IL BREBION

01.10.2016 14:12

Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi  -

 

Anche questo è parte dell’articolo inviatomi dal prof. Franco Mosino che, come tutti gli insegnanti di grande spessore morale e scientifico, non ha mai fatto il concorso a preside di una scuola. Si parla di Priapo. Priapo era un’antica divinità greca e romana. Veniva rappresentata come un piccolo uomo barbuto dotato di un fallo enorme. Secondo i Romani era nato dall’amore illegittimo tra Afrodite e Zeus (per i Greci il padre era invece Dioniso) e fu trasformato in un personaggio osceno da Era, moglie gelosa del re dell’Olimpo. Priapo era simbolo dell’istinto sessuale e della fecondità maschile ed era protettore della natura e custode di orti e giardini.

Nelle case greche e romane le statuette che lo raffiguravano venivano usate come spaventapasseri e amuleti contro il malocchio. Il gigantesco fallo di Priapo non viene però utilizzato a dovere: il dio, un personaggio ridicolo che colleziona insuccessi, è infatti impotente. Si chiama priapismo la malattia nella quale il pene resta sempre dolorosamente eretto, senza che si provi piacere.

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417, “éte(ron) tòp(ion) O Prìapo(s) “ un altro piccolo podere Priapo”

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Ma il  “Brébion de la Métropole Byzantine de Règion (vers 1050)…” di A. Guillou ci offre un’altra sorpresa, collegata ai culti pagani dei campi. E, infatti, leggiamo:

Priapo era il dio greco della fertilità. Il dio rurale e agreste che veniva rappresentato con un pene enorme e un corpo grottesco. Statuine lignee dipinte di rosso, che raffiguravano il dio deforme e itifallico venivano poste nei giardini e negli orti, con funzioni di protezione contro il malocchio e di spaventapasseri (io, in realtà li ho anche trovati nell’isola di Alì Pascià a Joannina, davanti alle case[1]).

I priapei sono brevi componimenti in versi in onore di Priapo, dio della fertilità agreste. Benché ci siano conservati anche esempi greci di poesie di questo genere, la collezione classica più importante di priapei è quella, che comprende 85 carmi latini, 2 dei quali attribuiti a Tibullo, 3 a Virgilio e gli altri, in esametri o in distici elegiaci, composti in epoca augustea e riuniti già nel secolo I^ d.C. (Priapea).

Priapo era un metro della poesia classica. Il suo nome deriva dai canti in onore di Priapo, composti in questo metro. Spesso il dio Priapo veniva armato con una falce, per incutere paura ai ladri, poiché egli custodiva i campi.

Il Bosco Sacro delle “Narade” e le immagini in legno, colorate di rosso, del dio Priapo, dovevano ricordare ai contadini e ai massari intorno al Mille sulla montagna di Bova le origini greche delle loro tradizioni e della loro glossa!

 

 

 

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