IL PROGRAMMA DEI GIOCHI OLIMPICI

11.08.2016 00:30

Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi  - 

Il programma dei giochi si chiudeva con alcune discipline riservate ai ragazzi1 e con una gara musicale. Circa un mese prima dell’inizio dei giochi gli atleti dovevano presentarsi ai giudici. Per essere ammessi dovevano dichiarare le proprie generalità e la località d’origine. Potevano iscriversi solo cittadini greci2, mentre erano esclusi gli schiavi e le donne, ammesse come spettatrici, solo se non erano ancora sposate. Per quattro settimane i concorrenti dovevano allenarsi sotto il controllo dei giudici, per dimostrare le proprie condizioni fisiche e la possibilità di ben figurare in gara. Terminati i preparativi, atleti, allenatori, giudici e accompagnatori vari si trasferivano a piedi ad Olimpia dove si svolgeva la cerimonia d’apertura, il giuramento olimpico e l’accensione del fuoco sacro3. E’ questa l’invocazione a Zeus, pronunciata da una sacerdotessa, dopo la quale veniva accesa la torcia e consegnata al tedoforo:
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"Zeus, guida dell’universo e di tutte le cose, questo inno è rivolto a te. Olimpia, sede dell’armistizio, stipulato da uomini stanchi di guerra, ti chiede di essere clemente con chi desidera acquistare una grande vittoria. Corona tu dunque le loro teste con l’alloro selvaggio. I raggi di Febo hanno acceso la luce della sacra torcia. Ora si appresta a compiere un lungo viaggio per risplendere su tutti i popoli della terra”
…………………
Dieci magistrati o giudici avevano il compito della sorveglianza ed avevano la collaborazione di un certo numero di aiutanti ai quali più specificatamente era affidato l'incarico di controllare la regolarità delle prove. Alle gare erano ammessi solo gli atleti migliori, selezionati nella fase preparatoria, che si affrontavano in eliminatorie, seminali e finali; i confronti erano sempre ad eliminazione diretta. Contava solo la vittoria: arrivare secondi era una sconfitta. Nel Pentathlon, gara composta di cinque esercizi (lancio del disco e del giavellotto, salto in lungo, corsa dello stadio e lotta), valeva in principio della triplice vittoria: era cioè dichiarato vincitore l’atleta che si trovava in testa in tre delle cinque discipline. Gli atleti gareggiavano nudi e usavano cospargersi il corpo d’olio prima della presentazione. Se qualche atleta infrangeva il regolamento, era punito dai giudici con frustate o in casi estremi con la squalifica. I vincitori erano premiati l’ultimo giorno, durante una solenne cerimonia con una corona di foglie tagliate dall’ulivo sacro. La manifestazione si concludeva con banchetti e festeggiamenti. Al ritorno in patria, grandi onori e ricompense attendevano gli atleti vittoriosi; una vittoria olimpica era, infatti, motivo di gran vanto per ogni città greca, che vedeva così accresciuto il proprio prestigio in tutto il mondo. Finanziati dallo Stato, gli atleti della Grecia si preparavano per prevalere nelle varie discipline atletiche, perfezionando la tecnica e l’allenamento specifico per ogni sport.
LA PROCLAMAZIONE DEL VINCITORE

La festa raggiungeva quindi il suo culmine il settimo giorno, quando i vincitori venivano coronati davanti a tutti gli spettatori, e la folla degli intervenuti li proclamava olimpionici per tutta la vita. L'araldo chiamava ad alta voce il nome dei vincitori e questi, tenendo in mano un ramo di olivo, simbolo di vittoria, si presentavano nudi davanti al presidente degli agotenenti, che imponeva loro sul capo la corona di olivo selvatico, intrecciata con le foglie degli alberi che sorgevano dietro il tempio di Zeus. Si alzava allora l'urlo della folla, che cingeva il vincitore della sua gloria. Un altro trionfo ottenevano poi gli olimpionici al ritorno in Patria, dove talvolta i concittadini al loro passaggio aprivano perfino una breccia nelle intoccabili mura della città, li consideravano veri eroi nazionali e stabilivano il loro mantenimento per tutta la vita con pubblica spesa.

 

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1 Successivamente vi parteciparono anche le ragazze
2 Naturalmente , essendo giochi panellenici, i cittadini della Magna Grecia erano Greci a tutti gli effetti.

3 Oggi, la torcia viene accesa con un rituale che evoca le antiche tradizioni della Grecia classica. La fiamma è prodotta, come vorrebbe la tradizione, da uno specchio che riflette la luce solare al tempio di Era (Giunone), nel Bosco De Coubertin nell'antica Olimpia (Grecia). La sacerdotessa, arriva dal bosco di ulivi e abeti al suono di flauti e tamburelli ed invoca nella piccola radura il dio Apollo, fonte di luce, e con una semplice, ma solenne cerimonia, le ancelle olimpiche che la accompagnano, innalzano al cielo rami d'ulivo e d'alloro. In un silenzio assoluto, la fiamma viene consegnata dall'alta sacerdotessa al tedoforo che la passerà ad altri corridori, che la faranno giungere allo stadio Panathinaikon di Atene, dove verrà acceso l'altare olimpico. Da qui viene consegnata ai responsabili della città in cui si svolgono le olimpiadi.

IL PROGRAMMA DEI GIOCHI
Il programma dei giochi si chiudeva con alcune discipline riservate ai ragazzi1 e con una gara musicale. Circa un mese prima dell’inizio dei giochi gli atleti dovevano presentarsi ai giudici. Per essere ammessi dovevano dichiarare le proprie generalità e la località d’origine. Potevano iscriversi solo cittadini greci2, mentre erano esclusi gli schiavi e le donne, ammesse come spettatrici, solo se non erano ancora sposate. Per quattro settimane i concorrenti dovevano allenarsi sotto il controllo dei giudici, per dimostrare le proprie condizioni fisiche e la possibilità di ben figurare in gara. Terminati i preparativi, atleti, allenatori, giudici e accompagnatori vari si trasferivano a piedi ad Olimpia dove si svolgeva la cerimonia d’apertura, il giuramento olimpico e l’accensione del fuoco sacro3. E’ questa l’invocazione a Zeus, pronunciata da una sacerdotessa, dopo la quale veniva accesa la torcia e consegnata al tedoforo:
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"Zeus, guida dell’universo e di tutte le cose, questo inno è rivolto a te. Olimpia, sede dell’armistizio, stipulato da uomini stanchi di guerra, ti chiede di essere clemente con chi desidera acquistare una grande vittoria. Corona tu dunque le loro teste con l’alloro selvaggio. I raggi di Febo hanno acceso la luce della sacra torcia. Ora si appresta a compiere un lungo viaggio per risplendere su tutti i popoli della terra”
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Dieci magistrati o giudici avevano il compito della sorveglianza ed avevano la collaborazione di un certo numero di aiutanti ai quali più specificatamente era affidato l'incarico di controllare la regolarità delle prove. Alle gare erano ammessi solo gli atleti migliori, selezionati nella fase preparatoria, che si affrontavano in eliminatorie, seminali e finali; i confronti erano sempre ad eliminazione diretta. Contava solo la vittoria: arrivare secondi era una sconfitta. Nel Pentathlon, gara composta di cinque esercizi (lancio del disco e del giavellotto, salto in lungo, corsa dello stadio e lotta), valeva in principio della triplice vittoria: era cioè dichiarato vincitore l’atleta che si trovava in testa in tre delle cinque discipline. Gli atleti gareggiavano nudi e usavano cospargersi il corpo d’olio prima della presentazione. Se qualche atleta infrangeva il regolamento, era punito dai giudici con frustate o in casi estremi con la squalifica. I vincitori erano premiati l’ultimo giorno, durante una solenne cerimonia con una corona di foglie tagliate dall’ulivo sacro. La manifestazione si concludeva con banchetti e festeggiamenti. Al ritorno in patria, grandi onori e ricompense attendevano gli atleti vittoriosi; una vittoria olimpica era, infatti, motivo di gran vanto per ogni città greca, che vedeva così
1 Successivamente vi parteciparono anche le ragazze
2 Naturalmente , essendo giochi panellenici, i cittadini della Magna Grecia erano Greci a tutti gli effetti.
3 Oggi, la torcia viene accesa con un rituale che evoca le antiche tradizioni della Grecia classica. La fiamma è prodotta, come vorrebbe la tradizione, da uno specchio che riflette la luce solare al tempio di Era (Giunone), nel Bosco De Coubertin nell'antica Olimpia (Grecia). La sacerdotessa, arriva dal bosco di ulivi e abeti al suono di flauti e tamburelli ed invoca nella piccola radura il dio Apollo, fonte di luce, e con una semplice, ma solenne cerimonia, le ancelle olimpiche che la accompagnano, innalzano al cielo rami d'ulivo e d'alloro. In un silenzio assoluto, la fiamma viene consegnata dall'alta sacerdotessa al tedoforo che la passerà ad altri corridori, che la faranno giungere allo stadio Panathinaikon di Atene, dove verrà acceso l'altare olimpico. Da qui viene consegnata ai responsabili della città in cui si svolgono le olimpiadi.
accresciuto il proprio prestigio in tutto il mondo. Finanziati dallo Stato, gli atleti della Grecia si preparavano per prevalere nelle varie discipline atletiche, perfezionando la tecnica e l’allenamento specifico per ogni sport.
LA PROCLAMAZIONE DEL VINCITORE
La festa raggiungeva quindi il suo culmine il settimo giorno, quando i vincitori venivano coronati davanti a tutti gli spettatori, e la folla degli intervenuti li proclamava olimpionici per tutta la vita. L'araldo chiamava ad alta voce il nome dei vincitori e questi, tenendo in mano un ramo di olivo, simbolo di vittoria, si presentavano nudi davanti al presidente degli agotenenti, che imponeva loro sul capo la corona di olivo selvatico, intrecciata con le foglie degli alberi che sorgevano dietro il tempio di Zeus. Si alzava allora l'urlo della folla, che cingeva il vincitore della sua gloria. Un altro trionfo ottenevano poi gli olimpionici al ritorno in Patria, dove talvolta i concittadini al loro passaggio aprivano perfino una breccia nelle intoccabili mura della città, li consideravano veri eroi nazionali e stabilivano il loro mantenimento per tutta la vita con pubblica spesa.

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