La Guardia di Finanza del Comando provinciale, 'scova' nel porto di Gioia Tauro, dentro un container, sette borsoni con due quintali di cocaina

24.06.2016 11:10

COCAINA A QUINTALI NEL MEGA-PORTO DI GIOIA TAURO PROVENIENTE DAL BRASILE, SCOPERTA DALLA GUARDIA DI FINANZA DEL COMANDO PROVINCIALE DI REGGIO CALABRIA

Domenico Salvatore

L'Onorata Società, antenata della 'ndrangheta, era soprannominata 'mafia rurale, mafia giardinara, mafia aspromontana, mafia campagnola, mafia costiera, mafia 'riggitana', mafia pianigiana, mafia sidernese, mafia jonica e così via; e viveva di reati e delitti, connessi con i prodotti della terra.

Poi il 26 ottobre 1969, le'famiglie' riunite in contrada 'Serro Juncari', radura di Montalto, sulla strada per Polsi, decisero di cambiare nome. Tra i referenti, Sebastiano Zavettieri, padrino di Roghudi e Giuseppe Morabito inteso 'U Tiradrittu, mammasantissima di Africo, "sumbettiri", due pezzi da novanta della 'ndrangheta.

Il tramonto dell'Ominità od Onorata Società, voluta dai leggendari tre cavalieri spagnoli della Garduñas, società fondata a Toledo nel 1412, che vendicarono l'onore della sorella violata e sbarcarono nell'isola della Favignana in Sicilia; all'interno della fortezza di Santa Caterina, furono fondate le regole sociali, che daranno poi vita a Camorra, 'Ndrangheta e Cosa Nostra .

 

Osso Mastrosso e Scarcagnosso, celebrati al suono di organetto e tamburello, e tarantella. La mafia di 'Netoni Macrì, Mico Tripodo e Mommo Piromalli.

La 'seduta' annuale, il famigerato "Summit di Motalto", oggetto della discussione, equilibri e nuove strategie, alleanza con la destra eversiva di Junio Valerio Borghese, quella volta era presieduta dal capomafia Giuseppe Zappia, boss di San Martino di Taurianova ( disse fra l'altro:“E' finita l'ominità; i giovani di oggi sono assatanati di denaro e non hanno rispetto per nessuno).

Si decise anche, su proposta di don Mommo Piromalli, don Paolo De Stefano e don Natale Jamonte, di entrare nella 'zona grigia o dei colletti bianchi se non borghesia mafiosa, rappresentata dalla massoneria deviata, nella quale sarebbe stato possibile, entrare in contatto con magistrati, politici, avvocati e commercialisti...

  

"Vi impongo, a nome degli anziani antenati nobili conti di Russia e cavalieri di Spagna che hanno patito ventinove anni di ferri e di catene, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, di consegnare, se ne avete, tutte le armature bianche e al pari tutte le armature nere. Se le avete e non le consegnerete subito, quando verranno trovate, con queste stesse armature sarete praticati"

"Giuro su quest'arma e di fronte a questi nuovi fratelli di Santa di rinnegare la società di sgarro e qualsiasi altra organizzazione, associazione e gruppo e di fare parte della Santa Corona e di dividere con questi nuovi fratelli di Santa la vita e la morte nel nome dei cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso. E se io dovessi tradire, dovrei trovare nello stesso momento dell'infamia, la morte".

Non c’è ‘ndrangheta di Mico Tripodo, non c’è ‘ndrangheta di ‘Ntoni Macrì, non c’è ‘ndrangheta di Peppe Nirta, disse ancora il capomafia Zappia.

Si deve essere tutti uniti: chi vuole stare sta, chi non vuole, se ne può anche andare”). La riunione a ferro di cavallo, venne interrotta da alcune pattuglie di Polizia e Carabinieri al comando del Commissario Alberto Sabatino, inviate sul posto dal questore di Reggio Calabria, Emilio Santillo.

        

Da quell'operazione, scaturì il primo vero e proprio maxi-processo alle cosche della 'ndrangheta, (72 gl'imputati), finito in una bolla di sapone.

Poi venne la prima guerra di mafia in cui caddero numerosi boss; tra cui Antonio Macrì boss di Siderno, Domenico Tripodi, boss di Reggio Calabria avversario dei De Stefano di Archi, che ebbero due grosse perdite:Giovanni e Giorgio; nella seconda guerra di mafia, cadrà anche Paolo De Stefano, capo dei capi, riconosciuto della 'ndrangheta.

La mafia agro-pastorale cambiava volto ed abitudini. Pur mantenendo integro il codice...

"Battezzo questo locale santo, sacro e inviolabile nella stessa maniera nella quale lo hanno battezzato i nostri avi dai quali discendiamo: i cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso. E se un tempo, questo luogo, era un posto comune, da questo momento diventerà un luogo santo, sacro e inviolabile. Se qualcuno non lo riconoscerà come tale ne pagherà le conseguenze con cinque zaccagnate  nella spina dorsale, come è scritto sulla regola sociale"

Il business iniziale, fu la 'mazzetta, pizzo o tangente delle ditte o società, i sub-appalti ed il 'noleggio' della maestranze e del materiale necessario per la costruzione dell'Autostrada del Sole, Salerno-Reggio Calabria.

Dalla filiera del cemento, agl'inerti, manodopera, lavanderia, refezione e perfino le rappresentanze sindacali. Un filone aurifero, proseguito con la terza corsia autostradale. In realtà un ammodernamento, sic et simpliciter.

Poi, si passò alla stagione dei sequestri di persona. Migliaia di miliardi per comprare o convertirsi alla droga, meno rischiosa ed assai più redditizia.

La 'ndrangheta d'esportazione si allargherà, dapprima a macchia di leopardo e poi a macchia d'olio, fino a colonizzare l'Italia intera e l'Europa. Ma sta mettendo mano al pianeta, come dice e scrive, nelle conferenze e sui libri, il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ex Procuratore Aggiunto della Repubblica di Reggio Calabria.

Accanto ai filoni auriferi tradizionali, la 'ndrangheta, ha scoperto uno ancor più ricco: quello dei rifiuti o spazzatura. La 'monnezza', procura introiti pazzeschi. Sul territorio comandano le 'ndrine, che impongono le loro condizioni-capestro. L'alternativa, è il fallimento e la chiusura del cantiere. Oppure, rivolgersi allo Stato ed alle forze di polizia, coordinate dalla magistratura.

Alle aziende che non ci stanno o tergiversano, bruciano i camion, minacciano gli operai e se del caso sparano, anche. La 'ndrangheta passa da un settore all'altro, secondo la convenienza. E non disdegna, per esempio la politica. Non solo infiltrazioni, ma anche candidature con 'teste di legno'. E se del caso, in prima persona. Per condizionare le concessioni e le convenzioni.

Criminologi, sociologi, antropologi, mafiologi, scrittori e saggisti, giornalisti, magistrati e forze di polizia, concordano tuttavia, che il settore primario, rimanga ancora oggi, la droga:cocaina, eroina, marijuana, hasc-hisc, ecstasy e compagnia bella.

    

Di questo parere è anche il giornalista, scrittore, antropolgo, saggista e professore delle Università americane, uno dei più grandi esperti di mafia, Antonio Nicàso..."Nella metà degli Anni Ottanta, in Calabria si formano due cartelli che investono gran parte dei loro profitti nel traffico di droga. Uno facente capo a Giuseppe Morabito “Tiradritto”, aveva come garante Antonio Nirta e comprendeva i Morabito, gli Zappia, i Musitano di Bovalino, i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Mancuso di Limbadi, i Cataldo di Locri, i Papalia, i Trimboli e i Perri di Platì, i De Stefano-Libri-Tegano di ReggioCalabria, i Pesce e i Pisano di Rosano, i Nirta, i Pelle, i Vottari, i Romeo, i Giordi e i Bova di San Luca.

Il secondo, di cui garante era Antonio Mammoliti, raggruppava i Piromalli e i Mammoliti di Gioia Tauro, gli Aquino-Ursino-Macrì di Gioiosa Ionica, i Cordì di Locri, gli Imerti-Condello-Serraino-Rosmini-Zito-Buda di Reggio Calabria, i D'Agostino di Sant'Ilario e i Commiso di Siderno. All'estero , il narcotraffico gestito dalle 'ndrine già allora contavano su importanti basi, in Germania, Olanda e Belgio".

Il flash dell'Ansa:"GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA), 24 GIU - Due quintali e 83 chili di cocaina purissima sono stati sequestrati nel porto di Gioia Tauro dagli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dai funzionari del locale Ufficio delle Dogane che hanno agito con il coordinamento della Procura della Dda di Reggio Calabria.

La droga era contenuta in sette borsoni nascosti all'interno di un container, proveniente da Santos (Brasile) e diretto a Odessa in Ucraina, che trasportava carne in fusti.Le attività sono state eseguite attraverso una serie di incroci documentali e successivi controlli di container sospetti, anche a mezzo delle apparecchiature scanner a raggi X, in dotazione alla Dogana, e con l'ausilio dell'unità cinofila della Guardia di Finanza.

La cocaina sequestrata, contenuta in 220 panetti, avrebbe fruttato, se venduta al dettaglio, circa 50 milioni di euro.". In precedenza, gli uomini delle ‘Fiamme Gialle’, il 5 febbraio 2016, avevano trovato, per mezzo di sofisticate apparecchiature scanner ed unità cinofile, un ingente quantitativo di cocaina, in un container, che trasportava legname, proveniente dal Brasile e diretto a Ravenna. In particolare, all’interno di esso, venivano rinvenuti 18 borsoni imbottiti con 500 kg di cocaina per un valore, che superava i cento milioni di euri.

Domenico Salvatore

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