Lotta alla mafia, E che c 'azzecca la 'Faida dei boschi" o delle tre province, con l'espansionismo della 'ndrangheta nelle campagne?

01.07.2016 08:17

I militari del Nucleo Operativo di Petilia Policastro, in collaborazione con i Comandi di Polizia penitenziaria competenti, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dalla DDA di Catanzaro ed emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, a carico di MAURO Mario cl. 58, CASTAGNINO Giovanni cl. 59, GAROFALO Francesco cl. 76, tutti di Petilia Policastro e di MANFREDA Pasquale cl. 66, di Mesoraca, tutti pregiudicati, gli ultimi tre già detenuti per altra causa, per l’omicidio di VONA Valentino e per il tentato omicidio del fratello Giuseppe, reati aggravati dal metodo mafioso e con la finalità di favorire la cosca MANFREDA di Petilia Policastro.

LOTTA ALLA MAFIA, LO SCONTRO PER IL POTERE CAMUFFATO DA FAIDE PER IL CONTROLLO DEL TERRITORIO E GUERRE DI MAFIA PER SEDERSI AL TAVOLO DELLA PAX MAFIOSA DEI GRAND COMMIS DELLA ‘NDRANGHETA

Domenico Salvatore

Da qualche tempo, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e CFS e Polizia penitenziaria, ciascuno per la sua parte di competenza, stanno tentando di capire se la serie interminabile di omicidio verificatasi in Calabria, abbia alcun nesso con la famigerata ‘Faida dei boschi’.

Nel mirino delle cosche, guidate e coordinate da un sottile filo rosso, ci sono le campagne dell’Aspromonte, della Serre, de La Sila e del Pollino.

I clan di ‘ndrangheta, hanno sempre cercato di controllare il territorio per sfruttare tutte le risorse zonali, comprensoriali e dello hinterland, ma sovente, avevano lasciato  corridoi liberi da ipoteche a fungere da cuscinetto.

Un ritorno al futuro, partendo dal passato? Si torna alla terra, che può dare enormi ricchezze. Non è scattata nessuna caccia all’oro.

Il nuovo eldorado si chiama legno o legname? Forse, ma il vero obiettivo delle ‘famiglie’ di ‘ndrangheta è la droga: hasc-hisc e marijuana; colture, favorite dal clima mediterraneo; poche spese accessorie od intermediarie e grossi introiti, esentasse.

Per sloggiare e smammare dalle campagne e dal territorio i contadini, agricoltori, servi della gleba, non si bada a spese. Tantissimi omicidi e stragi di intere famiglie, hanno avuto questo comune denominatore. Sterminate, senza un apparente, logico movente.

Qui in Calabria, non ci sono i campieri ed i gabellieri della Sicilia. Niente sgherri ed aguzzini al soldo dei feudatari (baroni, duchi, conti, marchesi, vescovi-conte ed altri retaggi medievali), a cui nel tempo si sono sostituiti. La ‘ndrangheta cambia strategia, in corso d’opera? Controordine compagni?

Tutto è cambiato dopo il Summit di Montato (26 ottobre 1969), presieduto dal capomafia di San Martino di Taurianova, Giuseppe Zappia.

 Un trasformismo gattopardesco… affinchè, come sostiene Tomasi di Lampedusa nel suo geniale, celeberrimo lavoro letterario “Il Gattopardo”, tutto rimanga come prima; non avvenga nessun cambiamento o variazione, rispetto allo status quo ante.

“Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”, messo in bocca a Tancredi, nipote del principe di Salina.

Momentaneo abbandono delle campagne, ma senza sloggiare completamente; salvo poi a ritornare.

Per sfruttare il filone d’oro dell’Autostrada del sole con appalti e sub-appalti, filiera del cemento, movimento terra e forniture di materiale edilizio, manodopera, refezione e tutto quel che segua; ed il successivo del sequestro di persona a scopo di estorsione in Calabria e soprattutto al Nord Italia, nella sterminata Pianura Padana.

Poi, la rincorsa al business della droga: eroina, cocaina, hasc-hisc e marijuana, ma vanno bene anche altri surrogati, tipo ecstasy, crack ecc.

In mezzo, l’industria del boat-people. Non sappiamo, la finalità degli sbarchi clandestini degl’immigrati a centinaia di migliaia, se non di milioni.

Infine, l’affaire dell’industria dei rifiuti. A favore…dell’ecologia, del verde, dell’ossigeno, della natura.

Ma quando maiiiii!!!!!Di sicuro, a favore del business miliardario. A parte il mistero delle navi dei veleni.

Il cambiamento di rotta è finalizzato, come di consueto, al controllo del territorio. Non per le piantagioni di tabacco, cotone e canna da zucchero dell’Alabama, Florida e Virginia.

Un lavoro ancor più redditizio. I negrieri, non sono i ‘caporali’ che all’alba imbarcano nei loro camion o furgoni-trappola, intere squadre di migrantes per la raccolta dei pomodori, degli agrumi o delle olive, se non altro.

Sono gli scafisti prezzolati, che imbarcano i disperati, ‘ammutinati del Bounty, sfuggiti alla miseria, alla fame, alla disoccupazione, alle guerre di religione, alla Giustizia dei loro Paesi di origine, alla pulizia etnica ecc. sulle carrette del mare nell’ordine delle migliaia per ogni sbarco ed intascano soldi a palate da dividere con i committenti. Sono questi ultimi a gestire la ‘materia prima’ da utilizzare in mille modi.

I mille volti del business.

Le forze di polizia italiane, coordinate dalla magistratura, sono riuscite a responsabilizzare e coscientizzare le polizie del pianeta. Una sorta di globalizzazione dell’ordine pubblico e della sicurezza.

Il cerchio si stringe sempre più. I costi per far arrivare gli stupefacenti in Italia, in Calabria, si son fatti insostenibili; troppo esosi.

Meglio produrli direttamente sul posto.E’ la strategia dei nuovi boss con la laurea in tasca, la conoscenza di almeno due lingue straniere, master e specializzazioni varie, nelle migliori Università italiane ed estere; che vestono griffati e possiedono un’invidiabile manualità con le moderne tecnologie, smartphone, computer, i-pad; che viaggiano in aereo nella business class; frequentano il fitness point; partecipano all’associazionismo ed al volontariato e combinano matrimoni d’interesse con i figli e le figlie dei padrini, capibastone, capimafia, mastri generali e di giornata.

I magistrati, che indagano sulla famigerata ‘Faida dei boschi”, altrimenti intesa come ‘La faida dei due mari’, ritengono che essa vada ristretta alle sole tre province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catanzaro.

Tuttavia, i saggisti, antropologi,  criminologi e sociologi, arrivano ad ipotizzare che il filone sia unico su tutta la Calabria ed anche oltre.

Fantasia, invenzione giornalistica? Forse, ma troppe coincidenze, casualità, concomitanze, convergenze e sincronismi, lasciano qualche dubbio.

 

A Petilia Policastro (Kr), va in onda una faida per il potere e per il controllo del territorio, che ha radici remote.

“Nel pomeriggio dello scorso martedì, i militari del Nucleo Operativo di Petilia Policastro, in collaborazione con i Comandi di Polizia penitenziaria competenti, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dalla DDA di Catanzaro ed emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, a carico di MAURO Mario cl. 58, CASTAGNINO Giovanni cl. 59, GAROFALO Francesco cl. 76, tutti di Petilia Policastro e di MANFREDA Pasquale cl. 66, di Mesoraca, tutti pregiudicati, gli ultimi tre già detenuti per altra causa, per l’omicidio di VONA Valentino e per il tentato omicidio del fratello Giuseppe, reati aggravati dal metodo mafioso e con la finalità di favorire la cosca MANFREDA di Petilia Policastro.

Era l’aprile del 2012 quando i due fratelli, mentre si trovavano in loc. Marrate di Petilia intenti a tagliare della legna, furono raggiunti da tre sicari, col volto travisato ed armati di fucili e pistole, furono fatti segno da colpi d’arma da fuoco. VONA Valentino veniva attinto alle gambe ed all’addome, e poi veniva finito con un colpo alla testa, mentre il fratello Giuseppe, vero obiettivo dei killer, riuscì a darsi alla fuga scampando così da morte certa. In particolare, VONA Giuseppe, così come emerso dalle indagini, veniva accusato dai suoi aguzzini di essere il materiale esecutore dell’omicidio di MANFREDA Vincenzo (fratello di Pasquale e cognato di MAURO Mario, destinatari della misura), verificatosi circa un mese prima dell’attentato omicidiario contro la sua persone.

Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo di Petilia, a partire da aprile e fino al successivo mese di agosto, culminarono con l’operazione “impluvium” che portò alle sbarre, perché destinarie di un fermo di indiziato di delitto emesso dalla DDA di Catanzaro, 6 persone, tutte, a vario titolo, accusati di essere i materiali esecutori del barbaro omicidio. In particolare, i destinari dell’odierna misura, vennero indagati a piede libero e vennero assolti in I grado (mentre gli altri vennero tutti condannati). Successivamente, però, proprio grazie alla collaborazione di uno degli esecutori materiali, furono riscontrate le indagini poste in essere dagli investigatori tanto che, lo scorso novembre, anche gli ultimi 4 furono condannati alla pena di 30 di reclusione, perché riconosciuti essere i mandanti di quell’omicidio, che s’inquadrava, di fatto, quale predominio territoriale della cosca petilina, capeggiata proprio da MANFREDA Vincenzo (infatti, tutti i soggetti coinvolti nell’omicidio del VONA, a seguito dell’operazione tabula rasa condotta sempre dal NORM di Petilia, sono stati già condannati in I grado per associazione mafiosa).

A distanza di tempo, d in attesa che la condanna passi in giudicato, atteso che il MAURO, come si diceva prima, detenuto per altra causa, tornava in libertà proprio la settimana scorsa, e tenuto conto delle esigenze cautelari ancora esistenti, relative soprattutto ad un concreto pericolo che il MAURO potesse darsi alla latitanza, l’organo giudiziario, attivato dalla DDA catanzarese, provvedeva nell’immediatezza ad emettere una misura coercitiva nei suoi confronti.” Petilia Policastro30.06.2016”

Domenico Salvatore

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