu che regnìa
Dui su’ li tavuli di Moises
Unu su’ lu Diu che regnìa
Che su’ tri li patriarchi:
Abbraam, Esaac e Giacop
Dui su’ li tavuli di Moises
Unu su’ lu Diu che regnìa
Che su’ quattru li Vangelista:
1 Il malocchio è un influsso malefico che viene generalmente portato in maniera volontaria attraverso l’occhio invidioso. La jettatura è invece l’effetto di una condizione oggettiva in cui spesso la volontà del soggetto portante è un fatto accidentale, involontaria ed inconsapevole.
2 Vedi soprattutto il Vat. Barb.gr.336 del sec. VIII
3 Si può trovare un’abbondante messe di notizie sugli esorcismi in D.Pi. De Meester, Rituale-benedizionale bizantino, Roma, 1930, pp. 255-267 e 282-290. In questo volume vengono esaminati alcuni esorcismi che sembrano essere di due categorie: per esorcizzare le cose contaminate (pozzi, case, campi, ecc.) o per le persone vittime della fascinazione, del demonio, del malocchio, ecc.
4 AA.VV. Calabria Bizantina, tradizione di pietà e tradizione scritoria nella Calabria greca medievale, Casa del libro, Reggio Cal.-Roma, 1983, p.28
5 Si trova nel Vat. gr. 1538, ff. 15r-18v
Marcu e Luca e Giuanni e Mathteu
Tri su’ li patriarchi:
Abbraam e Isaac e Giacop
Dui su’ li tavuli di Moises
Unu su’ lu Diu che regnìa
Che su’ cinqui li chiaghi di Cristu
Sei su’ li candileri che allumaru a Gerusalem
Setti su’ li candili che allumaru in Galilea
avanti alla Virgini Maria quando so filliu parturìu
Otto su’ li animi giusti all’arca di Noè
Nove su’ li ordini di li Angeli
Dieci su’ li comandamenti di Ddiu
Undici foru li disipuli di Cristu
Dodeci li apostoli...
Unu su’ lu Diu che regnìa
Su tredeci cun tredeci non l’algiu che udigiru:
schiatta farauni cu’ ttutti soi companiuni
………………
Ma passiamo dalla tradizione scritta degli esorcismi, a quella orale, ancora esistente presso i grecanici. Il modo migliore per liberare una persona dal malocchio era quello di esorcizzarlo con l’ulivo benedetto:
…………
Kannièteto me ton ajonalèa / affumicatelo con l’ulivo benedetto
che era poi la frase più ricorrente in questi casi. E il ricordo va alle Domenica delle Palme quando veniva benedetto l’ulivo in Chiesa.
Una delle pratiche rituali che si trascina dai tempi antichi, passando anche attraverso forme di religiosità, soprattutto quando si trattava di scacciare il demonio, è certamente la pratica “dell'antijattùra” attraverso varie forme di esorcismo.
Qui, più che in ogni altro campo, la comune identità con la Grecia si rivela evidente. La gente ama dire che il malocchio non c'è, però ci crede, anche perché a nessuno verrebbe in mente di pensare di non avere nulla che possa essere oggetto di "dokkiatìna", ricco o povero che egli sia, bello o brutto che possa apparire. D'altronde se anche la civetta era arrivata a dire che il proprio figlio era il più bello di tutti, vuol dire che in ognuno di noi c’è qualcosa che può essere “dokkiàto”:
….…….
Ipe i pìgula: o jòmmu ene o plè magno!
disse la civetta mio figlio è il più bello
…………o ARTAMMO’ ce i ARRUSTIA
IL MALOCCHIO e LA MALATTIA
…………….
Ton efàgai me tu llùkkiu
L’hanno mangiato con gli occhi
………………
Ogni epoca ha sempre avuto un patrimonio comune di credenze ed anche gli esseri più razionali, trovandosi di fronte a certi fenomeni che non riescono a spiegare attraverso la comune razionalità, ricorrono a rituali e miti che si potrebbe pensare limitati a pochi individui, ma che, in realtà, sono talmente diffusi da assumere quasi un ruolo di legittimazione nel tempo e nello spazio. Le magare hanno il loro ben da fare a togliere il malocchio inoculato dagli “jettatòri”, senza un buon rituale elaborato e senza il massimo della professionalità, creando situazioni che in massima parte si rifanno a riti pagani o cristiani.
Il malocchio o la “jettattura” – pur essendo ben distinti tra di loro1 - dai grecanici vengono chiamati artammò, oppure, come veniva chiamato in periodo bizantino, ”I Vaskanìa” un frutto cioè dell’azione del demonio e della cattiveria dell’uomo.
La jettatura, il malaugurio, la fascinazione determinavano, a parere della gente, malattie varie e ribelli ad ogni cura: anuria, vomito, infiammazioni, febbri, lesioni traumatiche, ma anche e soprattutto una serie di accadimenti inspiegabili.
In questi casi bisognava prevenire questi fattori e neutralizzarli attraverso i mezzi suggeriti da esperti in materia di fascinazione.
Negli Eucologi più antichi2 sono contenuti esorcismi di un certo interesse sia per la storia della religiosità bizantina che per quella laica e popolare3. Questi riferimenti naturalmente sono indirizzati agli esorcismi che si conservano scritti e, in realtà, oggi da noi non più in uso, quantomeno nella formula originale. Alcuni di questi esorcismi infatti sono attribuiti a Padri della Chiesa come S. Basilio o San Giovanni Crisostomo.
Mi sembra utile riportare un testo inedito, pubblicato da A. Pertusi4 in cui l’esorcismo lo ritroviamo in forma di filastrocca numerica, progressiva da uno a dodici. Naturalmente il testo nel codice è scritto in caratteri greci5:
………….
Che unu su’ lu Diu che regnìa
Dui su’ li tavuli di Moises
Unu su’ lu Diu che regnìa
Che su’ tri li patriarchi:
Abbraam, Esaac e Giacop
Dui su’ li tavuli di Moises
Unu su’ lu Diu che regnìa
Che su’ quattru li Vangelista:
1 Il malocchio è un influsso malefico che viene generalmente portato in maniera volontaria attraverso l’occhio invidioso. La jettatura è invece l’effetto di una condizione oggettiva in cui spesso la volontà del soggetto portante è un fatto accidentale, involontaria ed inconsapevole.
2 Vedi soprattutto il Vat. Barb.gr.336 del sec. VIII
3 Si può trovare un’abbondante messe di notizie sugli esorcismi in D.Pi. De Meester, Rituale-benedizionale bizantino, Roma, 1930, pp. 255-267 e 282-290. In questo volume vengono esaminati alcuni esorcismi che sembrano essere di due categorie: per esorcizzare le cose contaminate (pozzi, case, campi, ecc.) o per le persone vittime della fascinazione, del demonio, del malocchio, ecc.
4 AA.VV. Calabria Bizantina, tradizione di pietà e tradizione scritoria nella Calabria greca medievale, Casa del libro, Reggio Cal.-Roma, 1983, p.28
5 Si trova nel Vat. gr. 1538, ff. 15r-18v
Marcu e Luca e Giuanni e Mathteu
Tri su’ li patriarchi:
Abbraam e Isaac e Giacop
Dui su’ li tavuli di Moises
Unu su’ lu Diu che regnìa
Che su’ cinqui li chiaghi di Cristu
Sei su’ li candileri che allumaru a Gerusalem
Setti su’ li candili che allumaru in Galilea
avanti alla Virgini Maria quando so filliu parturìu
Otto su’ li animi giusti all’arca di Noè
Nove su’ li ordini di li Angeli
Dieci su’ li comandamenti di Ddiu
Undici foru li disipuli di Cristu
Dodeci li apostoli...
Unu su’ lu Diu che regnìa
Su tredeci cun tredeci non l’algiu che udigiru:
schiatta farauni cu’ ttutti soi companiuni
………………
Ma passiamo dalla tradizione scritta degli esorcismi, a quella orale, ancora esistente presso i grecanici. Il modo migliore per liberare una persona dal malocchio era quello di esorcizzarlo con l’ulivo benedetto:
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Kannièteto me ton ajonalèa / affumicatelo con l’ulivo benedetto
che era poi la frase più ricorrente in questi casi. E il ricordo va alle Domenica delle Palme quando veniva benedetto l’ulivo in Chiesa.
Una delle pratiche rituali che si trascina dai tempi antichi, passando anche attraverso forme di religiosità, soprattutto quando si trattava di scacciare il demonio, è certamente la pratica “dell'antijattùra” attraverso varie forme di esorcismo.
Qui, più che in ogni altro campo, la comune identità con la Grecia si rivela evidente. La gente ama dire che il malocchio non c'è, però ci crede, anche perché a nessuno verrebbe in mente di pensare di non avere nulla che possa essere oggetto di "dokkiatìna", ricco o povero che egli sia, bello o brutto che possa apparire. D'altronde se anche la civetta era arrivata a dire che il proprio figlio era il più bello di tutti, vuol dire che in ognuno di noi c’è qualcosa che può essere “dokkiàto”:
….…….
Ipe i pìgula: o jòmmu ene o plè magno!
disse la civetta mio figlio è il più bello
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