LE TRADIZIONI POPOLARI GRECOCALABRE Feste pagane e feste religiose. LE FESTE DEDICATE A DEMETRA E PERSEFONE (2^ parte) (6. cont.)

21.06.2016 10:20
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi  -  
 
Esaminiamo in primo luogo le feste che si svolgevano nell’antichità in onore di Demetra e Persefone, o singolarmente per ognuna di esse, o ancora in unione con Dioniso. Il nome stesso di Demetra può essere collegato a quello di “Dea Madre” o “terra Madre – I Mana Ji”, come ci attesta Diodoro Siculo1.
1. ANTESFORIE o ANTEFORIE, feste che si celebravano, all'inizio della primavera, in Sicilia, in onore di Demetra e di sua figlia Persefone, in ricordo del ratto patito da lei;
2. ALOA, feste in onore di Dioniso, Demetra e Persefone, si celebravano ad Eleusi e ad Atene durante il solstizio d'inverno;
3. CORÈE feste in onore di Kore (Persefone);
4. LERNÈE, misteri che si celebravano per onorare Bacco, Demetra e Persefone;
5. PROEROSIE, festa dell’aratura, si svolgevano in settembre durante le feste Eleusine, era una cerimonia in cui, in ricordo di un'antica carestia, si sacrificavano alle divinità eleusine le primizie dei cereali;
6. SCIROFORIE, feste in onore di Demetra, nel mese chiamato, dalle feste stesse, Sciroforione (seconda metà di maggio e la prima di giugno). Nella processione, che faceva parte del rito religioso, i sacerdoti e le sacerdotesse portavano un parasole bianco. Il nome delle feste è collegato con sciros, il calcare bianco che serviva per il rito lustrale. Segnavano la chiusura dell'anno attico.
7. TALISIE, feste in onore di Demetra. Erano feste dedicate al raccolto e consistevano in un banchetto e in libagioni nel tempio della dea.
8. TESMOFORIE, solenni feste in onore di Demetra Thesmophoros e Kore (Persefone), legislatrice e patrona dei matrimoni. Venivano celebrate nei primi tre giorni della seconda decade del mese di Pianepsione (settembre-ottobre). Potevano parteciparvi soltanto le donne sposate, che nel primo giorno salivano verso il santuario di Demetra, nel secondo digiunavano e nel terzo onoravano la dea con danze e sacrifici.
Tracce dell’antico culto di Demetra sono rintracciabili, soprattutto in Sicilia, in alcune feste religiose cristiane. Il centro del culto di Demetra era Enna e, non lontano da questa città, a Calascibetta, durante la festa di San Pietro, si assisteva fino a qualche decennio fa alla processione delle statue dei vari santi trasportate dai contadini. Ogni statua era carica dei prodotti della terra: frutta, fiori, basilico, ecc.2
 
CHI ERANO DEMETRA E PERSEFONE?
DEMETRA
Nota presso i Romani col nome di Cerere, apparteneva alla prima generazione divina degli dei Olimpi, come i fratelli Zeus, Ade e Poseidone e le sorelle Era ed Estia. Era quindi figlia di Crono, che la inghiottì, e di Rea. Alter-ego della madre ed anche di Gea, era venerata come Madre Terra “I Mana Ji”. Ma mentre Gea rappresentava l'elemento primordiale e Rea la potenza generatrice, Demetra era la divinità della terra coltivata, la dea del grano. Il legame tra Demetra ed il grano è uno dei punti fermi del mito. L'inno omerico "a Demetra" rappresenta la chiave di lettura per quanto riguarda l'istituzione dei misteri eleusini3. Con il dono dell'agricoltura, fondamento di civiltà, Demetra dette agli uomini anche le regole del vivere civile e, di conseguenza, le leggi.
Nel doppio aspetto di Rea/Demetra, le storie orfiche accennano al suo congiungimento con Zeus dal quale sarebbe nata Kore o Persefone, l'unica figlia di Demetra secondo la tradizione classica. Nella leggenda, come nel culto, Demetra era strettamente legata alla figlia Persefone che fu rapita da Ade. Nella disperata ricerca della figlia, la dea abbandonò l'Olimpo e rinunciò alle sue funzioni divine, tanto che la terra deperì e smise di dare frutti finché la figlia non le venne resa, almeno per un periodo dell'anno. Gli antichi videro adombrati in questo mito riferimenti impliciti ai cicli della natura, delle stagioni, dei raccolti, in particolare ai frutti della terra che trascorrono parte dell'anno nascosti sotto la superficie per poi sbocciare e fruttificare.
Non mancano richiami (messi in evidenza in più di un testo filosofico e, molto probabilmente, anche nei misteri) al destino dell'uomo, il cui corpo, sepolto sotto terra come Persefone, non impedisce all'anima di raggiungere l'immortalità in una continua dialettica di morte e rinascita. Al nucleo centrale della leggenda di Demetra, il cui significato era rivelato solo agli iniziati dei Misteri di Eleusi, si aggiunsero in varie epoche miti secondari, come quello della violenza che subì da Poseidone. Un'altra leggenda vuole che Demetra si sia innamorata di Giasone dal quale ebbe Pluto, “la ricchezza”. Tutti i miti, anche se contraddittori, sono comunque concordi nel non attribuire un marito a Demetra, che generò i suoi figli al di fuori di ogni vincolo coniugale.
PERSEFONE
Rapita dal dio degli Inferi Ade, Persefone trascorreva l'autunno e l'inverno sottoterra con il marito, determinando così una stasi nella produttività dei campi, trascurati da Demetra addolorata per la lontananza della figlia. In primavera Persefone tornava dalla madre e vi rimaneva tutta l'estate. Questo evento gioioso scuoteva la terra dal lungo letargo e la rendeva nuovamente fertile. Tra le tutte feste dedicate alle dee, suggestive erano le Tesmoforie, che si celebravano l'11, il 12 e il 13 del mese Pianepsione (26/28 ottobre), inizio della stagione agraria. Con tali celebrazioni si chiedeva a Demetra e Persefone la fertilità dei campi, degli animali e delle donne.
……………….
"Va', Persefone, a raggiungere tua madre, dea dalla veste oscura, va' con cuore sereno e non essere più così eccessivamente triste. Non sarò per te un marito indegno tra gli immortali; in fondo sono fratello di sangue di tuo padre Zeus.
Tu regnerai, anche se sei qui, su tutti gli esseri viventi e avrai il massimo onore tra gli dei. Chi ti offenderà e non presenterà un sacrificio espiatorio, sconterà pene eterne."
…………………..
In quanto figlia di Demetra, Persefone portava il nome di Core o Kore ("la fanciulla"). La Kore rappresentava il grano in erba, mentre la madre rappresentava quello maturo. Le due dee erano quindi due aspetti della terra feconda4. Persefone figurava anche nei misteri orfici, nei quali ebbe un figlio
a Zeus, che si era unito a lei in forma di serpente. Il figlio era Zagreo
5 e, secondo il racconto narrato da Nonno nel libro VI delle Dionisiache, per lui Zeus aveva una predilezione e l'aveva destinato a regnare su tutto l'universo.
IL SIMBOLISMO DI DEMETRA E PERSEFONE
Quella di Demetra e Persefone è indubbiamente una leggenda densa di simboli, che dà adito ad una quantità di interpretazioni. Intanto non fa nessuna meraviglia che i Misteri d’Eleusi prendessero le mosse da questo rapimento trasformato in matrimonio dal diritto e non certo dall’amore. Il loro inizio si perde nella notte dei tempi. Se ne trovano tracce nei documenti del VII secolo a.C., ma si hanno varie testimonianze della loro esistenza in epoca micenea (secoli XVI-XIII a.C.). Il culto è chiaramente di origine pre-ellenica e rimanda alle Dee Madri, presenti in tutto il Mediterraneo da tempi immemorabili. Tutta la civiltà cretese-egea venera la Potnia, ovvero signora, patrona, potente, ossia la terra “I Ji”, la Grande Madre “I Megàli Ji”, che dà la vita e sperimenta la morte per poi tornare in vita; depositaria delle forze della natura e del ciclo vitale, sempre raffigurata con una torcia alta nella sua mano, il fiore ancora chiuso, simbolo della virtù generante, e la melagrana matura, simbolo di fecondità e sessualità. C’è un naturalismo di base, in cui le divinità sono ctonie6, cioè connesse con la terra, la vegetazione, il suolo.
In Grecia Demetra è la Madre Terra e Persefone il soffio vitale presente nel grano: la speranza di fecondità e rinascita non è connessa alla sola esistenza della dea madre, ma al suo riunirsi alla figlia, creduta violentata e perduta.
La spiga di grano rappresenta dunque il ciclo di vita: concepimento, crescita, morte e nuova vita, che si consuma nel lavoro e nel dolore. E per associazione anche i morti potevano tornare nel grembo della Madre Terra con la speranza di risorgere, ma solo se sepolti bene ed accompagnati dalle preghiere dei vivi. Spighe d’oro venivano seppellite con loro, mentre al contrario “ bamboline” di frumento, custodite e venerate, ricordavano per tutto l’inverno la speranza della rinascita primaverile dei campi.
Entrambe le simbologie sono penetrate profondamente anche nel cristianesimo: le spighe sono tra i primi simboli sacri della pittura proto cristiana, mentre le chiese greco-ortodosse ammettono nei loro porticati le bamboline di frumento, che sono comunque considerate in tutt’Europa innocenti porta fortuna.
__________________________________________________________
1 DIODORO SICULO, Biblioteca Storica, Lib. III, 62
2 GIUSEPPE PITRÈ, Feste patronali in Sicilia, Palermo, 1900, p. 538
3 Gli anonimi Inni omerici, che celebravano gli dei individualmente, sono una collezione di trentatré inni greci antichi risalenti al VII-VI sec. Sono stati chiamati "omerici" perché sono stati scritti nello stesso dialetto dell’Iliade. Furono così attribuiti ad Omero fin dall’antichità – a partire dai primi riferimenti fatti da Tucidide – e questa denominazione è durata nel tempo fino ad oggi.
4 Il W.A. OLDFATHER (Die Ausgrabungen zu Lokroi, in «Philologus», LXXI, 1912, p.323 seg.), segnala però un fatto molto importante per quanto riguarda la funzione e la differenza tra la Persefone locrese e quella eleusina: in una delle tavolette fittili essa è rappresentata nell’atto di cogliere una mela e metterla in un cestino. Secondo il mito orfico-locrese, Ade avrebbe quindi rapito la giovane dea mentre coglieva frutta (e non fiori, com’è la forma vulgata della leggenda). Perciò la Persefone locrese sarebbe la personificazione della frutta e dell’albero fruttifero, e non delle messi, come ad Eleusi
5 Per Zagrèo vedi note in Appendice e P. CASILE, Gli Ellenofoni di Bova e l’etimo “zangrèo”, Quaderni di Cultura Grecocalabra, n.1, IRSSEC, Bova Marina, 2001; idem, Zagreo Pitagorico, Quaderni di Cultura Grecocalabra, n.2, IRSSEC, Bova Marina, 2003.
6 Il termine divinità ctonia indica tutte quelle divinità generalmente femminili legate ai culti infernali e a dei sotterranei personificazione di forze oscure. Deriva dalla parola greca usata da Fereide di Siro per indicare una divinità cosmica originaria insieme a Zas (Zeus) e Kronos: Ctonie (Xthonìi) che significa sotto terra, "sotterra".Il mito si sviluppa attorno all'archetipo topico delle nozze sacre ( ìeros gàmos), narrazione del matrimonio fra due divinità principali. La Terra prima delle nozze con il padre degli dei è Ctonie , cioè Sotterra; diventa poi Gea (Ji) dopo aver vestito un mantello o un velo, donatole come dote dallo stesso Zeus, costituito dalla vegetazione e dalle terre emerse che coprono le sembianze infernali originarie. Le divinità ctonie per eccellenza erano Demetra e Persefone.
3LE FESTE DEDICATE A DEMETRA E PERSEFONE
Esaminiamo in primo luogo le feste che si svolgevano nell’antichità in onore di Demetra e Persefone, o singolarmente per ognuna di esse, o ancora in unione con Dioniso. Il nome stesso di Demetra può essere collegato a quello di “Dea Madre” o “terra Madre – I Mana Ji”, come ci attesta Diodoro Siculo1.
1. ANTESFORIE o ANTEFORIE, feste che si celebravano, all'inizio della primavera, in Sicilia, in onore di Demetra e di sua figlia Persefone, in ricordo del ratto patito da lei;
2. ALOA, feste in onore di Dioniso, Demetra e Persefone, si celebravano ad Eleusi e ad Atene durante il solstizio d'inverno;
3. CORÈE feste in onore di Kore (Persefone);
4. LERNÈE, misteri che si celebravano per onorare Bacco, Demetra e Persefone;
5. PROEROSIE, festa dell’aratura, si svolgevano in settembre durante le feste Eleusine, era una cerimonia in cui, in ricordo di un'antica carestia, si sacrificavano alle divinità eleusine le primizie dei cereali;
6. SCIROFORIE, feste in onore di Demetra, nel mese chiamato, dalle feste stesse, Sciroforione (seconda metà di maggio e la prima di giugno). Nella processione, che faceva parte del rito religioso, i sacerdoti e le sacerdotesse portavano un parasole bianco. Il nome delle feste è collegato con sciros, il calcare bianco che serviva per il rito lustrale. Segnavano la chiusura dell'anno attico.
7. TALISIE, feste in onore di Demetra. Erano feste dedicate al raccolto e consistevano in un banchetto e in libagioni nel tempio della dea.
8. TESMOFORIE, solenni feste in onore di Demetra Thesmophoros e Kore (Persefone), legislatrice e patrona dei matrimoni. Venivano celebrate nei primi tre giorni della seconda decade del mese di Pianepsione (settembre-ottobre). Potevano parteciparvi soltanto le donne sposate, che nel primo giorno salivano verso il santuario di Demetra, nel secondo digiunavano e nel terzo onoravano la dea con danze e sacrifici.
Tracce dell’antico culto di Demetra sono rintracciabili, soprattutto in Sicilia, in alcune feste religiose cristiane. Il centro del culto di Demetra era Enna e, non lontano da questa città, a Calascibetta, durante la festa di San Pietro, si assisteva fino a qualche decennio fa alla processione delle statue dei vari santi trasportate dai contadini. Ogni statua era carica dei prodotti della terra: frutta, fiori, basilico, ecc.2
CHI ERANO DEMETRA E PERSEFONE?
DEMETRA
Nota presso i Romani col nome di Cerere, apparteneva alla prima generazione divina degli dei Olimpi, come i fratelli Zeus, Ade e Poseidone e le sorelle Era ed Estia. Era quindi figlia di Crono, che la inghiottì, e di Rea. Alter-ego della madre ed anche di Gea, era venerata come Madre Terra “I Mana Ji”. Ma mentre Gea rappresentava l'elemento primordiale e Rea la potenza generatrice, Demetra era la divinità della terra coltivata, la dea del grano. Il legame tra Demetra ed il grano è uno dei punti fermi del mito. L'inno omerico "a Demetra" rappresenta la chiave di lettura per quanto riguarda l'istituzione dei misteri eleusini3. Con il dono dell'agricoltura, fondamento di civiltà, Demetra dette agli uomini anche le regole del vivere civile e, di conseguenza, le leggi.
1 DIODORO SICULO, Biblioteca Storica, Lib. III, 62
2 GIUSEPPE PITRÈ, Feste patronali in Sicilia, Palermo, 1900, p. 538
3 Gli anonimi Inni omerici, che celebravano gli dei individualmente, sono una collezione di trentatré inni greci antichi risalenti al VII-VI sec. Sono stati chiamati "omerici" perché sono stati scritti nello stesso dialetto dell’Iliade. Furono così 1
Nel doppio aspetto di Rea/Demetra, le storie orfiche accennano al suo congiungimento con Zeus dal quale sarebbe nata Kore o Persefone, l'unica figlia di Demetra secondo la tradizione classica. Nella leggenda, come nel culto, Demetra era strettamente legata alla figlia Persefone che fu rapita da Ade. Nella disperata ricerca della figlia, la dea abbandonò l'Olimpo e rinunciò alle sue funzioni divine, tanto che la terra deperì e smise di dare frutti finché la figlia non le venne resa, almeno per un periodo dell'anno. Gli antichi videro adombrati in questo mito riferimenti impliciti ai cicli della natura, delle stagioni, dei raccolti, in particolare ai frutti della terra che trascorrono parte dell'anno nascosti sotto la superficie per poi sbocciare e fruttificare.
Non mancano richiami (messi in evidenza in più di un testo filosofico e, molto probabilmente, anche nei misteri) al destino dell'uomo, il cui corpo, sepolto sotto terra come Persefone, non impedisce all'anima di raggiungere l'immortalità in una continua dialettica di morte e rinascita. Al nucleo centrale della leggenda di Demetra, il cui significato era rivelato solo agli iniziati dei Misteri di Eleusi, si aggiunsero in varie epoche miti secondari, come quello della violenza che subì da Poseidone. Un'altra leggenda vuole che Demetra si sia innamorata di Giasone dal quale ebbe Pluto, “la ricchezza”. Tutti i miti, anche se contraddittori, sono comunque concordi nel non attribuire un marito a Demetra, che generò i suoi figli al di fuori di ogni vincolo coniugale.
PERSEFONE
Rapita dal dio degli Inferi Ade, Persefone trascorreva l'autunno e l'inverno sottoterra con il marito, determinando così una stasi nella produttività dei campi, trascurati da Demetra addolorata per la lontananza della figlia. In primavera Persefone tornava dalla madre e vi rimaneva tutta l'estate. Questo evento gioioso scuoteva la terra dal lungo letargo e la rendeva nuovamente fertile. Tra le tutte feste dedicate alle dee, suggestive erano le Tesmoforie, che si celebravano l'11, il 12 e il 13 del mese Pianepsione (26/28 ottobre), inizio della stagione agraria. Con tali celebrazioni si chiedeva a Demetra e Persefone la fertilità dei campi, degli animali e delle donne.
……………….
"Va', Persefone, a raggiungere tua madre, dea dalla veste oscura, va' con cuore sereno e non essere più così eccessivamente triste. Non sarò per te un marito indegno tra gli immortali; in fondo sono fratello di sangue di tuo padre Zeus.
Tu regnerai, anche se sei qui, su tutti gli esseri viventi e avrai il massimo onore tra gli dei. Chi ti offenderà e non presenterà un sacrificio espiatorio, sconterà pene eterne."
…………………..
In quanto figlia di Demetra, Persefone portava il nome di Core o Kore ("la fanciulla"). La Kore rappresentava il grano in erba, mentre la madre rappresentava quello maturo. Le due dee erano quindi due aspetti della terra feconda4. Persefone figurava anche nei misteri orfici, nei quali ebbe un figlio
attribuiti ad Omero fin dall’antichità – a partire dai primi riferimenti fatti da Tucidide – e questa denominazione è durata nel tempo fino ad oggi.
4 Il W.A. OLDFATHER (Die Ausgrabungen zu Lokroi, in «Philologus», LXXI, 1912, p.323 seg.), segnala però un fatto molto importante per quanto riguarda la funzione e la differenza tra la Persefone locrese e quella eleusina: in una delle tavolette fittili essa è rappresentata nell’atto di cogliere una mela e metterla in un cestino. Secondo il mito orfico-locrese, Ade avrebbe quindi rapito la giovane dea mentre coglieva frutta (e non fiori, com’è la forma vulgata della leggenda). Perciò la Persefone locrese sarebbe la personificazione della frutta e dell’albero fruttifero, e non delle messi, come ad Eleusi
2
da Zeus, che si era unito a lei in forma di serpente. Il figlio era Zagreo
5 e, secondo il racconto narrato da Nonno nel libro VI delle Dionisiache, per lui Zeus aveva una predilezione e l'aveva destinato a regnare su tutto l'universo.
IL SIMBOLISMO DI DEMETRA E PERSEFONE
Quella di Demetra e Persefone è indubbiamente una leggenda densa di simboli, che dà adito ad una quantità di interpretazioni. Intanto non fa nessuna meraviglia che i Misteri d’Eleusi prendessero le mosse da questo rapimento trasformato in matrimonio dal diritto e non certo dall’amore. Il loro inizio si perde nella notte dei tempi. Se ne trovano tracce nei documenti del VII secolo a.C., ma si hanno varie testimonianze della loro esistenza in epoca micenea (secoli XVI-XIII a.C.). Il culto è chiaramente di origine pre-ellenica e rimanda alle Dee Madri, presenti in tutto il Mediterraneo da tempi immemorabili. Tutta la civiltà cretese-egea venera la Potnia, ovvero signora, patrona, potente, ossia la terra “I Ji”, la Grande Madre “I Megàli Ji”, che dà la vita e sperimenta la morte per poi tornare in vita; depositaria delle forze della natura e del ciclo vitale, sempre raffigurata con una torcia alta nella sua mano, il fiore ancora chiuso, simbolo della virtù generante, e la melagrana matura, simbolo di fecondità e sessualità. C’è un naturalismo di base, in cui le divinità sono ctonie6, cioè connesse con la terra, la vegetazione, il suolo.
In Grecia Demetra è la Madre Terra e Persefone il soffio vitale presente nel grano: la speranza di fecondità e rinascita non è connessa alla sola esistenza della dea madre, ma al suo riunirsi alla figlia, creduta violentata e perduta.
La spiga di grano rappresenta dunque il ciclo di vita: concepimento, crescita, morte e nuova vita, che si consuma nel lavoro e nel dolore. E per associazione anche i morti potevano tornare nel grembo della Madre Terra con la speranza di risorgere, ma solo se sepolti bene ed accompagnati dalle preghiere dei vivi. Spighe d’oro venivano seppellite con loro, mentre al contrario “ bamboline” di frumento, custodite e venerate, ricordavano per tutto l’inverno la speranza della rinascita primaverile dei campi.
Entrambe le simbologie sono penetrate profondamente anche nel cristianesimo: le spighe sono tra i primi simboli sacri della pittura proto cristiana, mentre le chiese greco-ortodosse ammettono nei loro porticati le bamboline di frumento, che sono comunque considerate in tutt’Europa innocenti porta fortuna.
5 Per Zagrèo vedi note in Appendice e P. CASILE, Gli Ellenofoni di Bova e l’etimo “zangrèo”, Quaderni di Cultura Grecocalabra, n.1, IRSSEC, Bova Marina, 2001; idem, Zagreo Pitagorico, Quaderni di Cultura Grecocalabra, n.2, IRSSEC, Bova Marina, 2003.
6 Il termine divinità ctonia indica tutte quelle divinità generalmente femminili legate ai culti infernali e a dei sotterranei personificazione di forze oscure. Deriva dalla parola greca usata da Fereide di Siro per indicare una divinità cosmica originaria insieme a Zas (Zeus) e Kronos: Ctonie (Xthonìi) che significa sotto terra, "sotterra".Il mito si sviluppa attorno all'archetipo topico delle nozze sacre ( ìeros gàmos), narrazione del matrimonio fra due divinità principali. La Terra prima delle nozze con il padre degli dei è Ctonie , cioè Sotterra; diventa poi Gea (Ji) dopo aver vestito un mantello o un velo, donatole come dote dallo stesso Zeus, costituito dalla vegetazione e dalle terre emerse che coprono le sembianze infernali originarie. Le divinità ctonie per eccellenza erano Demetra e Persefone.
3LE FESTE DEDICATE A DEMETRA E PERSEFONE
Esaminiamo in primo luogo le feste che si svolgevano nell’antichità in onore di Demetra e Persefone, o singolarmente per ognuna di esse, o ancora in unione con Dioniso. Il nome stesso di Demetra può essere collegato a quello di “Dea Madre” o “terra Madre – I Mana Ji”, come ci attesta Diodoro Siculo1.
1. ANTESFORIE o ANTEFORIE, feste che si celebravano, all'inizio della primavera, in Sicilia, in onore di Demetra e di sua figlia Persefone, in ricordo del ratto patito da lei;
2. ALOA, feste in onore di Dioniso, Demetra e Persefone, si celebravano ad Eleusi e ad Atene durante il solstizio d'inverno;
3. CORÈE feste in onore di Kore (Persefone);
4. LERNÈE, misteri che si celebravano per onorare Bacco, Demetra e Persefone;
5. PROEROSIE, festa dell’aratura, si svolgevano in settembre durante le feste Eleusine, era una cerimonia in cui, in ricordo di un'antica carestia, si sacrificavano alle divinità eleusine le primizie dei cereali;
6. SCIROFORIE, feste in onore di Demetra, nel mese chiamato, dalle feste stesse, Sciroforione (seconda metà di maggio e la prima di giugno). Nella processione, che faceva parte del rito religioso, i sacerdoti e le sacerdotesse portavano un parasole bianco. Il nome delle feste è collegato con sciros, il calcare bianco che serviva per il rito lustrale. Segnavano la chiusura dell'anno attico.
7. TALISIE, feste in onore di Demetra. Erano feste dedicate al raccolto e consistevano in un banchetto e in libagioni nel tempio della dea.
8. TESMOFORIE, solenni feste in onore di Demetra Thesmophoros e Kore (Persefone), legislatrice e patrona dei matrimoni. Venivano celebrate nei primi tre giorni della seconda decade del mese di Pianepsione (settembre-ottobre). Potevano parteciparvi soltanto le donne sposate, che nel primo giorno salivano verso il santuario di Demetra, nel secondo digiunavano e nel terzo onoravano la dea con danze e sacrifici.
Tracce dell’antico culto di Demetra sono rintracciabili, soprattutto in Sicilia, in alcune feste religiose cristiane. Il centro del culto di Demetra era Enna e, non lontano da questa città, a Calascibetta, durante la festa di San Pietro, si assisteva fino a qualche decennio fa alla processione delle statue dei vari santi trasportate dai contadini. Ogni statua era carica dei prodotti della terra: frutta, fiori, basilico, ecc.2
CHI ERANO DEMETRA E PERSEFONE?
DEMETRA
Nota presso i Romani col nome di Cerere, apparteneva alla prima generazione divina degli dei Olimpi, come i fratelli Zeus, Ade e Poseidone e le sorelle Era ed Estia. Era quindi figlia di Crono, che la inghiottì, e di Rea. Alter-ego della madre ed anche di Gea, era venerata come Madre Terra “I Mana Ji”. Ma mentre Gea rappresentava l'elemento primordiale e Rea la potenza generatrice, Demetra era la divinità della terra coltivata, la dea del grano. Il legame tra Demetra ed il grano è uno dei punti fermi del mito. L'inno omerico "a Demetra" rappresenta la chiave di lettura per quanto riguarda l'istituzione dei misteri eleusini3. Con il dono dell'agricoltura, fondamento di civiltà, Demetra dette agli uomini anche le regole del vivere civile e, di conseguenza, le leggi.
1 DIODORO SICULO, Biblioteca Storica, Lib. III, 62
2 GIUSEPPE PITRÈ, Feste patronali in Sicilia, Palermo, 1900, p. 538
3 Gli anonimi Inni omerici, che celebravano gli dei individualmente, sono una collezione di trentatré inni greci antichi risalenti al VII-VI sec. Sono stati chiamati "omerici" perché sono stati scritti nello stesso dialetto dell’Iliade. Furono così 1
Nel doppio aspetto di Rea/Demetra, le storie orfiche accennano al suo congiungimento con Zeus dal quale sarebbe nata Kore o Persefone, l'unica figlia di Demetra secondo la tradizione classica. Nella leggenda, come nel culto, Demetra era strettamente legata alla figlia Persefone che fu rapita da Ade. Nella disperata ricerca della figlia, la dea abbandonò l'Olimpo e rinunciò alle sue funzioni divine, tanto che la terra deperì e smise di dare frutti finché la figlia non le venne resa, almeno per un periodo dell'anno. Gli antichi videro adombrati in questo mito riferimenti impliciti ai cicli della natura, delle stagioni, dei raccolti, in particolare ai frutti della terra che trascorrono parte dell'anno nascosti sotto la superficie per poi sbocciare e fruttificare.
Non mancano richiami (messi in evidenza in più di un testo filosofico e, molto probabilmente, anche nei misteri) al destino dell'uomo, il cui corpo, sepolto sotto terra come Persefone, non impedisce all'anima di raggiungere l'immortalità in una continua dialettica di morte e rinascita. Al nucleo centrale della leggenda di Demetra, il cui significato era rivelato solo agli iniziati dei Misteri di Eleusi, si aggiunsero in varie epoche miti secondari, come quello della violenza che subì da Poseidone. Un'altra leggenda vuole che Demetra si sia innamorata di Giasone dal quale ebbe Pluto, “la ricchezza”. Tutti i miti, anche se contraddittori, sono comunque concordi nel non attribuire un marito a Demetra, che generò i suoi figli al di fuori di ogni vincolo coniugale.
PERSEFONE
Rapita dal dio degli Inferi Ade, Persefone trascorreva l'autunno e l'inverno sottoterra con il marito, determinando così una stasi nella produttività dei campi, trascurati da Demetra addolorata per la lontananza della figlia. In primavera Persefone tornava dalla madre e vi rimaneva tutta l'estate. Questo evento gioioso scuoteva la terra dal lungo letargo e la rendeva nuovamente fertile. Tra le tutte feste dedicate alle dee, suggestive erano le Tesmoforie, che si celebravano l'11, il 12 e il 13 del mese Pianepsione (26/28 ottobre), inizio della stagione agraria. Con tali celebrazioni si chiedeva a Demetra e Persefone la fertilità dei campi, degli animali e delle donne.
……………….
"Va', Persefone, a raggiungere tua madre, dea dalla veste oscura, va' con cuore sereno e non essere più così eccessivamente triste. Non sarò per te un marito indegno tra gli immortali; in fondo sono fratello di sangue di tuo padre Zeus.
Tu regnerai, anche se sei qui, su tutti gli esseri viventi e avrai il massimo onore tra gli dei. Chi ti offenderà e non presenterà un sacrificio espiatorio, sconterà pene eterne."
…………………..
In quanto figlia di Demetra, Persefone portava il nome di Core o Kore ("la fanciulla"). La Kore rappresentava il grano in erba, mentre la madre rappresentava quello maturo. Le due dee erano quindi due aspetti della terra feconda4. Persefone figurava anche nei misteri orfici, nei quali ebbe un figlio
attribuiti ad Omero fin dall’antichità – a partire dai primi riferimenti fatti da Tucidide – e questa denominazione è durata nel tempo fino ad oggi.
4 Il W.A. OLDFATHER (Die Ausgrabungen zu Lokroi, in «Philologus», LXXI, 1912, p.323 seg.), segnala però un fatto molto importante per quanto riguarda la funzione e la differenza tra la Persefone locrese e quella eleusina: in una delle tavolette fittili essa è rappresentata nell’atto di cogliere una mela e metterla in un cestino. Secondo il mito orfico-locrese, Ade avrebbe quindi rapito la giovane dea mentre coglieva frutta (e non fiori, com’è la forma vulgata della leggenda). Perciò la Persefone locrese sarebbe la personificazione della frutta e dell’albero fruttifero, e non delle messi, come ad Eleusi
2
da Zeus, che si era unito a lei in forma di serpente. Il figlio era Zagreo
5 e, secondo il racconto narrato da Nonno nel libro VI delle Dionisiache, per lui Zeus aveva una predilezione e l'aveva destinato a regnare su tutto l'universo.
IL SIMBOLISMO DI DEMETRA E PERSEFONE
Quella di Demetra e Persefone è indubbiamente una leggenda densa di simboli, che dà adito ad una quantità di interpretazioni. Intanto non fa nessuna meraviglia che i Misteri d’Eleusi prendessero le mosse da questo rapimento trasformato in matrimonio dal diritto e non certo dall’amore. Il loro inizio si perde nella notte dei tempi. Se ne trovano tracce nei documenti del VII secolo a.C., ma si hanno varie testimonianze della loro esistenza in epoca micenea (secoli XVI-XIII a.C.). Il culto è chiaramente di origine pre-ellenica e rimanda alle Dee Madri, presenti in tutto il Mediterraneo da tempi immemorabili. Tutta la civiltà cretese-egea venera la Potnia, ovvero signora, patrona, potente, ossia la terra “I Ji”, la Grande Madre “I Megàli Ji”, che dà la vita e sperimenta la morte per poi tornare in vita; depositaria delle forze della natura e del ciclo vitale, sempre raffigurata con una torcia alta nella sua mano, il fiore ancora chiuso, simbolo della virtù generante, e la melagrana matura, simbolo di fecondità e sessualità. C’è un naturalismo di base, in cui le divinità sono ctonie6, cioè connesse con la terra, la vegetazione, il suolo.
In Grecia Demetra è la Madre Terra e Persefone il soffio vitale presente nel grano: la speranza di fecondità e rinascita non è connessa alla sola esistenza della dea madre, ma al suo riunirsi alla figlia, creduta violentata e perduta.
La spiga di grano rappresenta dunque il ciclo di vita: concepimento, crescita, morte e nuova vita, che si consuma nel lavoro e nel dolore. E per associazione anche i morti potevano tornare nel grembo della Madre Terra con la speranza di risorgere, ma solo se sepolti bene ed accompagnati dalle preghiere dei vivi. Spighe d’oro venivano seppellite con loro, mentre al contrario “ bamboline” di frumento, custodite e venerate, ricordavano per tutto l’inverno la speranza della rinascita primaverile dei campi.
Entrambe le simbologie sono penetrate profondamente anche nel cristianesimo: le spighe sono tra i primi simboli sacri della pittura proto cristiana, mentre le chiese greco-ortodosse ammettono nei loro porticati le bamboline di frumento, che sono comunque considerate in tutt’Europa innocenti porta fortuna.
5 Per Zagrèo vedi note in Appendice e P. CASILE, Gli Ellenofoni di Bova e l’etimo “zangrèo”, Quaderni di Cultura Grecocalabra, n.1, IRSSEC, Bova Marina, 2001; idem, Zagreo Pitagorico, Quaderni di Cultura Grecocalabra, n.2, IRSSEC, Bova Marina, 2003.
6 Il termine divinità ctonia indica tutte quelle divinità generalmente femminili legate ai culti infernali e a dei sotterranei personificazione di forze oscure. Deriva dalla parola greca usata da Fereide di Siro per indicare una divinità cosmica originaria insieme a Zas (Zeus) e Kronos: Ctonie (Xthonìi) che significa sotto terra, "sotterra".Il mito si sviluppa attorno all'archetipo topico delle nozze sacre ( ìeros gàmos), narrazione del matrimonio fra due divinità principali. La Terra prima delle nozze con il padre degli dei è Ctonie , cioè Sotterra; diventa poi Gea (Ji) dopo aver vestito un mantello o un velo, donatole come dote dallo stesso Zeus, costituito dalla vegetazione e dalle terre emerse che coprono le sembianze infernali originarie. Le divinità ctonie per eccellenza erano Demetra e Persefone.
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