I CAMPIONI OLIMPICI DELLA MAGNA GRECIA

09.08.2016 17:00

Rubrica Europa Ellenofons di Filippo Violi -     

Reggio – Locri – Caulonia - Crotone – Sibari - Thurii
La Storia delle Olimpiadi
I giochi olimpici in onore di Zeus, i più importanti sia per concorso di folla, sia per solennità e magnificenza, si celebrarono ad Olimpia, sulle rive del fiume Alfeo nell’Elide, per più di undici secoli, dal 776 a.C. al 393 d.C., anno in cui furono aboliti da un decreto del imperatore Teodosio, su esplicita richiesta del vescovo di Milano, Ambrogio. L’aition1 di Pindaro li collega ad un eroe predorico, Pelope, il quale, giunto nell’Elide durante le sue peregrinazioni, si misurò nella corsa dei cocchi col re del luogo, Enomao, per ottenerne in sposa la figlia Ippodamia. Enomao fu vinto e morì durante la corsa, o si uccise egli stesso per non sopravvivere alla vergogna della sconfitta; Pelope ne sposò la figlia e in onore del re morto istituì i giochi. Questa è la più antica leggenda etiologica, che testimonia l’antichità dei giochi olimpici sul tipo di quelli in onore di Patroclo nell’Iliade omerica. In seguito, i giochi furono riformati da Eracle, il quale dopo la vittoria su Augia, re dell’Elide, li istituì regolarmente ogni quattro anni e li dedicò al padre Zeus, dal cui epiteto di "Olimpio", gli agoni presero il nome. Secondo altri Zeus stesso avrebbe istituito i giochi dopo la sua vittoria su Crono e Olimpia avrebbe visto le gare degli dei, in una epica proiezione dell’uomo nel mito del divino. Dopo il diluvio di Eucalione i giochi furono restaurati da Climeno, discendente di Eraclio Ideo, e celebrati dai successivi re ed eroi mitici Endimione, Enomao, Epeo, Pelope, Pelia, Neleo, Augia, Eracle, i quali rappresentano senza dubbio fasi storiche, la cui determinazione implica tuttora problemi complessi e di soluzione difficile. Col ritorno degli Eraclidi e la seconda invasione dorica, Ossilo ottenne in premio l’Elide per l’aiuto loro prestato e chiuse la serie degli eroi del mito e della preistoria. Dopo Ossilo i giochi non furono più celebrati, finché Ifito, re dell’Elide, li riorganizzò nel 776 a.C. e la data segnò l’inizio dell’età storica agonale.
I Giochi e il programma
Per quel che riguarda il programma dei concorsi, la tradizione attribuisce ad Ifito l’organizzazione dei giochi con la sola gara della corsa a piedi, nella quale vinse Corebo; solo in seguito sarebbero state aggiunte altre gare2. Già in Omero troviamo nominati tutti i giochi fondamentali delle Olimpiadi: corsa a piedi (stadio), lotta, salto, lancio del disco, pugilato, il duello, il tiro con l'arco e, in onore di Patroclo, si gareggia nella corsa dei carri. La corsa a piedi fu sempre la prima gara e quindi il vincitore veniva iscritto per primo nelle liste olimpioniche.
Col tempo si dimenticarono gli altri vincitori, forse perché non esistevano liste regolari o si perdettero i documenti ufficiali, e le Olimpiadi si ricordarono col nome eponimo di chi aveva riportato la vittoria nella corsa. Comunque il Papiro d’Ossirinico CCXXII, ci dà, per il secolo V a.C. le seguenti gare: stadio, diaulo, dolico, pentathlo, lotta, pugilato, pancrazio, corsa a piedi dei fanciulli, lotta dei fanciulli, pugilato dei fanciulli, corsa armata, corsa delle quadrighe, corsa con cavalli montati da fantini o al galoppo. Alle gare erano ammessi tutti i concorrenti di stirpe greca, esclusi quelli delle città che si erano rese colpevoli di violazioni dei regolamenti di Olimpia3 e naturalmente i barbari. Per quel che riguarda le donne, Pausania ci dice che la legge di Olimpia proibiva loro non solo di partecipare o di assistere agli agoni, ma di varcare l'Alfeo durante lo svolgimento delle gare, sotto pena di essere precipitate dal monte Tipeo. Sempre da Pausania sappiamo però che Cinisca, figlia del re spartano Archidamo, tra il secolo V e IV a.C. ottenne per prima la vittoria nella corsa dei carri e che da allora molte altre donne spartane vinsero l’alloro olimpico. Le gare olimpiche si celebravano nel cuore dell'estate, durante il plenilunio del mese Ecatombeone (luglio-agosto). Duravano sette giorni, dei quali il primo era dedicato ai sacrifici e ai giuramenti degli atleti e l'ultimo alla premiazione dei vincitori, ed erano preceduti da una tregua sacra, durante la quale cessava ogni ostilità e le genti potevano recarsi ad Olimpia attraverso paesi nemici senza ricevere danni.
 
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1 àition = “causa”, “racconto delle origini”
2 Le Olimpiadi, col passare del tempo, divennero la perfetta espressione della cultura greca, che attribuiva grande importanza alla fisicità. L'educazione alla formazione del corpo, le gare, le sfide, erano incoraggiate non solo per rendere i giovani forti e pronti alla guerra, ma anche per dare loro la forza di sostenere le fatiche della vita: forza del corpo e forza dello spirito.

3 Tra i regolamenti di Olimpia c’era quello importantissimo di rispettare la sacra tregua olimpica

I CAMPIONI OLIMPICI DELLA MAGNA GRECIA
Reggio – Locri – Caulonia - Crotone – Sibari - Thurii
La Storia delle Olimpiadi
I giochi olimpici in onore di Zeus, i più importanti sia per concorso di folla, sia per solennità e magnificenza, si celebrarono ad Olimpia, sulle rive del fiume Alfeo nell’Elide, per più di undici secoli, dal 776 a.C. al 393 d.C., anno in cui furono aboliti da un decreto del imperatore Teodosio, su esplicita richiesta del vescovo di Milano, Ambrogio. L’aition1 di Pindaro li collega ad un eroe predorico, Pelope, il quale, giunto nell’Elide durante le sue peregrinazioni, si misurò nella corsa dei cocchi col re del luogo, Enomao, per ottenerne in sposa la figlia Ippodamia. Enomao fu vinto e morì durante la corsa, o si uccise egli stesso per non sopravvivere alla vergogna della sconfitta; Pelope ne sposò la figlia e in onore del re morto istituì i giochi. Questa è la più antica leggenda etiologica, che testimonia l’antichità dei giochi olimpici sul tipo di quelli in onore di Patroclo nell’Iliade omerica. In seguito, i giochi furono riformati da Eracle, il quale dopo la vittoria su Augia, re dell’Elide, li istituì regolarmente ogni quattro anni e li dedicò al padre Zeus, dal cui epiteto di "Olimpio", gli agoni presero il nome. Secondo altri Zeus stesso avrebbe istituito i giochi dopo la sua vittoria su Crono e Olimpia avrebbe visto le gare degli dei, in una epica proiezione dell’uomo nel mito del divino. Dopo il diluvio di Eucalione i giochi furono restaurati da Climeno, discendente di Eraclio Ideo, e celebrati dai successivi re ed eroi mitici Endimione, Enomao, Epeo, Pelope, Pelia, Neleo, Augia, Eracle, i quali rappresentano senza dubbio fasi storiche, la cui determinazione implica tuttora problemi complessi e di soluzione difficile. Col ritorno degli Eraclidi e la seconda invasione dorica, Ossilo ottenne in premio l’Elide per l’aiuto loro prestato e chiuse la serie degli eroi del mito e della preistoria. Dopo Ossilo i giochi non furono più celebrati, finché Ifito, re dell’Elide, li riorganizzò nel 776 a.C. e la data segnò l’inizio dell’età storica agonale.
I Giochi e il programma
Per quel che riguarda il programma dei concorsi, la tradizione attribuisce ad Ifito l’organizzazione dei giochi con la sola gara della corsa a piedi, nella quale vinse Corebo; solo in seguito sarebbero state aggiunte altre gare2. Già in Omero troviamo nominati tutti i giochi fondamentali delle Olimpiadi: corsa a piedi (stadio), lotta, salto, lancio del disco, pugilato, il duello, il tiro con l'arco e, in onore di Patroclo, si gareggia nella corsa dei carri. La corsa a piedi fu sempre la prima gara e quindi il vincitore veniva iscritto per primo nelle liste olimpioniche.
1 àition = “causa”, “racconto delle origini”
2 Le Olimpiadi, col passare del tempo, divennero la perfetta espressione della cultura greca, che attribuiva grande importanza alla fisicità. L'educazione alla formazione del corpo, le gare, le sfide, erano incoraggiate non solo per rendere i giovani forti e pronti alla guerra, ma anche per dare loro la forza di sostenere le fatiche della vita: forza del corpo e forza dello spirito.
Col tempo si dimenticarono gli altri vincitori, forse perché non esistevano liste regolari o si perdettero i documenti ufficiali, e le Olimpiadi si ricordarono col nome eponimo di chi aveva riportato la vittoria nella corsa. Comunque il Papiro d’Ossirinico CCXXII, ci dà, per il secolo V a.C. le seguenti gare: stadio, diaulo, dolico, pentathlo, lotta, pugilato, pancrazio, corsa a piedi dei fanciulli, lotta dei fanciulli, pugilato dei fanciulli, corsa armata, corsa delle quadrighe, corsa con cavalli montati da fantini o al galoppo. Alle gare erano ammessi tutti i concorrenti di stirpe greca, esclusi quelli delle città che si erano rese colpevoli di violazioni dei regolamenti di Olimpia3 e naturalmente i barbari. Per quel che riguarda le donne, Pausania ci dice che la legge di Olimpia proibiva loro non solo di partecipare o di assistere agli agoni, ma di varcare l'Alfeo durante lo svolgimento delle gare, sotto pena di essere precipitate dal monte Tipeo. Sempre da Pausania sappiamo però che Cinisca, figlia del re spartano Archidamo, tra il secolo V e IV a.C. ottenne per prima la vittoria nella corsa dei carri e che da allora molte altre donne spartane vinsero l’alloro olimpico. Le gare olimpiche si celebravano nel cuore dell'estate, durante il plenilunio del mese Ecatombeone (luglio-agosto). Duravano sette giorni, dei quali il primo era dedicato ai sacrifici e ai giuramenti degli atleti e l'ultimo alla premiazione dei vincitori, ed erano preceduti da una tregua sacra, durante la quale cessava ogni ostilità e le genti potevano recarsi ad Olimpia attraverso paesi nemici senza ricevere danni.
3 Tra i regolamenti di Olimpia c’era quello importantissimo di rispettare la sacra tregua olimpica

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