Letteratura calabrese/Ma c'è ancora sudditanza psicologica o è cambiato qualcosa?

26.02.2017 19:56

26 febbraio 2017    21:15

Posted by Domenico Salvatore

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Fondazione Mediterranea

LETTERATURA SUBALTERNA O SUDDITANZA PSICOLOGICA?

Intervengono:

GIUSEPPE CARIDI ((Presidente Deputazione di Storia Patria Calabria)

MIMMO GANGEMI (scrittore)

ELIO STELLITANO (poeta – saggista)

ENZO VITALE (Presidente Fondazione Mediterranea)

Modera: GIUSEPPE BOVA

(Presidente Comitato Dante Alighieri RC)

Reggio Calabria - 28 Febbraio 2017 – ore 17.00

Università Per Stranieri Dante Alighieri – Aula Magna Reale

 

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Dov'eravamo rimasti? Alle riflessioni di melitoonline
martedì 14 maggio 2013 

 

 

Che fine ha fatto la Letteratura calabrese? Non c'è più sudditanza psicologica? Cos'è cambiato?

 

 

 

Letteratura calabrese quo vadis? I nostri lettori ci scrivono; ci contattano de visu oppure per telefono: si può aprire un dibattito e un confronto on line? Afferma il dottor Elio Stellitano, scrittore, saggista , intellettuale:”Sono trascorsi 25 anni dalla pubblicazione. A quella data, non erano ancora state pubblicati i volumi del  Prof. Antonio Piromalli e quelli del Prof. Pasquino Crupi. La “Storia della letteratura calabrese”  di Piromalli è del 1996 e quella di Pasquino, “Storia della letteratura calabrese. Autori e testi”, in 4 volumi, è del 1997. Gli avvenimenti  mondiali e nazionali degli ultimi 25 anni, per molti aspetti, sono stati  “rivoluzionari”(per adoperare un termine inflazionato). Anche in Calabria è stato così ? Oggi in Calabria ci sono più editori, giovani scrittori, che pubblicano con Einaudi, Garzanti etc., ci sono più circoli culturali, più premi letterari,validi magistrati che sono anche bravi saggisti. Per non parlare dell’”esercito” dei cosiddetti “poeti”. Quindi non siamo più ai tempi di Alvaro, Seminara, Repaci, Altomonte, Selvaggi etc.? La letteratura calabrese non è più subalterna ? Non c’è più sudditanza psicologica ? Cosa è cambiato in Calabria negli ultimi 25 anni e cosa è immutato ? Sarebbe interessante conoscere l’opinione dei tuoi lettori e degli esperti in materia.
 
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Il dottor Elio Stellitano, scrittore e medico

 

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LETTERATURA SUBALTERNA E SUDDITANZA PSICOLOGICA.
 
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Apriamo il dibattito con un paio di articoli del dottor Elio Stellitano, intellettuale di spessore dell’intellighencija “riggitana”, che riteniamo siano sempre validi ed attuali…

Nell’ultimo decennio, numerose sono state le pubblicazioni relative alla letteratura calabrese. Nel 1977 l’editore Guida di Napoli, pubblicava la seconda edizione della “Letteratura Calabrese” di Antonio Piromalli, che ormai viene considerata non solo come un classico, ma soprattutto come un obbligato punto di riferimento e “strumento indispensabile di ricerca” per tutti coloro che si occupano della “storia della cultura e della letteratura della Calabria”. Nel 1978 (Bastogi, Foggia) Stefano Lanuzza pubblica “Inchiesta sulla poesia nelle regioni d’Italia: Basilicata e Calabria”. Nel 1982 vengono pubblicate per conto della Forum di Forlì, due importanti opere che affrontano ancora lo specifico poetico. La prima è curata dalla Sicari (“La poesia in Calabria”), la seconda dalla Verbaro Cippollina (“Poeti della Calabria”). Nel 1985 viene pubblicato, per le edizioni “Periferia”, il volumetto di Luigi M. Sartiani “Intervista sulla Calabria”.

 è la volta di altri due interessanti libri. Il primo è “L’altro clima” di Carlino, edito dal Laboratorio delle arti di Milano, che reca in appendice un originale excursus di Domenico Cara sulla narrativa calabrese contemporanea. Il secondo è di Pasquale Tuscano ed è un opera più tradizionale ed organica. Ha per titolo “Calabria” e rientra nell’ambito di una serie della Editrice “La Scuola” che esamina la letteratura delle regioni d’Italia. Il decennio si completa  con un altro excursus di Cara che questa volta riguarda i poeti del ‘900 calabrese. Tale rivisitazione critica è inserita come appendice al libro dello scrivente “Cronache dal Mesozoico”, pubblicato nel 1987 presso il Laboratorio delle Arti di Milano. Quasi tutte queste opere, indipendentemente dalla metodologia di studio, organica (Piromalli, Tuscano) o settorialistica (Sicari, Verbaro, Cara), storicistica o generazionale, approdano da un giudizio analitico più o meno uniforme.“Le nostre pagine si chiudevano, nel 1965, con la speranza di una rinascita. Oggi le speranze generiche ”vanno sempre più decadendo per l’aggravarsi delle condizioni di vita e delle contraddizioni, dell’estrema dipendenza della regione dalle imprese economiche extracomunitari. Impoverita nelle sue strutture dall’emigrazione, la Calabria soggiace al sottosviluppo e alla mancanza di attività di lavoro. Speranza e disperazione non hanno più significato quando è manifesto che il problema è politico e che i nodi della regione meno sviluppata d’Italia, meno corale, possono essere risolti con la volontà politica anche delle classi dirigenti calabresi che fino ad oggi non hanno trovato la capacità di uscire dai loro interessi particolari, privati e non popolari, campanilistici e non nazionali”.                             (Piromalli 1977).
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Salvatore Berlingò, rettore dell'Università per stranieri 'Dante Alighieri' 

 

“La questione meridionale, momento problematico fondamentale dell’Italia contemporanea proiettata nel contesto europeo, è anche una questione di cultura” (Lanuzza 1978).“Il legame sociologico della produzione poetica della Calabria, con il suo stato di arretratezza economica, con la sua facies di regione sottosviluppata e marginale nella storia nazionale, con la sua condizione di decentramento geografico, in una parola con i termini di quella che viene definita la questione meridionale, è evidente… L’assenza, nella regione, di strutture connesse con la produzione letteraria, quali quelle editoriali, di una polarizzazione culturale che effettivamente riesca ad organizzare gli sparsi tentativi, superando i vari particolarismi, l’assenza di una programmazione, non possono che produrre, ed in effetti hanno prodotto, un intellettuale, anche nella particolare fisionomia del ‘poeta’, disorganico” (Sicari 1982).
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“Approssimamene critiche e mistificazioni critiche e mistificazioni apologetiche spesso lontane dall’ufficialità hanno sempre contribuito ad aggravare, nella regione, l’isolamento e la disinformazione di una “isola letteraria” già condizionata dalla sua posizione geografica e dalle sue vicende storiche, sclerotizzata da secoli nelle sue strutture socio – economiche. Linguisticamente aggregata da registri espressivi e stilistici pianificati sulla espressione dialettofona, mortificata dalla miseria, da una atavica inerzia tutta mediterranea e letterariamente alienata entro schemi di ghettizzazione socio – culturali” (Verbaro Cipollina 1982). “Vi è una Calabria contadina, vi è una Calabria piccolo – borghese, una Calabria ufficiale e una Calabria reale, vi è una Calabria determinabile geograficamente e storicamente e vi può essere una Calabria come metafora. In ogni caso è in Calabria che operiamo facendo i conti con specifiche realtà, nel bene e nel male, con tutte le loro contraddizioni, e tentando di trasformarle secondo le nostre aspirazioni, il nostro progetto. Questi non si possono sintetizzare in una formula; posso ricordare… le parole dell’abate Padula che notava nella poesia popolare calabrese bellezza e miseria, aggiungendo che occorreva far si che la bellezza restasse e la miseria sparisse. Mi sembra che si sia andati, nonostante le apparenze, nella direzione opposta” (Luigi M. Lombardi Satriani 1985). “Nessun rischio di ‘provincialismo’ per la letteratura calabrese” secondo Tuscano, il quale, pur ammettendo la diaspora delle intelligenze, sostiene che “la Calabria esprime una sua rigorosa ‘linea’ di civiltà letteraria, una realtà spirituale e di paesaggio dai connotati originali e inconfondibili” (Tuscano 1986).Provocatoriamente, invece, Cara, all’inizio del suo saggio “I segreti e gli schermi dell’estinguersi nella poesia calabrese del Novecento”, si (ci) chiede: “Esiste la poesia in Calabria?” (Cara 1987). E proprio nel 1987 gli avvenimenti di tipo mafioso che continuano a verificarsi con ritmo ossessionante e apparentemente inarrestabile nella nostra città (e nella sua provincia), hanno esplodere il cosiddetto “caso Reggio”. Ciò potenzia ed amplifica il dibattito politico, sociologico e culturale in corso sulla stampa locale.Il 27 settembre 1987 sulla “Gazzetta del Sud”, Carmelina Sicari scrive “Cultura, quo vadis?”. L’articolo analizza il rapporto fra la cultura dell’occidente e la letteratura nazionale. Ma quel è il rapporto fra la letteratura nazionale e quella calabrese?
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A questa e ad altre domande cerca di rispondere Giuseppe Neri con l’articolo dell’11 ottobre 1987 sempre sulla “Gazzetta del Sud” “Letteratura da ricercare quella calabrese”. “Mentre la letteratura nazionale corre verso ritmi lontani, si parla di gestualità di teatro, di maledettissimo… da noi invece si parla ancora dell’identificazione con la propria opera… lo scrittore… spesso dà alle stampe opere ripetitive, senza alcun significato letterario, prive di validi contenuti. Lo scrittore dei guai della provincia tormentata… una letteratura che non registra neppure un ‘bello scrivere’, si limita al linguaggio convenzionale… un trastullo piuttosto provincialotto. Sono passati decenni sotto il ponte del cielo calabrese, sono mutati uomini e cose, ma lo scrittore nostro è pronto a narrare sempre di emigrazione e di miseria… non c’è un ‘ponte’ tra la letteratura italiana e quella calabrese. Ciò che manca a noi, in questo tempo, è la ricerca del linguaggio, perché lo scrittore presume di narrare di tutto, senza avere una grammatica  sua, una tecnica, senza conoscere il bagaglio d’una cultura che lo potrebbe senz’altro al centro d’un intervento serio” Il 5 novembre 1987 sulla “Gazzetta del Sud” interviene Tonino Ceravolo con “Se la letteratura rimane regionale”, il quale non solo afferma che il “profilo tracciato da Neri è in gran parte corretto, sostanzialmente aderente alla realtà delle cose”, ma approfondisce l’analisi sociologica. La letteratura calabrese è: 1) “estranea dai circuiti culturali che contano”; 2) “ignorata dalle terze pagine  dei quotidiani a diffusione nazionale”; 3) “quasi inesistenti, in definitiva, al di fuori della regione”; 4) “è una letteratura ‘regionale’. Sono, infatti, quasi sempre regionali le cose che i nostri scrittori raccontano, è regionale lo stile similverista col quale narrano, è regionale, infine, il pubblico al quale si rivolgono”. Il discorso di Ceravolo si fa ancora più interessante quando accenna ai rapporti fra le varie culture dell’occidente. “A voler individuare un altro motivo alla base delle difficoltà della letteratura calabrese, bisognerebbe chiamare in causa l’intera nostra cultura europea… il fatto che gli avvenimenti culturali importanti si verificano altrove, l’assenza pressoché totale… di un’editoria contemporanea di qualità e aperta a suggestioni non solamente regionali”.
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Il 18 novembre 1987, Carlo Cipparrone con l’articolo “Sudditanza psicologica” (Gazzetta del Sud), si inserisce in quello che ormai è diventato un vero e proprio dibattito sulla letteratura calabrese. E il debito di verità che dobbiamo al suo intervento è alto. “In Calabria mancano (o esistono allo stato ancora embrionale) idonee strutture indispensabili alla circolazione del prodotto letterario (case editrici, quotidiani, riviste specializzate ecc.). Anche se, nella fattispecie, non si tratta solo di risolvere i problemi connessi a tali carenze, quanto soprattutto di correggere una mentalità coloniale tuttora largamente diffusa. La società letteraria calabrese, infatti, stenta ancora a liberarsi da una sorta di provinciale senso di sudditanza psicologica, di eccessivo timore reverenziale, nei confronti di gruppi del Centro e del Nord, che quasi sempre si identificano coi centri di potere accademico ed editoriale. L’aspetto più macroscopico di tale tendenza è dato dalla consuetudine a “milanesizzare” e a “romanizzare” i convegni, i premi, le tavole rotonde e tutte le altre manifestazioni letterarie…

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Ciò denota, appunto, un complesso di inferiorità e una inconfessata sfiducia nelle proprie forze che ci si illude di poter risolvere assicurandosi la protezione e l’avallo di personalità culturali di spicco (o presunte tali), chiamate di volta in volta a legittimare con la loro autorevole presenza e gestire in modo surrettizio. Forse anche per questo lo scrittore nostrano, condannato all’anonimia da una forzata clandestinità, stenta ad emergere e a far riconoscere la propria voce”. Elio Stellitano

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