GIUSEPPE AUTELITANO

09.04.2016 19:36

         Rubrica Europa Ellenofona di Filippo Violi

         I tratti essenziali della vita di Giuseppe Autelitano sono dichiarabili in poche date dal momento che così ha sempre voluto questo pastore di anime e uno dei primi storici del proprio paese: Bova. Qui nasce infatti l'Autelitano, nel 1795, e compie gli studi ecclesiastici nel Seminario di Reggio Calabria che lo vede poi tra i suoi insegnanti. Canonico nella cattedrale di Bova, viene successivamente nominato vescovo di Nusco dove muore di colera il 29 aprile del 1854. La sua ansimante sete di missione sacerdotale fu da lui coltivata insieme alla passione per gli studi storici ed ecclesiastici . Dalle carte dell'archivio vescovile di Bova, egli riuscì a recuperare la Cronaca anonima manoscritta di un bovese del 1700, compilata, con qualche squarcio di novità, su una cronaca precedente di quell'Anonimo medievale di cui soltanto ora abbiamo notizia.

L'IMPORTANZA DELLA TRADIZIONE STORICA

Il risultato di quel ritrovamento - che in verità l'Autelitano tenne sempre nascosto - fu la compilazione di una storia di Bova, corredata da qualche notizia fantasiosa ma anche da precise e puntuali osservazioni, dimostratesi poi, in massima parte, fondate. L'origine di Bova, la cronotassi dei suoi vescovi, lo stemma, i templi sparsi nel territorio bovese, furono tutti elementi unificanti di un breve lavoro che l'Autelitano pubblicò sull'Enciclopedia dell' Ecclesiastico. Con molta probabilità l'intento dell'autore era quello di fissare in un'opera di così vasta respiro ed importanza, come l'Enciclopedia, il significato e il valore della diocesi bovese e della sua storia. Ma l'impegno dell'Autelitano non si ferma qui. Egli traccia il solco per i futuri impegni di storici e studiosi e, dalla sua opera, ne deriverà un aumento della domanda di sapere, un tentativo di ricerca della propria identità, un peso maggiore da attribuire alla cultura greca del luogo. L'efficacia del suo scritto e l'importanza di ciò che egli aveva asserito, stimolerà successivamente decine di storici e di ricercatori a studiare la lingua e la storia di un popolo, inghiottito tra le montagne e dalle montagne. L'analisi dell'opera dell'Autelitano ci consente di addentrarci, anche senza l'emersione della condizione del vivere nei paesi grecanici del tempo, nel piccolo cosmo dell'isola linguistica ricca di una serie di eventi destinati forse a rimanere ancora fitti di mistero. Egli partendo dal dato di cronaca ritrovato e dalla "trascrizione neutrale" (non sempre, in realtà) del documento d'archivio, e con qualche grandiosità sospetta, trasmette la successione degli eventi fedelmente e dipana il filo che permetterà poi ad altri di comporre l'affresco delle vicende e dei personaggi, gli antefatti e i fatti- mai emozionali- che si svolsero su questa terra. Se tale era la memoria storica del popolo bovese non può meravigliarci che il terreno di germinazione fosse così fecondo. Può meravigliarci anzi il contrario, il fatto cioè che si sia lasciato morire lentamente di consunzione questo mondo, la sua civiltà, la sua lingua. Sentiamo sul punto l'Autelitano nella nostra sintesi: Dopo che i Romani ridussero a loro provincia questa regione, con le successive guerre che si svolsero, e col trasferimento della sede imperiale a Costantinopoli, le marine furono facile obiettivo dei barbari invasori e cominciarono a spopolarsi; poi soggiacquero alle stragi dei Saraceni, per cui verso l'840 anche gli ultimi rimasti nei borghi marini e nelle campagne si rifugiarono a Bova 1. Appare subito evidente che l'Autelitano non affida la periodizzazione storica alle date, ma rimane sul vago, ed è logico che sia così parlando di tempi tanto lontani da lui. Nel suo lavoro egli non reintroduce riferimenti cronologici in ordine all'insieme dei rapporti sociali dentro cui si muove il microcosmo grecanico del suo tempo, e questo è certamente un limite al valore storico del suo lavoro. Dal dipanarsi delle notizie storiche si immagina e ne deriva però un mondo inconfondibile, quello della grecità antica, che egli, forse inconsapevolmente, ci restituisce nella sua essenzialità e nella sua grandezza.

LA STORIA DI BOVA E BOVA NELLA STORIA
Centinaia di libri hanno trattato la storia di questo piccolo paese posto su un'alta rupe a guardia della sua storia bimillenaria. Centinaia di autori hanno indagato - prima e dopo dell'Autelitano- le sue chiese, gli "ebrei" erranti sulla sua terra, la sua lingua, la decadenza e il risorgere della sua religiosità. Qualunque sia il motivo che ha spinto tanta gente ad interessarsi, in Italia ed all'estero, di un così piccolo borgo, esso più che motivo di curiosità, è ragione storica. Bova (...) è posta sul ciglione di un monte, che a gradi elevandosi da sopra le pianure marittime, in faccia al mare, giunge nella sua sommita' a guisa di cono ottuso. Sopra esso monte ergesi un enorme ed altissimo sasso (...). Sopra il medesimo venne costrutto un inespugnabile castello, nel cui piano superiore si conserva tuttavia incisa sulla rocca la forma di un piede, che volgarmente appellasi piede della regina (...)2.

E' una regina quindi che dà origine alla storia di Bova, Vua (Bouéa), la Chora (Cwéra) dei Greci di Calabria, sostiene l'Autelitano, seguendo Afro 3, nella sua descrizione. Fu qui...allora dunque che la greca regina fissò nell'inaccessibile monte Vunà o Vudà la sua residenza e gli dette il nome Vua, che tuttavia si ritiene nell'idioma volgare greco, e sussiste anche oggidì, derivato da Vudi, che, come dicemmo vuol dire bove, a rammemorare la condizione del sito. Questa residenza fu poi dai romani chiamata Bova, di cui si è conservato lo stemma, che presenta un bue in un campo d'oro, sul quale stemma, al venire della cattolica fede fu fatta aggiunzione dell'immagine di Maria SS. assisa sul quadrupede 4.

E Bova, dice ancora il nostro autore, fu sempre greca e pagana, al punto che una prova incontestabile si può trarre dalla presenza di alcuni templi pagani nella zona di Amigdalà, quello dedicato a Giove; di Climi, consacrato ad Ercole; ed di Staiti, allora facente parte del territorio di Bova, quello dedicato a Nettuno. Così cartografa con puntuale precisione l'Autelitano. Ed è su quest'ultimo tempio che egli punta maggiormente la sua attenzione nell'indicarlo come eretto dopo una tempesta dai bovesi, per ringraziare il dio del mare che li aveva salvati. "Al tempio i bovesi aggiunsero la coniazione di una medaglia -seguiamo sempre l'Autelitano -, che anticamente si raccoglieva da tutte queste contrade, nella quale da una faccia vedeasi un Bove con un ramo ai piedi, e queste due lettere greche Po, e dall'altra Nettuno collo scudo da una mano e col tridente dall'altra, edietrodiessounramocolleletteregrecheseiené w,lequaliunitealledueposteallaprimafaceano leggere <<po' se jeno>>, che nel greco corrotto in quel tempo, che tuttavia sussiste, vuol dire come <<ti sano>>, o <<salvo 5>>. Incontestabile è pure, per l'Autelitano, che la Chiesa di Bova sia stata in origine di rito greco, " la perdita dell'idioma, il disuso del greco e quindi la non curanza delle greche scritture , le persecuzioni dei primi tempi, le devastazioni dei tempi posteriori, senza ricordare la mutazione del rito, furono cagione della perdita delle antiche memorie e della distruzione degli antichi monumenti (...)6. E' così che l'Autelitano, nel mentre esalta la grandezza del passato, scruta la povertà del presente, divenuto tale solo dopo la perdita della lingua greca e il cambiamento del rito da greco in latino. E le notizie si susseguono in maniera ininterrotta. Appare perciò chiaro come il lavoro del nostro autore fornisca un esempio di storiografia in cui la documentazione non va certo a scapito della verità, nè determina quella sensazione di monotonia campanilistica. Egli resta un ideale esempio di quella generazione di storici, amanti della propria terra che, di volta in volta, diventano esegeti e voce narrante. E' un lavoro che ha sapore di mitica lontananza, visualizzato da una miriade di avvenimenti ripescati nei risvolti di una realtà storica ignorata ma non al di fuori di probabilità dimostrative.

MEMORIA SULLA CHIESA DI BOVA
Questo lavoro, pubblicato a Napoli nel 1845, completa lo studio dell'Autelitano sulla sua città. E neanche in questa sua fatica mancano i riferimenti alla grecità popolare bovese e all'importanza che rivestiva il rito greco nella diocesi di Bova. In una lunga teoria di appunti cronologici egli fissa la cronotassi dei vescovi di Bova e la loro storia, offrendo ancora una volta un contributo all'amore per la sua terra, che è antico. L'indeterminatezza di certe analisi non turba certamente la validità del lavoro, dal quale è sicuramente e comunque estraneo l'esercizio stilistico, per lasciare il posto ad un particolare modo di vedere e di sentire le cose della storia: l'umanizzazione dei personaggi descritti e la rappresentazione plastica di una società che si reggeva sulla miseria cui a volte procurava sollievo la chiesa; una società nuda come nuda era la sommità della montagna sulla quale quella società stava appollaiata, o nudi i declivi delle colline. Leggiamo ancora sull'Enciclopedia dell'Ecclesiastico che Marcantonio Contestabile insegnando personalmente fugò l'ignoranza che vilipendeva la diocesi e fondò coll'assegno della corrispondente dote tre monti di pietà, uno dei pegni, uno di grano, e l'altro pecuniario addetto all'elemosina, i quali esistono tuttavia.(..) Ed ancora: Giovanni Camerota Messinese, che usò massima beneficenza verso i poveri; (...) Antonio Gaudioso Domenicano (...) anche promosse le lettere col proprio insegnamento; (...) Fra' Giuseppe Maria Giove, detto altrimenti padre Giuseppe da Santeramo (...) traslocato in Gallipoli dopo due anni e più di governo, nel partirsene distribuì tutto ai poveri, portando solo la tunica religiosa, e dicendo di partirsi contento, perché nulla possedeva pria di essere vescovo e nulla nel lasciare questo vescovato. (...) Vincenzo Rozzolino, instancabile nella predicazione, largo sovvenitore dei poveri.. 7. E sì che l'elenco potrebbe continuare!

Caposcuola, senza volerlo, di un ricco cenacolo di studiosi ed appassionati l'Autelitano aprì insomma le porte a gente come il Natoli, il Catanea, il Larizza, il Borrello, il Nucera e quant'altri cercarono di rapire ai tanti silenzi della memoria la storia di un paese; quell'orizzonte intellettuale di questa piccola cittadina, un giorno grande ed oggi priva anche della propria lingua. Gli assalti del tempo e degli uomini avevano trovato altri uomini pronti a difendere un'umanità ferita nel suo patrimonio più grande: la propria identità.

LA CRITICA

Lo studio dell'Autelitano è stato preso a modello da quanti si sono interessati delle origini di Bova e della storia della sua diocesi. Tra i tanti: Pasquale Natoli, Antonio Catanea, Pietro Larizza, Pasquino Crupi, Leone Callea, Francesco Nucera, Filippo Violi, le cui opere sono citate in Bibliografia. Tra le recensioni segnaliamo il nostro studio in, Storia degli studi e della letteratura popolare grecanica, C.S.E. Bova, 1992; F. Violi, Storia e letteratura greca di Calabria, Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria, 2001. 

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1  Enciclopedia dell'Ecclesiastico, Tom.IV,1845, p.435

2  Enciclopedia dell'Ecclesiastico, cit., p.435

3 Dionigi Afro, De situ orbis
4 Enciclopedia dell'Ecclesiastico, cit. p.435
5 Encicl. cit., p.436. Su quest' ultima interpretazione c'è da notare infine la spiegazione che darà successivamente il canonico bovese Natoli in una sua monografia manoscritta ed inedita. Egli ritenne che la frase dovesse essere unita e letta per intero, e che Po se jeno significasse quindi Poseidone, nome greco di Nettuno.

6 Enciclopedia dell'Ecclesiastico, cit. p.438 

7 Enciclopedia dell'Ecclesiastico, cit., p.438 

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