LORENZO ZAVETTIERI

17.05.2016 18:32
Lorenzo Zavettieri è nato a Roghudi da famiglia ellenofona, e risiede nel paese nuovo di Roghudi. Fa parte del gruppo di cultura greca CUMELKA. E’ uno dei più autentici compositori di poesia grecanica dell’area. La sua esperienza poetica e culturale trae origine da quel mondo rurale a cui appartiene, dalle istanze sociali e dalle lotte del periodo, ma anche dall'anima del canto popolare, da lui conosciuto e amato.
La vera originalità e l'impronta più netta di Lorenzo Zavettieri non è tanto nella bellezza musicale di certi suoi versi, quanto nella ruvidezza dei toni e nelle immagini di alcune sue poesie, più spigolose, dissonanti, con improvvisi scarti prosastici interni, con l'uso di una sintassi volutamente (ma, considerato lo stato della lingua, anche obbligatoriamente) elementare, con violenza espressiva e tagliente: poesie composte con materiali poveri, con parole povere e con umili presenze umane dai contorni marcati. Ama ricordare ai giovani ellenofoni i racconti in lingua greca che più hanno animato ed arricchito il mondo grecanico. Innamorato della poesia d’amore, i suoi canti appaiono semplici nella loro concezione lessicale e nei motivi tematici espressi, anche se, in lingua greca sono presenti alcuni spunti grammaticali e sintattici abbastanza interessanti.
Quando parla nella sua lingua è come un fiume in piena.
Impeto ed allegria accompagnano i suoi gesti e il suo dialogo, ovunque e con chiunque sia. Lorenzo canta spesso la sua lingua, accompagnandosi con la ciaramella o anche senza strumenti musicali.
Costretto anch’egli dalla vita ad abbandonare il suo paese e a trasferirsi a valle, dove attualmente vive la sua condizione di esule (sia pure senza il doloroso alone romantico di cui questa parola usa avvolgersi), Lorenzo avverte tutto ciò nell’intonazione della sua poesia, attraverso un particolarissimo modo che egli ha di strutturare la lingua. Un modo di esprimersi che l’autore crea, con i pochi resti lessicali, rielaborando liberamente ciò che egli ricorda della parlata greca, e foggiandosi uno strumento duttilissimo, capace di innalzare a parola ogni esperienza di vita, ogni pur fugace riflessione logica, ogni pur lieve increspatura della sua vita.
Nel canto che segue Lorenzo esprime un concetto che ritroviamo espresso sovente nelle poesie grecocalabre, il desiderio di stare insieme alla sua donna, anche perché sa che, senza di lei, non riuscirà più nemmeno a lavorare, perché perderà la pace.
ELA, SPICHÌMU
Ela caspèddha na stathìse methèmu
ce na càmise panda sinodìa,
egò thèlo na stathò methèsu
ce canno oli tin imèra mìan arghìa.
Ela spichìmu, guàlemu tin pèna
pu ligo ligo mu troghi tin cardìa.
Echo ola ta pràmata chamèna,
tìpote sonno cami asce dulìa.
……..
VIENI, ANIMA MIA
Vieni fanciulla a stare insieme a me
e a farci compagnia,
io voglio rimanere con te
e faccio tutto il giorno festa.
Vieni, anima mia, toglimi la pena
che piano piano mi rode il cuore.
Ho perso ogni cosa,
e non posso più lavorare.
LA CRITICA
F. Violi, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Vol. II, ed. Iiriti, Reggio Calabria, 2005, un volume antologico che comprende tutti gli autori grecanici di Bova e Roghudi. Qualche lirica era già rintracciabile in F. Violi, Anastasi, canti politici e sociali dei Greci di Calabria, C.S.E. Bova M.,1990; in C. Nikas, Poeti viventi della Calabria, in Italoellinikà, (vol.III), I.U.O., Napoli, 1990; NIKAS C., Lingua e letteratura degli ellenofoni di Calabria, in Italoellinikà», Rivista di cultura greco-moderna, Istituto degli Studi di Napoli “L’Orientale”, VII, Napoli 1999-2000

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