GIUSEPPE VIOLA

13.04.2016 21:27
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi
    L'ANASTASI DELLA CULTURA ELLENOFONA
L'arco temporale in cui si collocano la maggior parte degli autori che furono gli artefici della rinascita della cultura ellenofona e che seppero destare un interesse positivo per gli studi grecanici, va dalla seconda metà del XIX secolo alla seconda metà del XX. Spiriti polemici, profondi conoscitori degli eventi storici, medici, abati e intellettuali ebbero il grande merito, al di là dei personali convincimenti e da diverse angolazioni, di fare da sfondo ai ricercatori e agli studiosi stranieri e da esempio a quanti dopo di loro intesero mantenere vivo questo microcosmo sparente della grecità calabrese.
GIUSEPPE VIOLA
Il nome di Giuseppe Viola è solitamente associato a quello di Astorre Pellegrini1: una vita letteraria d'insieme dal quale il Viola non ne ricavò che il ricordo nell'ottimo testo che lo studioso aveva pubblicato. Questa condizione ha contribuito certamente non poco a sottostimare l'attività letteraria dello studioso bovese per cui il suo nome è arrivato fino a noi nascosto tra le pieghe di quel lavoro. E' un destino strano quello dei Greci di Calabria, costretti a vivere all'ombra di coloro i quali possedevano il potere intellettuale. Così fu per Barlaam, appena ricordato dal Petrarca; così fu per Leonzio Pilato; così per il Viola e per altri veri protagonisti delle glorie altrui! Conferma sostanziale non c'è di altre fatiche del Viola all'interno di questa letteratura adespota che continuava a muoversi in un mondo accerchiato dalla miseria e dalla povertà dell'abbandono.
L'immutabile condizione esistenziale della cultura grecanica trova perciò ancora in questo giovane studioso - era appena ventenne quando mise a disposizione del suo insegnante le sue ricerche - un nuovo ed instancabile "camminatore" che precedeva di qualche cinquantennio il Rohlfs.
RICERCATORE E TRADUTTORE.
Nato a Bova nel 1850, il Viola, allievo di Astorre Pellegrini, su invito del suo insegnante, comincia a dare voce a quella società muta e corporea dei grecanici che attraversava la letteratura con i suoi canti di argomento agro-pastorale e con le molte liriche d'amore. Moltitudini misere ed immiserite, amanti delusi, vittime di un cristianesimo male inteso o di padroni avari e donne crudeli sono i personaggi che popolano i canti raccolti dal Viola. Egli non solo raccoglieva i canti, ma ne curava la pronuncia (alla presenza dello stesso Pellegrini che annotava ogni possibile sfumatura), le aspirazioni, gli accenti ecc.. Alla fine del suo lavoro il Viola aveva consegnato al Pellegrini più di sessanta canti grecanici, centotrè canti italiani e calabro-siculi, orazioni, motti, la traduzione della storia di Giuseppe ebreo e della parabola del figliuol prodigo, un buon lessico. Particolare attenzione meritano le traduzioni dalle quali è rilevabile una scarsità di imprestiti romanzi e la serietà del lavoro da lui prodotto. E’ lo stesso Viola ad esternarlo in una lettera al Pellegrini: nella versione sono stato fedele alla parola, ed ho tradotto secondo il dialetto greco-bovese, senza smania di arricchire il mio dialetto [si noti con quale semplicità il giovane studioso definisce la lingua greco-calabra, il mio dialetto] di vocaboli non suoi, perchè facendo così sarebbe lo stesso che guastare il lavoro, perchè son cose che vanno per le stampe e si sapranno da tutti, e non si farebbe certamente buona figura (...)2. Ora, a parte l'onestà scientifica di un giovane studioso che, lungi dal fare e tentare del calligrafismo cerebrale, scava in maniera seria i reperti linguistici della sua terra, vi è da rilevare quanta opera di recupero linguistico ha prodotto il Viola nel tramandare, e nei canti, e nelle traduzioni, tutta una serie di vocaboli dei quali oggi si è persa la memoria. Egli rifugge dalla tentazione di arricchire il suo lessico con parole non sue, pur sapendo che tutto questo avrebbe rivelato esigui, sul piano poetico, i testi raccolti. La sua attività letteraria e di ricercatore si sviluppa in linea orizzontale col mondo che lo circonda e col quale condivide un codice di onestà intellettuale, consentendoci così di apprezzareuno dei primi ricercatori che segna la strada della ricerca a coloro i quali lo seguiranno, e , allo stesso tempo, di migliorare la nostra conoscenza sulla lingua grecanica di fine Ottocento.
1.2. NEMO PROFETA IN PATRIA?
Al pari di tanti scrittori e studiosi il Viola non riuscì a mandare in stampa le sue ricerche ed i suoi
lavori. La sua giovane età probabilmente, problemi finanziari ed una non perfetta preparazione
filologica gli impedirono di giovarsi direttamente del frutto di quella fatica pubblicata poi da Astorre
Pellegrini. All'onestà scientifica del Viola, va comunque sommata quella intellettuale del suo
insegnante che ne fece lunga ed interessante menzione nella sua pubblicazione. Le note trascritte a
margine di ogni canto o nelle traduzioni rendono giustizia al suo lavoro ed a quello tesaurizzato, per
suo tramite, dal Pellegrini. Inesausto conoscitore dei testi grecanici, il Viola non graffiava soltanto in
superficie, ma aveva affondato il piccone della ricerca nel profondo. Stimato ed apprezzato dai suoi
concittadini e fuori dai limiti regionali, egli avrebbe meritato oggi maggiore fortuna se il suo nome
fosse stato dato alle stampe. Ma se è vero che nessuno è profeta in patria, è anche vero che l'opera del
Pellegrini ed altre opere di insigni studiosi che seguirono trasudano di debiti nei confronti del Viola.
Le sue traduzioni entrarono infatti in un circuito di più ampia diffusione nel 1959 quando furono
pubblicati i Testi Neogreci di Calabria offrendo ad un pubblico più vasto la conoscenza di questo
oscuro ricercatore della grecità calabra.
LA CRITICA
Astorre Pellegrini, Il Dialetto greco-calabro di Bova, Forni, Torino, 1880; Rossi-Taibbi e Caracausi, Testi
Neogreci di Calabria, I.S.S.B.N., Palermo, 1959; Filippo Violi, Storia degli studi e della letteratura popolare
grecanica, C.S.E., Bova, 1992; F. Violi, Storia e Letteratura Greca di Calabria, Rexodes-Magna Grecia,
Reggio Calabria, 2000; F. Violi, Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Iiriti ed., 2006, Vol.I
 
_________________________________
1 A.Pellegrini, Il dialetto Greco-Calabro di Bova, Forni, Torino, 1880, pp.XXXVIII-XL
2 A.Pellegrini, Il dialetto...cit., p.XI, in nota
 

 

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