I “CONTRATTI” DI LAVORO TRA PASTORI E PADRONI NEL MONDO GRECANICO.

28.07.2016 22:56

Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi - 

 

• Se una capra figliava i capretti appartenevano al padrone, mentre il latte - ma non sempre, perché c'era qualche padrone che pretendeva anche quello - di regola andava al colono.

• Ai pecorai che curavano il gregge padronale spesso toccava un “quinto” della rendita ( pentàvero, pàrzamo), un paio di "calandrèddhe" oppure scarpe e suolatura, più nove "thùmena" di grano. A Roghudi in genere davano sette tomoli.

• Ugualmente al pecoraio toccava il quinto della lana (clòstra, maddhì). Quando si sposava aveva diritto a tre giorni di "ferie", sabato, domenica e lunedì. A casa si recavano una volta la settimana, a turno, essendo generalmente i pecorai sette o otto.

• Una particolare partizione si verificava a Chorìo di Roghudi dove c’era la rendita più svantaggiosa per il pecoraio. Della resa infatti egli ne prendeva soltanto un decimo. La scelta dei capretti o degli agnelli avveniva poi attraverso un curioso rituale:

……………….

Ecànnai ta pirunàcia, dèca scilùcia. Ta ennèa ecànnai enan tassèddhi, asciùnda dèca ecànnai dio tassègghja. Apoi ta smìngai ola ta deca. San ta smìngai tuta, ìpighe enan pedì ce ta èvaddhe apànu ste zzàppe to zoò. Ecìno to zo me dìo tassègghja ito tu pprovatàru

…………………

Prendevano alcuni legnetti, dieci pezzetti di legno. Nove avevano un solo tassello, al decimo facevano due tasselli. Poi li mescolavano tutti. Quando erano tutti mescolati, un bambino andava a metterli sulle spalle degli animali. Quell’animale con due tasselli era del pecoraio.

…………….

A parte questo il padrone si riservava naturalmente anche la scelta di ogni tipo di animale. Tale scelta veniva chiamata: to addhòjero (addhìjero) (scomputo / paraspòro?). Il termine a Roghudi indica pure il pagamento in natura per l’affitto che il colono doveva al padrone.

………..

DIRITTI DI LAVORO

Vediamo ora quali erano i diritti spettanti ai proprietari del frantoio, del palmento, del mulino, dei buoi, degli asini o per altri lavori:

DIRITTO DEL PALMENTO

• I diritti del palmento spesso venivano pagati in natura oppure il contadino che portava l'uva al palmento ricambiava con giornate di lavoro.

• La lavorazione dell'uva impegnava per due giorni il palmento e veniva perciò ripagata in genere con due giornate di lavoro nei campi.

DIRITTO DI FRANTOIO

Per una macina di olive, consistente in 16 quarti, cioè 224 chili, bisognava pagare:

Al frantoio: una cannata d'olio

ai frantoiani: due cannate oppure

una cannata più la spesa

alla mucca: una menzanèddha

alla donna che portava l'acqua:

una menzaneddha1

DIRITTO DEL MULINO

La parte spettante ai mulinai per la macinatura di un sacco di grano era il nappo, contenitore di legna dalla forma cilindrica. Per macinature inferiori veniva adoperato pure il nappicèddho.

SCAMBI DI LAVORO

• Un giorno di lavorazione con le mucche in un campo, veniva contraccambiato con tre giornate di lavoro col zappone.

• Un giorno di lavoro con l'asino veniva contraccambiato con due giornate di zappone.

……..

Termineremo questo capitolo con l’antica tradizione della nòpia, cioè la veglia per la custodia delle acque irrigue.

1 La menzanèddha era l'equivalente di mezza cannata. Vedi F. Violi, le radici della

I “CONTRATTI” DI LAVORO TRA PASTORI E PADRONI
• Se una capra figliava i capretti appartenevano al padrone, mentre il latte - ma non sempre, perché c'era qualche padrone che pretendeva anche quello - di regola andava al colono.
• Ai pecorai che curavano il gregge padronale spesso toccava un “quinto” della rendita ( pentàvero, pàrzamo), un paio di "calandrèddhe" oppure scarpe e suolatura, più nove "thùmena" di grano. A Roghudi in genere davano sette tomoli.
• Ugualmente al pecoraio toccava il quinto della lana (clòstra, maddhì). Quando si sposava aveva diritto a tre giorni di "ferie", sabato, domenica e lunedì. A casa si recavano una volta la settimana, a turno, essendo generalmente i pecorai sette o otto.
• Una particolare partizione si verificava a Chorìo di Roghudi dove c’era la rendita più svantaggiosa per il pecoraio. Della resa infatti egli ne prendeva soltanto un decimo. La scelta dei capretti o degli agnelli avveniva poi attraverso un curioso rituale:
……………….
Ecànnai ta pirunàcia, dèca scilùcia. Ta ennèa ecànnai enan tassèddhi, asciùnda dèca ecànnai dio tassègghja. Apoi ta smìngai ola ta deca. San ta smìngai tuta, ìpighe enan pedì ce ta èvaddhe apànu ste zzàppe to zoò. Ecìno to zo me dìo tassègghja ito tu pprovatàru
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Prendevano alcuni legnetti, dieci pezzetti di legno. Nove avevano un solo tassello, al decimo facevano due tasselli. Poi li mescolavano tutti. Quando erano tutti mescolati, un bambino andava a metterli sulle spalle degli animali. Quell’animale con due tasselli era del pecoraio.
…………….
A parte questo il padrone si riservava naturalmente anche la scelta di ogni tipo di animale. Tale scelta veniva chiamata: to addhòjero (addhìjero) (scomputo / paraspòro?). Il termine a Roghudi indica pure il pagamento in natura per l’affitto che il colono doveva al padrone.
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DIRITTI DI LAVORO
Vediamo ora quali erano i diritti spettanti ai proprietari del frantoio, del palmento, del mulino, dei buoi, degli asini o per altri lavori:
DIRITTO DEL PALMENTO
• I diritti del palmento spesso venivano pagati in natura oppure il contadino che portava l'uva al palmento ricambiava con giornate di lavoro.
• La lavorazione dell'uva impegnava per due giorni il palmento e veniva perciò ripagata in genere con due giornate di lavoro nei campi.
DIRITTO DI FRANTOIO
Per una macina di olive, consistente in 16 quarti, cioè 224 chili, bisognava pagare:
Al frantoio: una cannata d'olio
ai frantoiani: due cannate oppure
una cannata più la spesa
alla mucca: una menzanèddha
alla donna che portava l'acqua:
una menzaneddha1
DIRITTO DEL MULINO
La parte spettante ai mulinai per la macinatura di un sacco di grano era il nappo, contenitore di legna dalla forma cilindrica. Per macinature inferiori veniva adoperato pure il nappicèddho.
SCAMBI DI LAVORO
• Un giorno di lavorazione con le mucche in un campo, veniva contraccambiato con tre giornate di lavoro col zappone.
• Un giorno di lavoro con l'asino veniva contraccambiato con due giornate di zappone.
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Termineremo questo capitolo con l’antica tradizione della nòpia, cioè la veglia per la custodia delle acque irrigue.
1 La menzanèddha era l'equivalente di mezza cannata. Vedi F. Violi, le radici della

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