LE TRADIZIONI POPOLARI GRECOCALABRE (1. cont)

15.06.2016 12:22
 
3 Così come non v’erano nel mio primo lavoro sull’argomento: Le radici della nostra cultura, C.S.E., Bova Marina, 1991LE TRADIZIONI POPOLARI GRECOCALABRE
Le tradizioni e il folklore delle popolazioni della Calabria greca testimoniano un grande passato. I più significativi e originali esempi di tradizioni popolari calabresi si registrano nei paesi più interni dove maggiormente lenta è stata la penetrazione di culture esterne e dominanti. Molte tradizioni sono legati alla religione (Natale, Pasqua, feste patronali ecc.), che per ogni evento vengono riproposti da secoli, riti, manifestazioni e rappresentazioni di grande richiamo popolare. Le civiltà antiche attribuivano particolare importanza alle ricorrenze calendariali. Gli avvenimenti astronomici, l’avvicendarsi dei cicli stagionali e colturali erano percepiti a livello individuale e condivisi nei rituali collettivi. I riti della fertilità terrestre, le previsioni di àuguri ed aruspici, le preghiere ai numi atmosferici per propiziare la navigazione, le danze pluviali e i banchetti funebri, le cerimonie orgiastiche e le pause di purificazione, venivano rinnovati in particolari occasioni, coincidenti con le scansioni caratteristiche della metamorfosi ciclica della natura e della nozione stessa di tempo. Il sentimento religioso, o meglio ancora magico-religioso, si spandeva nella vita del mondo agro-pastorale della nostra vecchia comunità. Voltaire era solito dire, "avete cacciato demoni e fate, avete soffocato la poesia con la ragione e correte tutti dietro la verità; ma credetemi, l'errore ha il suo merito...". Oggi, insieme all' "errore" voltairiano, è scomparsa anche quella realtà agreste e popolare, quelle tradizioni su cui, grosso modo, si fondava il nostro intero e ricco mondo di paese. Ma senza guardare indietro di molto, cioè al mito ed alle favole antiche, a volte basta rovistare nella nostra memoria di bambini per ricordare quanto e cosa ci legava al mondo della natura: dal mal di pancia che ci invitava con una semplice cantilena a buttarci a "pancia a terra"; dai tuoni e dai fulmini per i quali invocavamo "santa Barbara"; dalla lucertolina cui avevamo tagliato la coda e dalle cui possibili “vendette” ci proteggevamo recitando una altra breve cantilena "non ero io, non era la Madonna, era il diavolo con due corna..". Insomma un tempo la natura era un segno della reciprocità reversibile dei rapporti tra cose e uomini e il mondo ci parlava come un nume soave e puerile. Insomma un tempo la natura era un segno della reciprocità reversibile dei rapporti tra cose e uomini e il mondo ci parlava come un nume soave e puerile. Oggi, nel mondo della telematica, dove regnano e imperano gli eroi di latta e i trasformer, simili credenze potrebbero apparire ad un bimbo come qualcosa di vecchio e sepolto. Adesso che sono fuggiti dalla nostra memoria; adesso che gli gnomi non abitano più i boschi e le lucertole hanno sempre la loro coda; ora che il mal di pancia si cura dal medico, convocarli ad uno ad uno sarebbe solo un rapirli ai tanti silenzi della memoria per ricordarli a chi non ha mai ascoltato la loro eco melodiosa, o a chi non ha mai smesso di ascoltarli dentro di sé.
La natura storica del folklore e delle tradizioni, il fatto cioè che esse siano appartenute al mondo umano attraverso la storia, è un invito a reintrodurre lo studio del folklore e delle tradizioni all'interno del processo storico. Esso necessita dell'interazione tra coloro i quali creano il folklore e le tradizioni e coloro i quali invece le "scoprono", così tramandandole attraverso i secoli. V'è la necessità di riconsiderare le relazioni tra
storia e tradizioni poiché gli studiosi del folklore e delle tradizioni hanno bisogno della storia per poter comprendere i processi di cambiamento della cultura popolare, così come gli studiosi di storia sociale hanno bisogno delle tradizioni e del folklore per capire il ruolo che il popolo ha avuto nella storia. Né è un caso che parlando dei Greci di Calabria, folklore e tradizioni popolari, religiose o pagane che siano, arrivano al punto di interagire e di confondersi. Contengono radici antiche le tradizioni popolari grecaniche, anzi antichissime, quando non primitive. Nel tempo si sono presentate a noi sotto un fondo di novità, ma, raschiata la superficie, ci siamo accorti di essere in presenza di fatti primordiali e semplici. Il problema merita certamente un’attenzione particolare per intraprendere un studio sistematico sulle sopravvivenze pagane del Medioevo e quelle dell’antichità, per cui il mio lavoro non può che avere carattere indicativo, soprattutto se si fa riferimento alle pratiche rituali dove si confondono i confini tra religiosità e magia. Molte pratiche rituali si sono infatti lentamente mutuate nella religiosità bizantina fino ad entrare nella liturgia degli Eucologi
1. Da qui il principio non dichiarato di incanalare in senso religioso preghiere e formule esorcistiche per cacciare il male o i demoni. Ed è qui che i confini tra la religione e la magia popolare si confondono. Un’ultima annotazione va fatta intorno alle tradizioni grecaniche, ed è quella relativa ad una pubblicazione di Angela Mergianou (Grecia) sull’argomento in questione. Angela è sempre stata una studiosa che ha guardato alla grecità non soltanto con l’occhio dello studioso ma con il cuore e la passione di chi ama veramente questo mondo2. Debbo inoltre aggiungere che non si troveranno, volutamente3, in questo lavoro, canti e tradizioni legate a pratiche erotiche o simili.
1 Gli Eucologi sono raccolte di preghiere adibite alle varie necessità dei cristiani
2 Questo lavoro, che vede la luce oggi, in realtà era già pronto da due-tre anni. Ho aspettato a pubblicarlo perché volevo consegnare una ricerca che uscisse fuori dai soliti schemi; che si legasse per qualche aspetto all’attualità e ne vedesse la vicinanza al nostro tempo; che comprendesse, pur nei limiti della ricerca stessa, un’indagine storico-sociologica dell’animo degli ellenofoni, senza essere legata a studi specialistici in particolare.
3 Così come non v’erano nel mio primo lavoro sull’argomento: Le radici della nostra cultura, C.S.E., Bova Marina, 1991

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