AUTORI DI STUDI LINGUISTICI STORICI E FILOLOGICI SUI GRECI DI CALABRIA. GIUSEPPE ROSSI TAIBBI - GIROLAMO CARACAUSI (3/4 cont)

02.06.2016 21:37
Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi   -   
 
GIUSEPPE ROSSI TAIBBI
Giuseppe Rossi Taibbi è diventato per la grecità calabrese un binomio indissolubile da Gerolimo Caracausi.
La grecità calabrese è stata infatti riconfortata, con il lavoro dei due studiosi, nelle sue ancora limitate possibilità di continuare a sopravvivere. I due autori hanno avuto il grande merito di aver raccolto in un unico "corpus" <Testi Neogreci di Calabria>, quasi tutta la produzione antologica conosciuta dei Greci di Calabria: fiabe, racconti, proverbi, canti, massime.
Al di là dei contenuti linguistici, scevro della lente del ricercatore di arcaismi o bizantinismi lessicali, i <Testi Neogreci di Calabria> contengono un mondo sommerso che si muove, si agita, si colora di fantasia soprattutto nelle favole, nelle quali è riflesso un cuore antico. Un mondo che la moderna società ha quasi interamente distrutto e dimenticato, perché oggi necessitano uomini omologati, disaggregati, privi dell'impeto della protesta sociale, appiattiti sulle miserie psicologiche. I suoi accenti più certi si pronunciano però altrove: nei “canti”. In quei canti collettivi, anonimi, in cui, nè il Pellegrini, prima, nè altri studiosi come il Lombroso, poi, hanno saputo leggervi almeno le sillabe di un rancore sociale che non sempre rimane inespresso2. Nè i due studiosi si proiettano solo in questo lavoro, chè anzi l'impatto intellettuale li possiede prima e dopo, con la loro forte presenza. Il Rossi Taibbi ha saputo, nel corso della sua fatica, riempire quel vuoto pneumatico che già il Comparetti, il Morosi, il Pellegrini, il Bruzzano, il Candela, il Capialbi e altri, avevano cercato di colmare nei limiti delle loro ricerche.
Il corpus dei Testi ha insomma aperto le memorie del tempo, rimaste a lungo interrate e sommerse da secoli di tradizione orale e da secoli di miserie: reticenti, consumate dai ricordi, dalle fatiche e dal sudore. L'opera è una concreta e precisa documentazione che fissa la storia di un popolo fuori dalle date e dalle certezze cronologiche. In molti ci hanno visto schemi che altri avevano creato e voluto; una letteratura della miseria, ma anche della contestazione, una pittura icastica e spesso impietosa di sentimenti ripetuti, di immagini "altre", condivise anche dal resto della Calabria. Una lunga teoria di fatti e canti si snoda nei Testi, la cui parte in prosa, soprattutto i racconti di Roccaforte, il Rossi Taibbi era riuscito a raccogliere. Ed era tutto quello che finallora si poteva raccogliere, consultando i testi già pubblicati. In realtà altro materiale era stato lasciato indietro. Soltanto oggi si disvela la presenza di autori grecanici in tempi ben precisi, anch'essi sequestrati e consegnati alla storia dei poveri, a quelli che la subiscono e che da essa sono attraversati che hanno portato alla luce nuovi materiali linguistici3. I Testi contengono altresì i Prolegomeni, curati dal Rossi Taibbi, uno studio interessante per la conoscenza della grecità e degli autori di studi grecanici che avevano preceduto il Rossi Taibbi e il Caracausi. Negli stessi vi sono contenuti alcune puntuali osservazioni linguistiche sull'origine del nostro "dialetto", anche se, a volte, appaiono fin troppo scontate alcune considerazioni in merito. Della vasta opera del Rossi Taibbi, relativa alla grecità calabrese, ricordiamo infine la Vita di S. Elia il Giovane4, di cui qualche passo è riportato nel volume I di questa stessa letteratura.
 
 
GIROLAMO CARACAUSI
Sul principio degli anni Cinquanta vengono a maturazione in Italia e, soprattutto nel sud Italia, nel campo della filologia e della linguistica, istituzioni e programmi che il conflitto mondiale non aveva cancellati, ma che anzi erano venuti via via organizzandosi e consolidandosi.
Ha inizio così un nuovo capitolo della vicenda degli studi filologici in Calabria e in Sicilia. Del resto, già prima del 1940, Gerhard Rohlfs aveva pubblicato il suo esemplare <Dizionario Dialettale delle Tre Calabrie5>, che costituisce il primo autentico modello di lessicografia diatopica, attenta cioè alla variazione geografica. Significative risposte a tali sollecitazioni sono venute in primo luogo da Girolamo Caracausi, profondo conoscitore delle condizioni linguistiche della Calabria greca e della Sicilia medievale, il quale ha incoraggiato la messa a punto di un piano per la pubblicazione di tre lessici medievali di Sicilia, il latino, l'arabo e il greco.
Di quest'ultimo, già pubblicato, è stato egli stesso autore, così come si deve all'instancabile sua operosità la pubblicazione, nel 1993, del poderoso <Dizionario onomastico della Sicilia6>.
Sia i primi che i secondi rientrano nel più vasto programma della collana "Lessici siciliani", avviata nel 1984 proprio con due raccolte onomastiche di Gerhard Rohlfs, collana che intende completare il progetto lessicografico del Centro, integrando il Vocabolario con una serie di lessici dialettali dalle più diverse caratteristiche: oltre ai lessici etimologici e storici già ricordati, anche riedizioni di antichi vocabolari, raccolte lessicali di significative parlate locali, lessici settoriali concepiti secondo il metodo "parole e cose”, attenti cioè ai dati etnografici e della cultura popolare. La dimensione predatrice del tempo che, scorrendo, distrugge le oasi della memoria, si era arrestata davanti agli esiti evocativi e di ricerca di Girolamo Caracausi. A Girolamo Caracausi, coautore unitamente a Giuseppe Rossi Taibbi dei Testi Neogreci di Calabria, va pure il merito di aver curato e pubblicato un importantissimo strumento di conoscenza della lingua grecanica:<< l'Indice lessicale dei Testi Neogreci di Calabria7>>.
L'indice contiene in sé, infatti, alcuni vocaboli sconosciuti o dimenticati. Instancabile ricercatore, ritornò ancora nella nostra terra nel 1985 e negli anni a venire, per alcuni convegni sulla poesia e sulla grecità calabrese. Fu in questo clima fervido ed entusiasta che nacquero e mossero i primi passi, le ricerche nel campo della grecità calabrese. E non è senza significato che della vicenda siano stati protagonisti, tra gli altri, Costantino Nikas e Girolamo Caracausi e lo stesso Violi: quegli studiosi, cioè, che avevano posto, nella loro mente e nel loro cuore, le premesse per una reale riscoperta degli studi filologici, linguistici e antropologici nell’area della Bovesìa. Gli stessi studiosi che poi aprirono la strada della Bovesìa a ricercatori come Giuseppe Spadaro e Vincenzo Rotolo. Nè lo sforzo culturale si era esaurito nell'iniziativa e nel ruolo di quelle autorevoli figure. Già sin dai primi anni si raccolsero, infatti, intorno a loro le nuove generazioni dei grecanici, in un tirocinio di scienza, ma anche di umanità, che ha lasciato testimonianze significative proprio nelle prime realizzazioni del mondo grecanico: strumenti didattici, insegnamento della lingua, sollecitazioni a conoscere la nostra storia, testi poetici, ecc. Una efficiente rete di appassionati cultori della lingua grecocalabra, che consentiranno la raccolta e la fruizione di gran parte dei materiali linguistici già pubblicati o ancora da pubblicare. In quell'atmosfera creativa ed entusiasta, l'edizione di testi, le collaborazioni, i collegamenti, le intese si estesero e varcarono ben presto i confini della Calabria, coinvolgendo sin dal primo decennio tutto «l’orgoglio» della grecità calabrese. Non smise mai di sollecitarci alla ricerca e fu prodigo di consigli fino agli ultimi anni della sua vita 8, negli ultimi tempi mi aveva invitato a raccogliere tutto ciò che esisteva e che egli stesso non aveva trovato. Certo è difficile parlare dellstudioso senza parlare dell’uomo, ma è proprio in omaggio all’uomo che i Greci di Calabria oggi parlano dello studioso palermitano e lo ricordano con tanto affetto. A Lui io ho dedicato la mia <Grammatica, sintassi e lessico della lingua Grecocalabra 9>.
 
 
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1 Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neollenici, Palermo, 1959
2 Vedi: F. Violi, Anastasi – canti politici e sociali dei Greci di Calabria, CSE, Bova Marina, 1989, pp. 11-90; idem, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Vol. I, Iiriti ed., Reggio Calabria, 2005
3 Vedi: F.Violi, La Storia e la Letteratura Greca di Calabria: Autori e Testi, Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria, 2001. Per tutta la parte antologica, si veda pure F. Violi, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Iiriti ed., Vol. I e Vol. II, Reggio Calabria, 2005
4 G. Rossi Taibbi, Vita di S. Elia il Giovane, ISSBN, Palermo 1962
5 Milano, Halle, 1932-1938
6 G. Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia. Repertorio storico-etimologico di nomi di famiglia e di luogo. Vol.I: A-L. Vol.II: M-Z e supplemento, Palermo, 1994, Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani Collezione Lessici Siciliani, 7,8
7 Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neollenici, Palermo, 1979
8 Ricordo ancora i suoi bigliettini di auguri per l’onomastico di mio figlio Timothy, cui era particolarmente legato da profondo affetto [nda]
9 VIOLI F., Grammatica, Sintassi e Lessico della lingua grecocalabra, Iriti editore, Reggio Calabria, 2004
9 VIOLI F., Grammatica, Sintassi e Lessico della lingua grecocalabra, Iriti editore, Reggio Calabria, 2004GIUSEPPE ROSSI TAIBBI
Giuseppe Rossi Taibbi è diventato per la grecità calabrese un binomio indissolubile da Gerolimo Caracausi.
La grecità calabrese è stata infatti riconfortata, con il lavoro dei due studiosi, nelle sue ancora limitate possibilità di continuare a sopravvivere. I due autori hanno avuto il grande merito di aver raccolto in un unico "corpus" <>, quasi tutta la produzione antologica conosciuta dei Greci di Calabria: fiabe, racconti, proverbi, canti, massime.
Al di là dei contenuti linguistici, scevro della lente del ricercatore di arcaismi o bizantinismi lessicali, i <> contengono un mondo sommerso che si muove, si agita, si colora di fantasia soprattutto nelle favole, nelle quali è riflesso un cuore antico. Un mondo che la moderna società ha quasi interamente distrutto e dimenticato, perché oggi necessitano uomini omologati, disaggregati, privi dell'impeto della protesta sociale, appiattiti sulle miserie psicologiche. I suoi accenti più certi si pronunciano però altrove: nei “canti”. In quei canti collettivi, anonimi, in cui, nè il Pellegrini, prima, nè altri studiosi come il Lombroso, poi, hanno saputo leggervi almeno le sillabe di un rancore sociale che non sempre rimane inespresso2. Nè i due studiosi si proiettano solo in questo lavoro, chè anzi l'impatto intellettuale li possiede prima e dopo, con la loro forte presenza. Il Rossi Taibbi ha saputo, nel corso della sua fatica, riempire quel vuoto pneumatico che già il Comparetti, il Morosi, il Pellegrini, il Bruzzano, il Candela, il Capialbi e altri, avevano cercato di colmare nei limiti delle loro ricerche.
Il corpus dei Testi ha insomma aperto le memorie del tempo, rimaste a lungo interrate e sommerse da secoli di tradizione orale e da secoli di miserie: reticenti, consumate dai ricordi, dalle fatiche e dal sudore. L'opera è una concreta e precisa documentazione che fissa la storia di un popolo fuori dalle date e dalle certezze cronologiche. In molti ci hanno visto schemi che altri avevano creato e voluto; una letteratura della miseria, ma anche della contestazione, una pittura icastica e spesso impietosa di sentimenti ripetuti, di immagini "altre", condivise anche dal resto della Calabria. Una lunga teoria di fatti e canti si snoda nei Testi, la cui parte in prosa, soprattutto i racconti di Roccaforte, il Rossi Taibbi era riuscito a raccogliere. Ed era tutto quello che finallora si poteva raccogliere, consultando i testi già pubblicati. In realtà altro materiale era stato lasciato indietro. Soltanto oggi si disvela la presenza di autori grecanici in tempi ben precisi, anch'essi sequestrati e consegnati alla storia dei poveri, a quelli che la subiscono e che da essa sono attraversati che hanno portato alla luce nuovi materiali linguistici3. I Testi contengono altresì i Prolegomeni, curati dal Rossi Taibbi, uno studio interessante per la conoscenza della grecità e degli autori di studi grecanici che avevano preceduto il Rossi Taibbi e il Caracausi. Negli stessi vi sono contenuti alcune puntuali osservazioni linguistiche sull'origine del nostro "dialetto", anche se, a volte, appaiono fin troppo scontate alcune considerazioni in merito. Della vasta opera del Rossi Taibbi, relativa alla grecità calabrese, ricordiamo infine la Vita di S. Elia il Giovane4, di cui qualche passo è riportato nel volume I di questa stessa letteratura.
1 Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neollenici, Palermo, 1959
2 Vedi: F. Violi, Anastasi – canti politici e sociali dei Greci di Calabria, CSE, Bova Marina, 1989, pp. 11-90; idem, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Vol. I, Iiriti ed., Reggio Calabria, 2005
3 Vedi: F.Violi, La Storia e la Letteratura Greca di Calabria: Autori e Testi, Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria, 2001. Per tutta la parte antologica, si veda pure F. Violi, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Iiriti ed., Vol. I e Vol. II, Reggio Calabria, 2005
4 G. Rossi Taibbi, Vita di S. Elia il Giovane, ISSBN, Palermo 1962
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GIROLAMO CARACAUSI
Sul principio degli anni Cinquanta vengono a maturazione in Italia e, soprattutto nel sud Italia, nel campo della filologia e della linguistica, istituzioni e programmi che il conflitto mondiale non aveva cancellati, ma che anzi erano venuti via via organizzandosi e consolidandosi.
Ha inizio così un nuovo capitolo della vicenda degli studi filologici in Calabria e in Sicilia. Del resto, già prima del 1940, Gerhard Rohlfs aveva pubblicato il suo esemplare <>, che costituisce il primo autentico modello di lessicografia diatopica, attenta cioè alla variazione geografica. Significative risposte a tali sollecitazioni sono venute in primo luogo da Girolamo Caracausi, profondo conoscitore delle condizioni linguistiche della Calabria greca e della Sicilia medievale, il quale ha incoraggiato la messa a punto di un piano per la pubblicazione di tre lessici medievali di Sicilia, il latino, l'arabo e il greco.
Di quest'ultimo, già pubblicato, è stato egli stesso autore, così come si deve all'instancabile sua operosità la pubblicazione, nel 1993, del poderoso <>.
Sia i primi che i secondi rientrano nel più vasto programma della collana "Lessici siciliani", avviata nel 1984 proprio con due raccolte onomastiche di Gerhard Rohlfs, collana che intende completare il progetto lessicografico del Centro, integrando il Vocabolario con una serie di lessici dialettali dalle più diverse caratteristiche: oltre ai lessici etimologici e storici già ricordati, anche riedizioni di antichi vocabolari, raccolte lessicali di significative parlate locali, lessici settoriali concepiti secondo il metodo "parole e cose”, attenti cioè ai dati etnografici e della cultura popolare. La dimensione predatrice del tempo che, scorrendo, distrugge le oasi della memoria, si era arrestata davanti agli esiti evocativi e di ricerca di Girolamo Caracausi. A Girolamo Caracausi, coautore unitamente a Giuseppe Rossi Taibbi dei Testi Neogreci di Calabria, va pure il merito di aver curato e pubblicato un importantissimo strumento di conoscenza della lingua grecanica:<< l'Indice lessicale dei Testi Neogreci di Calabria7>>.
L'indice contiene in sé, infatti, alcuni vocaboli sconosciuti o dimenticati. Instancabile ricercatore, ritornò ancora nella nostra terra nel 1985 e negli anni a venire, per alcuni convegni sulla poesia e sulla grecità calabrese. Fu in questo clima fervido ed entusiasta che nacquero e mossero i primi passi, le ricerche nel campo della grecità calabrese. E non è senza significato che della vicenda siano stati protagonisti, tra gli altri, Costantino Nikas e Girolamo Caracausi e lo stesso Violi: quegli studiosi, cioè, che avevano posto, nella loro mente e nel loro cuore, le premesse per una reale riscoperta degli studi filologici, linguistici e antropologici nell’area della Bovesìa. Gli stessi studiosi che poi aprirono la strada della Bovesìa a ricercatori come Giuseppe Spadaro e Vincenzo Rotolo. Nè lo sforzo culturale si era esaurito nell'iniziativa e nel ruolo di quelle autorevoli figure. Già sin dai primi anni si raccolsero, infatti, intorno a loro le nuove generazioni dei grecanici, in un tirocinio di scienza, ma anche di umanità, che ha lasciato testimonianze significative proprio nelle prime realizzazioni del mondo grecanico: strumenti didattici, insegnamento della lingua, sollecitazioni a conoscere la nostra storia, testi poetici, ecc. Una efficiente rete di appassionati cultori della lingua grecocalabra, che consentiranno la raccolta e la fruizione di gran parte dei materiali linguistici già pubblicati o ancora da pubblicare. In quell'atmosfera creativa ed entusiasta, l'edizione di testi, le collaborazioni, i collegamenti, le intese si estesero e varcarono ben presto i confini della Calabria, coinvolgendo sin dal primo decennio tutto «l’orgoglio» della grecità calabrese. Non smise mai di sollecitarci alla ricerca e fu prodigo di consigli fino agli ultimi anni della sua vita8, negli ultimi tempi mi aveva invitato a raccogliere tutto ciò che esisteva e che egli stesso non aveva trovato. Certo è difficile parlare dello
5 Milano, Halle, 1932-1938
6 G. Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia. Repertorio storico-etimologico di nomi di famiglia e di luogo. Vol.I: A-L. Vol.II: M-Z e supplemento, Palermo, 1994, Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani Collezione Lessici Siciliani, 7,8
7 Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neollenici, Palermo, 1979
8 Ricordo ancora i suoi bigliettini di auguri per l’onomastico di mio figlio Timothy, cui era particolarmente legato da profondo affetto [nda]
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studiosoGIUSEPPE ROSSI TAIBBI
Giuseppe Rossi Taibbi è diventato per la grecità calabrese un binomio indissolubile da Gerolimo Caracausi.
La grecità calabrese è stata infatti riconfortata, con il lavoro dei due studiosi, nelle sue ancora limitate possibilità di continuare a sopravvivere. I due autori hanno avuto il grande merito di aver raccolto in un unico "corpus" <>, quasi tutta la produzione antologica conosciuta dei Greci di Calabria: fiabe, racconti, proverbi, canti, massime.
Al di là dei contenuti linguistici, scevro della lente del ricercatore di arcaismi o bizantinismi lessicali, i <> contengono un mondo sommerso che si muove, si agita, si colora di fantasia soprattutto nelle favole, nelle quali è riflesso un cuore antico. Un mondo che la moderna società ha quasi interamente distrutto e dimenticato, perché oggi necessitano uomini omologati, disaggregati, privi dell'impeto della protesta sociale, appiattiti sulle miserie psicologiche. I suoi accenti più certi si pronunciano però altrove: nei “canti”. In quei canti collettivi, anonimi, in cui, nè il Pellegrini, prima, nè altri studiosi come il Lombroso, poi, hanno saputo leggervi almeno le sillabe di un rancore sociale che non sempre rimane inespresso2. Nè i due studiosi si proiettano solo in questo lavoro, chè anzi l'impatto intellettuale li possiede prima e dopo, con la loro forte presenza. Il Rossi Taibbi ha saputo, nel corso della sua fatica, riempire quel vuoto pneumatico che già il Comparetti, il Morosi, il Pellegrini, il Bruzzano, il Candela, il Capialbi e altri, avevano cercato di colmare nei limiti delle loro ricerche.
Il corpus dei Testi ha insomma aperto le memorie del tempo, rimaste a lungo interrate e sommerse da secoli di tradizione orale e da secoli di miserie: reticenti, consumate dai ricordi, dalle fatiche e dal sudore. L'opera è una concreta e precisa documentazione che fissa la storia di un popolo fuori dalle date e dalle certezze cronologiche. In molti ci hanno visto schemi che altri avevano creato e voluto; una letteratura della miseria, ma anche della contestazione, una pittura icastica e spesso impietosa di sentimenti ripetuti, di immagini "altre", condivise anche dal resto della Calabria. Una lunga teoria di fatti e canti si snoda nei Testi, la cui parte in prosa, soprattutto i racconti di Roccaforte, il Rossi Taibbi era riuscito a raccogliere. Ed era tutto quello che finallora si poteva raccogliere, consultando i testi già pubblicati. In realtà altro materiale era stato lasciato indietro. Soltanto oggi si disvela la presenza di autori grecanici in tempi ben precisi, anch'essi sequestrati e consegnati alla storia dei poveri, a quelli che la subiscono e che da essa sono attraversati che hanno portato alla luce nuovi materiali linguistici3. I Testi contengono altresì i Prolegomeni, curati dal Rossi Taibbi, uno studio interessante per la conoscenza della grecità e degli autori di studi grecanici che avevano preceduto il Rossi Taibbi e il Caracausi. Negli stessi vi sono contenuti alcune puntuali osservazioni linguistiche sull'origine del nostro "dialetto", anche se, a volte, appaiono fin troppo scontate alcune considerazioni in merito. Della vasta opera del Rossi Taibbi, relativa alla grecità calabrese, ricordiamo infine la Vita di S. Elia il Giovane4, di cui qualche passo è riportato nel volume I di questa stessa letteratura.
1 Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neollenici, Palermo, 1959
2 Vedi: F. Violi, Anastasi – canti politici e sociali dei Greci di Calabria, CSE, Bova Marina, 1989, pp. 11-90; idem, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Vol. I, Iiriti ed., Reggio Calabria, 2005
3 Vedi: F.Violi, La Storia e la Letteratura Greca di Calabria: Autori e Testi, Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria, 2001. Per tutta la parte antologica, si veda pure F. Violi, I Nuovi Testi Neogreci di Calabria, Iiriti ed., Vol. I e Vol. II, Reggio Calabria, 2005
4 G. Rossi Taibbi, Vita di S. Elia il Giovane, ISSBN, Palermo 1962
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GIROLAMO CARACAUSI
Sul principio degli anni Cinquanta vengono a maturazione in Italia e, soprattutto nel sud Italia, nel campo della filologia e della linguistica, istituzioni e programmi che il conflitto mondiale non aveva cancellati, ma che anzi erano venuti via via organizzandosi e consolidandosi.
Ha inizio così un nuovo capitolo della vicenda degli studi filologici in Calabria e in Sicilia. Del resto, già prima del 1940, Gerhard Rohlfs aveva pubblicato il suo esemplare <>, che costituisce il primo autentico modello di lessicografia diatopica, attenta cioè alla variazione geografica. Significative risposte a tali sollecitazioni sono venute in primo luogo da Girolamo Caracausi, profondo conoscitore delle condizioni linguistiche della Calabria greca e della Sicilia medievale, il quale ha incoraggiato la messa a punto di un piano per la pubblicazione di tre lessici medievali di Sicilia, il latino, l'arabo e il greco.
Di quest'ultimo, già pubblicato, è stato egli stesso autore, così come si deve all'instancabile sua operosità la pubblicazione, nel 1993, del poderoso <>.
Sia i primi che i secondi rientrano nel più vasto programma della collana "Lessici siciliani", avviata nel 1984 proprio con due raccolte onomastiche di Gerhard Rohlfs, collana che intende completare il progetto lessicografico del Centro, integrando il Vocabolario con una serie di lessici dialettali dalle più diverse caratteristiche: oltre ai lessici etimologici e storici già ricordati, anche riedizioni di antichi vocabolari, raccolte lessicali di significative parlate locali, lessici settoriali concepiti secondo il metodo "parole e cose”, attenti cioè ai dati etnografici e della cultura popolare. La dimensione predatrice del tempo che, scorrendo, distrugge le oasi della memoria, si era arrestata davanti agli esiti evocativi e di ricerca di Girolamo Caracausi. A Girolamo Caracausi, coautore unitamente a Giuseppe Rossi Taibbi dei Testi Neogreci di Calabria, va pure il merito di aver curato e pubblicato un importantissimo strumento di conoscenza della lingua grecanica:<< l'Indice lessicale dei Testi Neogreci di Calabria7>>.
L'indice contiene in sé, infatti, alcuni vocaboli sconosciuti o dimenticati. Instancabile ricercatore, ritornò ancora nella nostra terra nel 1985 e negli anni a venire, per alcuni convegni sulla poesia e sulla grecità calabrese. Fu in questo clima fervido ed entusiasta che nacquero e mossero i primi passi, le ricerche nel campo della grecità calabrese. E non è senza significato che della vicenda siano stati protagonisti, tra gli altri, Costantino Nikas e Girolamo Caracausi e lo stesso Violi: quegli studiosi, cioè, che avevano posto, nella loro mente e nel loro cuore, le premesse per una reale riscoperta degli studi filologici, linguistici e antropologici nell’area della Bovesìa. Gli stessi studiosi che poi aprirono la strada della Bovesìa a ricercatori come Giuseppe Spadaro e Vincenzo Rotolo. Nè lo sforzo culturale si era esaurito nell'iniziativa e nel ruolo di quelle autorevoli figure. Già sin dai primi anni si raccolsero, infatti, intorno a loro le nuove generazioni dei grecanici, in un tirocinio di scienza, ma anche di umanità, che ha lasciato testimonianze significative proprio nelle prime realizzazioni del mondo grecanico: strumenti didattici, insegnamento della lingua, sollecitazioni a conoscere la nostra storia, testi poetici, ecc. Una efficiente rete di appassionati cultori della lingua grecocalabra, che consentiranno la raccolta e la fruizione di gran parte dei materiali linguistici già pubblicati o ancora da pubblicare. In quell'atmosfera creativa ed entusiasta, l'edizione di testi, le collaborazioni, i collegamenti, le intese si estesero e varcarono ben presto i confini della Calabria, coinvolgendo sin dal primo decennio tutto «l’orgoglio» della grecità calabrese. Non smise mai di sollecitarci alla ricerca e fu prodigo di consigli fino agli ultimi anni della sua vita8, negli ultimi tempi mi aveva invitato a raccogliere tutto ciò che esisteva e che egli stesso non aveva trovato. Certo è difficile parlare dello
5 Milano, Halle, 1932-1938
6 G. Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia. Repertorio storico-etimologico di nomi di famiglia e di luogo. Vol.I: A-L. Vol.II: M-Z e supplemento, Palermo, 1994, Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani Collezione Lessici Siciliani, 7,8
7 Istituto Siciliano di Studi Bizantini e Neollenici, Palermo, 1979
8 Ricordo ancora i suoi bigliettini di auguri per l’onomastico di mio figlio Timothy, cui era particolarmente legato da profondo affetto [nda]
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