STUDIOSI GRECI. KATSOJANNOU, PETROPOULOU ( 2/4)

07.06.2016 14:45
 
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi   -   
 
MARIANA KATSOJANNOU
 
Nata ad Atene, la studiosa greca fu tra coloro i quali, spinti dal desiderio di conoscere il mondo grecanico, vennero tra i primi all’inizio degli anni Ottanta in Calabria, stabilendosi da subito a Bova Marina, come punto di partenza per le sue ricerche nell’area ellenofona.
Docente di Glottologia Generale presso l’Università di Cipro, di Mariana Katsojannou ricordiamo soprattutto che la linguista greca ha portato a compimento alcuni interessanti lavori sul mondo ellenofono del Sud d’Italia, ultimando, per il suo dottorato di ricerca a Parigi “Le parler gréco de Gallicianò (Italie): description d’une langue en voie de disparition1”, un'ottima grammatica grecanica, ed alcuni studi di linguistica come “Sociolinguistique du grec e de la Grèce “2, “Voix et conjiugaison verbale en gréco3”, “L'expression du sujet explicitatif en langue gréco: variation d'actance ou évolution typologique4”. Ma naturalmente per ciò che attiene il mondo grecocalabro, appaiono più interessanti alcuni lavori di linguistica quali “To Rima sto Ellinikò Idìoma Tis Kato Italìas 5” e “To idìoma tis Kalavrìas"6.
Già nel 1985, da un anno o poco più in Calabria, la Katsojannou, in un convegno svoltosi a Bova Marina, rivelava il suo interesse per il mondo grecanico, intervenendo con una comunicazione dal titolo Rapporto statistico sull’attuale situazione dei Greci di Calabria7. L’anno dopo, in articolo di sociolinguistica, la studiosa greca affrontava, in collaborazione con Elisabetta Nucera, alcuni aspetti della vita e dei comportamenti della comunità ellenofona di Gallicianò8.
Nel 1998, a Locri, in un convegno internazionale sulle Minoranze Linguistiche, la Katsojannou sviluppò, con metodologie proprie, un interessantissimo tema sulle motivazioni che avevano portato la lingua greca all’estinzione9. Motivazioni che non erano, solo e soltanto, di ordine linguistico, religioso, economico e politico, ma anche antropologico.
 
 
CRISTINA PETROPOULOU
Al suo arrivo a Gallicianò nel 1983, insieme al marito Sotiris Christakis, Christina Petropoulou ebbe la sensazione di trovarsi al centro di una vicenda senza esito, in una realtà cristallizzata, nel contesto irreale di un non-luogo, quasi regno dell' incomunicabilità. Era un’atmosfera vuota e silenziosa, un paesaggio malinconico e solitario che trasmetteva un invalicabile isolamento dal mondo di oggi, ma non certo dal mondo delle proprie origini e tradizioni. Una impressione falsata dai primi incontri.
A Gallicianò il tempo sembrava essersi fermato. Stette in quei luoghi per quasi un anno la Petropoulou; ne uscì arricchita. Una greca aveva incontrato altri greci. E quando due greci si incontrano, il risultato è nuovo vigore e nuova cultura. Essendo borsista della Fondazione Statale per le borse di studio (IKY), avrebbe dovuto sviluppare un discorso antropologico per la sua tesi di dottorato all’ Università di Salonicco e nel contempo “studiare” quegli ultimi frammenti di lingua con cui i Greci di Calabria si esprimevano. Ma ritornò più volte, nei vari anni, con delle ricerche sul campo e, in particolare, una ricerca trimestrale presso gli Archivi di Stato di Reggio Calabria.
Seguita da docenti universitari di alto spessore culturale come Antonino Colajanni, professore di Antropologia Sociale all’Università di Roma “La Sapienza” e Alki Kyriakidou-Nestoros, professoressa di Loagrafia-Antropologia Sociale all’Università di Salonicco, la Petropoulou con i suoi studi ha potuto contribuire alla conoscenza approfondita della realtà grecanica. Frutto delle sue ricerche sono state sia la tesi di dottorato dal titolo “[Memoria, identità, parentela in un paese ellenofono della Calabria (Gallicianò)], che una serie di pubblicazioni in riviste scientifiche italiane e greche.
Era iniziata da Gallicianò l’avventura della Petropoulou con la grecità calabrese, non si sarebbe fermata lì. Alla studiosa greca non faceva certo difetto il carattere e lo annunciò da subito. In un approfondito articolo, “Lingua e dialetto nella Grecìa calabrese: aspetti linguistici e culturali12”, la giovane studiosa sostenne, tra l'altro, che gli interventi innovativi ed immotivati sul grecanico stavano creando una lingua che sarebbe stata nota soltanto a chi conosceva il neogreco. In ciò trovandosi d'accordo con la maggioranza degli ellenofoni di Calabria (compreso l'autore di queste righe che l’aveva più volte ospitata in casa) e con i tanti studiosi greci e stranieri (vedi Karanastasis, Rohlfs). Strana ed incomprensibile apparve, invece, in tal senso, la "critica dell'autocritica" che qualche grecanico della domenica, di Reggio, fece a proposito delle sue vecchie posizioni.
Alla grecità calabrese, nel corso di tutti questi anni, la Petropoulou ha dedicato gran parte del suo impegno letterario. Anche e soprattutto nel campo delle tradizioni popolari, proiettandolo come autentico strumento di cultura nella comunità grecanica. Sono state registrazioni rare e preziose, indagini sul posto, quelle che la Petropoulou ha avviato nel paese di Gallicianò. Frutto di tali sue nuove meditazioni è la pubblicazione, già dal 1992 a oggi, di una serie di scritti, di cui meritano di essere menzionati almeno alcuni.
E’ una ricerca delle radici come elemento costitutivo della nostra storia, come fonte di comprensione e di riflessione di questa realtà, di questa cultura altra. Non c’è chi non sappia che quel mondo raccontato nelle fiabe e nelle leggende è già scomparso, è “archeologia”. Il suo impegno ebbe quindi il compito di non disperdere il patrimonio culturale conservatosi nelle tradizioni popolari, considerato pure che si parlava di formazioni storiche e culturali presenti sul territorio da più di venticinque secoli. Nel considerare le tradizioni orali, infatti, appare subito chiaro un paradosso metodologico: il fatto è che, se pure si tratta di un mondo passato, chi lo racconta è vivo e agisce nel presente 13.
Della nostra studiosa, a parte le sue ricerche linguistiche, intendiamo ricordare perciò quelle di carattere socio-antropologico sull'area ellenofona di Gallicianò e, in particolare, "Carnevale nei paesi ellenofoni del Sud d’Italia14”; “Usanze natalizie a Galliciano 15”; “Un itinerario antropologico nei paesi di lingua greca in Calabria16”; “Strategie matrimoniali a Galliciano17”; “Usanze e riti funebri a Galliciano18”. In questi lavori la Petropoulou, dovendo scegliere tra contemplazione, aspetti folkloristici o un lavoro di proposta attiva, ha optato per un opera di recupero di quel vasto patrimonio di tradizioni che vanno sparendo (quando non sono del tutto scomparse).
La stessa studiosa, essendo rimasta a lungo nei nostri luoghi, si era resa conto del vigore e dell’attività svolta dagli ellenofoni per la sopravvivenza della loro lingua, anche attraverso gli scambi culturali che il nuovo associazionismo cominciava a tentare con la Grecia. Ciò la portò a pubblicare un’ottima relazione sull’argomento, dal titolo “Il greco di Calabria tra emarginazione e rivalutazione: problemi e prospettive”. Si tratta delle iniziative di risveglio della grecità in Calabria, tramite i Circoli culturali e dei rapporti sviluppati con la Grecia19. Bisogna ancora notare che in una pubblicazione del 1999 alla rivista <>, la Petropoulou fa una critica analitica riguardo l’invio di insegnanti greci da parte del Ministero della Pubblica Istruzione di Atene, sostenendo l’insegnamento del dialetto grecanico e non del neogreco presso le scuole dell’ area grecanica, e in più da insegnanti provenienti dalla stessa isola ellenofona.
Recentemente ha tenuto una relazione importante nel IX Congresso “Cultura Europea” dell’ Università di Navarra a Pablona, dal titolo <>, in cui sono stati presentati gli aspetti sociolinguistici e socioantropologici della minoranza linguistica greca della Calabria nonché le prospettive di produzione e riproduzione del greco di Calabria.
 
_______________________________________________
1 M. Katsojannou, Il parlare greco di Gallicianò (Italia): descrizione di una lingua in via di estinzione, Dottorato di ricerca, Università di Parigi VII - Denis Diderot, 1995
230 M. Katsojannou, Sociolinguistica del greco e della Grecia, in Plurilinguismes, n. 4, Revue d'Etudes et de Recherches en Planification Linguistique, Paris, 1992, pp. 84-111
3 M. Katsojannou, Voce e coniugazione verbale in greco, G.R.E.D.I., Lacito, 1992, pp. 89-104
4 In EURASIE, Lacito, 1993/ 1994, pp.127-139
5 M. Katsojannou, Il verbo nel Dialetto Greco del Sud Italia, Studies in Greek Linguistics. 542-553, 1994
6 M. Katsojannou, Il dialetto di Calabria, in, Dialect enclaves of the greek language, Atene, 1999, pp. 39-45 / 113-119.
7 M. Katsojannou, Rapporto statistico sull’attuale situazione dei Greci di Calabria, in " II Incontro di Studi sull’isola grecanica dell’Aspromonte", Bova Marina, 1985.
8 M. Katsojannou, Il caso Gallicianò: Aspetti socio-linguistici della grecità calabrese, «Calabria Sconosciuta», 1986, n. 33/34, pp. 47-51
9 M. Katsojannou, Il greco di Calabria, una lingua in via di estinzione, in «Atti I° Convegno Internazionale». Le Minoranze Linguistiche in Calabria: proposte per la difesa di identità etnico-culturali neglette. Locri – Palazzo Nieddu, 5-7 giugno 1998, a cura di P. Radici Colace, AGE, Ardore Marina, 2000, pp. 105-116
10 Vedi N. DENISON, Language Death or Language Suicide, in International Journal of the Sociology of Language, XII, pp.13-22
11 M. Katsojannou, Il greco del Sud Italia: morfologia dei nomi e sviluppo del sistema flessionale, Saloniccco, 1995, pp. 328- 341
12 Ch. Petropoulou, Lingua e dialetto nella Grecia calabrese: aspetti linguistici e culturali, in «Archivio Storico per la Calabria e la Lucania», a.LIX,1992, pp.153-172
13 A tal proposito si rammenta che il mondo delle tradizioni popolari grecocalabre è stato poco studiato, se si fa eccezione per gli articoli della Petropoulou, il testo greco di Angela Merianu (Laografikà Ton Ellìnon tis Kato Italìas), I.T.B., Kardamitsa, Atene, 1989) e il libro di Filippo Violi (Tradizioni popolari greco-calabre, Apodiafàzzi, Bova Marina, 2001). Si rende necessaria una completa disamina di questo mondo ed uno studio approfondito sull’argomento.
14 In Kathimerinì, 6 Μarzo 1994.
15 Sto silloghikò ergo dal titolo 2000 Natale (Delòpulos) ed. Kastaniòti, Atene 1999.
16 Nel volume O Ellinismòs Tis Diasporàs [Eptà Imeres, Kathimerinì] volume ST’.
17 Nel volume O Ellinismòs Tis Diasporàs [Eptà Imeres, Kathimerinì] volume ST’..
18 Nel volume O Ellinismòs Tis Diasporàs [Eptà Imeres, Kathimerinì] volume ST’.
19 In “Ethnologhìa>> 3 (1994) 189-214
20 Ch. Petropoulou (Grecia), Lingue e culture nella “vecchia” Europa: il caso del greco dell’Italia meridionale (Calabria), IX Congresso “Cultura Europea” (24-27 de octubre 2007), Centro de Estudios Europeos Universidad de Navarra.
 
 
Concludeva la studiosa greca che la mancanza di “prestige”, aveva portato i parlanti a chiudersi in se stessi, evitando di parlare e di trasmettere la lingua greca. Siccome nel corso degli anni la lingua greca di Calabria è stata classificata come lingua a prestigio ridotto, il parlante è passato all’auto-svalutazione, all’auto-censura. L’uso della lingua è stato evitato in quanto indice di inferiorità sociale e culturale e si è compiuto uno sforzo per non trasmettere la lingua ai figli. È stato, insomma, un atto di “suicidio linguistico”10. Tra i lavori dedicati alla comunità di lingua greca della Calabria, citiamo ancora uno studio che la Katsojannou fece sui nomi della nostra area, durante un convegno tenutosi presso l’Università di Salonicco: “Ellinikà tis Kato Italias: morfologhìa ton onomàton ke exèlixi tu klitikù sistìmatos11”.MARIANA KATSOJANNOU
Nata ad Atene, la studiosa greca fu tra coloro i quali, spinti dal desiderio di conoscere il mondo grecanico, vennero tra i primi all’inizio degli anni Ottanta in Calabria, stabilendosi da subito a Bova Marina, come punto di partenza per le sue ricerche nell’area ellenofona.
Docente di Glottologia Generale presso l’Università di Cipro, di Mariana Katsojannou ricordiamo soprattutto che la linguista greca ha portato a compimento alcuni interessanti lavori sul mondo ellenofono del Sud d’Italia, ultimando, per il suo dottorato di ricerca a Parigi “Le parler gréco de Gallicianò (Italie): description d’une langue en voie de disparition1”, un'ottima grammatica grecanica, ed alcuni studi di linguistica come “Sociolinguistique du grec e de la Grèce “2, “Voix et conjiugaison verbale en gréco3”, “L'expression du sujet explicitatif en langue gréco: variation d'actance ou évolution typologique4”. Ma naturalmente per ciò che attiene il mondo grecocalabro, appaiono più interessanti alcuni lavori di linguistica quali “To Rima sto Ellinikò Idìoma Tis Kato Italìas 5” e “To idìoma tis Kalavrìas"6.
Già nel 1985, da un anno o poco più in Calabria, la Katsojannou, in un convegno svoltosi a Bova Marina, rivelava il suo interesse per il mondo grecanico, intervenendo con una comunicazione dal titolo Rapporto statistico sull’attuale situazione dei Greci di Calabria7. L’anno dopo, in articolo di sociolinguistica, la studiosa greca affrontava, in collaborazione con Elisabetta Nucera, alcuni aspetti della vita e dei comportamenti della comunità ellenofona di Gallicianò8.
Nel 1998, a Locri, in un convegno internazionale sulle Minoranze Linguistiche, la Katsojannou sviluppò, con metodologie proprie, un interessantissimo tema sulle motivazioni che avevano portato la lingua greca all’estinzione9. Motivazioni che non erano, solo e soltanto, di ordine linguistico, religioso, economico e politico, ma anche antropologico.
Concludeva la studiosa greca che la mancanza di “prestige”, aveva portato i parlanti a chiudersi in se stessi, evitando di parlare e di trasmettere la lingua greca. Siccome nel corso degli anni la lingua greca di Calabria è stata classificata come lingua a prestigio ridotto, il parlante è passato all’auto-svalutazione, all’auto-censura. L’uso della lingua è stato evitato in quanto indice di inferiorità sociale e culturale e si è compiuto uno sforzo per non trasmettere la lingua ai figli. È stato, insomma, un atto di “suicidio linguistico”10. Tra i lavori dedicati alla comunità di lingua greca della Calabria, citiamo ancora uno studio che la Katsojannou fece sui nomi della nostra area, durante un convegno tenutosi presso l’Università di Salonicco: “Ellinikà tis Kato Italias: morfologhìa ton onomàton ke exèlixi tu klitikù sistìmatos11”.MARIANA KATSOJANNOU
Nata ad Atene, la studiosa greca fu tra coloro i quali, spinti dal desiderio di conoscere il mondo grecanico, vennero tra i primi all’inizio degli anni Ottanta in Calabria, stabilendosi da subito a Bova Marina, come punto di partenza per le sue ricerche nell’area ellenofona.
Docente di Glottologia Generale presso l’Università di Cipro, di Mariana Katsojannou ricordiamo soprattutto che la linguista greca ha portato a compimento alcuni interessanti lavori sul mondo ellenofono del Sud d’Italia, ultimando, per il suo dottorato di ricerca a Parigi “Le parler gréco de Gallicianò (Italie): description d’une langue en voie de disparition1”, un'ottima grammatica grecanica, ed alcuni studi di linguistica come “Sociolinguistique du grec e de la Grèce “2, “Voix et conjiugaison verbale en gréco3”, “L'expression du sujet explicitatif en langue gréco: variation d'actance ou évolution typologique4”. Ma naturalmente per ciò che attiene il mondo grecocalabro, appaiono più interessanti alcuni lavori di linguistica quali “To Rima sto Ellinikò Idìoma Tis Kato Italìas 5” e “To idìoma tis Kalavrìas"6.
Già nel 1985, da un anno o poco più in Calabria, la Katsojannou, in un convegno svoltosi a Bova Marina, rivelava il suo interesse per il mondo grecanico, intervenendo con una comunicazione dal titolo Rapporto statistico sull’attuale situazione dei Greci di Calabria7. L’anno dopo, in articolo di sociolinguistica, la studiosa greca affrontava, in collaborazione con Elisabetta Nucera, alcuni aspetti della vita e dei comportamenti della comunità ellenofona di Gallicianò8.
Nel 1998, a Locri, in un convegno internazionale sulle Minoranze Linguistiche, la Katsojannou sviluppò, con metodologie proprie, un interessantissimo tema sulle motivazioni che avevano portato la lingua greca all’estinzione9. Motivazioni che non erano, solo e soltanto, di ordine linguistico, religioso, economico e politico, ma anche antropologico.
Concludeva la studiosa greca che la mancanza di “prestige”, aveva portato i parlanti a chiudersi in se stessi, evitando di parlare e di trasmettere la lingua greca. Siccome nel corso degli anni la lingua greca di Calabria è stata classificata come lingua a prestigio ridotto, il parlante è passato all’auto-svalutazione, all’auto-censura. L’uso della lingua è stato evitato in quanto indice di inferiorità sociale e culturale e si è compiuto uno sforzo per non trasmettere la lingua ai figli. È stato, insomma, un atto di “suicidio linguistico”10. Tra i lavori dedicati alla comunità di lingua greca della Calabria, citiamo ancora uno studio che la Katsojannou fece sui nomi della nostra area, durante un convegno tenutosi presso l’Università di Salonicco: “Ellinikà tis Kato Italias: morfologhìa ton onomàton ke exèlixi tu klitikù sistìmatos11”.

Cerca nel sito