L'arte del maestro Michelangelo Drosi, uno dei più grandi scultori non solo calabresi, in un convegno organizzato dal Comune di Satriano(cz)

28.12.2016 20:11

Satriano (cz)Convegno sull'arte del geniale scultore Michelangelo Drosi a 140 anni dalla nascita al Centro Giovanile 'Don Bosco' ore 17,30

28.12.2016 13:16

28 dicembre 2016    13:19

Posted by Domenico Salvatore

 

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Il Comune di Satriano, Assessorato alla Cultura, ha organizzato , mercoledì 28 dicembre alle ore 17,30, presso il Centro Giovanile “don Bosco” di Satriano una iniziativa dal titolo “L’arte di Michelangelo Drosi a 140 anni dalla nascita, tra umanizzazione e plasticità”.

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L’incontro prevede il saluto del sindaco di Satriano, Michele Drosi e gli interventi di Salvatore Patamia, segretario regionale del Ministero per i beni culturali e per il turismo, l’architetto Oreste Sergi Pyrrò, che relazionerà su “Santi e Santari:i Drosi di Satriano”, don Luigi Drosi, sacerdote e nipote di Michelangelo Drosi, e Brnardino Comerci autore di “Storia di tre santari calabresi-Nicola, Pietro e Michelangelo Drosi di Satriano”. Coordinerà il giornalista Fabio Guarna.

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 chi si è occupato e si occupa di oggetti d'arte della Calabria non sarà sfuggita l'abbondanza e la qualità delle sculture lignee presenti nelle chiese.
Esiste nella nostra regione un complesso di sculture lignee che se non può definirsi unitario come stile, è tuttavia di buona qualità e tale da indurre ad uno studio più approfondito e attento e ad un maggiore interesse sia per problemi di conservazione e salvaguardia, sia perché la scultura lignea, stante le condizioni economiche e sociali della Calabria, è la più rappresentata nella regione.
Ciò avveniva anche per le precarie condizioni della viabilità, che quasi costringevano l'artista ad utilizzare il legno come materia prima, essendo facilmente reperibile sul posto.
Più difficile, se non impossibile, sarebbe stato volere usare, ad esempio, il marmo che avrebbe dovuto essere trasportato in Calabria da luoghi lontani e difficilmente raggiungibili. In altri termini, "la scultura lignea" è "quello" che ci si poteva permettere.
Si tratta di sculture stuccate e colorate con o senza rifiniture in oro. Stupisce, tuttavia, pur se non in tutte, la finezza di modellato e la perizia tecnica dei particolari.
I Drosi, di Satriano in provincia di Catanzaro, Nicola (1817- 1901 ), Pietro (1847-1929), Michelangelo (1876-1969), hanno lasciato tracce delle loro opere in moltissime chiese della Calabria, in qualche caso negli Stati Uniti, e anche in molte case private con statuine, crocifissi e personaggi del presepe.
Le statue risultano quasi tutte datate e firmate, anche se, in molti casi, dopo recenti restauri, risultano anonime.
La firma potrebbe sembrare strana in opere generalmente considerate di artigiani.
Con ogni probabilità, i Drosi firmavano le loro opere lignee per affermare il loro talento di "scultori" e non di semplici intagliatori, sottolineando in tal modo come la qualità del materiale usato non possa svilire la qualità dell'arte.
Risulta, inoltre, da documenti (come contratti e lettere) e da notizie sparse in varie pubblicazioni (Chiefari, "Calabria Letteraria"; Barillaro, "Arte, archeologia e cultura in Calabria"; Barillaro, Dizionario bibliografico e toponomastico della Calabria"; Ierace, "Scritto in Catanzaro"; Sia, "Satriano, antica città della Magna Grecia"; Gnolfo , "Bassorilievo bizantino dedicato all'Ausiliatrice; Ranieri, "Gazzetta del Sud", ecc.), che i Drosi erano molto attivi e venivano chiamati da più parti per commissionare sculture di stucco e di legno. Cosi come è avvenuto per le statue dei Santi Cosimo e Damiano, che secondo un documento dell'11 novembre 1878, furono commissionati dal Sig. Campagna Giuseppe di Nicola, quale Priore della Confraternita dei Santi Medici a Pietro Drosi di Nicola.
Queste statue sono collocate sull'altare maggiore della chiesa di Maria S.S. Assunta di Riace, e di recente sono state restaurate dall'Istituto per l'arte e il restauro Palazzo Spinelli di Firenze sotto la guida del maestro Sirio Lupi. Come già evidenziato, la loro attività riguarda una vasta area geografica e le loro opere sono sparse nelle chiese, per citarne alcune, di Satriano (i Santi Medici, San Teodoro, San Rocco, San Giuseppe, il Crocefisso, S. Lucia), San Nicola dell'Alto (San Michele Arcangelo), Riace (Santi Medici, la Vergine Addolorata), Montauro (l'Addolorata, Santa Lucia), Ursini di Caulonia (la Madonna dell'Aiuto ), Cardinale (Crocefisso, San Rocco ), Decollatura (San Bernardo, San Vito, San Francesco, l'Addolorata, Maria SS. Assunta), Soverato (San Rocco, San Giovanni Battista), Fabrizia (Sant'Antonio, l'immacolata), Gimigliano (San Giuseppe) Chiaravalle (San Nicola di Bari, San Biagio) Gagliato (Santa Maria degli Angeli), Scigliano (l'Addolorata), Palermiti (Madonna della Luce), Polia (Sant' Enrico).
Le loro opere, singole o composite, si presentano tutte umanizzate, vive nella plasticità, nel movimento, nei colori impressi alle varie parti del corpo, al panneggio, alle cose, all'espressione del volto, agli occhi vivi, dolci, luminosi.
I Drosi, nella realizzazione delle loro sculture, volgono lo sguardo verso terra per trarre ispirazione dalla realtà umana, abbandonano le forme severe ed essenziali e il legno acquista corpo e si accende di tenera delicatezza come nelle statue dei Santi Cosimo e Damiano di Riace, nel dolcissimo volto della Madonna dell'Aiuto di Ursini e nella sublime immagine di divina rassegnazione del grande Crocefisso nella Chiesa Matrice di Satriano. L'esistenza degli scultori Drosi è costellata, poi di aneddoti singolari e curiosi che rivelano sicuramente il carattere dei tre artisti: la doCilità e nel contempo la fierezza e la determinazione di Pietro, l'impulsività, la caparbietà, l'orgoglio della sua arte di Michelangelo.
I Drosi, quindi, erano molto Conosciuti e ricercati (lo dimostrano le tantissime opere disseminate in tutta la regione ) proprio per la loro versatilità e, se avessero avuto la fortuna di poter frequentare una scuola d'arte o altri ambienti culturali in città come Roma o Firenze, sicuramente avrebbero avuto ben altre soddisfazioni.
Se, a quell'epoca, ma oggi il panorama non è granché diverso, la Calabria fosse stata una regione aperta agli studi e alla valorizzazione delle attività artistiche o artigiane sarebbe entrata più facilmente con alcuni nomi nella storia artistica d'Italia.
Ma le vicende tormentate e il malessere sociale che hanno accompagnato ininterrottamente la storia della nostra regione non potevano permettere, l'affermarsi sereno dell'arte, né tanto meno il sorgere di un centro o di una scuola di artisti.
Perché possa emergere l'artista è necessario che ci sia tutto un ambiente adatto, che lo collabori, lo appoggi, lo spinga in avanti, lo comprenda, lo aiuti.
Da noi tale ambiente è mancato quasi sempre. Ecco perché nelle nostre realtà non sono mai venuti fuori artisti grandi da poter raggiungere la celebrità o influenzare l'arte di altre regioni.
Infatti, quei pochissimi artisti che riuscirono ad affermarsi (lo stesso Mattia Preti), vi riuscirono non qui in Calabria, ma altrove.
Ecco perché abbiamo il dovere, ognuno per la propria parte e, in primis le istituzioni pubbliche, di portare la giusta attenzione per le fatiche immense di generazioni di bravi ed apprezzati artisti. Senza misconoscere tutto ciò che è patrimonio storico delle maestranze calabresi. Raccogliendone, almeno oggi, le reliquie, perché tali devono essere considerate, per evitare che tutto vada distrutto, disperso o alterato da restauri, a volte, molto approssimati. Non è il caso, naturalmente, del restauro dei Santi Cosimo e Damiano, eseguito all'insegna di un'alta professionalità e sensibilità.
Così come è urgente sviluppare un'attenta opera di catalogazione di questo immenso patrimonio perché rappresenta un punto fermo nell'arte sacra della Calabria e, nel contempo, provvedere alla creazione di nuove scuole d'arte che possano ridestare le istintive energie e guidare le forze vive, operose e creatrici di bellezza, di tutti coloro che vogliono operare in questo campo.                                                                                     
                                                                        Michele Drosi
                                                            Dir. Responsabile rivista
                                                             “Agricoltura Calabria”
                                                               Presidente aggiunto
                                              Conf. Italiana Agricoltori –Calabria.

 

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