Il giallo del caso Fortuna, il nuovo 'tormentone estivo,' è confezionato su misura: innocentisti e forcaioli già si scatenano

24.06.2016 04:25

 

Vite stroncate, infanzie negate, rebus per le forze di polizia, rompicapo per i giudici. Marianna Fabozzi sul pretorio? Finora, nei suoi confronti, era stato ipotizzato l'omicidio colposo. A rivolgere pesanti accuse nei confronti della madre del piccolo Antonio è Antonella Caputo sorella di Raimondo Caputo. Secondo quanto riferisce ancora Radio 1 Rai, hanno contribuito a far riaprire l'inchiesta sulla morte del piccolo Antonio

LETTORI E SPETTATORI SONO GIA' DIVISI E SPACCATI IN INNOCENTISTI E COLPEVOLISTI

Domenico Salvatore

Marianna Fabozzi e Raimondo Caputo, amanti diabolici od innocenti, questo è il dilemma. Uno dei tanti gialli all’italiana destinato a spaccare i lettori e spettatori in colpevolisti ed innocentisti, garantisti e forcaioli, difensori e giustizialisti. Un altro  ‘tormentone estivo’, confezionato su misura.

Ed a trascinarsi nelle aule giudiziarie per mesi, se non per anni. Un altro caso, oggetto di reportage, inchieste radio-televisive e cartacee se non on line.

E forse anche di libri. Di sicuro, materia per antropologi, psicologi, sociologi, scrittori, saggisti e criminologi. Rompicapo per gl’inquirenti. Rebus per la magistratura.

Angelo Pisani, avvocato dei nonni e del papà di Fortuna,   riferisce del tentato suicidio di Marianna Fabozzi, detenuta nel carcere di Pozzuoli.

La compagna di Raimondo Caputo, l’uomo accusato di aver ucciso Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni scaraventata giù dalla terrazza del palazzo dove viveva a Caivano (Napoli) dopo essere stata violentata, si trova in galera per aver coperto gli abusi sessuali del compagno sulle sue tre figlie.

Ha tentato di impiccarsi nella cella. La donna, ora è stata posta in isolamento.  Venne aggredita in carcere da alcune detenute.

Nel carcere di Poggioreale dove è rinchiuso è avvenuta la stessa cosa anche a Caputo. “Dietro questo tentativo di suicidio ci possono essere tre cause: un gesto di autolesionismo a seguito delle denunce delle figlie; oppure ha capito che stiamo arrivando alla verità e ha paura che il compagno ceda.

C’è poi la terza causa: vuole confondere ancora più le acque e giocarsi la carta dell’incapacità di intendere e di volere. In tutti i casi abbiamo il dovere di andare avanti e di non fermarci a Caputo e alla sua compagna”

Il papà della bambina: "Voglio giustizia per tutti i bambini". Il nonno: "Se avessero indagato sulla morte di Antonio, mia nipote sarebbe ancora viva". 

Antonio Giglio, Fortuna Loffredo, vite negate, infanzie rubate. Omicidio volontario del figlio. Finora, nei suoi confronti, era stato ipotizzato l'omicidio colposo e omessa sorveglianza di minore.

Ora, è accusata dalla Procura della Repubblica di Napoli. La madre di Antonio Giglio, il bimbo di tre anni morto in circostanze analoghe a quelle di Fortuna Loffredo (la bambina di 6 anni deceduta dopo essere stata lanciata nel vuoto dall'ottavo piano del palazzo dove abitava, il 24 giugno del 2014, nel Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli) .

Ma lei ribatte nel carcere di Benevento : "Le accuse contro di me sono false, Antonio è morto per un incidente che ancora oggi non riesco a spiegarmi".

"Non sono stato io a gettare 'Chicca' di sotto, è stata la mia compagna", questo - secondo fonti della trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?" - ha detto Raimondo Caputo al suo avvocato, Salvatore Di Mezza, che è lo stesso  che difende anche la compagna dell'uomo, accusato dell'omicidio della piccola Fortuna, violentata e poi gettata dal balcone al Parco Verde di Caivano.

Intanto, il pm Domenico Airoma, della Procura di Napoli Nord, ha chiuso le indagini, delegate ai carabinieri, su Raimondo Caputo, l'uomo già arrestato nell'ambito delle indagini sulla morte di Fortuna Loffredo. L'accusa è: omicidio e violenza sessuale.

Il solito lancio dell’Ansa, comunque è illuminante, nella sua sintesi:”

"La madre di Antonio Giglio, il bimbo di tre anni morto in circostanze analoghe a quelle di Fortuna Loffredo (la bambina di 6 anni deceduta dopo essere stata lanciata nel vuoto dall'ottavo piano del palazzo dove abitava, il 24 giugno del 2014, nel Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli) è accusata dalla Procura della Repubblica di Napoli dell'omicidio volontario del figlio.

Lo scrive Il Mattino e la notizia è confermata da ambienti giudiziari.  Finora, nei suoi confronti, era stato ipotizzato l'omicidio colposo. 

Sorella indagato, Antonio ucciso da madre - "La tapparella era rotta, alzata a metà, lei l'ha sollevata ancora e ha buttato giù il figlio": con queste parole - contenute in un file audio mandato in onda da Radio 1 Rai - Antonella Caputo, sorella di Raimondo Caputo - l'uomo in carcere con l'accusa di avere violentato e ucciso Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni precipitata dall'ottavo piano del palazzo dove abitava, nel Parco Verde di Caivano (Napoli), il 24 giugno del 2014 - rivolge pesanti accuse alla compagna del fratello, madre di Antonio Giglio, il bimbo di 4 anni, morto un anno prima di Fortuna, in circostanze analoghe a quelle della piccola Fortuna.

"L'ex marito la ricattava, - dice ancora la donna - non voleva farle vedere la creatura, fonte Ansa, e allora lei ha detto o con me o con nessuno". Le parole di Antonella Caputo, secondo quanto riferisce ancora Radio 1 Rai, hanno contribuito a far riaprire l'inchiesta sulla morte del piccolo Antonio."

La madre di Antonio Giglio respinge però le accuse: "Accuse false, Antonio è morto per un incidente che ancora oggi non riesco a spiegarmi". Si è difesa così, quindi, l'ex compagna di Raimondo Caputo (l'uomo accusato di avere violentato e ucciso la piccola Fortuna Loffredo). 

La donna è stata interrogata in carcere, a Benevento, dai pm di Napoli che l'accusano di aver gettato nell'aprile 2013 il bimbo dalla finestra al settimo piano della casa materna.". Domenico Salvatore

 

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