“L’ideologia degli intellettuali Altiero Spinelli e Ernesto Rossi”

15.09.2016 08:14

di Virginia Iacopino, scrittrice  -  

SE L'IDEOLOGIA DEGLI INTELLETTUALI ALTIERO SPINELLI E ERNESTO ROSSI FOSSE DIVENTATA OPERATIVA IL MANIFESTO DI VENTOTENE AVREBBE PORTATO ALL'ISTITUZIONE DI UN'EUROPA FEDERALISTA LIBERA E POLITICAMENTE UNITA.

Altiero Spinelli, comunista ed Ernesto Rossi Dirigente di Giustizia e Libertà furono confinati nell'isola di Ventotene insieme a 800 uomini, fior fiore degli antifascisti, tra cui Terracini, Scocciamaro, Secchia, Pertini....

Altiero ed Ernesto intuiscono che sarebbe, come poi avvenne, scoppiata una seconda guerra europea. Occorreva quindi contrapporre una forza soprannazionale e federalista tra capitalismo, comunismo e socialismo capace di correggere gli errori di questi modelli per approdare ad una democrazia pratica e non teorica apportatrice di pace e di ordine europeo.

Una serie di attentati e di esplosioni, purtroppo, avvengono a Torino, Genova, Bologna; l'anarchico Scirru progetta un attentato contro il Duce ma viene catturato e condannato a morte dal tribunale speciale nazifascista. Per segreti canali queste notizie arrivano ai confinati di Ventotene. Suscitano emozioni e sentimenti che approvano le ragioni ma respingono i gesti degli attentatori.

Il conflitto Etiopico si conclude con grande successo del Duce e gli abissini che si rifiutano di accettare l'occupazione del loro paese vengono catturati insieme al Ras Immiru esperto militare e studioso di storia vengono confinati a Ventotene. Il Direttore della colonia, ripetutamente cerca di convincere Ras Immiru a compiere un gesto di sottomissione per poter essere scarcerato; egli non accetta questa vile sottomissione e gli risponde: "che giudizio dareste voi di un vigliacco italiano che durante il risorgimento avesse compiuto un atto di sottomissione all'Austria-Ungheria?"

I confinati vengono sorvegliati notte e giorno senza una valida ragione in quanto da Ventotene era impossibile tentare la fuga anche per un esperto ed instancabile nuotatore. Pertini non sopporta queste feroci angherie, si scontra con le autorità che ordinano l'arresto, lo ammanettano per oltraggio, resistenza, rifiuto di obbedienza e mancanza di buona condotta e lo conducono a Napoli per processarlo nella speranza di una sua condanna a morte. Ma ciò non avvenne perché i giudici non ebbero paura del regime fascista; si commossero su quanto affermava Pertini nel rivendicare, anche per un confinato, la difesa della propria dignità, della propria convinta coscienza antifascista.

Pertini sperava che un nuovo spiraglio per opera di coraggiosi si stava aprendo contro le persecuzioni dello spietato Mussolini ma in Francia ad opera di estremisti nazifascisti i fraterri Carlo e nello Rosselli vengono uccisi perchè avevano lanciato l'appello ai militanti di Giustizia e Libertà ad intervenire a difesa della repubblica spagnola dove era scoppiata la guerra civile: Pertini viene rimandato al confine dove continua a subire una lunga serie di persecuzioni.

Continua la logica dei sostenitori imperialisti sempre agguerriti contro le sinistre. Il Manifesto del partito comunista si apre con la famosa frase: uno spettro si aggira per l'Europa. Lo spettro del comunismo a cui tutte le potenze della clericale vecchia  Europa si coalizzano in una caccia feroce contro questo spettro. Il Papa,i radicali francesi e i poliziotti tedeschi gli danno la caccia e l'unione federalista fallisce con tutte le conseguenze storiche che non hanno approdato au una rivoluzione confederale dell'unione europea. I due manifesti hanno molto da dirci per farci riflettere. L'unione europea rischia seriamente di essere affossata, perché ostacolata dalla nuova ventata internazionale protezionista dei nazionalismi che sembravano essere superati con l'abbattimento delle frontiere doganali.

Ma stiamo assistendo ad una involuzione che avrà riflessi pericolosi per l'unità europea e per tutta la politica economica mondiale con gli attacchi terroristici che hanno come scudo la lotta tra le religioni arma destabilizzante soprattutto per la politica europea.

I terroristi colpiscono in ogni luogo senza che si possa prevedere in quanto le loro strategie sono varie e potenti. Oggi qua, domani là. Analisti preparati, e non di parte di geopolitica avvertono di prestare molta attenzione perchè si sta verificando un passaggio da uno stato democratico costituzionale ad un nuovo regime subdolo nazifasxista mai verificato precedentemente.

La vittoria del rinascere dello spietato capitalismo risale alla caduta del muro di Berlino e al crollo del comunismo sovietico che stava avviando ad un giusto processo di critica storica di tutto ciò che di disumano era successo nell'Unione Sovietica per la repressione di Stalin contro la minoranza intellettuale dissidente. Importantissimo è risolvere il problema dell'unione fiscale europea che ancora non esiste Londra ha sempre bloccato in un certo modo la finanza europea.

Molti economisti avvertono che la loro uscita dall'Europa favorirà Londra che diventerà un nuovo paradiso fiscale di evasori. Tutta l'economia sta diventando finanza e poco investimento nella produzione e distribuzione di beni. Si vendono e si comprano obbligazioni ed azioni spazzatura che alimentano il gioco d'azzardo delle borse. Si può ricominciare senza diventare come un granchio capace di muoversi solo da un lato e all'indietro? Si. In una società comunista ciò può avvenire con l'aggregazione di tutte le forze efficienti che controllano, affinché non possa scendere la notte sull'Europa federalista unificata dall'ideologia del manifesto di Ventotene e di quello del partito comunista.

Dopo la guerra l'idea federalista è oggetto di discussione al congresso d'Europa dell'AIA nel maggio 1948.Il movimento di Ventotene è contrario alla nascita della CECA fatta su proposta del Ministro degli Esteri francese ma Alcide de Gasperi appoggia tale proposta che rilanciava il ruolo francese in Europa liberando la Francia dal rischio totale di dipendere dagli USA che desideravano controllare l'economia di tutta l'Europa che seguì il concetto di Monet che gli uomini accettano qualsiasi cambiamento solo per necessità e questa necessità la vedono nelle crisi politico-economiche. Che necessità aveva l'Italia di entrare a far parte della CECA se essa era solamente una importatrice di carbone e acciaio? Mistero della fede!

 

DI REDAZIONE

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BIOGRAFIE  INGLESE ITALIANO

Altiero Spinelli

From Wikipedia, the free encyclopedia
 
The Honourable
Altiero Spinelli
Altiero Spinelli2.jpg
 
Commissioner for Industry and Entrepreneurship
In office
1 July 1970 – 4 July 1976
President Franco Maria Malfatti,
Sicco Mansholt
Preceded by Guido Colonna di Paliano
Succeeded by Étienne Davignon
Member of the Italian Chamber
In office
5 July 1976 – 10 July 1983
Constituency Rome
Member of the European Parliament
for Central Italy
In office
10 June 1979 – 23 May 1986
Personal details
Born 31 August 1907
Rome, Kingdom of Italy
Died 23 May 1986 (aged 78)
Rome, Italy
Nationality Italian
Political party Communist Party of Italy
(1924–1937)
Action Party
(1943–1946)
Republican Democratic Concentration
(1946)
Independent Left
(1976–1983)
Spouse(s) Ursula Hirschmann (m. 1945–86); his death
Children Barbara
Alma mater Sapienza University of Rome
Profession Writer

Altiero Spinelli (31 August 1907 – 23 May 1986) was an Italian Communist politician, political theorist and European federalist. Spinelli is referred to as one of the founding fathers of the European Union due to his co-authorship of the Ventotene Manifesto, his founding role in the European federalist movement, his strong influence on the first few decades of post-World War II European integration and, later, his role in re-launching the integration process in the 1980s. By the time of his death, he had been a member of the European Commission for six years, a member of the European Parliament for ten years right up until his death. The main building of the European Parliament in Brussels is named after him. The 1987–1988 academic year at the College of Europe and the 2009–2010 academic year of the European College of Parma were named in his honour.

 

Early life

Spinelli was born in Rome, and joined the Italian Communist Party (PCI) at an early age in order to oppose the regime of Benito Mussolini's National Fascist Party. Following his entry into radical journalism, he was arrested in 1927 and spent ten years in prison and a further six in confinement. During the war he was interned on the island of Ventotene (in the Gulf of Gaeta) along with some eight hundred other political opponents of the regime.[1] During those years, he broke with the Italian Communist Party over Stalin's purges (resulting in him being ostracised by many of the other prisoners), but refused to compromise with the fascist regime, despite offers of early release.[citation needed]

Ventotene Manifesto

 
Spinelli prisoner in Ventotene, 1930s.

In June 1941, well before the outcome of the war was safely predictable, Spinelli and fellow prisoner Ernesto Rossi completed the Ventotene Manifesto, eventually entitled Per un’Europa libera e unita ("For a Free and United Europe. A Draft Manifesto"), which argued that, if the fight against the fascist powers was successful, it would be in vain if it merely led to the re-establishment of the old European system of sovereign nation-states in shifting alliances. This would inevitably lead to war again. The document called for the establishment of a European federation by the democratic powers after the war. Because of a need for secrecy and a lack of proper materials at the time, the Manifesto was written on cigarette papers, concealed in the false bottom of a tin box and smuggled to the mainland by Ursula Hirschmann. It was then circulated through the Italian Resistance, and was later adopted as the programme of the Movimento Federalista Europeo, which Spinelli, Rossi and some 20 others established, as soon as they were able to leave their internment camp. The founding meeting was held in clandestinity in Milan on the 27/28 August 1943.

The Manifesto was widely circulated in other resistance movements towards the end of the war. Resistance leaders from several countries met clandestinely in Geneva in 1944, a meeting attended by Spinelli.

The Manifesto put forward proposals for creating a European federation of states, the primary aim of which was to tie European countries so closely together that they would no longer be able to go to war with one another. As in many European left-wing political circles, this sort of move towards federalist ideas was argued as a reaction to the destructive excesses of nationalism. The ideological underpinnings for a united Europe can thus be traced to hostility to nationalism: "If a post war order is established in which each State retains its complete national sovereignty, the basis for a Third World War would still exist even after the Nazi attempt to establish the domination of the German race in Europe has been frustrated" (founding meeting of the MFE).

Federalist advocate

After the war, Spinelli, leading the federalist MFE, played a vanguard role in the early episodes of European integration, criticising the small steps approach and the dominance of intergovernmentalism, feeling even that the chance to unite Europe had been missed as sovereign states were re-established without any common bond other than the functionalist OEEC and the largely symbolic Council of Europe. Even the European Coal and Steel Community (ECSC) was felt to be too sectoral. The MFE believed governments alone would never relinquish their national power without popular pressure. They advocated a European constituent assembly to draft a European Constitution.

This approach eventually had a response from governments when they set up the "ad hoc assembly" of 1952–3. It was Spinelli who persuaded Italian Prime Minister Alcide De Gasperi to insist in the negotiation of the European Defence Community (EDC) treaty on a provision for a parliamentary assembly to draw up plans for placing the EDC, the ECSC and any other development within a global constitutional framework to "replace the present provisional organization" with "a subsequent federal or confederal structure based on the principle of the separation of powers and having, in particular, a two-chamber system of representation". The Assembly was invited to submit its proposals within six months of its constitutive meeting following the entry into force of the EDC treaty. In fact, the Foreign Ministers, meeting three months after the signature of the EDC treaty, invited the ECSC Assembly immediately to draft a "treaty constituting a European Political Authority" without waiting for ratification of the EDC Treaty.

Spinelli played a significant role in advising the drafting of the Assembly's proposal for a European "Statute". However, the failure of France to ratify the EDC treaty meant it was all to no immediate avail. Some of its ideas, however, were taken up in subsequent events.

European politician

Following the crisis of the failure of the EDC and the "re-launch" under the Paul-Henri Spaak committee, which led to the 1958 EEC Treaty, Spinelli, recognising that the EEC institutions were the only real existing form of European integration, but still considering that they were insufficient and that they lacked a democratic legitimacy, embarked on a "long march through the institutions". In 1970, he was nominated by the Italian government to be a member of the European Commission[2] from 1970 to 1976, taking responsibility for industrial policy in order to develop European policies in a new field.

Spinelli decided to run in the first direct elections to the European Parliament in 1979. He did so as an independent candidate on the list of the Italian Communist Party, which by then had become a Eurocommunist party and was keen to have prominent independent figures to stand on its list of candidates. He was elected and used the position to urge the first elected parliament to use its democratic legitimacy to propose a radical reform of the European Community, to transform it into a democratic European state.

To this end, he began to gather like-minded Members of the European Parliament around him, taking care to involve Members from different political groups. An initial meeting at the "Crocodile" restaurant in Strasbourg set up the "Crocodile Club", which, once it was of sufficient size, tabled a motion for Parliament to set up a special committee (eventually established in January 1982 as the Committee on Institutional Affairs, with Spinelli as General Rapporteur) to draft a proposal for a new treaty on union.

The idea was that the European Parliament should act as a constituent assembly, although Spinelli was prepared to make compromises on the way to secure broad majorities behind the process. On 14 February 1984, the European Parliament adopted his report and approved the Draft Treaty Establishing the European Union. The decision was taken with 237 votes for and 31 against (43 abstentions).[3]

Spinelli's project was soon buried by the governments of the member states. However, it provided an impetus for the negotiations which led to Single European Act of 1986 and the Maastricht Treaty of 1992. This happened with the help of several National parliaments, which adopted resolutions approving the Draft Treaty, and of French President François Mitterrand who, following a meeting with Spinelli, came to the European Parliament to speak in favour of its approach, thereby reversing France's policy (since Charles De Gaulle) of hostility to anything but an intergovernmental approach to Europe. This momentum was enough to obtain the support of a majority of national governments to trigger the treaty revision procedure.

Reception

Although the resultant treaties fell short of what Spinelli would have liked, his efforts did trigger a new momentum in European integration, including a major increase in the powers of the European Parliament within the EU system. In honour of his work, the largest building of the European Parliament complex in Brussels was named after him.

On 15 September 2010 under the name Spinelli Group an initiative was founded to reinvigorate the strive for federalisation of the European Union (EU). Prominent supporters of the group are: Jacques Delors, Joschka Fischer, Daniel Cohn-Bendit, Andrew Duff, Elmar Brok.

Honors

Honorary degree, [Loughborough University], 1973

See also

References

  • Piero S. Graglia, Altiero Spinelli, Bologna, Il Mulino, 2008
  • See Spinelli, Altiero: Come ho tentato di diventare saggio (1987). This autobiographical work was to be in two parts. The first part, which appeared during Spinelli's life-time under the title Io Ulisse (1984), covers the life of the author until the Liberation (1943). Spinelli's writing on the second part (La goccia e la roccia) was interrupted by his death in 1986.
  • At last, Mr Eurotec. The Economist (London, England), Saturday, March 6, 1971; pg. 92.
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Altiero Spinelli

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on. Altiero Spinelli
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Altiero Spinelli
Luogo nascita Roma
Data nascita 31 agosto 1907
Luogo morte Roma
Data morte 23 maggio 1986
Titolo di studio scuola superiore (liceo classico)
Professione scrittore, politico
Partito Sinistra indipendente
Legislatura VII, VIII
Gruppo Misto-Indipendenti di sinistra
Circoscrizione Lazio
Collegio Roma
Pagina istituzionale
Altiero Spinelli
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Altiero Spinelli
Partito Partito Comunista Italiano (indipendente)
Legislatura I, II
Gruppo Gruppo Comunista e Apparentati
Elezione 1979, 1984
Incarichi parlamentari
I legislatura:
  • Vicepresidente della Commissione per i bilanci (1979-1982)
  • Membro della Commissione per gli affari istituzionali (1982-1984)
  • Membro della Commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori (1982-1984)
  • Membro della Delegazione per le relazioni con i paesi dell'Europa del Nord e il Consiglio nordico (1982-1984)

II legislatura

  • Presidente della Commissione per gli affari istituzionali (1984-1986)
  • Membro della Commissione per i bilanci (1984-1986)
Pagina istituzionale
Altiero Spinelli

Commissario europeo per gli Affari Industriali, per la Ricerca Generale e la Tecnologia e per il Centro comune di ricerca
Durata mandato 1º luglio 1970 –
6 gennaio 1973
Presidente Franco Maria Malfatti (1970-1972),
Sicco Mansholt (1972-1973)
Predecessore Guido Colonna di Paliano
Successore Altiero Spinelli (Politica industriale e tecnologica)

Commissario europeo per la Politica Industriale e Tecnologica
Durata mandato 6 gennaio 1973 –
1976
Presidente François-Xavier Ortoli
Predecessore Altiero Spinelli (Ricerca e Industria)
Successore Cesidio Guazzaroni (Politica industriale e tecnologica (senza l'acciaio)) Henri François Simonet (Politica industriale e tecnologica (acciaio))

Altiero Spinelli (Roma, 31 agosto 1907Roma, 23 maggio 1986) è stato un politico e scrittore italiano, sovente citato come padre fondatore dell'Europa per la sua influenza sull'integrazione europea post-bellica.

Fondatore nel 1943 del Movimento Federalista Europeo, poi cofondatore dell'Unione dei Federalisti Europei, membro della Commissione europea dal 1970 al 1976, poi del Parlamento italiano (1976) e quindi del primo Parlamento europeo eletto a suffragio universale nel 1979. Fu promotore di un progetto di trattato istitutivo di una Unione Europea con marcate caratteristiche federali che venne adottato dal Parlamento europeo nel 1984.

Questo progetto influenzò in maniera significativa il primo tentativo di profonda revisione dei trattati istitutivi della Cee e dell'Euratom, l'Atto unico europeo. Fu membro del parlamento europeo per dieci anni come indipendente e rimase uno degli attori politici principali sulla scena europea attraverso il Club del coccodrillo, da lui fondato e animato nel 1981.

 

 

Biografia

Ambiente familiare e formazione culturale

Nato a Roma il 31 agosto 1907, trascorse la prima infanzia nella città brasiliana di Campinas, dove il padre esercitava la funzione di viceconsole del Regno d'Italia. Quando compì cinque anni, suo padre decise di interrompere la carriera diplomatica per quella imprenditoriale e ritornò in patria, con la famiglia.

Durante gli anni al liceo Mamiani di Roma, Spinelli dimostrò una discreta capacità di assimilare le lingue che studiava, come il latino, il greco antico, il tedesco e il francese. Fin da giovanissimo approfondì da autodidatta il pensiero marxista grazie ai libri della biblioteca paterna, ma la lettura gli risultò molto complessa. Per descrivere il suo livello di conoscenza della filosofia marxista in quel tempo, Spinelli coniò l'espressione cattedrale di granito e nebbia con la quale indicava la fede cieca nella dottrina del partito, nonostante le lacune e la mancata comprensione di alcune questioni[1].

Riuscì a diplomarsi all'età di sedici anni e poi si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza all'Università "La Sapienza".

L'impegno politico

La reazione dei giornali italiani ad una manifestazione fascista del 1921 mirante a traslare la salma di Enrico Toti al Cimitero del Verano, spinse Spinelli ad avvicinarsi al comunismo, sul piano delle idee. Quasi tutti i giornali, infatti, avevano taciuto la reazione degli abitanti del quartiere San Lorenzo, tranne un giornale comunista. Ciò lo convinse del fatto che i comunisti fossero più coraggiosi e più coerenti rispetto ai socialisti, maggiormente portati al dialogo con le forze borghesi. Da ciò derivò la frattura tra il giovane Spinelli e il padre, tenacemente ancorato al Partito Socialista[2].

Si iscrisse al Partito Comunista d'Italia nel 1924, l'anno dell'assassinio di Giacomo Matteotti, col fascismo ormai al potere e i comunisti costretti alla clandestinità. Tale situazione non lo scoraggiò e divenne ben presto il leader della cellula del quartiere Trionfale, grazie alla conoscenza della dottrina marxista, che gli permetteva di offrire spiegazioni ai garzoni e bottegai che facevano parte della cellula. L'attività di partito ben presto lo sottrasse agli affetti familiari e lo costrinse a trasferirsi a Milano per sfuggire alla polizia. Il tentativo comunque fu inutile perché il 3 giugno 1927 fu arrestato e, sulla base delle leggi speciali per gli oppositori politici introdotte dal fascismo, condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a sedici anni e otto mesi di carcere, dopo un anno già passato a San Vittore.

Il periodo in carcere (1928-1937)

Spinelli scontò circa dieci anni di carcere in tre città diverse: a Lucca (1928-1931), a Viterbo (1931-1932) e a Civitavecchia (1932-1937). A queste tre fasi vanno aggiunti pochi mesi passati a Roma nel 1937, nel carcere di Regina Coeli, nell'attesa di tornare in libertà, essendogli stati condonati cinque anni nel 1932, in occasione del decennale della Marcia su Roma e per altri motivi. In questi anni, a causa della lontananza, si concluse il suo rapporto con Tina Pizzardo (nipote del cardinale Giuseppe Pizzardo).

Trascorse tale periodo approfondendo i suoi studi nel campo della filosofia, soprattutto Hegel e Marx, della storia e dell'economia, ma anche in quello letterario (imparò il russo e lo spagnolo leggendo i classici in lingua originale). Tra i compagni di reclusione, Spinelli stimava Giuseppe Pianezza[3], Umberto Terracini e Leo Valiani. Pur rimanendo iscritto al partito, maturò gradualmente il suo distacco dal marxismo, considerandolo ormai troppo liberale per fare l'interesse del proletariato. Non si avvicinò ancora, tuttavia, ad altre ideologie politiche e, per questo, fu costantemente guardato con sospetto dagli altri detenuti politici. Nel 1937 fu trasferito a Roma ma, mentre attendeva con ansia il momento del rilascio, ricevette la brusca notizia del trasferimento al confino di Ponza.

Gli anni del confino

Altiero Spinelli fu confinato in due località diverse: a Ponza (1937-1939) e a Ventotene (1939-1943)[4][5]. In quegli anni di confino fu uno dei pochi esponenti del Partito Comunista Italiano a prendere le distanze da Stalin, dai Processi di Mosca e dal comunismo sovietico in generale.

Spinelli non rifiutava solo l'interpretazione del terrore staliniano come di un necessario periodo «giacobino» che avrebbe rafforzato la rivoluzione, bensì negava alle fondamenta tutto l'insieme della politica comunista quale si era configurata dal periodo del «socialfascismo» fino alla politica dei fronti popolari, colpendo anche le basi della dottrina marxista[6]. Celeste Negarville scrive nel suo diario un commento proprio alle posizioni di Altiero nell'isola in quel periodo, commentando che «la posizione di Altiero è pericolosissima: “condizione per la rivoluzione in Europa, l'abbattimento della dittatura staliniana”». Spinelli rilevava come «la dittatura del proletariato si era trasformata in dittatura del partito, poi del Comitato centrale, poi personale di Stalin»

Nel 1937, quindi, Altiero Spinelli fu espulso dal Partito Comunista Italiano con l'accusa di voler "minare l'ideologia bolscevica, e di essersi trasformato in un piccolo borghese", quindi etichettato, in modo semplicistico, come "troschista", definizione infamante per un comunista ortodosso dell'epoca.

Il periodo del confino, tuttavia, fu fondamentale nel suo percorso intellettuale e politico. Ebbe l'opportunità di leggere una serie di articoli scritti negli anni venti da Luigi Einaudi sul Corriere della Sera, pubblicati col titolo "Lettere di Junius", e condivise tale esperienza con uomini politici di primaria importanza nella storia d'Italia, come il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini e, in particolare con l'esponente GL Ernesto Rossi e il socialista Eugenio Colorni.

Il Manifesto di Ventotene

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Manifesto di Ventotene.
 
Spinelli ritratto nella foto-scheda segnaletica del Ministero dell'Interno italiano

Nel giugno del 1941, durante il soggiorno forzato sull'isola di Ventotene, Spinelli, con la collaborazione di Ernesto Rossi e di Eugenio Colorni, scrisse il documento base del federalismo europeo: il Manifesto per un'Europa Libera e Unita, meglio conosciuto come Manifesto di Ventotene.

La stesura del Manifesto, le sue successive versioni e la sua diffusione sono avvolte nella leggenda. Non è stata rintracciata nessuna delle versioni dattiloscritte o ciclostilate del documento che circolavano tra il 1941 e il 1943. Così le testimonianze circa il modo in cui il Manifesto uscì clandestinamente da Ventotene non concordano. Decisivo fu sicuramente il contributo di Ursula Hirschmann, moglie di Colorni che, non essendo confinata ed avendo la possibilità di mantenere rapporti costanti col marito, riuscì a far giungere lo scritto nella penisola e a diffonderlo. Secondo la versione più suggestiva, il testo, per mancanza di carta, fu scritto sulla carta da sigarette e, per evitare i controlli della polizia, nascosto nel ventre di un pollo arrosto e portato sul continente dalla Hirschmann[7]. Quest'ultima, poi, rimasta vedova, sposerà Spinelli; fra i loro figli: la giornalista Barbara.

Spinelli fu liberato da Ventotene dopo l'arresto di Benito Mussolini, ai primi di agosto del 1943. Di fronte a quella che era stata la catastrofe europea, Spinelli aveva maturato la convinzione che solo un'organizzazione federale avrebbe potuto farla rientrare da protagonista nel quadro internazionale. Per servire tale convinzione, Spinelli non fondò un partito, bensì un movimento trasversale ai partiti politici.

Il 27 e il 28 agosto 1943, in casa di Mario Alberto Rollier in Via Poerio, a Milano, dove una lapide ricorda l'evento, si tenne il congresso di fondazione del Movimento Federalista Europeo. Erano presenti, tra gli altri, Spinelli, Colorni, Rossi, Ursula Hirschmann, Manlio Rossi Doria, Giorgio Braccialarghe e Vittorio Foa[8]. Il movimento adottò come programma il Manifesto di Ventotene. A metà settembre, essendosi rifugiato in Svizzera, per sfuggire all'occupazione tedesca, Spinelli, insieme a Rossi e alla Hirschmann, tentò di contattare altri democratici europei di convinzione federalista. In autunno, anche l'esule Luigi Einaudi si aggiunse al gruppo[8]. Il Manifesto, ciclostilato e tradotto in diverse lingue, riuscì a circolare clandestinamente anche fra la resistenza italiana.

Nella primavera del 1944, a Ginevra, Spinelli e Rossi tennero alcuni incontri con i rappresentanti dei movimenti di Resistenza di otto Paesi. Spinelli preparò loro un testo di "Dichiarazione federalista", che i resistenti votarono il 20 maggio 1944[8]. Subito dopo, Spinelli aderì al Partito d'Azione e, nel luglio del 1944 rientrò a Milano, per partecipare attivamente alla Resistenza. Fu subito cooptato nella segreteria del Partito d'Azione-Alta Italia, e diresse per qualche mese l'Italia Libera di Milano e Unità europea[8].

Nel mese di marzo 1945 ebbe luogo, a Parigi, la prima Conferenza federalista europea. Spinelli ne fu l'animatore e Ursula Hirschmann l'organizzatrice. Tra i partecipanti, gli scrittori Albert Camus e George Orwell e il filosofo Emmanuel Mounier[8]. Nel febbraio del 1946, insieme a Ferruccio Parri e Ugo La Malfa, Spinelli abbandona il Partito d'Azione per fondare il Movimento della democrazia repubblicana (poi Concentrazione Democratica Repubblicana)[9]. Tale esperienza fu però di breve durata e si concluse dopo pochi mesi.

Un politico europeo

Spinelli ebbe un ruolo rilevante nella nascita e nella definizione in chiave moderna del concetto di Europa. La sua speranza che, finita la guerra, si sarebbe potuta costruire una federazione europea poggiava sul presupposto che le potenze vincitrici si sarebbero ritirate dall'Europa; tuttavia l'instaurarsi di un clima di guerra fredda tra le superpotenze americana e sovietica e la creazione di un duplice protettorato vanificarono una tale prospettiva.

Nel 1947, Spinelli tornò alla carica con la battaglia federalista[10], vedendo nel Piano Marshall la prima forma di integrazione europea. Una stagione particolarmente favorevole gli si aprì inoltre a partire dal 1950 in occasione dell'elaborazione del trattato CED (Comunità Europea di Difesa).

Nel 1954 propose un mandato costituente per l'Assemblea comune della CED, che fu bloccato per l'opposizione della Francia. L'accantonamento della CED gettò Spinelli nello sconforto. Egli si stava accorgendo che, soprattutto dopo la morte di Stalin, la questione europea si stava via via eclissando. Si rivolse allora a Jean Monnet per proporgli di diventare l'animatore di un partito europeo che tendesse alla creazione di una federazione europea, ma senza esito.

Ulteriore tentativo venne fatto quando si propose di trasformare la CECA in una comunità federale per mezzo di una evoluzione dei suoi organi e un allargamento delle competenze. Fallita anche tale prospettiva, si dedicò alla campagna in favore di un Congresso del popolo europeo e alla stesura del secondo manifesto federalista. L'idea era di cercare di convocare una serie di assemblee locali, ciascuna delle quali doveva eleggere persone che sarebbero andate a costituire un organismo che prefigurava un Parlamento federale. Anche i risultati di tale iniziativa si rivelarono scarsi, tanto che lo stesso Spinelli l'abbandonò precocemente.

Nel suo discorso per il Congresso del popolo europeo, tenuto a Torino nel 1957, Spinelli mise in discussione e criticò la legittimità del concetto di stato-nazione. Nel 1965, su iniziativa di Altiero Spinelli, che ne fu il primo direttore, la Fondazione Adriano Olivetti, l'Associazione di cultura e politica il Mulino e il Centro studi "Nord e Sud" crearono l'Istituto affari internazionali (IAI), un ente privato senza fini di lucro, con lo scopo di contribuire alla conoscenza dei problemi internazionalistici, con un'attenzione particolare verso il processo di integrazione europea e l'area mediterranea[11].

Fu membro della Commissione europea ininterrottamente dal 1970 al 1976. Il 1º luglio 1970, il Presidente della Commissione Europea, Franco Maria Malfatti, nominò Spinelli Commissario europeo per gli Affari Industriali, per la Ricerca generale e la Tecnologia, e per il Centro comune di ricerca[12]. Il 22 marzo 1972, fu confermato nel suo incarico all'interno della nuova Commissione guidata da Sicco Mansholt[13]. Il 6 gennaio 1973, fu nuovamente confermato Commissario europeo per la Politica Industriale e Tecnologica nella Commissione presieduta da François-Xavier Ortoli. Mantenne tale incarico sino al 1976.

 
Spinelli negli ultimi anni di vita

Deputato alla Camera e al Parlamento europeo

Nel 1976, Spinelli si presentò alle elezioni politiche italiane per la Camera dei Deputati, come indipendente di sinistra nelle liste del PCI e fu eletto deputato[14]. Si iscrisse al Gruppo Misto, di cui fu presidente per l'intera legislatura. Nello stesso periodo fu anche eletto componente della rappresentanza italiana al Parlamento Europeo[15]. Fu confermato deputato nella legislatura successiva (1979-1983), nella quale fece parte della III Commissione Esteri e poi della VII Commissione Difesa[16].

Fu anche eletto nel 1979 come indipendente nella lista del PCI al primo Parlamento europeo a elezione diretta e, successivamente, fu rieletto nel 1984[17]. Il 14 febbraio 1984 propose un progetto costituzionale per gli Stati Uniti d'Europa; il progetto venne approvato dal Parlamento europeo e, sia pur successivamente bocciato dal Consiglio Europeo, influenzò in maniera significativa il primo tentativo di profonda revisione dei trattati istitutivi della Cee e dell'Euratom, l'Atto unico europeo.

Spinelli fu membro del parlamento europeo per dieci anni[18] e rimase uno degli attori politici principali sulla scena europea[19] attraverso il Club del coccodrillo, da lui fondato nel 1981 e animato successivamente[20]. Nel 1985 intervenne al XXXI Congresso del Partito Radicale di Marco Pannella per esortare i radicali a promuovere a livello europeo le loro campagne portate avanti in Italia[21].

È morto in una clinica romana il 23 maggio 1986[22].

Riconoscimenti

Laurea honoris causa alla memoria in Scienze politiche dall'Università degli Studi di Pavia - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa alla memoria in Scienze politiche dall'Università degli Studi di Pavia
  — 12 maggio 1988[24]

Opere su Spinelli

Televisione

Opere

  • Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto, con Ernesto Rossi, 1941. [prima stesura del manifesto di Ventotene, perduto]
  • Il Manifesto del Movimento Federalista Europeo. Elementi di discussione, in "Quaderni del Movimento Federalista Europeo", n. 1, agosto 1943. [seconda stesura del manifesto di Ventotene]
  • Tesi politiche federaliste, settembre 1943, ne "L'Unità europea", n. 3.
  • Problemi della Federazione europea, con Ernesto Rossi, Roma, Edizioni del Movimento italiano per la Federazione europea, 1944. [terza stesura del manifesto di Ventotene]
  • Considerazioni di un federalista sulla Germania, Firenze, La nuova Italia, 1948.
  • Dagli stati sovrani agli Stati Uniti d'Europa, Firenze, La nuova Italia, 1950.
  • Manifesto dei Federalisti Europei, Parma, Guanda, 1957.
  • L'Europa non cade dal cielo, Bologna, Il mulino, 1960.
  • Tedeschi al bivio, Roma, Opere Nuove, 1960.
  • Repressione politica e opposizione clandestina. Il Tribunale speciale, in Trent'anni di storia politica italiana, 1915-1945, Torino, ERI, 1962.
  • Che fare per l'Europa?, a cura di, Milano, Edizioni di Comunità, 1963.
  • Rapporto sull'Europa, Milano, Edizioni di Comunità, 1965.
  • Il lungo monologo, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1968.
  • L'avventura europea, Bologna, Il Mulino, 1972.
  • PCI, che fare? Riflessioni su strategia e obiettivi della Sinistra, Torino, Einaudi, 1978.
  • La mia battaglia per un'Europa diversa, Manduria, Lacaita, 1979.
  • Verso l'unione europea, Firenze, Istituto Universitario Europeo, 1983.
  • Come ho tentato di diventare saggio
I, Io, Ulisse, Bologna, Il Mulino, 1984. ISBN 88-15-00490-4.
II, La goccia e la roccia, Bologna, Il Mulino, 1987. ISBN 88-15-01413-6.
  • Il progetto europeo, Bologna, Il Mulino, 1985. ISBN 88-15-00883-7.
  • Discorsi al Parlamento europeo, 1976-1986, Bologna, Il Mulino, 1987. ISBN 88-15-01268-0.
  • Battaglia per l'Unione. 1979-1986, Lussemburgo, Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, 1988.
  • Diario europeo
I, 1948-1969, Bologna, Il Mulino, 1989. ISBN 88-15-01981-2.
II, 1970-1976, Bologna, Il Mulino, 1992. ISBN 88-15-02694-0.
III, 1976-1986, Bologna, Il Mulino, 1992. ISBN 88-15-02752-1.
  • Una strategia per gli Stati uniti d'Europa, Bologna, Il Mulino, 1989. ISBN 88-15-02094-2.
  • L'Europa tra Ovest e Est, Bologna, Il Mulino, 1990. ISBN 88-15-02674-6.
  • La crisi degli stati nazionali. Germania, Italia, Francia, Bologna, Il Mulino, 1991. ISBN 88-15-02702-5.
  • Il manifesto di Ventotene e altri scritti, Bologna, Il Mulino, 1991. ISBN 88-15-03307-6.
  • Machiavelli nel secolo XX. Scritti del confino e della clandestinità, 1941-1944, Bologna, Il Mulino, 1993. ISBN 88-15-04297-0.
  • La rivoluzione federalista. Scritti 1944-1947, Bologna, Il Mulino, 1996. ISBN 88-15-05246-1.
  • Europa terza forza. Politica estera e difesa comune negli anni della guerra fredda. Scritti 1947-1954, Bologna, Il Mulino, 2000. ISBN 88-15-07279-9.
  • Carteggio. 1961-1971, con Pietro Nenni, Roma, Editori Riuniti, 2007. ISBN 978-88-359-6016-4.
  • "Empirico" e "Pantagruel". Per un'Europa diversa. Carteggio 1943-1945, con Ernesto Rossi, Milano, Angeli, 2012. ISBN 978-88-568-4869-4.

Note

  1. ^ Altiero Spinelli,Come ho tentato di diventare saggio, Il Mulino, 1999, pp.52-54
  2. ^ Altiero Spinelli, cit.,pp.54-57
  3. ^ Eurostudium - Un ordine del giorno degli anni Trenta.
  4. ^ Commissione di Roma, ordinanza del 17.2.1937 contro Altiero Spinelli ("Scontata la pena carceraria inflittagli dal TS viene confinato"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1401
  5. ^ Commissione di Littoria, ordinanza del 13.3.1942 contro Altiero Spinelli ("Al termine della pena precedente, riassegnato per la cattiva condotta politica"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1305
  6. ^ PassatoFuturo.com - Altiero Spinelli
  7. ^ Teoria e Storia del Diritto Privato
  8. ^ a b c d e Intervista di Sonia Schmidt ad Altiero Spinelli, Democratici Nel Mondo, 1982. URL consultato il 21 agosto 2016 (archiviato il 4 marzo 2016).
  9. ^ Luca Polese Remaggi, Alla ricerca del partito della democrazia. Storia della Concentrazione democratica repubblicana, in Dimensioni e problemi della ricerca storica, vol. 2, nº 38, Roma, Sapienza - Università di Roma, 2006. URL consultato il 14 febbraio 2015 (archiviato il 14 febbraio 2015).
  10. ^ Federal roots. Ernest Wistrich. The Times (London, England), Wednesday, July 10, 1991; pg. 15; Issue 64068.
  11. ^ European University Institute, archives.eui.eu. URL consultato il 14 febbraio 2015.
  12. ^ Prima riunione della Commissione Malfatti, su Commissione Europea - Servizi audiovisivi. URL consultato il 14 febbraio 2015 (archiviato il 14 febbraio 2015).
  13. ^ Prima riunione della Commissione Mansholt, su Commissione Europea - Servizi audiovisivi. URL consultato il 14 febbraio 2015 (archiviato il 14 febbraio 2015).
  14. ^ If .. The Economist (London, England), Saturday, May 22, 1976; pg. 64; Issue 6926.
  15. ^ Scheda della VII legislatura
  16. ^ parlamentari Scheda della VIII legislatura
  17. ^ Scheda del Parlamento europeo
  18. ^ Pitfalls on path to European union. ALTIERO SPINELLI and J. LEECH. The Times (London, England), Wednesday, Oct 31, 1984; pg. 13; Issue 61974.
  19. ^ Altiero Spinelli: Seer of Grander Europe. James Buxton. The Financial Times (London, England), Saturday, May 24, 1986; pg. 3; Edition 29,937.
  20. ^ MEPs Back Europe Blueprint. The Financial Times (London, England), Thursday, September 15, 1983; pg. 2; Edition 29,120.
  21. ^ Canale YouTube di RadioRadicale.it - Il testamento di Altiero Spinelli ai Radicali
  22. ^ Signor Altiero Spinelli. The Times (London, England), Saturday, May 24, 1986; pg. 15; Issue 62465.
  23. ^ The European Parliament’s Altiero Spinelli Building (Brussels), CVCE. URL consultato il 29 novembre 2014.
  24. ^ Annuario 1985-2003 dell'Università di Pavia, www-4.unipv.it. URL consultato l'11 gennaio 2014.

Bibliografia

  • Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, Il manifesto di Ventotene, prefazione di Eugenio Colorni, Milano, Arnoldo Mondadori, 2006, ISBN 88-04-55792-3
  • Altiero Spinelli, Come ho tentato di diventare saggio, Il Mulino, 1999, ISBN 88-15-11094-1
  • Piero S. Graglia, Altiero Spinelli, Bologna, Il Mulino, 2008, pp. 635, ISBN 978-88-15-12162-2
  • Andrew Glencross & Alexander Trechsel (eds.), "EU Federalism and Constitutionalism. The legacy of Altiero Spinelli", Lexington Books, 2010

 

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Ernesto Rossi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
 
Ernesto Rossi

Ernesto Rossi (Caserta, 25 agosto 1897Roma, 9 febbraio 1967) è stato un politico, giornalista, antifascista ed economista italiano. Operò nell'ambito del Partito d'Azione e del successivo Partito Radicale.

Con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni è, in Italia, tra i principali promotori del federalismo europeo. Il Manifesto di Ventotene (di cui condivise la stesura con Spinelli e che fu pubblicato e curato da Colorni) è considerato il suo libro più importante e il suo testamento morale.

 

 

Biografia

Non ancora diciannovenne partecipò volontario alla prima guerra mondiale. Nel dopoguerra, mosso dalla opposizione all'atteggiamento dei socialisti di ostilità nei confronti dei reduci e dei loro sacrifici e dal disprezzo della classe politica incapace di slanci ideali, si avvicinò ai nazionalisti del "Popolo d'Italia" diretto da Benito Mussolini, giornale con il quale collaborò dal 1919 al 1922.

In quel periodo però conobbe Gaetano Salvemini con il quale iniziò un lungo legame di stima e di amicizia e si allontanò definitivamente e radicalmente dalle posizioni che lo stavano portando all'ideologia fascista.

A Salvemini, Ernesto Rossi si legò subito e il vincolo dell'amicizia, oltre che dall'ammirazione e dall'affetto, venne ben presto cementato dalla piena intesa intellettuale. «Se non avessi incontrato sulla mia strada - scrisse Ernesto Rossi - al momento giusto Salvemini, che mi ripulì il cervello da tutti i sottoprodotti della passione suscitata dalla bestialità dei fascisti e dalla menzogna della propaganda governativa, sarei facilmente sdrucciolato anch'io nei Fasci da combattimento».

Nel 1925 con il gruppo dei salveminiani (Nello Traquandi, Tommaso Ramorino, Carlo Rosselli) diede vita al giornale clandestino "Non Mollare". Da questo deriva la determinazione con cui si oppose al regime fascista. Fu dirigente, insieme con Riccardo Bauer, dell'organizzazione interna di "Giustizia e Libertà", e quindi pagò la sua intransigente attività antifascista con venti anni di carcere, inflittigli dal Tribunale Speciale, dei quali nove furono scontati nelle "patrie galere" e gli altri quattro al confino [1] nell'isola di Ventotene. Qua, con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni, maturò più compiutamente quelle idee federalistiche che nel 1941 ricevettero il loro suggello nel famoso Manifesto di Ventotene.

Dopo la Liberazione, come rappresentante del Partito d'Azione, fu sottosegretario alla Ricostruzione nel Governo Parri e presidente dell'ARAR (Azienda Rilievo Alienazione Residuati) fino al 1958.

Dopo che fu sciolto il Partito d'Azione aderì al Partito Radicale guidato da Pannunzio e da Villabruna nel quale, sentendosi come "un cane in chiesa" (sono parole sue), rifiutò incarichi di direzione anche perché preferì dedicarsi alla scrittura di libri e al giornalismo d'inchiesta su "il Mondo".

La collaborazione con "il Mondo", iniziata sotto i migliori auspici nel 1949 (quando il direttore Mario Pannunzio gli promise che i suoi articoli li avrebbe letti "solo dopo pubblicati") continuò ininterrotta per tredici anni, fino al 1962.

Dalla fine degli anni '50 fino al 1961, insieme ad altri colleghi, anima l'idea che porterà alla creazione di Cronache dal mondo

Negli stessi anni raccolse i suoi articoli migliori in alcuni volumi, tra cui I padroni del vapore (Bari, 1956) e Aria fritta (Bari, 1955). Dal 1962 in avanti svolse la sua attività di pubblicista su "L'Astrolabio" di Ferruccio Parri.

Nel 1966 gli fu conferito il premio "Francesco Saverio Nitti".

Ernesto Rossi muore il 9 febbraio 1967. «Ernesto - racconta Marco Pannella - era stato operato nei giorni precedenti. L'avevo visto il 7, e lui, che era sarcastico verso chi non credeva all'Anno anticlericale che avevamo lanciato, era allegro perché un'infermiera gli aveva detto: "Beh, se lei presiede questa cosa, verrò anch'io all'Adriano". Ernesto, abituato come eravamo spesso noi radicali al Ridotto dell'Eliseo, aveva soggiunto: "L'ho detto anche a Ada: ma vuoi vedere che questa volta quel matto di Pannella ha avuto ragione!". L'operazione era andata benissimo, il medico era Valdoni, tuttavia le conseguenze non furono controllate e all'improvviso Ernesto se ne andò. Di lì a trentasei ore avrebbe dovuto presiedere una prima grande manifestazione della religiosità anticlericale, della religione della libertà di tutti i credenti».

Qualche mese prima aveva scritto, in una lettera a Riccardo Bauer, parole presaghe che vibrano di un'accensione poetica: "se ci domandiamo a cosa approdano tutti i nostri sforzi e tutte le nostre angosce non sappiamo trovare altre risposte fuori di quelle che dava Leopardi: si gira su noi stessi come trottole, finché il moto si rallenta, le passioni si spengono e il meccanismo si rompe". E ancora: "Io non ho mai avuto paura della morte. Mi è sempre sembrata una funzione naturale, inspiegabile com'è inspiegabile tutto quello che vediamo in questo porco mondo. Crepare un po' prima o un po' dopo non ha grande importanza: si tratta di anticipi di infinitesimi, in confronto all'eternità, che non riusciamo neppure ad immaginare. Ma ho sempre avuto timore della "cattiva morte" ".

L'anticlericalismo

Ernesto Rossi il «democratico ribelle», come lo definisce Giuseppe Armani nel testo dedicato alla sua figura di politico ed intellettuale, ha sempre manifestato un'indole polemica e intransigente, dedito all'invettiva contro i vizi del potere, impegnato nel combattere gli interessi corporativi e clientelari dei “padroni del vapore”, attivo nei confronti dei grandi assetti monopolistici, testimone esemplare di un pensiero laico e liberale che, inevitabilmente, si è esplicitato in un'aperta dichiarazione di anticlericalismo in nome della difesa di un mondo libero dalle costrizioni ideologiche delle gerarchie ecclesiastiche e del regime fascista con cui la chiesa, a partire dagli anni venti, non mancava d'intessere relazioni.

Nel Manganello e l'aspersorio[2], prende corpo la denuncia di questa forma di collusione tra “l'altare” e il regime fascista antiliberale che con Mussolini si era instaurato al governo: polemica appassionata che investe contemporaneamente, dispiegando lo stesso impegno, e la stessa carica dissacrante, sia il dominio della politica, sia quello della religione e dell'economia. Parimenti ai grandi monopoli dello zucchero e dell'elettricità, e alle forme di regime politico illiberali e antiliberali, l'inclinazione alla conquista di zone d'influenza e di ambiti di potere sempre più vasti e pervasivi si rivela connaturata alla natura coercitiva e dogmatica della chiesa: «Pochi italiani conoscono quale centro di coordinamento e di guida delle forze più reazionarie è il Vaticano, e quale fattore di corruzione esso costituisce nella nostra vita pubblica [...] con l'insegnamento della cieca obbedienza ai governanti, comunque delinquenti e in qualsiasi modo arrivati al potere, purché prestino l'ossequio dovuto al Santo Padre. [...]. Approfondendo l'argomento, oggi mi sono dovuto convincere che la soluzione di tutti i problemi – anche di quelli che riteniamo più spiccatamente economici e tecnici- dalla convivenza civile, è in funzione del modo in cui si riesce a risolvere il problema della libertà di coscienza, cioè del modo in cui vengono regolati i rapporti tra lo Stato e la Chiesa»[3].

L'indignazione di Rossi nei confronti della Chiesa, e segnatamente della pretesa di espandere capillarmente il suo controllo sulla società, raggiunge il suo apice nel momento in cui si trova ad analizzare la natura ancipite del rapporto di Mussolini con il potere ecclesiastico: ateo e “sboccatamente” anticlericale, avverso ai valori diffusi dal cattolicesimo sin dalle prime prese di posizione giovanili, si dimostrerà – a partire dalla seconda metà degli anni venti, con la firma l'11 febbraio 1929 dei Patti Lateranensi – un fervido e ossequioso sostenitore della politica del Vaticano, tanto da guadagnarsi l'appellativo di “Uomo della Provvidenza”, confermando, da un lato, l'intenzione esclusivamente strumentale che Mussolini aveva circa l'uso del potere, e dall'altro lato, l'oblio della chiesa riguardo ai trascorsi ateo-socialisti del duce non fanno che ribadire il disegno politico del Vaticano perseguito attraverso calcoli macchinosi e continui regolamenti di conti.
Per disegnare correttamente la parabola intellettuale di Ernesto Rossi, non bisogna però trascurare le oscillazioni che si avvertono nelle sue prese di posizione nei primi anni venti con l'avvento del fascismo: Rossi dal 29 marzo 1919, al 29 novembre 1922 collabora con "Il Popolo d'Italia". In questo periodo di collaborazione al quotidiano Rossi si attesta su posizioni antisocialiste per ragioni che esulano dalle riflessioni teoriche sul marxismo, riguardando piuttosto il disprezzo manifestato dai socialisti nei confronti degli ufficiali reduci di guerra, che «offendevano la memoria dei nostri morti e sputavano sui nostri sacrifici» – Rossi, il “non interventista intervenuto”[4], arriva sulla linea del basso Isonzo nell'ottobre del 1916 e dovranno trascorrere più di due anni prima che egli possa prendere congedo dagli orrori della guerra - . Ma, poco prima della marcia su Roma, Rossi cambia decisamente fronte: intensifica il suo rapporto epistolare con Gaetano Salvemini, “padre intellettuale” del giovane Rossi e, nel novembre 1922, propone di pubblicare i suoi articoli a Piero Gobetti su «La Rivoluzione liberale», recidendo drasticamente con gli ambienti filofascisti. Sarà egli stesso a riconoscere la portata salvifica dell'incontro con Salvemini: «Se non avessi incontrato sulla mia strada, al momento giusto, Gaetano Salvemini, che mi ripulì il cervello da tutti i sottoprodotti delle passioni suscitate dalle bestialità dei socialisti e dalle menzogne della propaganda governativa, sarei facilmente sdrucciolato anch'io nel fascismo»[5]. E, a proposito dei suoi debiti intellettuali, riconosce di essere approdato ad una maggiore consapevolezza circa l'effettiva realizzazione di nuove forme di giustizia sociale, nel corso delle sue discussioni con Salvemini sulla chiarezza e il rigore logico del metodo scientifico di Pareto (autore a cui Rossi aveva dedicato i suoi studi giovanili di filosofia del diritto, nonché la sua tesi di laurea: “l'evoluzione sociale secondo Pareto”).

L'impegno intellettuale di Rossi nella lotta contro l'oscurantismo e gli abusi del clero affonda le sue radici in una delle idee guida del Risorgimento italiano: "libera Chiesa in libero Stato". La questione della conflittualità dei rapporti tra la Santa Sede, con la sua pretesa di conservare il potere temporale, e il ceto dirigente liberale italiano si era posta fin dai tempi di Cavour e Mazzini, assumendo i toni di un contrasto ideologico tra la volontà di modernizzare il Paese e il bisogno di mantenersi nella tradizione, tra i processi d'innovazione politica e le "clericali" battute d'arresto. Secondo Rossi, la porzione di libertà e autonomia guadagnata dallo stato laico attraverso le lotte risorgimentali, culminate il 20 settembre 1870, si dissolve l'11 febbraio 1929, giorno infausto, in cui la società civile perdeva le speranze di potersi definitivamente affrancare dal potere della Chiesa.

Azione laicista e pensiero anticlericale. Ernesto Rossi: Il Sillabo e dopo

L'atteggiamento assunto da Rossi di schietto anticlericalismo e di rigoroso attaccamento etico alla norma nella gestione di uno stato che voleva essere riconosciuto liberale, democratico e antiprotezionista, lo spinsero inevitabilmente verso un “isolamento” radicale nei confronti dei benpensanti di tutti i partiti – dal partito liberale a quello comunista –[6], che consideravano scomodo «fuori dal senso della storia» e oltremodo pessimista il suo atteggiamento polemico e il suo carattere “eccentrico”. Questa scelta di campo, che illuminava l'“integrità” del suo pensiero liberale, ovviamente, da parte del regime fascista non poteva non dimostrarsi insidiosa ed ingombrante. Così Rossi, nel maggio 1940 dal confino di Ventotene, luogo del suo isolamento effettivo, si rivolgeva alla moglie Ada: « […] È in gioco la vita della civiltà moderna, così come noi la consideriamo. In tutti i modi, però, non bisogna mai lasciarsi prendere dall'angoscia e dalla disperazione. Io sono forse più pessimista di te rispetto all'immediato futuro, ma so che la storia è una rappresentazione che continua oltre le nostre vite […] Per mio conto non mi sono mai preoccupato di sembrare straniero nel mio paese, o “superato” rispetto ai miei contemporanei. Non ho bisogno di trovare negli avvenimenti delle prove di bontà delle mie convinzioni. Mi basta la mia coscienza e il debole lume della mia ragione»[7].

Nella rilettura del Sillabo di papa Pio IX, promulgato nel 1864 assieme all'enciclica Quanta cura che denunciava gli “errori del secolo” e le “nefande macchinazioni di uomini iniqui”, Rossi dà voce alle sue idee anticlericali in modo da difendere la causa della laicità attraverso un metodo rigoroso e puntualmente documentato: compiendo un uso sapiente di citazioni testuali tratte da documenti vaticani, encicliche, lettere pastorali, allocuzioni, giunge alla confutazione delle tesi della chiesa circa la libertà di stampa e d'insegnamento, dei rapporti tra poteri civili ed ecclesiastici e tutto il resto delle dinamiche di potere che costituiscono il fulcro della società contemporanea; sono il pontefice e la chiesa stessa a parlare di sé, della propria realtà attraverso i documenti da loro stessi promulgati: « Questo è un libro anticlericale. La sua singolarità consiste soltanto nel fatto che non è stato scritto da un anticlericale, ma dagli otto pontefici che si sono succeduti, durante l'ultimo secolo, sulla “cattedra di S. Pietro”: Pio IX, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI»[8].

Questa forma di anticlericalismo di Rossi non degenera mai in un atteggiamento irrispettoso o addirittura blasfemo nei confronti della religione, non indulge mai alle offese o al dileggio nei confronti dei credenti, ma si concentra esclusivamente sui privilegi e la corruzione della chiesa e del papato. Soffermandosi sul significato attribuito dalla Chiesa, e in modo specifico da Pio X nel 1909 e da Pio XI nell'enciclica Quas primas del 1925, al precetto evangelico «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio», dimostra come la chiesa perverta l'originale messaggio del Vangelo affermando la necessità di sottoporre alla Chiesa e all'ufficio assegnatole da Dio, tanto l'ordine sociale, quanto quello economico: « Quel che è di Dio, dunque, è della Chiesa perché la Chiesa è il corpo mistico di Gesù, e quel che è di Cesare è pure della Chiesa perché l'uomo è una creatura di Dio e, fine ultimo dello Stato, deve essere quello di far osservare la legge di Dio per condurre gi uomini alla beatitudine eterna»[9]. Come si può notare da questo passo tratto dal Sillabo e dopo, ciò che Rossi mira a denunciare è la volontà della Chiesa di accrescere sempre più la sua ricchezza, di attestarsi come una tra le maggiori potenze finanziarie, e di investire i suoi capitali nei titoli delle imprese più rilevanti (gruppi monopolistici minerari e saccariferi, società concessionarie di servizi pubblici ecc.). Rossi non manca di sottolineare il legami della Chiesa con il fascismo sotto il profilo delle reciproche concessioni economiche; uno dei primi provvedimenti con i quali, a seguito della “marcia su Roma”, Mussolini si assicurò l'appoggio della Santa Sede fu il decreto del dicembre 1922 che abolì la legge sulla nominatività obbligatoria dei titoli; provvedimento che permetteva alla chiesa di sfuggire più facilmente al controllo pubblico e di evadere il sistema delle imposte.

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