GLI “AITIA” DI CALLIMACO

17.08.2016 14:54
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi - 
Grazie alla grande fortuna che gli Aitia1 ebbero nell'antichità, possediamo numerosi frammenti in citazioni antiche, a cui dal secolo scorso si sono aggiunti molti passi papiracei, tra cui spicca un papiro, pubblicato a Lille, in cui era contenuto un brano di Stesicoro e oltre 200 versi del poema elegiaco per la regina Berenice II, che apriva il III libro degli Aitia. Tali frammenti papiracei consentono di leggere ampie sezioni del poema, per un totale di 156 frammenti.
Notevolissima, inoltre, la scoperta di un papiro del II secolo d. C., proveniente dalla città egiziana di Tebtunis, che contiene le Diegeseis (narrazioni), brevi riassunti delle varie sezioni di Aitia e Giambi, con la citazione del primo verso del componimento in questione. Si può così recuperare (pur con alcune incertezze) la struttura complessiva del capolavoro di Callimaco. Tuttavia le Diegeseis, mutile, coprono solo gli ultimi due libri degli Aitia, per cui le zone d'ombra coprono i primi due libri, e per il secondo mancano quasi del tutto le informazioni sulla struttura. Questo ci obbliga a riportare perciò il riassunto dei vari componimenti, con l'indicazione dei frammenti della celebre edizione critica di Callimaco curata da Pfeiffer (che rimane tuttora fondamentale) e dei nuovi frammenti papiracei.
GLI AGONI ARTISTICI E CULTURALI
Accanto agli atleti veri e propri, le fonti ci tramandano anche la partecipazione di alcuni artisti quali il locrese Eunomo che ottenne una vittoria in una gara musicale nei giochi pitici di Delfi, e il reggino Pitagora che superò lo scultore Milone, sempre a Delfi, nella realizzazione di una statua.
EUTIMO LOCRESE
Veniamo subito all’aition2 che Callimaco3 dedica all’atleta locrese Eutimo:
 
"A Temesa un eroe lasciato lì dalla nave di Odisseo impose alla popolazione un tributo, quello di portargli un letto ed una vergine in età da matrimonio, senza guardarsi indietro. Al mattino, i genitori si sarebbero portati via una donna e non più una vergine. Il pugile Eutimo la fece finita con questo tributo …"
……………..
Quante gesta di Eutimo presso Zeus che regge Pisa
………….
Eutimo è il primo di una lunga serie di atleti locresi (tra cui Agesidamo, ricordato da Pindaro, Euthycles e Keton, dei quali però si possiedono soltanto poche notizie), che per lungo periodo primeggiarono ai giochi olimpici.
Eutimo, figlio di Asticle, vinse i giochi olimpici per ben tre volte nella specialità del pugilato, (74a, 76a e 77a olimpiade), la prima volta nel 484 a.C.. Vinse inoltre i giochi Pitii nel 487 - 477 - 476 a.C.. Una delle due statue di Eutimo era a Locri ed era stata opera di Pitagora reggino. Ma anche in Olimpia, nel tempio di Zeus, c’era una sua statua. Godette di straordinaria fama non solo in patria ed il suo indubbio valore venne riconosciuto da molti autori antichi tra i quali Eliano, Plinio, Pausania e Strabone e le notizie sono state ragionevolmente confermate dall’iscrizione vergata sulla statua di marmo pendelico di questo atleta scoperta negli scavi di Olimpia e conservata nel nuovo Museo di Olimpia:
…………..
Eutimo di Locri, figlio di Asticle, vincitore tre volte a Olimpia
innalzò questa statua perché fosse ammirata dai mortali.
Eutimo di Locri Epizefirii la dedicò.
Pitagora di Samo la fece.
………….
Un’altra attestazione su Eutimo ci viene offerta da Pausania4:
<<Eutimo era per stirpe dei locresi d’Italia, quelli che abitano la regione presso capo Zefirio, figliuolo di Asticle; la gente del luogo dice che non era figlio di costui ma del fiume Kaikinos...5. Avendo ad Olimpia riportato la vittoria nel pugilato nella 74a Olimpiade non ebbe altrettanto successo in quella successiva ... in questa e nella successiva Olimpiade Eutimo riportò la corona nel pugilato. La statua di lui è opera di Pitagora e merita di essere vista>>.
 
 
 
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1 Libro delle Origini. Gli Aitia ( da "àition" nel senso di "racconto delle origini") sono una raccolta di elegie in quattro libri, che ricostruiscono le origini di culti, usanze, nomi, ecc.. Le elegie, a noi note in forma frammentaria, trattano una grande varietà di argomenti. Nei primi due libri esse vengono presentate come risposte delle Muse alle domande del giovane poeta, al quale erano apparse in sogno: l'autorità delle muse presenta il poema come vero erede dell'èpos, e il mito, indagato poeticamente come se fosse storia antica, costituisce la base su cui è nata la storia e su cui si fonda il presente. Si è a lungo creduto che Callimaco scegliesse versioni o varianti remote dei singoli miti, ma oggi si riconosce che questo non è vero e che i miti di cui tratta Callimaco erano in realtà ben noti al pubblico. Quest'opera costituisce il manifesto della poesia elegiaca callimachea: il poeta vuole fondere dimensione artistica ed interesse erudito, utilizzando uno stile fatto di continue sorprese, scambi e trapassi: ciò che conta non è la storia, ma come essa viene raccontata. Ai modelli canonici per Aristotele (i poemi omerici e alcune tragedie) Callimaco oppone la poesia di Esiodo, facendo così implicitamente una scelta di veridicità e di realismo.
2 Callimaco, IV, fr.98; fr.635
3 Callimaco (Cirene, 315-310 ca. a. C., Alessandria, 240 c a.C.), poeta greco di età ellenistica, in gioventù si trasferì ad Alessandria, presso il re Tolomeo Filadelfo, dove raggiunse presto la fama come filologo e poeta di corte. Si occupò anche, in veste di collaboratore, del riordino della Biblioteca di Alessandria. Tra le sue opere ricordiamo gli Inni, poemetti riguardanti ognuno sei divinità differenti, le Tavole (Eikòna) opera di critica letteraria su scrittori precedenti, le Cause (Aitía).
4 VI, 6, 4 ss. (= Overb. 493)
5 L’esatta ubicazione del fiume Caicino è ancora controversa, si veda comunque F. Violi, La grecità calabrese, Apodiafàzzi, Bova Marina, 1997, p.43GLI “AITIA” DI CALLIMACO
Grazie alla grande fortuna che gli Aitia1 ebbero nell'antichità, possediamo numerosi frammenti in citazioni antiche, a cui dal secolo scorso si sono aggiunti molti passi papiracei, tra cui spicca un papiro, pubblicato a Lille, in cui era contenuto un brano di Stesicoro e oltre 200 versi del poema elegiaco per la regina Berenice II, che apriva il III libro degli Aitia. Tali frammenti papiracei consentono di leggere ampie sezioni del poema, per un totale di 156 frammenti.
Notevolissima, inoltre, la scoperta di un papiro del II secolo d. C., proveniente dalla città egiziana di Tebtunis, che contiene le Diegeseis (narrazioni), brevi riassunti delle varie sezioni di Aitia e Giambi, con la citazione del primo verso del componimento in questione. Si può così recuperare (pur con alcune incertezze) la struttura complessiva del capolavoro di Callimaco. Tuttavia le Diegeseis, mutile, coprono solo gli ultimi due libri degli Aitia, per cui le zone d'ombra coprono i primi due libri, e per il secondo mancano quasi del tutto le informazioni sulla struttura. Questo ci obbliga a riportare perciò il riassunto dei vari componimenti, con l'indicazione dei frammenti della celebre edizione critica di Callimaco curata da Pfeiffer (che rimane tuttora fondamentale) e dei nuovi frammenti papiracei.
GLI AGONI ARTISTICI E CULTURALI
Accanto agli atleti veri e propri, le fonti ci tramandano anche la partecipazione di alcuni artisti quali il locrese Eunomo che ottenne una vittoria in una gara musicale nei giochi pitici di Delfi, e il reggino Pitagora che superò lo scultore Milone, sempre a Delfi, nella realizzazione di una statua.
EUTIMO LOCRESE
Veniamo subito all’aition2 che Callimaco3 dedica all’atleta locrese Eutimo:
1 Libro delle Origini. Gli Aitia ( da "àition" nel senso di "racconto delle origini") sono una raccolta di elegie in quattro libri, che ricostruiscono le origini di culti, usanze, nomi, ecc.. Le elegie, a noi note in forma frammentaria, trattano una grande varietà di argomenti. Nei primi due libri esse vengono presentate come risposte delle Muse alle domande del giovane poeta, al quale erano apparse in sogno: l'autorità delle muse presenta il poema come vero erede dell'èpos, e il mito, indagato poeticamente come se fosse storia antica, costituisce la base su cui è nata la storia e su cui si fonda il presente. Si è a lungo creduto che Callimaco scegliesse versioni o varianti remote dei singoli miti, ma oggi si riconosce che questo non è vero e che i miti di cui tratta Callimaco erano in realtà ben noti al pubblico. Quest'opera costituisce il manifesto della poesia elegiaca callimachea: il poeta vuole fondere dimensione artistica ed interesse erudito, utilizzando uno stile fatto di continue sorprese, scambi e trapassi: ciò che conta non è la storia, ma come essa viene raccontata. Ai modelli canonici per Aristotele (i poemi omerici e alcune tragedie) Callimaco oppone la poesia di Esiodo, facendo così implicitamente una scelta di veridicità e di realismo.
2 Callimaco, IV, fr.98; fr.635
3 Callimaco (Cirene, 315-310 ca. a. C., Alessandria, 240 c a.C.), poeta greco di età ellenistica, in gioventù si trasferì ad Alessandria, presso il re Tolomeo Filadelfo, dove raggiunse presto la fama come filologo e poeta di corte. Si occupò anche, in veste di collaboratore, del riordino della Biblioteca di Alessandria. Tra le sue opere ricordiamo gli Inni, poemetti riguardanti ognuno sei divinità differenti, le Tavole (Eikòna) opera di critica letteraria su scrittori precedenti, le Cause (Aitía).
"A Temesa un eroe lasciato lì dalla nave di Odisseo impose alla popolazione un tributo, quello di portargli un letto ed una vergine in età da matrimonio, senza guardarsi indietro. Al mattino, i genitori si sarebbero portati via una donna e non più una vergine. Il pugile Eutimo la fece finita con questo tributo …"
……………..
Quante gesta di Eutimo presso Zeus che regge Pisa
………….
Eutimo è il primo di una lunga serie di atleti locresi (tra cui Agesidamo, ricordato da Pindaro, Euthycles e Keton, dei quali però si possiedono soltanto poche notizie), che per lungo periodo primeggiarono ai giochi olimpici.
Eutimo, figlio di Asticle, vinse i giochi olimpici per ben tre volte nella specialità del pugilato, (74a, 76a e 77a olimpiade), la prima volta nel 484 a.C.. Vinse inoltre i giochi Pitii nel 487 - 477 - 476 a.C.. Una delle due statue di Eutimo era a Locri ed era stata opera di Pitagora reggino. Ma anche in Olimpia, nel tempio di Zeus, c’era una sua statua. Godette di straordinaria fama non solo in patria ed il suo indubbio valore venne riconosciuto da molti autori antichi tra i quali Eliano, Plinio, Pausania e Strabone e le notizie sono state ragionevolmente confermate dall’iscrizione vergata sulla statua di marmo pendelico di questo atleta scoperta negli scavi di Olimpia e conservata nel nuovo Museo di Olimpia:
…………..
Eutimo di Locri, figlio di Asticle, vincitore tre volte a Olimpia
innalzò questa statua perché fosse ammirata dai mortali.
Eutimo di Locri Epizefirii la dedicò.
Pitagora di Samo la fece.
………….
Un’altra attestazione su Eutimo ci viene offerta da Pausania4:
<<Eutimo era per stirpe dei locresi d’Italia, quelli che abitano la regione presso capo Zefirio, figliuolo di Asticle; la gente del luogo dice che non era figlio di costui ma del fiume Kaikinos...5. Avendo ad Olimpia riportato la vittoria nel pugilato nella 74a Olimpiade non ebbe altrettanto successo in quella successiva ... in questa e nella successiva Olimpiade Eutimo riportò la corona nel pugilato. La statua di lui è opera di Pitagora e merita di essere vista>>.
4 VI, 6, 4 ss. (= Overb. 493)
5 L’esatta ubicazione del fiume Caicino è ancora controversa, si veda comunque F. Violi, La grecità calabrese, Apodiafàzzi, Bova Marina, 1997, p.43

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