La ribellione al potere malavitoso nel libro “Terra e Ndrini” di Bruno Salvatore Lucisano

30.06.2016 11:01

di Francesca Martino  -  

Una raccolta di poesie scritte in dialetto calabrese della locride per l’affermazione della legalità e della giustizia in una Calabria soggiogata dal potere della mafia.

“Terra e ndrini” è il titolo del libro di Bruno Salvatore Lucisano, Ed. Drawup. L’autore con questa silloge traccia il male che ferisce, soffoca e uccide incessantemente la libertà della sua terra, lasciando uno spiraglio costante alla speranza.

 

Le poesie sono in quartine di endecasillabi a rima alternata, con traduzione letterale in lingua italiana e  i temi prevalenti sono la terra di Calabria e le ndrine, le famiglie di ndrangheta e di prendere le distanze fisiche ed etiche da questo cancro incurabile.

 

Lucisano racconta avvenimenti e accaduti che hanno colpito e percuotono la propria terra, tracciando un percorso aperto al cambiamento ed evidenziando al contempo, la bellezza della Calabria, dei suoi vicoli bui, quelli di chi, li danneggia senza soluzione, verso azioni criminose, che sfociano quasi sempre nella galera o nella morte.

 

Si tratta di una poesia capace di stare dentro la società storica e proporsi con un ruolo molto chiaro, quello di interprete dell’umanità più profonda, di metterla in scena anche nelle sue contraddizioni e nei suoi dolorosi paradossi. 

Lucisano decide di esprimersi in quella che definisce la propria “lingua madre” e così ogni parola, immagine e vicenda assume un profumo particolare, che solo il dialetto sa dare.

 

Nell’idea di assumere un ruolo speciale, l’antologia poetica manifesta  il proposito di rottura con la cultura mafiosa e lo fa parlando alle coscienze, alle sensibilità individuali di ognuno.

 

 “N’attra arba nova brisci nta sta Terra, Nu novu suli illumina ‘a matina, quando finisci sta maliditta guerra, quando, scumpari i ccà, l’urtima ndrina”. Scrive il poeta Bruno Lucisano in cui denuncia un presente angoscioso, ma anche la consapevolezza che è basilare la speranza di una nuova rinascita in memoria anche delle numerose vittime che hanno lottato per la libertà e la dignità del lavoro, della vita, per i principi che stanno alla base di una qualsiasi convivenza democratica e dunque per il futuro di noi tutti.

Lo scritto attesta inoltre, che il “maleaffare” si combatte con la cultura, non con la pistola, e se davvero vogliamo che questo sogno diventi reale dobbiamo voltare le spalle al grigio e sviluppare una coscienza critica che ci consenta di rimanere indipendenti, combattendo per la libertà di espressione e di pensiero.

 

D’altronde a che serve vivere, se non si ha il coraggio di lottare?

 

Bruno Lucisano è nato a Staiti (RC) il 28 settembre 1952 e risiede a Brancaleone.

Appassionato e studioso di letteratura calabrese e dialetti, ha scritto sei commedie in vernacolo, più volte rappresentate.

 

Ha pubblicato tre poemi (“U Paradisu”, “A Purga i Toriu”, “A Di Vinu Cummeddia”) e sei raccolte di poesia dialettale (“Na carizza na parolazza”, “I Sumeri”, “Scutagangali”, “Politicuni”, “Jjanda mara”, “Luna Nova”).

 

È presente in oltre venti antologie nazionali di poesia. È inoltre presente in “Grammatica dei dialetti di Vincenzo Crispino, “Letteratura calabrese per le scuole medie” di Pasquino Crupi e “La ndrangheta nella letteratura calabrese”, sempre di Pasquino Crupi.

 

Nel 2010 ha vinto il “Nosside” con la poesia “Canni i lupara”, tradotta in cinque lingue e riproposta in “Terra e Ndrini”.

 

Nel 2013 gli è stato assegnato il “Pericle d’Oro” per la poesia. È risultato primo classificato in Premi letterari oltre 25 volte in carriera. Ultimo vincitore (1^ edizione 2015) del Premio internazionale di Poesia “Città di Latina”, con la poesia in vernacolo calabrese “Mari”.

 

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