Il "pianeta" alba nelle riflessioni del critico d'arte Maria Drosi

19.12.2016 21:30

Quando un’alba consegna anche ricordi…

di Maria  Drosi

 

L’alba d’ un nuovo giorno è ancora lontana.

É buio fondo. Anche se il cielo, che guardo con ostinata insistenza, assicura che la luce non tarderà a venire.

L’alba, sulla tela di un pittore, è espressa con una pennellata di chiaro - scuro. Per lo scrittore George Martin, l’alba è “una sorta di affresco spaziale, dove è impressa luce di futuro, e non vi manca l’azione; e di

oscuro appannato di passato, condensato di ricordi”.

“Il buio deve essere assorbito dalla luce per diventare coscienza”.

 Un limite di orizzonte. Tra l’infinito del Tutto e l’infinito del Nulla.

 Uno scatto, l’alba. Ma “… basta spesso un nonnulla per dare allo stesso un significato opposto alle intenzioni… L’obiettività dell’immagine è soltanto un’illusione”, sostiene Gisèle Freund.

 L’alba, in tale ottica, assume i contorni di “vissuto soggettivo”. Ognuno vive l’alba a modo proprio, nel profondo di se stesso, in sintonia con l’intenso, libero, umano sentire. E, mai, l’alba è uguale all’altra.

Il primo chiarore di questo altro giorno, mi proietta all’indietro. E come si sfoglia un album, affiorano memorie…

É tempo di Natale. Tempo favorevole anche ai ricordi.

Carlo Maria Martini scrive: “C’è un tempo nell’anno per fermarsi, cercare, e ritrovare se stessi”.

Nel mio album dei ricordi, anche la Scuola. In uno sguardo retrospettivo.

“Una storia, tante vite…

Tempo di ricordi…Spazi da riservare all’ascolto di noi stessi, ai sentimenti che emergono dall’intimo dell’anima e che spingono, dolcemente e prepotentemente, fuori di essa. Inondando di luccichii e di bagliori le pupille…

I profili delle cose e dei volti, allora, sfumano, rimandando immagini, sfogliate una dopo l’altra…

L’aula scolastica, dove tracciavamo itinerari verso isole lontane…Il cortile per le nostre corse e i nostri riposi… La cappella per placare la nostra sete d’infinito…

E poi…ecco … le insegnanti…suor Annamaria, suor Nicoletta, suor Pina, Suor Clemenza, suor Maria Antonietta… nostre radure…dove adagiare le nostre inquietudini, cui affidare i nostri aquiloni…per librarli sicuri nel vento della vita…

Storia, che segna lo scandire di tempo convissuto con Marisa, Nella, Ines, Maria, Lucia, Margherita, Eleonora, Lina…e le altre, le altre ancora, tutte… Compagne, amiche. Anni di crescita condivisa, segnata inseguendo sogni e carezzando speranze; passi incerti, sintonizzati sul percorso formativo; via via più sicuri; infine consapevoli e liberi.

E’ il romanzo che ci portiamo in tasca… Storia non solo scritta sui riferimenti documentali della Scuola e dell’Istituto; ma richiamo alla nostra identità, lontana da ogni cliché e permeata di valori…

La nostra Scuola… impegno del presente di allora e del successivo futuro.

Ci hai trasmesso, tu Scuola, il gusto della conoscenza e la curiosità dell’apprendimento… Con te, abbiamo imparato a sognare e a non consumare la nostra vita nel vortice degli affari e delle scadenze. Ci hai insegnato a lottare per tradurre i nostri sogni in realtà e a reagire, quando la stanchezza avrebbe preso il sopravvento, inducendo al disorientamento. Hai plasmato in noi l’arte del comunicare, la capacità di dare senso ad ogni azione. In te, abbiamo incontrato l’esperienza del “dono”.

Grazie, Scuola, per questo dono”.

A sfidare la memoria, altre pagine si sfogliano… Altro vissuto. Questa volta da docente. E un evento: la visita pastorale alla Scuola. Il momento del saluto. Che, nell’atmosfera di pregnante fervore natalizio del momento, ben si correla.

“E l’Uomo Cristo è con noi.

E riunisce i linguaggi. E dà voce alle emozioni più profonde; dà ascolto alle nostre speranze e ai nostri entusiasmi, alle nostre solitudini e ai nostri silenzi; dà anima alle nostre inquietudini e alle nostre contraddizioni; dà fiamma alle nostre pulsioni e ai nostri sentimenti.

L’uomo Cristo Gesù è con noi. E, come un’onda, “ci attraversa, ci avvolge, spinta dall’energia dei valori morali che urgono per emergere nella comunità di tutti”.

La Scuola, realtà essenziale della vita sociale, è sempre espressione assai fedele di una cultura e di una civiltà.

La Sua presenza, Eminenza, per il prezioso servizio che oggi, Ella, rende alla cultura, è stimolo e sostegno a noi educatori in questa Istituzione Scolastica; a noi educatori, che vogliamo, per libera scelta, essere testimoni e costruttori della cultura della vita e della civiltà dell’amore.

Erick Fromm scrive che “la nostra civiltà privilegia l’avere e non l’essere, l’azione e non la contemplazione, le informazioni e non la sapienza”

E sappiamo che i giovani possono essere manipolati da tanti persuasori occulti; siamo consapevoli che possono essere vittime di una cultura senza vita; la cultura di “massa”, che insidia quella autentica, la cultura “umanistico-cristiana”, che è espressione dei valori universali dell’uomo

“Umanesimo”, che non è tanto e non solo la celebrazione della dignità dell’uomo, quanto piuttosto la scoperta della sua interiorità. Un Umanesimo integrale, come lo avrebbe definito Jean Maritain.

La nostra Scuola, laica, pur seguendo quanto di positivo offrono la cultura e la civiltà avanzata odierna, rimane saldamente ancorata alla tradizione cattolica.

I valori umani, quelli della laicità delle cose, si uniscono bene con i valori cristiani.

L’impegno nostro di educatori, deve essere, ed è, di preparare i ragazzi a sapersi orientare nella giungla delle ideologie; a saper appagare la sete di ricerca, senza perdere di vista i valori costitutivi dell’essere uomo; di educare i ragazzi alla tolleranza, eliminando ogni forma di pregiudizio.

L’art 34 della Costituzione richiede che “La Scuola è aperta a tutti”. Ciò significa offrire opportunità di confronto e di reciproco arricchimento nella condivisione delle altre culture.

Anche la Scuola oggi è impegnata in un processo di rinnovamento, per rispondere alle necessità che una società tecnologica avanzata richiede.

La Scuola, comunità educante, deve essere capace di formare integralmente la persona, nel rispetto delle potenzialità di ciascuno. Perché “la società è forte e stabile” – scrive J.Dewey – “quando tutti i suoi membri possono adempiere una funzione nei limiti delle loro capacità”

I Giovani, i ragazzi, i bambini, hanno bisogno di preparare il loro futuro: essi saranno i cittadini italiani ed europei, i cittadini della globalizzazione.

Una responsabilità grande, che vede coinvolte, assieme alla Scuola, le altre agenzie educative, la Famiglia e la Parrocchia, le Associazioni Culturali e Sportive. Tutte, in un’azione sinergica, incisiva, forte.

La Commissione Internazionale sull’Educazione, nel rapporto all’UNESCO, esplicita che “la scuola è chiamata in causa da un fenomeno sociale che sollecita mutamenti a livelli di leggi, ma, prima ancora, di mentalità e di comportamenti”.

L’impegno dell’insegnante diventa, pertanto, inderogabile ed imprescindibile dall’essere espressione di coerenza ed elemento di sintesi fra cultura e vita. Che si concretizza nella ricerca appassionata del presente, costruito sulle esperienze di civiltà, che hanno sempre tanto da offrire.

Gaudium et spes. Gioia e speranza.

“Quando il cielo è spento dalle nuvole, afferma Paul Claudel; la superficie del lago è piatta e metallica; quando brilla il sole, essa si trasforma in uno specchio mirabile dalle tinte del cielo e della terra”.

Gaudium et spes.

Questa gioia e questa speranza Ella, Eminenza, a noi ha portato.

E noi La ringraziamo e La salutiamo. Con gioia e con speranza”.        

L’alba, ormai, ha varcato il suo confine. Ed è chiarore intorno. Di un altro giorno.

“Se potessimo frugare il mondo

e vedere questo giorno elaborarsi

e nascere dal fondo dei secoli,

comprenderemmo il valore

di un solo giorno umano”. (M. Delbrèl)                     

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