“La terra dei miei padri” (Geronimo)

11.03.2017 08:53

di Virginia Iacopino

 

E’ la mia terra, la mia casa, la terra dei miei padri alla quale chiedo di poter ritornare per passare i miei ultimi giorni ed essere seppellito tra queste alte montagne. Se questo succederà morirò in pace sapendo che il mio popolo nella mia terra natale tornerà a crescere e che il nostro nome non sarà mai dimenticato”.

 

I versi sopra riportati sono di Geronimo il più glorioso leader della resistenza apache che, per oltre 25 anni guerreggiò contro le truppe messicane e statunitensi che massacrarono il popolo per impossessarsi dei loro territori ghettizzandoli.

 

Catturato, dopo essergli sfuggito molte volte, Geronimo accettò di deporre le sue rudimentali armi e disse: lascio il sentiero di guerra e d’ora in avanti vivrò in pace. Geronimo rappresenta l’immagine sacra capace di inculcare coraggio, a saper lottare contro le angherie e i soprusi dei potenti di turno. Anche se è stato costretto a deporre le sue armi, Geronimo non è un perdente perché si rifiutò di riconoscere che il governo degli Stati Uniti non era il padrone del selvaggio West ma l’usurpatore dei diritti e dei doveri civili spettanti ad una pacifica società.

 

 La pace degli indigeni amerindi l’hanno straziata gli esploratori colonialisti europei che hanno costituito un crogiolo esplosivo di razze e popoli diversi spesso nemici tra loro. Dovunque arrivarono i loro eserciti sterminarono gli indigeni.

 

L’8 luglio 1453 Maometto, sultano dei turchi, aveva conquistato Costantinopoli e tutti i territori che i genovesi amministravano da due secoli. Ma non fu tanto la sconfitta militare a pesare su Genova e le altre repubbliche marinare italiane quanto quella commerciale.

 

Dall’oriente si importavano gemme, seta, manufatti preziosi, zenzero, zafferano, noce moscata, canfora, aloe, incenso e tantissimi altri prodotti dei quali la nobiltà borghese e clericale faceva grande consumo e li pagava a peso d’oro per cui compensava abbondantemente i rischi di viaggi terrestri e marittimi difficilissimi e pericolosi: accadde inoltre che l’Inghilterra, la Francia e le Fiandre negarono all’Italia di commerciare con loro i prodotti provenienti dall’oriente che incominciavano a scarseggiare e ad allontanare i banchieri italiani dalle loro imprese che principalmente consistevano in prestiti dati ai commercianti per finanziare i loro viaggi.

 

Si causò una gravissima crisi nelle casse bancarie italiane. Bisognava quindi risanare le banche trovando una nuova via rapida per raggiungere le Indie. Ci pensò per primo il viaggiatore genovese Benedetto Vivaldi che aveva intuito che all’India si poteva arrivare per mare libero girando intorno all’Africa.

 

 Con la caduta di Costantinopoli l’oriente diventava impenetrabile e nemico dell’Europa. Nessuna nave cristiana poteva veleggiare nè sul mar rosso né su quello nero. Ecco che all’orizzonte di salvezza spunta Cristo-Foro Colombo che si definisce straniero ed ha una grande idea: Buscar el Levante por le ponente che, tradotto in italiano significa andare in Asia per via occidentale accorciando così il viaggio per raggiungere quella parte dell’India misteriosa ricca di palazzi con i tetti d’oro massiccio che, secondo Tolomeo, nasceva e cresceva in queste terre pericolose e infestate da draghi che difendevano le piante di oro.

 

Colombo si considerava un inviato della provvidenza, un nuovo Marco Polo delle mille e una notte che sapeva viaggiare nella cosiddetta pericolosa via della seta. Si considerava un soggetto di nuova incarnazione che come una nuvola benefica scesa dal cielo incatenava i demoni.

 

Colombo frequentava la chiesa cristiana che costituiva tra l’altro l’unico luogo di promiscuità maschile e femminile che favorivano incontri amorosi. I frati francescani si infervorivano a sentir parlare Colombo di predestinazione divina fonte di salvezza delle anime inquiete che abitavano nelle terre asiatiche. Padre Perez confessore della regina Isabella di Castiglia la convinse che la sua cristiana monarchia poteva diventare ancora più forte espandendosi in questa parte dell’India ancora inesplorata. All’audace e ardente cristiano vennero date tre caravelle: la Nina.la Pinta e la Santa Maria con cui Colombo salpò.

 

Si navigava notte e giorno e la terra era lontana. Finalmente un marinaio intravide per primo una luce lontana ma, bugiardamente, Colombo affermò che l’aveva per primo vista lui ed era rimasto silenzioso per scaramanzia. Questo suo atto lo fece perché la regina Isabella aveva promesso una cifra consistente e la pensione a vita a chi per primo avrebbe intravisto la terra e gridato: terra, terra.

 

Colombo non si rese mai conto che la terra raggiunta era l‘America. 

 

I revisionisti storici, basandosi su documenti veritieri e non su favole raccontate concordemente affermano: al confronto di Cristo-Foro Colombo, Hitler non è che un traviatello minorenne che fece meno massacri di Colombo. Fidel Castro si è sempre proclamato Indio onorario. Nelle varie commemorazioni per ricordare lo scopritore dell’America Fidel avvolgeva il suo corpo con un bel manto di seta rosso che chiamava anticolombiano e ricordava le atrocità commesse da Colombo anche nei riguardi del popolo di Cuba che sono state sempre messe a tacere.  

 

Isabella pose resistenza al papato durante l’inquisizione non perché lei non l’approvasse ma per bloccare la gran parte delle rendite ricavate dall’inquisizione che sequestrò i beni degli ebrei che non si volevano convertire al cristianesimo, introiti che dovevano rimanere nelle casse spagnole. La pace tra loro avvenne quando Innocenzo VIII conferì a Isabella e al marito il titolo di Maestà Cattolica. In cambio il papato ebbe in dono il primo oro arrivato dalle Americhe con cui si rivestì il soffitto della Basilica di Santa Maria Maggiore. Evviva il Vaticano e le sue immense ricchezze con cui potrebbe risolvere tutti i problemi dei poveri cristi.

 

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